28 agosto 2016

Lettera aperta al Presidente egiziano sull'accordo imminente con il FMI

Prestito del FMI - Ahmed Hassan
Il FMI ​​dovrebbe accordare all'Egitto ai primi di settembre, un "prestito" di 12 miliardi di dollari in cambio di un calo della spesa pubblica, la riduzione del numero di funzionari, la graduale eliminazione dei sussidi sui beni di consumo e un nuovo programma di privatizzazioni. Di fronte all'imminente firma del contratto, cinque partiti politici, quattro ONG e 170 figure pubbliche hanno consegnato Domenica, 14 Agosto 2016 al Presidente della Repubblica la seguente lettera aperta.



Messaggio delle forze nazionali al Signor Presidente della Repubblica

E' con preoccupazione che le forze firmatarie nazionali di questo messaggio seguono l'esito dei negoziati tra l'esecutivo e la delegazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI), attualmente in visita in Egitto con l'intenzione di concedere un prestito di 12 miliardi. E' con inquietudine che seguono le misure finanziarie ed economiche estremamente gravi e spietate per la maggior parte del popolo egiziano composto da classi povere e medie. L'esecutivo aveva già iniziato ad attuare queste misure, anche prima dell'annuncio di questi negoziati. E questo ignorando completamente l'intero popolo, i suoi sindacati, le sue federazioni e le forze politiche.

WhatsApp condivide i dati dell'utente con Facebook

L'ultima modifica ai Termini di Servizio regala i dati dell'utente al social network. Ecco come evitarlo.
Se siete utenti di WhatsApp avrete ricevuto un messaggio in cui vi si informa di un cambio ai Termini di Servizio, e magari avrete premutoAccettosenza pensarci troppo su.
Il problema è che questo cambio contiene una novità che potrebbe non piacere a quanti tengono alla propria privacy: quello che WhatsApp chiama un miglioramento delle «esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook»è in realtà la condivisioni dei dati - numero di telefono compreso - con il social network in blu.
Per scoprire che di questo in realtà si tratta bisogna però evitare di premere subito Accetto ma pretendere di saperne di più.
Allora si verrà a sapere che Facebook non potrà usare i dati così acquisiti per vendere pubblicità ma potrà adoperarli soltanto per scopi tecnici. Tecnicamente il numero di telefono (così come le chat) non appariranno pubblicamente su Facebook, ma saranno comunque nella mani del social network.

26 agosto 2016

La Berta filava... fra CIA, NATO e gladiatori?



Il corredo ce l'hai gia pronto
puoi girare il mondo a piedi o in tram
ruba picchia usa il pugnale
se no a che vale avere la tua età.

25 agosto 2016

L'affaire Moro, la Lockheed, Pecorelli e quella Berta che filava...

A proposito delle canzoni di Rino Gaetano, una "doppia chiave" di lettura ad ispirazione più o meno massonica è suggerita nei libri dell'avvocato Bruno Mautone "La scomparsa di un eroe" e "Chi ha ucciso Rino Gaetano?" nei quali si sostiene la tesi che il cantautore crotonese sia stato fatto fuori perchè con la sua produzione discografica intendeva denunciare l'ingerenza dei "poteri forti" americani e della NATO nel nostro paese, nonchè della Loggia P2 e della massoneria. A mio parere, se il giovane cantautore avesse voluto essere più efficacie ed incisivo nei suoi attacchi, avrebbe dovuto adoperare uno stile molto più diretto e meno allusivo ed evitare di infondere ai suoi testi   la proverbiale vena troppo votata al nonsense e al grottesco per cui è più probabile che, venendo a conoscenza di certi fatti e situazioni, lui stesso si fosse in qualche modo reso disponibile a veicolare messaggi ed avvertimenti che potevano essere compresi solo in determinati ambienti. Oltre alla figlia del medico di Gelli, Gaetano annoverava fra le sue conoscenze un funzionario d'Ambasciata di nome Enrico Carnevali che lavorava a stretto contatto con certi ambienti diplomatici americani. Il fatto sconvolgente è che pure questo suo amico perirà qualche tempo dopo in un incidente d'auto...

24 agosto 2016

Italia."Abbiamo un problema: le banche"

Dopo l’iniziale popolarità e la realizzazione (imposizione) con successo di una serie di misure liberiste, Renzi è ora confrontato a una situazione più difficile in cui si intrecciano il logoramento della sua credibilità in larghi settori di massa, la netta sconfitta nelle elezioni amministrative e una situazione economica incerta nel quadro della crisi dell’Unione Europea.
Un sistema in crisi e perturbato

Dopo aver portato a casa numerose misure che hanno massacrato i diritti del lavoro, stravolto la scuola pubblica, perseguito l’obiettivo dell’ulteriore riduzione della spesa sociale e sanitaria e contemporaneamente varato una riforma istituzionale e una legge elettorale profondamente antidemocratiche, funzionali al predominio dell’esecutivo e a garantire maggioranze parlamentari artificiose, la corsa di Renzi incontra numerosi ostacoli.
In primo luogo viene percepita la distanza tra la sua demagogia e la realtà dei fatti: la disoccupazione resta a livelli elevatissimi, il lavoro per i giovani non esiste o se esiste è nelle forme più o meno estreme della precarietà, la ripresa economica è debolissima e non ha certo modificato la condizione di vita della stragrande maggioranza dei cittadini, tantissimi marginalizzati e tanti altri preoccupati per il loro futuro e quello dei loro figli.

23 agosto 2016

Sicurezza privata: un business in espansione e fuori controllo

"Uccidiamo per divertimento e
profitto dal 1997
"
Bosnia fine del 1990. La società di sicurezza privata DynCorp, assunta dal governo degli Stati Uniti per operare in Bosnia, è coinvolta in una rete di prostituzione minorile e tratta di persone. 2007 Stati Uniti d'America. Il Congresso sostiene che la società Blackwater, schierata in Iraq, è responsabile di morti civili, abuso di armi, abuso di alcol e droghe e comportamenti violenti. Sono solo due esempi dell'impatto della sicurezza privata nel campo dei diritti umani negli ultimi anni.

L'ondata di privatizzazione non colpisce solo i servizi pubblici come la sanità o l'istruzione: sempre più spesso, gli eserciti regolari e statali, vengono sostituiti in molti luoghi di conflitto da forze armate delle società di sicurezza. Il miglior esempio è l'Iraq, dove ​​nel 2007 gli agenti privati superarono il numero dei soldati regolari. Una crescita che supera i limiti, senza, in parallelo, si sia sviluppata una legislazione internazionale in questo senso che consenta un controllo effettivo.

22 agosto 2016

“Stato del Male” e presunti fondamenti legali internazionali

Per Eva Illouz, docente di sociologia presso l’università di Gerusalemme e giornalista del quotidiano israeliano “Haaretz”, Israele è un membro della famiglia degli “Stati del Male”, con radici sociali e politiche profonde e radicate nella società. Per Gideon Levy il regime di occupazione non si può spiegare senza fare riferimento al male … Male sadico, male fine a se stesso …C’è un regime malvagio in Israele …Israele è uno Stato del male…1)
Vediamo dunque quali sono i presunti fondamenti legali internazionali dello “Stato del male” che permettono ad Israele l’occupazione della Palestina e vediamo anche le responsabilità delle grandi potenze.

La pietra miliare su cui si fondano le rivendicazioni sioniste sulla Palestina è la Conferenza di Sanremo del 1920 (un’estensione della Conferenza di pace del 1919) cui parteciparono le potenze vincitrici ad eccezione degli Stati Uniti. In tale occasione venne affidato alla Gran Bretagna il “Mandato per la Palestina, come “impegno sacro” per la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico.

19 agosto 2016

Divide et impera: come il fazionalismo sta uccidendo la prospettiva di libertà in Palestina

Mentre i palestinesi nei Territori Occupati iniziano i preparativi per le elezioni amministrative in programma per il prossimo ottobre, fazioni e divisioni alimentano una brutta atmosfera.
Le fazioni politiche palestinesi ed i social media sono in fermento ed utilizzano una  propaganda autolesionista: sostenitori di Fatah attaccano i presunti fallimenti di  Hamas, ed i  sostenitori di Hamas fanno il contrario.
Quello che tutti volutamente trascurano è che i sindaci dei comuni palestinesi non  possono veramente gestire quasi nulla che possa realmente incidere nella vita dei cittadini.
In Cisgiordania le amministrazioni comunali sono governate da un rigoroso accordo tra israele e ANP (Autorità Nazionale Palestinese). A parte poche cose, villaggi e consigli comunali non possono funzionare senza una luce verde dell’ ANP: ed a sua volta l’Autorità Palestinese stessa è condizionata  dal benestare delle autorità di occupazione israeliane.
Questo vale per quasi tutto: dai servizi di base, ai permessi di costruzione di case o edifici pubblici   o  per scavare dei pozzi. Tutte queste decisioni sono soggette  ad un accordo politico tra paesi donatori, ANP ed autorità di occupazione israeliana.
E’ ridicolo incolpare un sindaco di un comune  della Cisgiordania perché non riesce a migliorare le vita dei suoi abitanti.

18 agosto 2016

Gaza: il blocco sta causando la fine delle risorse di acqua dolce

Come ogni anno durante l’estate, la mancanza di acqua nella Striscia di Gaza si accentua. Allo stesso tempo, la carenza di energia causata dal blocco impedisce ai motori e pompe per l’acqua di spingerla dai pozzi e serbatoi a case e campi agricoli. Il Beach Camp è una delle aree più densamente popolate di Gaza e di conseguenza uno dei più colpiti dalla scarsità d’acqua. Inoltre, a causa della sua posizione, direttamente sul mare, le sue falde acquifere sono alcune tra le più colpite dalla infiltrazione di acqua di mare e di acque reflue.

Abbiamo raccolto diverse testimonianze di persone colpite da questo problema, al fine di discuterne con l’ingegnere Monther Shoblak, Direttore Generale dei Comuni palestinesi  e Autorità Nazionale costiere per l’Acqua (CMWU).
La prima testimonianza è quella di Azzam Miflah El Sheikh Khalil, che dice “l’acqua viene solo una volta ogni tre giorni, e solo per poche ore, il che non è sufficiente [per riempire i serbatoi]. La gente non può immaginare come stiamo soffrendo a causa della mancanza di acqua. Inoltre, non vi è alcuna differenza tra l’acqua dei nostri pozzi e l’acqua del mare … Il problema principale è che quando c’è l’elettricità non c’è acqua corrente e quando c’è l’acqua corrente non c’è l’elettricità. L’unica soluzione che abbiamo sarebbe quella di acquistare un generatore per produrre elettricità quando c’è acqua, ma chi può acquistarlo se non c’è lavoro? ”

16 agosto 2016

Theresa May e il cambiamento di paradigma

Un avvenimento di notevole importanza ha appena avuto luogo in Gran Bretagna, un avvenimento che potrebbe annunciare una svolta importante tanto per la politica interna britannica quanto, con le sue ripercussioni, per la Francia e numerosi altri paesi europei.
Theresa May, il primo ministro britannico succeduto a David Cameron dopo il referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (il famoso Brexit), ha fatto un passo logico, eppure, nel contesto del suo Paese, quasi rivoluzionario. Presiedendo la prima riunione della commissione interministeriale sulla « strategia economica e industriale », martedì 2 Agosto, la May si è impegnata a mettere in piedi una vera politica industriale. Nella Gran Bretagna devastata da più di 35 anni di « neo-liberalismo » ciò equivale ad una piccola rivoluzione.

Il fatto che questa politica sia intrapresa da un primo ministro conservatore, il partito di Margaret Thatcher, sottolinea ancor più il carattere rivoluzionario della svolta operata da Theresa May.
Questa svolta annuncia un cambiamento di paradigma. Gli ultimi studi di organizzazioni come il FMI dipingono oggi la globalizzazione e il suo bilancio in maniera molto più negativa di quanto facessero una quindicina di anni or sono.

15 agosto 2016

Milioni di persone nel mondo fuggono dalle politiche Neoliberiste

L’economista Michael Hudson sostiene che le politiche neoliberiste a un certo punto spingeranno i cittadini USA ad emigrare, allo stesso modo in cui hanno forzato milioni di persone a lasciare la Russia, gli Stati Baltici e oggi la Grecia, in cerca di una vita migliore.
Una equipe di ricerca della Mailman School per gli studi di salute pubblica presso l’Università della Columbia New York ha stimato che 875.000 morti negli Stati Uniti nell’anno 2000 siano ascrivibili a fattori sociali quali povertà e sperequazione economica.
Secondo le statistiche del Governo USA, 2,45 milioni di Americani sono morti quell’anno. Se paragoniamo il dato alla scoperta dell’equipe di ricerca della Columbia University, la deprivazione sociale risulta responsabile del 36% circa dei decessi nel 2000.
“Praticamente tutti gli economisti Britannici del secolo Diciottesimo sostenevano che in presenza di povertà e di un costante trasferimento di risorse verso i ricchi il risultato sarà ridotta aspettativa di vita in durata ed emigrazione” sostiene Michael Hudson, professore emerito di Economia all’Università del Missouri-Kansas City.

14 agosto 2016

“Unità nazionale” fondata sulla paura

Finora l’Italia non ha subito gli effetti stragisti degli attentati islamosunniti sul suo territorio. A differenza di Francia e Belgio, ha potuto osservare la situazione con relativo distacco, senza dover fare la conta dei morti e dei feriti. Centinaia di vittime per ora evitate, in Italia, perché le devastanti azioni islamosunnite – sostenute sullo sfondo da Usa, Nato, Ue, Turchia, Arabia Saudita, Emirati, Qatar e Israele – sono la spia di una guerra sporca, di sterminio, senza limiti etici o di diritto internazionale, e colpiscono direttamente nel mucchio.

La posizione servile dell’Italia nei confronti dell’occidente neocapitalista e la dipendenza da Usa e Nato, potrebbero però cambiare le cose se è vero che questo governo metterà a disposizioni le basi (Sigonella) per attacchi aerei alla Libia.
I bombardamenti partiranno dall’Italia e si concentreranno su Sirte, dove i “fantasmi” dello stato islamico resistono, finora con successo, agli armati del governo fantoccio di Fayez al-Sarraj. Al-Sarraj e lo stato islamico hanno, in buona sostanza, gli stessi mandanti (fra i quali gli Usa), ma si combattono con ferocia, rispettando il copione stabilito per questa guerra.

13 agosto 2016

Auguri Comandante...

Il miglior omaggio a Fidel: guardare nella sua stessa direzione
Più di mezzo secolo fa, mentre nelle case latinoamericane si celebrava l’inizio del nuovo anno, succedeva una buona cosa a Cuba: un esercito guerrigliero, con base sociale contadina, trionfava nell’isola caraibica liberando il paese dalla tirannia batistiana. Si inaugurava così un processo politico che pretendeva non solo di rovesciare un dittatore ma di seguire una linea coscientemente rivoluzionaria: trasformare profondamente la società a beneficio delle grandi maggioranze.

Questo trionfo delle forze popolari, guidate dal Movimento 26 Luglio e dirette dal giovane avvocato Fidel Castro Ruz, risvegliò la simpatia della maggior parte della sinistra occidentale, ma in particolar modo della sinistra dell’America Latina. Era una luce che si affacciava nell’oscuro ambiente conservatore che si viveva allora nel sub-continente.

Aveva rotto con due tipi di fatalismo molto diffusi nella sinistra latinoamericana: uno geografico e l’altro militare. Il primo affermava che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato una rivoluzione socialista nella loro area strategica e Cuba trionfava molto vicino alle sue coste. Il secondo sosteneva che, data la sofisticazione che gli eserciti avevano raggiunto, non era più possibile vincere un esercito regolare, ma la tattica guerrigliera impiegata dai rivoluzionari dimostrò che era possibile indebolire l’esercito nemico fino ad arrivare a sconfiggerlo.

11 agosto 2016

La Gran Bretagna se ne va

Dopo l’esito del Brexit, la maggior parte degli analisti a livello internazionale si sono chiesti quali saranno le conseguenze sui mercati, sulle monete, sulle economie. Ma a noi pare molto più importante capire cosa significa in termini politici la decisione dell’elettorato britannico.
 Un dato fondamentale del referendum è la sua polarizzazione “di classe”.

Capita poche volte di poter definire così chiaramente un fatto: eppure in questo caso chi ha votato maggioritariamente per l’uscita da quel mostro in cui si è trasformata l’Unione Europea – che era nata, almeno a parole, come un progetto sociale e politico progressista - è stato il proletariato delle metropoli inglesi, quello delle zone più povere del paese, i lavoratori impoveriti dai tagli sociali, dalla scomparsa dei diritti del lavoro. Se nella Londra capitale, quella della “l’intellettualità” delle università, del mondo finanziario e industriale dove si gridava al disastro nel caso di un’uscita, ha vinto il SI, nelle zone operaie di East Midlands, nel North West, nel South West, nello Yorkshire, nell’Humber e in Galles ha vinto il NO. La località dove più ha trionfato il Brexit è stata il West Midlands, zona tradizionalmente laburista, dove l’UKIP (il partito nazionalista e razzista) non ha rappresentanza e dove non esiste un’immigrazione significativa.

9 agosto 2016

La Nato annette l’Unione Europea

L’Unione europea non nasce soltanto dal “sogno” di Aldo Spinelli e di Jean Monnet, di Schuman e di Spaak come ci viene sempre raccontato…”* Perché se la componente ideologica fondata sulla mitica solidarietà tra i popoli europei ha avuto un ruolo politico nel motivare attivisti federalisti e nel restituire alle grandi masse la speranza di un futuro finalmente di pace e di riscossa sociale è anche vero che la costruzione materiale, amministrativa, con un progetto non evasivo ma concreto da realizzarsi ponendo pietra su pietra, a passi lenti ma decisi, non è certo opera di democratici che aspiravano a costruire strumenti di partecipazione popolare dal basso verso l’alto ma di alti rappresentanti della politica liberale dipendenti direttamente dal dipartimento di stato americano.

“The Telegraph”* il 19/9/2000 pone bene in evidenza un articolo di Ambrose Evans-Prichard titolato ” Euro-federalist financed by US spy chiefs”.* Già nel 1997 erano stati resi pubblici dei documenti che avallano le tesi di Evans-Prichard (e di altri) che la costruzione per tappe intermedie a partire dal 1948 dell’Unione europea è opera dell’Office of strategic studies e poi della CIA sotto la regia della Presidenza degli Stati Uniti e del Dipartimento di Stato.

8 agosto 2016

Game of Drones: Un nuovo tipo di crimine di guerra finora impunito

Uno straordinario documento che non vedrete mai sulle tv italiane. Attraverso un vasto lavoro di ricerca RT ha documentato la barbarie e l'impunità che si nasconde dietro l'uso dei droni. Pilotati da migliaia di chilometri di distanza, sono artefici dell'uccisione di migliaia di innocenti, soprattutto in Afghanistan e Pakistan. E' di pochi giorni fa il rapporto ONU secondo cui all'Afganistan, nel 2016, spetta il triste primato del maggior numero di civili e di bambini uccisi.

Un prigioniero, una gattina e due uccellini

La storia di Mohammad detto Dob (Orso) 
“A volte mi sembra di non essere niente. Non sono niente. A volte mi sembra di essere i tre proiettili conficcati nel mio corpo, le gambe rotte e sanguinanti.”
“Tutto il mio mondo si è rimpicciolito. È diventato così piccolo. È il recinto intorno alla mia stanza. È l’alto muro che si erge intorno a quel recinto, creando una prigione all’interno di una prigione. Io sono qui, sul lato sfortunato del muro. Sono uguale a dei piccoli uccelli, ossa e piume non ancora abbastanza forti per prendere il volo, esseri innocenti che sono caduti dal nido, strappati involontariamente alla loro casa e alla loro famiglia ed atterrati, come me, sul lato sfortunato del muro”.
“Ogni volta che penso al tempo trascorso in carcere, la mia mente ritorna lì. Mentre il mio corpo ora è libero, alla mia mente basta poco perché io ritorni ad essere un prigioniero sul lato sfortunato del muro, anche se sono seduto qui, con te.  Non mi piace pensare a quel periodo, ma voglio parlare. Ti prego, scrivi di me, perché questa è la mia vita. Questa è la mia storia. E anche se il ricordarla fa male, non voglio che svanisca dalla mia memoria.”

7 agosto 2016

Faten el-Dabbas: Fiaba e Anti-Fiaba per la Palestina di oggi

Faten el-Dabbas
Di Faten el-Dabbas avevamo presentato una recensione del suo volume di poesie intitolato „Keine Märchen aus 1001 Nacht(Non sono fiabe di 1001 notte) . L’aspetto che mi ha particolarmente affascinato in questo libro consiste nella dialettica tra la fiaba e l’anti-fiaba quali forme letterarie, applicate al conflitto palestinese. La poesia significa messaggio politico. Ogni poesia trasmette messaggi socio-politici e rende dunque la fiaba un’anti-fiaba. E questo avviene anche con le fiabe di Mille e una notte (Alf Leyla wa Leyla) che si trasformano in una fiaba anti-sionista, sull’apartheid israeliana, sui bambini di Gaza e sulle colonie illegali della Cisgiordania. Di   seguito la mia intervista con l’autrice, Faten el-Dabbas.
Milena Rampoldi: Che significato acquistano fiaba e anti-fiaba quando si tratta della regione medio-orientale dei nostri giorni?

3 agosto 2016

Emergenza Ecocidio in Colombia: La EPM ha iniziato a diboscare 4500 ettari di foresta tropicale secca nella provincia di Antioquia

La società pubblica EPM di Medellin ha iniziato a diboscare 4500 ettari di foresta tropicale secca nella zona dove è prevista la realizzazione della diga di Hidroituango. Già ci sono state le prime vittime: centinaia di animali, tra cui molte specie a rischio che hanno perso il proprio habitat.  tuparro-bosques-secos
Foto Instituto Alexander von Humboldt