27 settembre 2016

Facebook e Israele annunciano una collaborazione per censurare i contenuti sui social media

Dopo le polemiche seguite alla censura che Facebook ha fatto di una fotografia famosa in tutto il mondo della guerra del Vietnam, Facebook ha accettato di “lavorare insieme” al governo di Israele per censurare contenuti che funzionari israeliani ritengano essere impropri. Facebook ha annunciato ufficialmente l’accordo di “cooperazione”, dopo un incontro che ha avuto luogo l’11 settembre tra ministri del governo israeliano e alti dirigenti di Facebook. La spinta frenetica del governo israeliano a monitorare e censurare i contenuti di Facebook che ritiene inadeguati è conseguenza del successo virale di BDS, Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni, un movimento non violento globale che lavora per denunciare le violazioni dei diritti umani israeliani.

Il successo di BDS ha colpito un nervo scoperto di Israele tanto da portare il suo governo ad approvare una legge che permette di spiare e deportare attivisti stranieri che operano in Israele e Palestina. Israele ha minacciato anche la vita di sostenitori BDS ed ha esercitato pressioni perché in tutto il mondo vengano prese misure legislative contro il BDS. Ora cercano di arginare ogni ulteriore successo BDS controllando direttamente il contenuto degli utenti di Facebook.

26 settembre 2016

I neonati venezuelani nelle scatole di cartone e la manipolazione dei media italiani

Che strano! Un paio di settimane fa, esattamente l'8 settembre scorso, la figlia di una nostra amica ha partorito un bel bambino in un ospedale pubblico di Caracas, la "Maternidad Santa Ana", situato nel quartiere di San Bernardino.

Questo quartiere di Caracas è famoso per essere uno dei "quartieri bene" della città: vivono persone con un alto livello economico, ospita importanti ospedali e cliniche private, ministeri ed uffici pubblici; con l'adiacente quartiere de "La Candelaria" condivide anche le sedi delle più importanti banche ed istituzioni finanziarie del paese.

Io e mia moglie per questa lieta occasione, la nascita di questo bambino, l'8 settembre scorso siamo entrati in questo ospedale pubblico. In questo momento in Venezuela ci sono problemi economici, con file davanti ai negozi ed alle farmacie per la scarsità di cibo e medicine; con giornali e TV, almeno quelli che simpatizzano con i partiti oppositori al governo, che parlano di problemi negli ospedali, inclusi quelli dedicati alla maternità; a dire il vero lo hanno sempre fatto, anche quando non c'erano problemi veri.

24 settembre 2016

Missione Canaglia: il Pentagono ha forse bombardato l’esercito siriano per uccidere l’accordo sul cessate-il-fuoco?

“Tutto suggerisce che l’attacco… era stato deliberatamente ordinato da forze all’interno del governo degli Stati Uniti ostili al cessate-il-fuoco… Affermazioni sul fatto che caccia statunitensi fossero all’oscuro di chi stessero bombardando sono semplicemente non credibili, e sono categoricamente contraddette da altri resoconti dei media…” — Alex Lantier, World Socialist Web Site
Una spaccatura tra il Pentagono e la Casa Bianca, Sabato, si è trasformata in aperta ribellione, quando due aerei F-16 e due aerei A-10 da guerra hanno bombardato posizioni dell’esercito arabo siriano (SAA) a Deir al-Zor uccidendo almeno 62 regolari siriani e ferendone altri 100. Gli Stati Uniti hanno ufficialmente assunto la responsabilità per l’incidente che è stato chiamato un “errore”, ma la tempistica del massacro ha aumentato la speculazione che l’attacco è stato un disperato tentativo dell’undicesima ora di far deragliare la fragile tregua ed evitare porzioni dell’accordo attuativo a cui i leaders del Pentagono si sono opposti pubblicamente. Molti analisti ora si chiedono se gli attacchi sono l’indicazione che il Dipartimento della difesa (DOD) disseminato di neocon, sia attivamente impegnato nel sabotare la politica della Siria del presidente Obama, una domanda che implica che il Pentagono è guidato dai ribelli anti-democratici che rifiutano l’autorità costituzionale della leadership civile. Il salasso di sabato suggerisce fortemente che un ammutinamento si stia preparando presso il Dipartimento della Guerra [NdT: gioco di parole col dipartimento della difesa].

19 settembre 2016

Israele vuole provocare una guerra civile palestinese?

La divisione all'interno della società palestinese ha raggiunto livelli senza precedenti, diventando uno dei principali ostacoli sulla strada verso una strategia unitaria per porre fine all'occupazione violenta di Israele o per unire i palestinesi dietro un unico obiettivo.

Avigdor Lieberman, l'ultranazionalista israeliano nuovamente nominato ministro della Difesa, lo ha compreso molto bene. La sua tattica fin dalla sua ascesa al potere nello scorso maggio, si concentra sul desiderio di sfruttare queste divisioni per spaccare definitivamente la società palestinese.
Lieberman è un "estremista", anche rispetto agli standard dell'esercito israeliano. Il suo passato è costellato di affermazioni violente e razziste. Le sue imprese più recenti si sono spinte fino all'insulto contro Mahmoud Darwish, il poeta più famoso della Palestina. Ha continuato a confrontare la poesia di Darwish - che sostiene la libertà del suo popolo - con l'autobiografia di Adolf Hitler "Mein Kampf".
Ma, naturalmente, questa non è la dichiarazione più scandalosa di Lieberman.

18 settembre 2016

Sparisce l'origine del cibo dalle etichette: Ce lo impone l'Unione europea

Dal 13 dicembre un regolamento della Ue toglie l'obbligo di indicare sulle confezioni lo stabilimento di lavorazione degli alimenti. Un regalo alle multinazionali. Che rischia di danneggiare le aziende nostrane. E di aiutare i cloni del made in Italy.
La mozzarella Santa Lucia fino a oggi è stata prodotta in Italia. Lo si può leggere chiaramente sull’etichetta: realizzata nello «stabilimento di Corteolona, Pavia». Tra pochi giorni le cose potrebbero però cambiare. Un regolamento europeo cancella infatti l’obbligo di indicare sulla confezione il luogo di produzione degli alimenti. In teoria ci sono due eccezioni: carne e latticini, per i quali bisognerà ancora segnalare lo stabilimento, ma non più come avviene oggi: basterà un numero a rappresentare la fabbrica. Per comprendere le conseguenze del cambiamento vale la pena di restare sull’esempio della Santa Lucia, marchio controllato dalla multinazionale francese Lactalis che, oltre a quelli italiani, ha impianti sparsi per il mondo. Ebbene, se per ipotesi la Lactalis decidesse di non realizzare più la mozzarella in provincia di Pavia, ma di spostare la manifattura all’estero, per il consumatore sarebbe praticamente impossibile saperlo. Un ragionamento applicabile a tutto il cibo.

17 settembre 2016

Alessandro di Battista: "La Sovranità appartiene al Popolo, non agli USA"

La Bomba è autorizzata

La B61-12, la nuova bomba nucleare Usa destinata a sostituire la B-61 schierata in Italia e altri paesi europei, è stata «ufficialmente autorizzata» dalla National Nuclear Security Administration (Nnsa), l’agenzia del Dipartimento dell’Energia addetta a «rafforzare la sicurezza nazionale attraverso l’applicazione militare della scienza nucleare».

Dopo quattro anni di progettazione e sperimentazione, la Nnsa ha dato luce verde alla fase di ingegnerizzazione che prepara la produzione in serie. I molti componenti della B61-12 vengono progettati e testati nei laboratori nazionali di Los Alamos e Albuquerque (Nuovo Messico), di Livermore (California), e prodotti (utilizzando in parte quelli della B-61) in una serie di impianti in Missouri, Texas, Carolina del sud, Tennessee. Si aggiunge a questi la sezione di coda per la guida di precisione, fornita dalla Boeing. Le B61-12, il cui costo è previsto in 8-12 miliardi di dollari per 400-500 bombe,  cominceranno ad essere fabbricate in serie nell’anno fiscale 2020, che inizia il 1° ottobre 2019. Da allora cominceranno ad essere sostituite alle B-61.

16 settembre 2016

La presa del potere

Un'interpretazione maledettamente "complottista" e "fantapolitica"...
Avvertenza per il lettore: come recita il sottotitolo, l'articolo che state per leggere presenta una versione o un'interpretazione particolare e, se vogliamo, pure discutibile della canzone di Giorgio Gaber, per cui si invita il lettore a non scorrere queste pagine in maniera pedissequa, ma con un sano spirito critico, nella speranza di offrire, comunque sia, una fonte di riflessione e un'occasione altrettanto stimolante per un'analisi critica. Buona lettura
  • Premesse
Tutto sommato, per ogni epoca ed ogni fase storica, si incontrano ben pochi autori – intellettuali, uomini di cultura, letterati, artisti, gente dello spettacolo, ecc... - in grado di farsi interpreti della loro contemporaneità nonostante e anche contro i loro contemporanei, rischiando, a più riprese, l'isolamento, l'emarginazione e, soprattutto, un'incomprensione derivata dall'ignoranza e, da quel che è peggio, dalla sordità "intellettuale". Quella sordità di cui sono affette soprattutto quelle anime belle convinte comunque di abitare nel migliore dei mondi possibili.

15 settembre 2016

L’Italia al guinzaglio della NATO

La NATO cerca in tutti i modi di dividere l’Europa dalla Russia e tiene l’Italia al guinzaglio, coinvolgendola suo malgrado in una guerra fredda sempre più calda. Costellata di basi americane, l’Italia si ritrova così alla mercé degli Stati Uniti.

La NATO fa veramente gli interessi dell'Europa? Le continue esercitazioni militari ai confini con la Russia, le costose missioni di guerra in giro per il mondo non daranno poi evidentemente tanta stabilità e sicurezza ai Paesi europei. Dal canto suo l'Italia, sotto il controllo militare a stelle e strisce del suo territorio, si ritrova, mani legate, ad agire anche contro i propri interessi, continuando a sottoscrivere le sanzioni alla Russia.
"Siamo vittime di un'autocastrazione nei confronti dei nostri stessi interessi. L'Europa si sta pestando i piedi, si sta mutilando",
ha sottolineato in un'intervista a Sputnik Italia il giornalista e documentarista Fulvio Grimaldi.

Fulvio, secondo lei che cosa vuol ottenere la NATO con la sua espansione nell'Europa orientale ai confini con la Russia?

12 settembre 2016

E nel letto di LuCIA... Berta continuava a filare...


Avvertenza per i lettori: non è intenzione dell'autore dell'articolo imporre il proprio punto di vista ricorrendo a trucchetti ed espedienti retorici, ma piuttosto fornire chiavi di lettura e di interpretazione che possano stimolare letture e ricerche per approfondire la storia di questo nostro più o meno recente passato che non è certamente scollegato dal nostro presente. Se l'interpretazione si presta forse ad essere tacciata di "complottismo",sono comunque autentiche le cornici e lo sfondo in cui si consuma la tragedia della narrazione italiana. Spetta a tutti noi uno sforzo ulteriore per sondare i dettagli e metterli in relazione fra loro... Buona lettura.

9 settembre 2016

Rapporto di KPMG conferma la creazione di denaro dal nulla

Gentili giornaliste, egregi giornalisti,
Il 5 settembre la KPMG Iceland, ad una conferenza di alto livello, ha presentato la prima relazione comparativa mondiale sui sistemi monetari. È stato comparato il diffuso sistema di riserva frazionaria con il sistema di moneta intera, sul quale la Svizzera presto voterà. La relazione è stata effettuata su incarico del Presidente islandese ed è di grande rilevanza per la Svizzera.

8 settembre 2016

Il ladro ha cattivi pensieri...

- "Perché pensate che veniamo qui per rubare?"
- "Perché è quello che facciamo noi quando veniamo nel vostro paese!
"

VOTE OFF: Il film censurato

Algeria: il film Vote off censurato agli Incontri di Cinema di Bejaia
Comunicato stampa
Annullata la proiezione del film “VOTE OFF”
L’associazione Project’heurts, organizzatrice dei Rencontres Cinématographiques di Bejaia, annuncia con ramarrico che il film “Vote Off”, realizzato da Fayçal Hammoum e prodotto da ThalaFilms, inizialmente previsto per giovedì 8 settembre 2016 alle ore 17 non ha ottenuto il visto culturale per essere proiettato. Divieto ai sensi della legge nr. 11-03 del 17 febbraio 2011 riguardante la cinematografia, decreto 13-276. L’associazione Project’heurts si vede costretta ad annullare la proiezione del film. 

L’associazione Project’Heurts, attaccata in modo del tutto particolare ai valori della democrazia e della libertà di espressione e di creazione, ha deciso di aprire un dibattito sulla legge cinematografica, sulla libertà d’espressione in Algeria giovedì ore 17, che sarebbe dovuta essere l’ora della proiezione del film “Vote Off”, in presenza del realizzatore e del produttore del film.
Il presidente 
A. Hochiche

6 settembre 2016

Nell'Oceano Indiano, l'etnocidio della tribù Jarawa, decimata dal turismo


FIRMA LA PETITIONE PER PROTEGGERLI 

I Jarawa sono gli ultimi discendenti dei primi esseri umani contemporanei. Lasciarono l’Africa per esplorare il mondo circa 70.000 anni fa. Non ne esistono più di 420 e vivono in gruppi di circa 50 individui. I Jarawa sono uno degli ultimi popoli Afroasiatici delle Isole Andamane dell’India. Sono pigmei. Conducono una vita da cacciatori-raccoglitori e hanno vissuto in totale isolamento per decine di migliaia di anni. Sono semi-nomadi. La loro dieta consiste principalmente in maiali selvatici, tartarughe, granchi e pesci, che catturano con archi e frecce presso le barriere coralline. Inoltre, raccolgono frutti, radici, tuberi e miele. Molto poco si sa riguardo alla storia dei Jarawa. La loro ostilità verso il mondo esterno li ha protetti, però quasi nessuno è stato in grado di studiare la loro lingua e la loro cultura. 

5 settembre 2016

Zoé Konstantopoulou rivela la natura del debito imposto alla Grecia e invita a continuare la resistenza

I debiti soffocano i cittadini e i governi che scelgono di salvare le banche o il settore dell'edilizia abitativa, invece di proteggere la vita delle persone. Zoé Konstantopoulou e Eric Toussaint parlano del "sistema debito" nel Forum sociale organizzato a Benicàssim.


Spese, tagli di bilancio, crescita del debito, salvataggio delle banche ... Questo tipo di vocabolario sembra segnare la vita quotidiana di molti paesi. Quando il pagamento di un debito implica che i diritti di base come la sanità e l'istruzione, tra gli altri, sono crudelmente macellati per pagare un debito che non smette di crescere. Ma cos'è che ha generato questo debito? Ci sono alternative? Sono i temi affrontati nel corso del dibattito Face à la dettocratie, liberté et dignité (Affrontare la Debitocrazia, libertà e dignità) che ha ospitato il Forum Sociale del Festival di Reggae Rototom il 19 agosto 2016 a Benicàssim, in Spagna.

Zoé Konstantopolou ( ex presidente del Parlamento greco e fondatrice della Commissione per la Verità sulla pubblica debito greco ) e Eric Toussaint (portavoce della Rete Internazionale del Comitato per l'abolizione dei debiti illegittimi e coordinatore scientifico della Commissione per la verità su il debito pubblico greco) hanno analizzato, davanti ad un pubblico di 200.000 persone, come i debiti illegittimi sacrificano i diritti dei cittadini, mentre le banche sono salvate.

3 settembre 2016

Salvare l'Unione Europea dall'€uro

«Si è recentemente tenuto il vertice di Ventotene tra il Primo Ministro Renzi, la Cancelliera Merkel e il Presidente Hollande. C’erano sul tavolo le questioni cruciali: i conflitti geopolitici ai confini dell’Unione Europea, la sicurezza interna, i flussi migratori e la crescita economica. L’incontro è stato animato da una grande ventata di retorica sul rilancio degli ideali dei padri fondatori dell’Europa unita. Ma alla fine non si è fatto nessun passo avanti per affrontare, nemmeno da un punto di vista analitico, i motivi fondamentali per i quali l’UE si sta disintegrando.
Come alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, le élite europee “sonnambule” tirano dritto senza rendersi conto della realtà, nonostante gli siano stati mandati dei messaggi molto chiari. In modo analogo agli sviluppi politici a cui stiamo assistendo sull’altro lato dell’Atlantico, il voto per la Brexit ha dimostrato l’insostenibilità economica, sociale e democratica dell’ordine neoliberista per un numero sempre crescente di famiglie della classe lavoratrice e della classe media.

2 settembre 2016

...E il golpe c’è stato in Brasile

Il sogno della destra brasiliana, dal 2002, si è realizzato. Non sotto le forme precedenti che essa ha provato. Non come quando cercò di far cadere Lula nel 2005, con un impeachment, che non andò a buon fine. Non con i tentativi elettorali, nel 2006, 2010 e 2014, quando fu sconfitta. Adesso hanno trovato la scorciatoia per interrompere i governi del PT (Partito dei Lavoratori), proprio quando avrebbero continuato a perdere le elezioni con Lula come prossimo candidato.

E’ stato tramite un golpe ‘bianco’, per il quale i golpe dell’Honduras e del Paraguay sono serviti da laboratorio. Sconfitta in 4 successive elezioni e con l’enorme rischio di continuare ad esserlo, la destra ha trovato la scorciatoia di un impeachment senza alcun fondamento, contando sul tradimento del vice-presidente, eletto due volte con un programma ma disposto invece ad applicare il programma sconfitto 4 volte nelle urne.

30 agosto 2016

"Il TTIP è morto"

Sembra di leggere il titolo da un sito complottista: "Il TTIP è morto". "Sì va bè - dici tu - adesso raccontatemi che Cenerentola esiste, e così il sogno è completo". Invece è vero: il titolo sta sulla Stampa, su Repubblica, sul Fatto Quotidiano e su tutti gli altri giornali più importanti.

E il bello è che il negoziato non sarebbe fallito per chissà quale cavillo giuridico, ma proprio perchè, a detta del ministro dell'economia tedesco Gabriel, "gli europei non possono capitolare alle richieste americane". Tanto per essere chiaro, Gabriel ha poi aggiunto che "durante la tornata di trattative all’inizio dell’estate non è stata trovata l’intesa su nessuno dei 27 capitoli in discussione."

29 agosto 2016

Credo che abbiamo vinto la più bella di tutte le battaglie, quella della pace, in Colombia

Iván Márquez
Credo che abbiamo vinto la più bella di tutte le battaglie, la Battaglia per la Pace in Colombia.  Oggi abbiamo firmato  a L'Avana, a Cuba, l'accordo di pace più sospirato per la Colombia. Terra, democrazia, vittime, politica inerme, attuazione di accordi con  supervisione internazionale, sono, tra gli altri, gli elementi di un accordo che deve essere convertito il più presto possibile dai poteri costituenti in pietra miliare che dovrà garantire il futuro della dignità per tutte e per tutti.

Possiamo annunciare che finisce la guerra con le armi e che inizia il dibattito delle idee. Confessiamo che abbiamo vinto la più bella di tutte le battaglie: quella di sederci per mettere le basi per la pace e per la convivenza.
L'accordo di pace non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza affinché un popolo multietnico e multiculturale, tutto unito sotto la bandiera della inclusione, sia orafo e scultore di un cambiamento e della trasformazione sociale che chiede la maggioranza.

Oggi stiamo consegnando al popolo colombiano la potenza trasformativa, che abbiamo costruito in più di mezzo secolo di ribellione, perché essa, con la forza dell'unione, possa cominciare a costruire la società del futuro, il sogno di tutti noi, come un santuario della democrazia, della giustizia sociale, della sovranità, della fratellanza e del rispetto per tutti.

28 agosto 2016

Lettera aperta al Presidente egiziano sull'accordo imminente con il FMI

Prestito del FMI - Ahmed Hassan
Il FMI ​​dovrebbe accordare all'Egitto ai primi di settembre, un "prestito" di 12 miliardi di dollari in cambio di un calo della spesa pubblica, la riduzione del numero di funzionari, la graduale eliminazione dei sussidi sui beni di consumo e un nuovo programma di privatizzazioni. Di fronte all'imminente firma del contratto, cinque partiti politici, quattro ONG e 170 figure pubbliche hanno consegnato Domenica, 14 Agosto 2016 al Presidente della Repubblica la seguente lettera aperta.



Messaggio delle forze nazionali al Signor Presidente della Repubblica

E' con preoccupazione che le forze firmatarie nazionali di questo messaggio seguono l'esito dei negoziati tra l'esecutivo e la delegazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI), attualmente in visita in Egitto con l'intenzione di concedere un prestito di 12 miliardi. E' con inquietudine che seguono le misure finanziarie ed economiche estremamente gravi e spietate per la maggior parte del popolo egiziano composto da classi povere e medie. L'esecutivo aveva già iniziato ad attuare queste misure, anche prima dell'annuncio di questi negoziati. E questo ignorando completamente l'intero popolo, i suoi sindacati, le sue federazioni e le forze politiche.