La biosicurezza come forma di governance e la silenziosa erosione della sovranità
Seppellita nei fascicoli Epstein c'è una proposta di 14 pagine di JPMorgan chiamata Project Molecule, una partnership formale con la Bill & Melinda Gates Foundation per trasformare la preparazione alle pandemie in un sistema transnazionale di approvvigionamento di vaccini, sorveglianza e finanziamento sanitario globale, governato in modo permanente e controllato da privati, sviluppato all'interno dello stesso ecosistema istituzionale in cui un criminale sessuale condannato operava come intermediario tra Wall Street, la sanità globale e il potere politico.
L'ultimo lotto di file
Epstein del Dipartimento di Giustizia rivela che quando il mondo ha
incontrato il COVID-19, i macchinari finanziari, filantropici e
istituzionali per gestire e trarre profitto da una pandemia erano già
saldamente in vigore.
Mentre
i file di Epstein hanno riacceso il controllo intorno a relazioni
specifiche, il loro significato più profondo risiede nel modo in cui si
intersecano con una linea temporale molto più lunga e in gran parte non
esaminata. I registri pubblici, le iniziative istituzionali e gli
strumenti finanziari indicano che i fondamenti concettuali della
preparazione alla pandemia come categoria finanziaria e di sicurezza
gestita hanno iniziato a prendere forma alla fine degli anni ’90 e
all’inizio degli anni 2000, poiché il capitale filantropico, la
governance sanitaria globale e la finanza del rischio convergevano
sempre più.
Nel 2019, sotto la guida del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), la Commissione europea si è preparata a una “pandemia” con esercitazioni e simulazioni. L'esercitazione “Blue Orchid” è rimasta finora nascosta al pubblico.
Nel 2019 la Commissione europea ha condotto giochi di simulazione ed esercitazioni relative alle pandemie. Ciò è stato confermato da un'indagine del Parlamento europeo condotta da Gerald Hauser (FPÖ). Non ci sono ancora informazioni pubbliche sul gioco di simulazione “Blue Orchid” e l'esercitazione stessa era sconosciuta.
Alla fine di febbraio 2020, il villaggio globale ha cominciato a vacillare nelle sue fondamenta. Il mondo si trovò di fronte ad una crisi inquietante, le cui conseguenze furono incalcolabili. Nel giro di poche settimane, tutti furono colpiti dalla storia di un virus, una storia senza dubbio basata sui fatti. Ma su quali?
Abbiamo intravisto “ i fatti ” tramite filmati dalla Cina. Un virus ha costretto il governo cinese ad adottare le misure più draconiane. Intere città furono messe in quarantena, nuovi ospedali furono costruiti in fretta e le persone in abiti bianchi disinfettarono gli spazi pubblici. Qua e là sono emerse voci secondo cui il governo totalitario cinese stava reagendo in modo eccessivo e che il nuovo virus non era peggiore dell'influenza. Anche le opinioni opposte fluttuavano: che doveva essere molto peggio di quanto sembrasse, perché altrimenti nessun governo avrebbe adottato misure così radicali.
Robert Kennedy a Berlino per l'epocale manifestazione di domani:
"La peggior battaglia che abbiamo visto nella storia dell'umanità. I governi amano le pandemie poiché permettono loro di usare la paura per esercitare controllo autoritario sulla società e costringere all'obbedienza" pic.twitter.com/aq9tQCOJ6q
In questi giorni si discute molto, sul Web e altrove, della cosiddetta categoria dei “negazionisti” del coronavirus. Personalmente, ammesso e non concesso che questa categoria esista, non ne faccio parte, non mi identifico. Diversamente, sarebbe come se affermassi che l’11/9 non è mai accaduto, che le Torri Gemelle sono ancora in piedi e che nessuno morì in quel clamoroso auto-attentato, il vero “Reichstag di Bush II”. L’11/9 servì da volano per dare il via alla strategia di esportazione del capitalismo finanziario tramite i bombardieri americani e le politiche di regime change in varie aree “calde” del mondo. I morti alle Torri Gemelle ci furono, gli edifici crollarono. Anche allora, dopo quell’episodio, media, politici e grande finanza ci dissero che “nulla sarebbe stato più come prima”, che “le nostre vite sarebbero cambiate per sempre”.
Mentre gli Stati si preparano a misure di contrasto prolungate per il nuovo Coronavirus, i governi si interrogano sull’utilità e la necessità dell’uso delle nuove tecnologie.
Le misure di sanità pubblica sono sempre dipese da forme di sorveglianza. Lo stesso contact tracking, anche se effettuato personalmente dagli operatori sanitari, alla fine non è altro che una forma di sorveglianza a ritroso, un’indagine approfondita sui comportamenti, le abitudini e i contatti del singolo individuo. Ma oggi si pone il problema di far fare un salto tecnologico a queste forme diinvasionenella vita privata dei cittadini. La popolazione mondiale sta affrontando misure restrittive e limitazioni ai diritti fondamentali senza precedenti, mai viste nei paesi democratici. I confini legali vengono ogni giorno messi in discussione come dei retaggi del passato che impediscono un’efficace lotta al virus. La paura dell’ignoto innesca false notizie, teorie della cospirazione e diffonde panico. E i cittadini risultano, quindi, sempre più aperti a ogni possibile cambiamento.
"E la volontà di Zeus si muoveva verso la sua fine"- Omero
Disarmonia simbiotica Il reclinarsi e il flauto della civiltà occidentale pulsa. Pandemie, collasso economico, crollo della società. La sequenza si snoda da uno all'altro con la disarmonia simbiotica di una scala pentatonica minore. Proteste pacifiche devolute a sommosse, saccheggi e incendi di strutture nella nostra umile frazione domenica scorsa. La polizia di Long Beach non è riuscita a fermare i vandali. Così la Guardia Nazionale è stata convocata per sedare i saccheggi. Alcuni guardiani sono rimasti anche per dare una mano a ripulire il giorno successivo.
Il ritornello - pandemia, collasso economico, crollo sociale totale - si è ripetuto in molte città del paese. Per ognuna di esse: Il momento è adesso. Il posto è qui.
«La maggior parte dei governi ha avuto reazioni esagerate al rischio pandemico», comprensibili «nei primi giorni, non ad aprile-maggio». «La gente dovrebbe dire NO» a questa strumentalizzazione fatta per creare il “Mondo Nuovo” e diminuire la libertà. L’Ue, con i suoi fondi, sta facendo «un passo ulteriore verso un super-Stato europeo». Intervista a Václav Klaus, ex premier ceco e voce critica delle forme totalitarie. Il vecchio leone, Václav Klaus, leader ceco che guidò da premier la transizione dal comunismo all’economia di mercato, avendo fatto la dura esperienza diretta di cosa vuol dire vivere sotto un regime totalitario è rimasto sempre una voce critica rispetto alle successive forme di accentramento di potere, da lui definite post-occidentali.
L’uso sistematico della disinformazione strategica, nei riguardi dell’epidemia da coronavirus, è stato lo strumento più importante per riuscire a creare l’attuale clima di paura e di micidiale insicurezza nella popolazione. Una vera e propria epidemia di informazioni artatamente subdole, ambigue, spesso appositamente gonfiate, altre volte false, surrettizie, subliminali. Quasi sempre prive di ogni fondamento razionale, prima ancora che scientifico. Una campagna martellante di notizie date con lo scopo di pompare dosi sempre più massicce di paura e di angoscia in una opinione pubblica atterrita, incapace di distinguere e fare un minimo di scelte critiche. Che accetta ormai supinamente ogni imposizione, ogni sopraffazione dei suoi diritti, quando non è essa stessa addirittura a chiedere ancora più restrizioni.
Una sorta di “infodemia” ben più grave della modesta epidemia in atto, la cui sorgente di infezione è proprio il Governo e la sua vasta corte di tecno-scientisti a caccia di fama, potere e lauti guadagni. In verità, senza questi mestatori, millantatori di pseudo verità scientifiche, difficilmente si sarebbero potute creare le condizioni per ingenerare una psicosi collettiva così irrazionale. Va aggiunto subito anche il ruolo decisivo che hanno svolto i grandi mass-media (giornali, tv nazionali e locali, radio, ect) nel creare la situazione surreale che stiamo vivendo da quattro mesi a questa parte. Con grande compiacenza, essi hanno amplificato a dismisura la pletora di informazioni distorte e tendenziose, quando non le hanno inventate direttamente essi stessi.
Nell’universo concentrazionario immaginato da George Orwell in ‘1984’, vi era una istituzione che più di ogni altra ‘incuteva un autentico terrore’: il ministero dell’Amore. Era l’unico privo di finestre perché nulla doveva trapelare all’esterno. Ai contatti con il mondo provvedeva il ministero della Verità, dove si cancellava la memoria delle notizie sgradite e se ne confezionavano di verosimilmente false. Solo il partito poteva decretare quando il vero era falso, e il falso vero. “Abbraccia la fidanzata per strada: multa di 400 euro a un 20enne”. Non siamo a Kabul, siamo a Pavia. La notizia, del 25 maggio scorso, era sulle pagine dell’edizione milanese de la repubblica.
Nel clima di “infodemia” (prendo in prestito l’azzecatissimo concetto da Marcello Teti) la notizia è passata in sordina. Solo tre mesi fa l’avremmo giudicata surreale e i cittadini avrebbero a giusto titolo chiesto un Tso per lo sceriffo (alias vigile urbano) che avesse comminato la sanzione. Invece…. Invece nel contesto di post-normalità suscitato dalla spaventosa campagna anti-corona virus il consueto è diventato anomalia, l’abitudine un atto eversivo, il diritto trasformato in sopruso. Ed i Tso comminati quindi a chi osa disobbedire.
Non ho citato Orwell per caso. Si procede a tappe forzate verso l’inveramento della sua agghiacciante distopia. Ad un certo punto in 1984 si legge:
«Abbiamo infranto ogni legame fra genitori e figli, uomo e uomo, uomo e donna. Oggi nessuno più ha il coraggio di fidarsi di una moglie, di un bambino o di un amico, ma in futuro non ci saranno più né mogli né amici. I bambini saranno tolti alle madri all’atto della nascita, così come si tolgono le uova a una gallina. L’istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione sarà una formalità annuale, come il rinnovo di una tessera per il razionamento. Aboliremo l’orgasmo. I nostri neurologi ci stanno già lavorando. Non ci sarà forma alcuna di lealtà, a eccezione della lealtà verso il Partito. Non ci sarà forma alcuna di amore, a eccezione dell’amore per il Grande Fratello».
George Orwell, 1984
Mi direte che quella che viviamo è solo una parentesi, che presto ci lasceremo tutto alla spalle. Un auspicio di cui non sarei così sicuro. Temo piuttosto che siamo alle prese con una tendenza latente ma oggettiva, che muove la mano degli stessi fantocci politici che emanano i divieti.
Una tendenza che, a volte a passi di lumaca, a volte con balzi di tigre (e questo è oggi il caso), si va affermando come fosse una necessità del liberalismo decadente, di un sistema che è pronto a tutto pur di non lasciare la scena e, per restare sulla scena, deve trasformarsi in dittatura. Una dittatura che pretende di essere più efficace di quella nazista (e di quella staliniana a cui alludeva Orwell). Una dittatura che sarà tanto più performativa e stabile quanto più sarà assimilata, accettata, psicologicamente intrioiettata da coloro che sono destinati a subirla.
Ogni potere putrescente ha tentato di compiere questa mutazione, far sì che la domanda di legge e ordine, di coercizione e disciplinamento sociale, provenisse dal basso, così che il potere potesse presentare la propria tirannia non come atto unilaterale di tracotanza, ma come un gesto di altruistica generosità conforme alla richiesta della plebe. Così il potere intruppava i sudditi dichiarando guerra contro uno stato nemico.
Spesso lo stato d’emergenza è stato istituito col pretesto del dilagare della criminalità. Più di recente il motivo dello Stato d’emergenza è stata la lotta al terrorismo (se islamista meglio ancora, che fonde l’avversione dello straniero con quella verso il fanatismo religioso).
Mezzucci, espedienti che sono niente rispetto alla pandemia, spettro e simulacro del più pauroso degli incubi: un invisibile esercito sterminatore — per fermare il quale ogni cessione di libertà diventa quindi necessaria.
Proibire l’amore, quantomeno vietarlo come atto pubblico, imprigionarlo, confinarlo in gattabuia. Questo è solo uno degli “effetti collaterali” del criterio prescrittivo del “distanziamento sociale”. Un divieto disumano quanto efficace affinché, appunto, tutti e ognuno (anzitutto i giovani che per natura sono potenzialmente turbolenti) diano prova di succubanza al potere, di sottomissione al sovrano assoluto teorizzata da Thomas Hobbes, il quale, convinto che non vi fosse alcun libero arbitrio e che la libertà fosse solo una amara illusione, scrisse che “La vita dell’uomo è confinata nella solitudine, nella povertà, nella sporcizia, nella brutalità e infine la durata della vita è alquanto breve.” La pandemia viene a fagiolo al potere per imprimere nella mente di tutti che la pacchia è finita, che la vita non è che “solitudine, povertà, sporcizia, brutalità”, per di più destinata ad essere “alquanto breve”.
Se esso riuscirà a convincere i sudditi che la vita è una merda, tutto quanto sembrerà migliore. Il potere potrà così agevolmente chiedere che sia data carta bianca ai tecno-ministri della scienza, convincendo i sudditi che solo la scienza (che già di suo “non è democratica”), coi suoi prodigiosi mezzi, potrà tirarci fuori da un funereo destino.
All’orizzonte ci attende una fine in gloria, a condizione di assecondare il nuovo Leviatano. Il transumanesimo è infatti l’ideologia della nuova dittatura. Sandokan - Sollevazione
Coronavirus, documento choc di un funzionario del ministero dell'Interno di Berlino. Il ministro Seehofer lo caccia.
Scoppia il caso in Germania sulla pericolosità del Covid-19. Il ministro dell'Interno, il bavarese Horst Seehofer, ha tra le mani una questione molto delicata che va ben oltre i confini della Repubblica Federale. Un consulente del ministero dell'Interno ha scritto un documento, su carta intestata, che contraddice totalmente la versione del governo di Berlino. Secondo quanto risulta alloSPIEGEL, questo consulente (il cui nome non è stato rivelato) avrebbe inviato il dossier di 80 pagine ai colleghi del ministero e anche all'esterno. Il contenuto di questo documento è letteralmente esplosivo e clamoroso. In sostanza il Covid-19 secondo il funzionario del dicastero dell'Interno sarebbe un "falso allarme globale" e il pericolo non sarebbe "maggiore di quello di molti altri virus". Poi la conclusione choc: lo Stato è "uno dei maggiori produttori di notizie false" dall'inizio della crisi del coronavirus.
Verità nascoste: quanto sono (in)affidabili i tamponi?
I test non sono così affidabili! Falsi negativi (pazienti reali non rilevati). Falsi positivi (malati che non lo sono affatto) Test che rilevano frammenti del virus e non il virus stesso! Test che non quantificano la carica virale, la cosa più importante... Kit di test infettati dal virus stesso: potreste prenderlo facendo il test! Quindi, hai fatto il tampone? Negativo? Positivo? Questo articolo non vuole aggiungere uno strato di paura alla pandemia di panico già diffusa incoscientemente dai media negli ultimi mesi. Tuttavia, anche se alcune persone non vogliono "sapere nulla" e faranno tutto quello che gli viene detto di fare [1], penso che cercare più verità e avvicinarsi ad essa rimanga il miglior antidoto alla paura.
Medico chirurgo, specialista in anestesia e rianimazione, la dottoressa Barbara Balanzoni critica duramente il Ministero della Salute e la sanità lombarda per la gestione dell’emergenza e si schiera apertamente contro un eventuale vaccino: “Non lo farei nemmeno sotto tortura, lo dico da medico”.
Entro la fine del 2020 ci saranno più persone che moriranno di fame, disperazione e suicidio che per il nuovo coronavirus COVID-19. Noi, il mondo, ci troviamo di fronte a una pandemia della fame di grandi proporzioni, che supererà di gran lunga la "pandemia COVID-19". La pandemia della fame mi ricorda il film "The Hunger Games", dove alcune persone decidono cosa mangiare, chi può mangiare e chi morirà secondo le proprie capacità...
I media riferiranno poco, se non nulla, di questa pandemia. Questa pandemia della fame ha già cominciato a diffondersi.
Il seguentearticolo di Le Figaro del 19 maggio 2020, riporta della città di Colmar, un luogo pittoresco, dall'aspetto germanico, in Alsazia, la zona della Francia vicino alla Germania (vedi mappa sotto), che è stata una delle zone più colpite dall'epidemia di virus in Francia. Ci sono anche altre due storie precedenti: una in cui un paziente è stato identificato retrospettivamente come affetto da COVID in dicembre (un ospedale di Parigi scopre che ha trattato un paziente COVID-19 in Francia già il 27 dicembre), e una interessante che riguarda molti giovani atleti, provenienti da 100 paesi tra cui la Francia, che si sono ammalati di quello che potrebbe essere stato il virus ai Giochi Militari Mondiali di Wuhan in ottobre (COVID: Why We Need to Pay Very Close Attention to Those Wuhan Military Games).
La Fondazione Rockefeller ha presentato il «Piano d’azione nazionale per il controllo del Covid-19», indicando i «passi pragmatici per riaprire i nostri luoghi di lavoro e le nostre comunità». Non si tratta però, come appare dal titolo, semplicemente di misure sanitarie. Il Piano – cui hanno contribuito alcune delle più prestigiose università (Harvard, Yale, Johns Hopkins e altre) – prefigura un vero e proprio modello sociale gerarchizzato e militarizzato. Al vertice il «Consiglio di controllo della pandemia, analogo al Consiglio di produzione di guerra che gli Stati uniti crearono nella Seconda guerra mondiale». Esso sarebbe composto da «leader del mondo degli affari, del governo e del mondo accademico» (così elencati in ordine di importanza, con al primo posto non i rappresentanti governativi ma quelli della finanza e dell’economia). Questo Consiglio supremo avrebbe il potere di decidere produzioni e servizi, con una autorità analoga a quella conferita al presidente degli Stati uniti in tempo di guerra dalla Legge per la produzione della Difesa.
Ogni grande crisi, ogni grande emergenza può creare dei pericolosi cortocircuiti nelle democrazie.
La paura può diventare psicosi di massa e dare ai governi un alibi per poter sospendere le libertà costituzionali e i diritti fondamentali dell’essere umano. Ma in base a cosa è possibile tracciare il confine di tali sospensioni? Sono realmente lecite?
Schiller scriveva: “Essere libero e determinarsi da sé… è la stessa cosa” (F. Schiller, Kallias, o della bellezza, Mursia, pag. 67.) Quindi un vero stato di diritto è quello che permette all’individuo di determinarsi da sé, dove la sfera della libertà è qualcosa di inviolabile. Ma l’emergenza sanitaria mette in crisi questa visione, poiché va ad intaccare con la paura la psiche individuale, psiche in ostaggio, pronta a sacrificarsi temporaneamente per il bene proprio e altrui.
Ma cosa accade se tale emergenza solleva dei dubbi?