Ieri Tucker Carlson,
probabilmente il giornalista attualmente più seguito negli Stati Uniti, è
ritornato sulla storia del soldato dell’IDF che, nel sud del Libano
occupato, ha spaccato una statua di Gesù Cristo.
Ecco le sue parole:“Perché
un soldato israeliano dovrebbe voler spaccare la faccia a Gesù? Questo è
un Paese che ci viene spesso descritto come un rifugio sicuro per i
cristiani nella regione. Ebbene, prima ancora che si potesse dare una
risposta a queste domande, i media israeliani sono intervenuti”.
Poi Carlson ha mostrato un intervento di Balig Sladeen, giornalista israeliano che ha commentato così la porcheria fatta dall’IDF: “Questo
non fa certo fare una bella figura a noi israeliani e circolerà online e
anche negli Stati Uniti. Sappiamo chi ne approfitterà. Sicuramente gli
account affiliati ad Hezbollah. E questo è un altro incidente che
contribuirà a creare un’immagine molto negativa delle Forze di Difesa
Israeliane”.
Dopodiché Carlson ha aggiunto: “Per
Israele il problema relativo a un soldato dell’IDF che spacca la faccia
a Gesù non è che abbia spaccato la faccia a Gesù. Il problema è che è
stato ripreso dalle telecamere. E infatti, a quanto pare, non solo chi è
responsabile del gesto è stato punito, ma anche chi ha filmato. Perché
smascherare ciò che l’IDF fa è il vero crimine. Ciò che non si sente è
alcuna analisi del perché sia successo tutto questo. Nessuno che
approfondisca l’atteggiamento dell’esercito israeliano e di Israele
stesso nei confronti del cristianesimo. Questo non viene mai
affrontato.”
Tucker Carlson, come spesso gli accade ultimamente, ha centrato il punto.
Israele ha punito il soldato e questa notizia è rimbalzata ovunque. Ma
Israele ha punito anche chi ha filmato perché il nemico principale di
Israele (io lo sostengo da anni) non è Hamas, l’Iran o Hezbollah: è la verità!
Carissimi lettori che ci seguite da 17 anni, fino agli ultimi arrivati oggi, l'articolo intitolato Epstein, Barak, Chomsky e gli altri ➤ l’Eugenetica delle élites, non è più presente a questo link.
Come vedete dal commento sotto, che non cancello, sono stata accusata di aver "copiato impunemente" l'articolo, nonostante avessi messo nome, biografia e persino la foto dell'autore.
Subito sotto...(dove si mettono sempre negli articoli sul web), il link della fonte, che "loro" dicono "quasi neanche si vede". Ma in che senso "quasi", si vede o non si vede?
L'Espresso risponde alla campagna negazionista contro la sua copertina
Discussa, contestata e messa in dubbio, la foto di Pietro Masturzo, copertina dello scorso numero de L’Espresso, è invece il frutto di un lavoro decennale nei territori occupati della Cisgiordania
Se la scorsa copertina de L’Espresso
ha fatto il giro del mondo è perché in quello scatto la violenza non è
un dettaglio. È il centro. E finisce per diventare il suo volto. Un
volto che qualcuno preferisce non guardare, o insinuare che sia falso,
artefatto, manipolato. Quello scatto, invece, è il frutto del percorso
di Pietro Masturzo. Dal 2010 il fotografo italiano ha attraversato Gaza e la Cisgiordania
con uno sguardo che rifiuta la superficie degli eventi per addentrarsi,
con ostinazione, nella complessità di una realtà spesso raccontata in
modo parziale, semplificato, se non distorto.
Insegnanti e studenti delle scuole pubbliche australiane sono influenzati da lobbisti sionisti che cercano di manipolare il consenso per l'occupazione illegale della Palestina e il genocidio di Gaza.
Il programma di formazione per insegnanti di studi sull'Olocausto di Yad Vashem, destinato agli educatori australiani e sostenuto dalla Fondazione Gandel, è uno strumento utilizzato per indottrinare insegnanti e studenti con il pretesto degli studi sull'Olocausto, in quella che è chiaramente una visione di Stato.
Questo rappresenta un punto di vista contrario a quello che la maggior parte degli accademici ed esperti conosce e insegna, e mina lo spirito di studi equilibrati e indipendenti.
Si stanno creando le condizioni per un'altra emergenza sistemica globale. L'ultima escalation in Medio Oriente è iniziata con un attacco israeliano contro le infrastrutture energetiche iraniane, condotto con il sostegno strategico degli Stati Uniti – un attacco che viola i principi fondamentali del diritto internazionale in materia di obiettivi civili. Questo si inserisce in un più ampio schema di violenza che i media occidentali preferiscono nascondere. Ad esempio, il 28 febbraio, il sedicente "asse del bene" ha massacrato 165 bambine di età compresa tra i 7 e i 12 anni, e il personale scolastico, bombardando una scuola a Minab, nel sud dell'Iran. La stampa occidentale ne ha parlato sottovoce, minimizzando l'atrocità e relegandola in un discorso in cui tali morti vengono rese irrilevanti. La tanto decantata retorica dell'"aggressore contro la vittima" viene tirata fuori quando serve a uno scopo; non viene mai applicata alla coalizione anglo-sionista e all'Occidente nel suo complesso.
Aleksandr Dugin sul martirio di Ali Larijani, sulla filosofia del sacrificio e sulla lotta per il futuro del mondo
Il leader iraniano Ali Larijani è stato assassinato dalla coalizione
USA-Israele. Ancora una volta, «l’unità non si è accorta della perdita
di un combattente».
L’Iran offre all’umanità una lezione di vera
antropologia: l’individuo non conta; ciò che conta è l’uomo di
carattere. L’uomo di carattere è colui che è pronto a sacrificare la
propria vita per un’Idea. Quell’Idea troverà nuovi individui, che si
solleveranno per difenderla e diventeranno uomini di carattere. Questa è
l’immortalità nell’Idea, in Dio, nella Verità.
Mentre le proteste in Iran affrontano le minacce di un intervento militare da parte degli Stati Uniti, gli analisti occidentali stanno rilanciando una narrativa logora che inquadra i disordini come un fallimento interno, oscurando decenni di interventi.
Il mondo si sta preparando a un potenziale attacco statunitense all'Iran da quando l'amministrazione Trump ha lanciato una serie di minacce e schierato nella regione una flotta di decine di aerei, 12 navi da guerra e la portaerei USS Abraham Lincoln. Dopo che le proteste in Iran, iniziate alla fine dello scorso anno, si sono estese a tutto il paese, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esortato i manifestanti a "continuare a protestare" e a "prendere il controllo" delle istituzioni statali, promettendo che "gli aiuti sono in arrivo" e mettendo in guardia contro un'azione militare statunitense.
I giornali scrivano pure tutte le cazzate che vogliono, ma che lo facciano senza i soldi nostri. Alessando Di Battista
Negli ultimi mesi i media di regime ci hanno raccontato più e più volte che a Gaza il Ministero della Salute mentiva. Ci hanno detto che quei numeri erano “propaganda di Hamas”. C’è stato chi, con un cinismo osceno, ha sostenuto che a Gaza “si facevano i funerali alle bambole”. Quando dicevamo che i palestinesi uccisi erano molti di più di quelli dichiarati, ci ridevano in faccia, ci delegittimavano, ci attaccavano sui giornali. Lo hanno fatto e lo fanno tuttora.
Oggi perfino il Ministero della Difesa israeliano utilizza come parametro proprio i dati del Ministero della Salute di Gaza. Esattamente quei dati che negli ultimi due anni ci hanno detto fossero falsi. Gli stessi terroristi israeliani ammettono che quei numeri non includono i corpi dei palestinesi che sono ancora sotto le macerie. Non includono chi è morto di fame. E non includono i bambini morti assiderati.
Israele ha trasformato le sue prigioni in una rete di campi di tortura per palestinesi. I prigionieri subiscono gravi violenze, umiliazioni deliberate, fame, privazione del sonno, negazione delle cure mediche e maltrattamenti in tutti gli istituti in cui sono detenuti. Alcuni sono stati anche vittime di gravi aggressioni sessuali. Dall'ottobre 2023, almeno 84 palestinesi sono morti in questi campi di tortura. I leader politici, e in particolare il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, si vantano, in compiacenti servizi televisivi e sui social network, di ciò che sta accadendo in questi campi.
Oggi pubblichiamo "Inferno sulla Terra", un rapporto sulla situazione dei palestinesi detenuti da Israele. Questo rapporto si basa sulle testimonianze dei palestinesi pubblicate negli ultimi mesi, nonché su ricerche, rapporti, notizie e dati del servizio carcerario israeliano.
Il periodo più violento dell'aggressione israeliana in Cisgiordania dalla Seconda Intifada è stato in gran parte ignorato, in parte a causa della portata e dell'orrore del genocidio perpetrato da Israele a Gaza, ma le sue conseguenze potrebbero rivelarsi altrettanto devastanti.
Shock and awe (colpisci e terrorizza). Questa espressione descrive bene ciò che Israele ha fatto nella Cisgiordania occupata quasi immediatamente dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e l'inizio del genocidio israeliano a Gaza.
Nel suo libro Shock Economy, Naomi Klein definisce “shock and awe” non solo come una tattica militare, ma come una strategia politica ed economica che sfrutta i momenti di trauma collettivo - causati da guerre, disastri naturali o collassi economici - per imporre politiche radicali che altrimenti sarebbero osteggiate.
Un nuovo film sull'omicidio di Hind Rajab getta luce su una società israeliana profondamente malata, sprofondata nell'oscurità da un'ideologia razzista che sostiene che le vite degli ebrei contino, ma quelle dei palestinesi no.
The Voice of Hind Rajab, uno straziante adattamento drammatico dell'omicidio al rallentatore di una bambina di cinque anni a Gaza da parte di Israele, uscirà nei cinema del Regno Unito la prossima settimana. Non perdete l'occasione di vederlo. La stragrande maggioranza degli americani non ha avuto questa opportunità quando è uscito il mese scorso.
Da cospirazione a realtà? Gli incendi aprono la strada al controllo straniero nell'ultima frontiera
Mentre scorrevo i feed di notizie, cercando di tenere il passo con parte del caos che si stava verificando in tutto il mondo, mi sono imbattuta in una raffica di resoconti dall'Argentina sui violenti incendi boschivi che stavano devastando Patagonia.
A partire dal 5 gennaio 2026 circa, le fiamme hanno devastato migliaia di ettari nella provincia di Chubut, in zone come El Hoyo, Puerto Patriada e nei pressi di Epuyén, provocando evacuazioni in mezzo a un fumo denso, case distrutte ed ecosistemi minacciati. Migliaia di argentini e altri ispanofoni hanno inondato di risposte i post su X relativi agli incendi, la maggior parte dei quali incredibilmente indignati nei confronti del governo Milei. Frasi come “I sionisti stanno cercando di rubare la Patagonia!” e “Milei ci ha venduti a Israele!”
Un nuovo libro afferma che un'azienda tecnologica statunitense è stata coinvolta nell'attacco in Libano che ha ucciso decine di persone e ne ha ferite migliaia
Il libro ha rivelato che l'esercito di occupazione israeliano ha utilizzato la tecnologia sviluppata dall'azienda americana Palantir durante gli attacchi lanciati in Libano nel 2024, incluso l'attacco su larga scala che ha preso di mira i cercapersone (paging) e le comunicazioni wireless di Hezbollah, noto in Israele come Operation Death Whistle ("Operazione Fischio della Morte").
Qualcuno ricorda i 15 palestinesi morti il 16 marzo 2025? Quel giorno è rimasto impresso nella memoria di qualcuno come una strage particolarmente significativa? No? Stessa cosa qui.
Onestamente non me lo ricordo affatto. Questo sarebbe stato durante la fase finale del primo falso “cessate il fuoco”, un paio di giorni prima che Trump approvasse la ripresa delle operazioni di bombardamento su larga scala da parte di Israele a Gaza, quindi non è stato nemmeno uno di quei giorni caratterizzati da enormi massacri e da un numero impressionante di vittime. Non è esattamente un giorno che spicca nella memoria.
Secondo quanto riportato martedì dall'agenzia Reuters, citando fonti delle agenzie umanitarie, a Gaza stanno arrivando quantità insufficienti di cibo e altri tipi di aiuti, mentre Israele continua a violare una parte fondamentale dell'accordo di cessate il fuoco. In base all'accordo di cessate il fuoco, Israele si è impegnato a consentire immediatamente “l'ingresso completo di aiuti umanitari e soccorsi” almeno in linea con l'accordo di cessate il fuoco del gennaio 2025, in base al quale Israele ha accettato di consentire l'ingresso a Gaza di 600 camion di aiuti al giorno.
«Vediamo ferite raramente osservate nella storia recente»
Un team di ricercatori documenta per la prima volta in modo dettagliato il tipo e la gravità delle ferite inflitte alla popolazione civile dall'esercito israeliano. I dati “mostrano uno scenario senza precedenti”.
Ci vorrà del tempo prima di conoscere con esattezza la portata degli attacchi perpetrati da Israele contro la popolazione civile a Gaza, ma nel frattempo la comunità scientifica e sanitaria sta cercando di documentarla. Al di là della cifra provvisoria di oltre 60.000 palestinesi morti e 143.000 feriti, un team di ricercatori ha cercato di descrivere il panorama che devono affrontare gli operatori sanitari negli ospedali, sotto il bombardamento e nel mezzo di un genocidio.
I falliti attentati di Israele contro la leadership di Hamas a Doha sono stati ampiamente definiti “senza precedenti” e “scioccanti”. Tuttavia, un breve sguardo alla storia di Israele suggerisce proprio il contrario: questo è stato semplicemente un altro Paese da aggiungere a una lunga lista che abbraccia almeno quattro continenti.
Il 10 settembre, il giorno dopo il fallito tentativo di assassinio contro la leadership di Hamas in Qatar, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha minacciato pubblicamente di lanciare un altro attacco all'interno del territorio dello Stato arabo del Golfo e oltre. Nonostante anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia cercato di prendere le distanze dall'attacco, che ha violato la sovranità della nazione alleata, il premier israeliano non ha mostrato alcun rimorso o pentimento.
La fine dell'eccezione: per una lettura universalista e decoloniale della memoria della Shoah
Il genocidio perpetrato a Gaza rivela, con tragica brutalità, che la commemorazione dell'Olocausto non serve più necessariamente a prevenire tali orrori, ma talvolta a giustificarli. Lungi dal fare luce sul passato, la sua memoria sarebbe distorta per manipolare il presente.
Quasi tutti gli studiosi dell'Olocausto, che considerano qualsiasi critica nei confronti di Israele come un tradimento assoluto, si sono astenuti dal condannare le atrocità commesse a Gaza.
L'intenzione di Israele di annientare Gaza sarebbe stata chiara molto prima se avessimo ascoltato i giornalisti palestinesi, invece delle evasioni e delle ambiguità della BBC.
La giustificazione di Israele per il massacro di massa della popolazione di Gaza e la sua fame - ora ufficialmente confermata come una carestia provocata da Israele - si basava su una serie di bugie facilmente smentibili fin dall'inizio: bambini decapitati, neonati nei forni, stupri di massa.
Non dovrebbe sorprendere nessuno che Israele abbia continuato a diffondere bugie altrettanto oltraggiose mentre si apprestava - come tutti i regimi genocidi devono fare - a smantellare le infrastrutture più basilari per la sopravvivenza della popolazione di Gaza.
Antonio Tajani, il ministro degli Esteri di Israele in Italia, è corresponsabile del genocidio in Palestina. La ragione è semplice: non ha volutamente fatto nulla per fermare il terrorismo di Stato israeliano.
La sua è stata una scelta politica chiarissima. Si è schierato dalla parte di Israele senza se e senza ma. L'ha fatto nonostante sappia perfettamente quello che accade dall'8 ottobre in poi in Palestina.
Nel gennaio 2025, mentre Israele sparava su moschee e ospedali e uccideva bambini e neonati, intervistato da Report Tajani diceva: “Israele non è un Paese criminale. Non ha compiuto crimini di guerra”.