Ci troviamo sull'orlo di una frattura monetaria senza precedenti nella storia moderna, e i segnali sono così evidenti che solo gli ideologicamente ciechi si rifiutano di riconoscerli. Le riserve auree delle banche centrali del blocco occidentale hanno raggiunto soglie critiche, mentre la domanda fisica reale ha superato la capacità di estrazione globale con un margine che si aggrava esponenzialmente a ogni trimestre fiscale. I dati pubblicati dal World Gold Council nel suo rapporto del secondo trimestre 2025 rivelano una realtà terrificante: la produzione annua di oro raffinato è rimasta stagnante a circa 3.600 tonnellate nell'ultimo decennio, mentre gli acquisti ufficiali delle banche centrali sono esplosi a 1.089 tonnellate solo nel 2024, segnando il quarto anno consecutivo di acquisizioni superiori a 1.000 tonnellate. Cina, Polonia, Singapore, Turchia e Repubblica Ceca stanno assorbendo quantità fisiche che avrebbero dovuto circolare sul mercato libero, trasformando il metallo giallo in un bene che gli investitori al dettaglio troveranno presto di fatto inaccessibile, indipendentemente dalle loro disponibilità di valuta fiat.
Come semplice cittadino, ho cercato a lungo di capire come la finanza avesse imposto la sua influenza sugli Stati stessi. Ho scoperto, informandomi dai più eminenti economisti, che la risposta, lungi dall'essere complicata, è abbastanza semplice, come descritto da Michael Hudson, un economista americano, considerato dai suoi colleghi uno dei più grandi al mondo: È attraverso il sistema monetario che le persone sono schiavizzate.
La finanza, senza il sistema monetario che le è del tutto favorevole, non rappresenterebbe più un pericolo per l'economia produttiva. È l’eccessiva liquidità che autorizza tutti gli eccessi finanziari. L'alta finanza globalizzata non può prosperare senza l'esistenza di un gigantesco mercato globale del debito pubblico.
Leggo da più parti nuove idee per la riforma del Sistema finanziario italiano a cura di individui molto ben intenzionati che affermano di non credere nell’oro come base della moneta, e questa cosa sarebbe sopportabile se non incombesse l’ombra della trappola dei cretini secondo Ennio Flaiano. Il fine scrittore umorista ci propose un criterio per identificarli:
sono quelli che si alzano una mattina e hanno idee.
Inutile dire che ormai tutti temono che la CBDC (la moneta digitale della Banca Centrale) venga imposta alla popolazione mondiale; semplicemente perché a quel punto tutto diventerà tracciabile, controllabile e restrittivo. Eppure vediamo tutte le note pedine del WEF e tutti i pezzi grossi della politica spingere verso la CBDC. In realtà, però, essi simboleggiano il mago che ti fa concentrare sui movimenti ondeggianti delle sue braccia, mentre il trucco sta avvenendo da un'altra parte.
Partiamo da tre fatti multipolari interconnessi...
Primo: Uno dei risultati più importanti dell'evento annuale del World Economic Forum di Davos, in Svizzera, è stato il ministro delle Finanze saudita Mohammed al-Jadaan che, in un panel sulla "Trasformazione dell'Arabia Saudita", ha chiarito che Riyadh "prenderà in considerazione la possibilità di commerciare in valute diverse dal dollaro USA".
Più il debito si accumula nei bilanci delle banche centrali europee, più è probabile che rivalutino l'oro per cancellare questo debito. Quando ho chiesto alla banca centrale tedesca se considerano questa opzione mi hanno risposto: "in questa fase, preferiamo non speculare su qualsiasi decisione potenziale ... che potrebbe o non potrebbe essere presa in futuro".
I livelli di debito pubblico in rapporto al PIL in molti paesi sono ai record di tutti i tempi e non sono a conoscenza di nessun politico o economista che abbia delineato una chiara strategia per abbassare il peso del debito. Tecnicamente, ci sono sei modi per abbassare il debito pubblico in rapporto al PIL:
François Villeroy de Galhau, governatore della Banque de France, ha negato il 16 febbraio su France Inter qualsiasi qualità monetaria al Bitcoin, riducendolo al rango di "asset speculativo". Il governatore è nel suo ruolo di banchiere centrale e quindi di guardiano della moneta quando castiga questa strana moneta digitale, un possibile concorrente nel campo monetario che è il suo. Inoltre, la Banque de France appartiene ad un sistema monetario europeo, dominato dalla Banca Centrale Europea, in linea di principio al riparo dalle manipolazioni monetarie che deliziavano i suoi predecessori sulla comodissima poltrona di Governatore, rue de la Vrillière, (Parigi 1) quando era possibile di tanto in tanto svalutare la moneta nazionale, cioè il franco, per far uscire la nostra economia da un solco ricorrente.
I media mainstream evitano accuratamente di discutere il metodo dietro l'apparente follia dell'America nell'assassinio del generale della Guardia rivoluzionaria islamica Qassem Soleimani, che ha segnato l'inizio del nuovo anno. La logica alla base di questo assassinio era un'applicazione della politica mondiale statunitense di lunga data, non solo un'eccentricità personale dell'impulsivo Donald Trump. L'assassinio del leader militare iraniano Soleimani è stato in effetti un atto di guerra unilaterale in violazione del diritto internazionale, ma è stato un passo logico in una strategia statunitense di lunga data. E' stato esplicitamente autorizzato dal Senato nella legge di finanziamento del Pentagono approvata l'anno scorso. L'assassinio aveva lo scopo di intensificare la presenza statunitense in Iraq per mantenere il controllo delle riserve petrolifere della regione e per sostenere le truppe wahhabite in Arabia Saudita (Isis, Al-Qaeda in Irak, Al Nusra e altre divisioni di quella che è a tutti gli effetti la legione straniera degli USA-America) a sostegno del controllo statunitense sul petrolio del Medio Oriente come stampella per il dollaro USA. Questa rimane la chiave per comprendere questa politica, e il motivo per cui sta crescendo, non svanendo.
Una rivoluzione sia culturale che politica, perchè l’una senza l’altra sarebbe inefficace. La rivoluzione culturale è iniziata con questo video, dove insieme all’amico Francesco Carraro abbiamo provato ad allargare il campo della consapevolezza, cercando di trovare anche in altri ambiti della conoscenza umana, le motivazioni per cambiare l’attuale società.
(da Russia Today) - Secondo alcuni funzionari russi, i paesi del BRICS stanno prendendo in considerazione una piattaforma interna per lo scambio dell'oro.
Secondo un esperto di metalli preziosi, quando questo accadrà l'economia globale sarà fortemente ristrutturata, e l'Occidente perderà il suo predominio.
Secondo Claudio Grass, della Precious Metal Advisory Svizzera, nel 2016 sono state scambiate 24,338 tonnellate di oro fisico, e cioè il 43% in più del 2015.
L'oro si sta spostando dall'Occidente all'oriente.
"Bisogna guardare a questa iniziativa dei BRICS in un contesto più ampio - ha detto Grass a RT - Fa parte di uno slittamento tettonico che è iniziato alcuni decenni fa. Abbiamo osservato un costante flusso di oro fisico dall'Occidente all'oriente. Contemporaneamente, l'Occidente ha perso la sua guerra economica, e come conseguenza ora l'attenzione si è spostata sul sistema finanziario. La Cina domina l'economia mondiale, ed ha rimpiazzato gli Stati Uniti come maggiore potenza economica".
Per lungo tempo si sono potute distinguere le valute del mondo in tre distinte categorie: (i) la moneta leader, tipicamente appartenente alla potenza imperialista principale, oggi gli Stati Uniti, considerata "buona come l'oro" dai possessori dei patrimoni mondiali; (ii) le altre valute della metropoli imperialista in base alle quali i possessori di patrimoni mondiali detenevano parte della loro ricchezza, ma che, proprio per non essere considerate "buone come l'oro", dovevano mantenere un certo valore stabile nei confronti della moneta principale attraverso il perseguimento di appropriate politiche macroeconomiche, comprese le politiche di contrattazione nei rispettivi paesi; e (iii) le valute del terzo mondo che, a prescindere dalle politiche macroeconomiche perseguite, erano destinate generalmente al deprezzamento nel tempo del loro valore relativo nei confronti dei suddetti due gruppi di valute, sia in termini nominali che in termini reali (anche quando fossero presi in considerazione i tassi differenziali di inflazione tra questi paesi e le economie metropolitane); per cui i possessori di patrimoni evitavano di detenere una parte della loro ricchezza in quelle valute e se i ricchi locali dei paesi in parola, lo hanno fatto, ciò è dovuto a inerzia o coercizione (ossia l'esistenza di un sistema di controlli che ponevano restrizioni allo spostamento della ricchezza all'estero).