16 gennaio 2020

L'USAmerica intensifica la sua guerra "democratica" del petrolio in Medio Oriente

I media mainstream evitano accuratamente di discutere il metodo dietro l'apparente follia dell'America nell'assassinio del generale della Guardia rivoluzionaria islamica Qassem Soleimani, che ha segnato l'inizio del nuovo anno. La logica alla base di questo assassinio era un'applicazione della politica mondiale statunitense di lunga data, non solo un'eccentricità personale dell'impulsivo Donald Trump. L'assassinio del leader militare iraniano Soleimani è stato in effetti un atto di guerra unilaterale in violazione del diritto internazionale, ma è stato un passo logico in una strategia statunitense di lunga data. E' stato esplicitamente autorizzato dal Senato nella legge di finanziamento del Pentagono approvata l'anno scorso.

L'assassinio aveva lo scopo di intensificare la presenza statunitense in Iraq per mantenere il controllo delle riserve petrolifere della regione e per sostenere le truppe wahhabite in Arabia Saudita (Isis, Al-Qaeda in Irak, Al Nusra e altre divisioni di quella che è a tutti gli effetti la legione straniera degli USA-America) a sostegno del controllo statunitense sul petrolio del Medio Oriente come stampella per il dollaro USA. Questa rimane la chiave per comprendere questa politica, e il motivo per cui sta crescendo, non svanendo.

15 gennaio 2020

Papilloma Virus: il vaccino riduce davvero il rischio di cancro?

Pubblichiamo un articolo di Agoravox che, basandosi su una corposa rassegna di fonti scientifiche, mette in dubbio l’opportunità di vaccinare massivamente i giovani contro l’HPV, in particolare i soggetti di età maggiore, che potrebbero già essere venuti a contatto col virus. L’attuale frenesia nell’imporre ed estendere l’uso dei vaccini sembra anche in questo caso non fermarsi di fronte a nulla: né ai costi eccessivi del vaccino, né alle complicazioni e ai possibili effetti opposti a quelli desiderati che l’uso del farmaco ha evidenziato.

In sintesi: 12 anni dopo il suo rilascio, il vaccino HPV non ha ancora dimostrato di poter ridurre il rischio di cancro. I primi risultati, formalizzati dai registri tumorali di tutti i paesi che hanno organizzato grandi campagne di vaccinazione, mostrano invece che le campagne sono state seguite pochi anni dopo da un aumento del rischio di cancro invasivo.

Il neoliberismo affonda la Germania: risultati catastrofici per l'economia tedesca

Ancora cattive notizie sul fronte economico per una Germania vittima delle sue stesse ricette economiche neoliberiste che impone a tutta l’Unione Europea con ottusa cocciutaggine. 

I nuovi ordini di produzione in Germania sono diminuiti dell'1,3% nel mese rispetto a ottobre, secondo i dati provvisori pubblicati dall'Ufficio federale di statistica. Questo numero sarà uno shock per Angela Merkel, poiché gli economisti intervistati da Reuters si aspettavano in realtà un aumento dello 0,2 per cento. Il crollo degli ordini di produzione tedeschi è stato principalmente guidato da un calo degli ordini all'ingrosso e, escludendoli, gli ordini sono aumentati solo dell'1% rispetto al mese precedente, scrive il quotidiano britannico Express. 

10 gennaio 2020

Perversione della classe intellettuale

Nel 1786, quando Bolivar aveva 3 anni, Thomas Jefferson (1743-1826), prima di diventare il terzo presidente degli Stati Uniti (1801-1809) e prima che fosse scritta la Dottrina Monroe, vomitò queste parole: "La nostra Confederazione deve essere considerata come il nido dal quale tutta l'America, sia del Nord che del Sud, deve essere popolata. Ma guardiamoci dal credere che sia nell'interesse di questo grande continente espellere gli spagnoli. Per il momento, questi paesi sono nelle mani migliori, e temo solo che saranno troppo deboli per mantenerli sotto controllo fino a quando la nostra popolazione non sarà cresciuta abbastanza per portarli via pezzo per pezzo. Questa macabra sentenza fu sostenuta militarmente nel Corpo dei Marines fondato a Filadelfia il 10 novembre 1775.

Il mondo per gli USA

Nel 1804, John Quincy Adams (1758-1831), che sarebbe diventato il sesto presidente degli Stati Uniti (1825-1829), ampliò la visione del suo simile: "Tutto ciò che speriamo è di possedere il mondo".

7 gennaio 2020

Il 2020, l'anno della fine per Gaza

E' come quando ci si diverte, il tempo vola. Otto anni fa, nel 2012, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto intitolato "Gaza nel 2020: un luogo vivibile?" La risposta era contenuta nel corpo del rapporto: no. La risposta era contenuta nel corpo del rapporto: no. A meno che non siano state attuate misure per salvarla.

Non sono stati compiuti passi concreti, ma anche le proiezioni di questo severo rapporto non sono state confermate: La situazione è molto peggiore di quanto previsto.
Il 1° gennaio 2020 è iniziato l'anno della fine per Gaza. Dal 1° gennaio, 2 milioni di esseri umani vivono in un luogo che non è abitabile.
C'è una Chernobyl a Gaza, a un'ora da Tel Aviv. E Tel Aviv non ne è infastidita. E nemmeno il resto del mondo. Le analisi delle notizie dell'ultimo decennio hanno incluso tutto il resto, ma non il disastro umanitario nel cortile di casa di Israele, di cui Israele, in primo luogo, è responsabile.

Come si avvelenano gli esseri umani impunemente

Dal 2008 si tiene una commemorazione il 3 dicembre. Questa data è stata stabilita in 60 paesi dalle 400 organizzazioni membri della rete di Azione Pesticidi PAN, in memoria di oltre 31.000 persone morte a seguito del disastro di Bhopal, in India, nel 1984.

La multinazionale, Union Carbide, possedeva una fabbrica nella città di Madhya Pradesh, vicino a Bhopal, dove veniva prodotto un pesticida che utilizzava l'isocianato di metile. Quella notte si verificò una tragedia dovuta alla fuga di 30 tonnellate di gas tossico.
Queste emissioni si sono verificate non solo per la mancanza di manutenzione negli impianti, ma anche per il risparmio di costi nei processi di produzione, che ha permesso alla multinazionale di ottenere maggiori guadagni sia nel costo del lavoro che nel processo di produzione.

6 gennaio 2020

Il “caos creativo” americano colpisce ancora

L'incendio. L’obiettivo di Washington era ed è polverizzare gli Stati arabi e musulmani che possono opporsi a Israele, il guardiano degli Usa nella regione, e all’Arabia Saudita

Il nuovo anno americano si inaugura con un altro sconcertante capitolo della destabilizzazione permanente del Medio Oriente voluta da Washington: altro che ritiro degli Stati Uniti dalla regione. Colpire al cuore il regime iraniano e assestare una mazzata all’apparato di sicurezza sciita in Iraq.
Uccidendo il generale iraniano Qassem Soleimani e il suo braccio destro iracheno Abu Mahdi al Muhandisi, capo delle forze di mobilitazione popolare dei Kataib Hezbollah: questo è stato l’ordine di Trump anticipato 24 ore prima, pubblicamente, dall’ex agente dei servizi Usa Michael Pregent senza che per altro nessuno se ne accorgesse.

3 gennaio 2020

Africa e Europa: Le Condizioni Economiche Della Pace

Le conseguenze sociali di tutto ciò sono devastanti. Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni. Circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema7. La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi della diseguaglianza, figlia del sistema di brigantaggio internazionale più raffinato mai congeniato.

Mohamed Konarè, nella sua ultima intervista su MePiù che ho avuto il privilegio di ascoltare in anteprima, ha descritto le sorti della sua gente con una immagine particolarmente vivida. “L’Africa e i popoli che la abitano, vivono oggi nel più grande Lager a cielo aperto che la storia abbia mai conosciuto”. Tutte le principali potenze economiche della Terra, Francia, Inghilterra, USA, Cina, India guardano all’Africa come un semplice deposito di materie prime da depredare. Nessuna di queste potenze è interessata alle sorti del miliardo di persone che vive in quelle terre.

2 gennaio 2020

"Sfide"

Per i movimenti popolari in America Latina e nel Caraibico non è sufficiente raggiungere un alto grado di consapevolezza politica e di organizzazione fintanto che le classi dominanti, in una forma o nell'altra, mantengono il controllo delle forze armate. 
Quando il sistema politico tradizionale crolla e le sue energie si esauriscono, è possibile ottenere il controllo del governo (in tutto o in parte) da queste classi dominanti. senza dubbio è il caso del Venezuela e della Bolivia. È ben diverso togliere il potere economico (e il potere dei media, che è strettamente legato a quest'ultimo), anche se le forme di capitalismo di stato (in mani popolari) consentono margini abbastanza ampi per intraprendere riforme politiche e sociali fondamentali. 

1 gennaio 2020

2019: Non bisogna essere un meteorologo per capire da che parte soffia il vento e dove ci porta

Emad Hajjaj

"Né dio, né Cesare, né tribuno”, ma Jokers a milioni: moltitudini intelligenti prendono di nuovo d'assalto il cielo.

L'anno che finisce sarà stato un anno di nuove rivolte, portatrici di immense speranze.
Essi - ed esse, onnipresenti - non brandiscono ritratti di Lenin, Mao o Che, nessuna bandiera nera, rossa o verde, ma solo bandiere nazionali, i loro slogan sono generali e generosi, e non rivendicano alcuna ideologia particolare.
Dall'inizio dell'anno, milioni di persone sono scese in strada in Ecuador, Cile, Libano, Iraq ed Egitto, unendosi ai milioni già mobilitati ad Haiti, in Algeria, Sudan, Marocco, Hong Kong, Colombia, Brasile, Catalogna e altrove.
Le immagini sono intercambiabili, come gli slogan. Gli stessi effetti dalle stesse cause? Sì e no.

26 dicembre 2019

Inquinamento e movimento ambientalista:
La lotta per il pianeta è contro il capitale

Negli ultimi anni la sensibilità rispetto al tema dell’ambiente è cresciuta esponenzialmente, e oggi in molti paesi europei questo tema è messo al centro del dibattito politico. Le manifestazioni di “Fridays for Future” hanno riportato i riflettori su una questione che sicuramente è fra le più attuali del nostro tempo. E lo è giustamente, perché i cambiamenti climatici e tutte le loro conseguenze sono già una realtà. Ma se è vero che cresce l’interesse per l’ambiente e il clima, non si può dire che si abbiano sempre le idee davvero chiare a riguardo. Molto spesso a prevalere sono i falsi miti. E questi diventano pericolosi quando, oltre a diffondersi nella percezione comune, possono essere utilizzati dai padroni per i loro interessi.
Uno dei grandi miti di questi anni, ad esempio, è l’idea che l’inquinamento si debba combattere innanzitutto con l’attivazione sul piano individuale da parte di ciascuno di noi, a partire dalle piccole azioni quotidiane.

22 dicembre 2019

Julian Assange: Quello che sappiamo

Sappiamo che: Julian Assange è un cittadino australiano. La casa editrice da lui co-fondata (Sunshine Press) ha sede in Islanda e il loro sito di Wikileaks è ospitato... eh... da qualche parte.

Sappiamo che Assange non ha violato alcuna legge in nessuna giurisdizione in cui si trovava. Neanche una. Non l'ha mai fatto. Sappiamo che non è mai stato accusato di stupro in Svezia (se pensate che sia stato accusato di stupro in Svezia, consultate la vostra fonte d'informazione preferita). Quindi sappiamo che la lunga "indagine preliminare" di un procuratore svedese non è mai stata altro che un'operazione per far cadere la preda Assange nella trappola degli Stati Uniti.

Dodici milioni di telefoni, un unico database, zero privacy

Ogni minuto che passa, ovunque sul pianeta, decine di aziende (in gran parte non regolamentate e poco controllate) registrano i movimenti di decine di milioni di persone dotate di telefoni cellulari e archiviano le informazioni in giganteschi file dati. Il Times Privacy Project ha ottenuto uno di questi file, di gran lunga il più grande e il più sensibile mai visto da giornalisti. Contiene oltre 50 miliardi di ping di geolocalizzazione dei telefoni di oltre 12 milioni di Americani, registrati mentre si muovevano attraverso diverse grandi città, tra cui Washington, New York, San Francisco e Los Angeles.
I dati presenti in questo file descrivono l’ubicazione precisa di un singolo smartphone per un periodo di diversi mesi, nel 2016 e nel 2017. I dati sono stati forniti a Times Opinion da fonti che hanno chiesto di rimanere anonime perché non erano autorizzate a condividerli e che potrebbero essere soggette a gravi sanzioni per averlo fatto. Queste persone affermano di essere preoccupate per il potenziale cattivo uso di tali informazioni e di voler urgentemente informare il pubblico e i legislatori.

17 dicembre 2019

Correggendo Dio

Si chiama copia-incolla e sapete tutti come funziona: selezioni qualcosa, che si tratti di un brano di testo o una immagine o qualsiasi altra cosa, lo copi, e poi lo incolli esattamente dove volevi averlo. Provate a immaginare se si potesse fare lo stesso con dei geni, editando il DNA di piante, animali o persone, sostituendo questo o quel pezzettino con dentro informazioni scadenti, difettose o semplicemente sgradite con pezzettini di DNA perfetti. Non sarebbe fantastico? Beh, potete smettere di immaginarlo, perché è realtà: lo stanno già facendo da un po’ di anni, anche se i media a larga diffusione non hanno pensato fosse ancora il caso di farvelo sapere.

Sì, avete capito bene: lo possono già fare. Il procedimento si chiama CRISPR ed è attivamente applicato almeno dal 2016. Come fanno? Usano una proteina speciale, che funziona da mezzo di scambio. Tagliano via un pezzetto di DNA dal “bersaglio” e lo sostituiscono con il pezzetto di DNA preso da “donatore”, e il gioco è fatto. Il DNA modificato si replica e si diffonde, producendo i suoi effetti nell’ospite. Semplice come copia-incollare una frase da un post su Facebook.

16 dicembre 2019

Gaza 2020: com’è facile per il mondo cancellare il dolore palestinese

Nel 2012 le Nazioni Unite  dichiararono che Gaza sarebbe  diventata invivibile entro il 2020. Israele ha deliberatamente contribuito a far sì che questo avvenga.
Immagine di copertina Un uomo tiene la mano di Maria al-Gazali, una bambina palestinese di 14 mesi, mentre il suo corpo giace su una barella in un ospedale di Beit Lahia, nel nord di Gaza, il 5 maggio 2019. È morta durante un attacco aereo israeliano (AFP)

Mi piacerebbe  che provaste a fare un esperimento: cercate su Google “famiglia di otto persone uccise”. Vi verranno fornite diverse opzioni: una famiglia uccisa a Sonora, in Messico, un’altra a Pike, nell’Ohio, un’altra nella Contea di Mendocino, in California.

15 dicembre 2019

Decisioni del primo congresso internazionale sulla comunicazione, Caracas, 4 dicembre 2019

Riunito nella città di Caracas, culla del Liberatore Simón Bolívar e capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela il 4 dicembre 2019, il Primo Congresso Internazionale della Comunicazione ha approvato il seguente piano d'azione:
  • Celebrare ogni anno il "Congresso Internazionale della Comunicazione" con sedi di rotazione su richiesta di ogni paese. Tenere la seconda riunione del Congresso internazionale della comunicazione in Nicaragua nel febbraio 2020. 
  • Nominare un comitato del Congresso per creare un regolamento di base e una struttura operativa basata sulle proposte dei partiti e dei movimenti partecipanti. La proposta sarà discussa in occasione del prossimo Congresso internazionale sulla comunicazione.

14 dicembre 2019

Venezuela: come dittatura, abbiamo visto di peggio. Creazione di armi globali di costruzione di massa a partire da Caracas

Sono appena tornato dal Venezuela, ancora sotto lo shock emotivo di questo primo incontro "dal vivo" con una rivoluzione in corso. Una rivoluzione che comunica con whatsapp in un paese petrolifero che cerca di diventare "socialista del 21° secolo". Non darò qui analisi accademiche o infastidirò il lettore con qualsiasi tipo di linguaggio, ma semplicemente fornirò informazioni di base e darò le mie impressioni di un soggiorno decisamente troppo breve (4 giorni e 4 notti).

Sono stato uno dei 150 delegati stranieri provenienti da 35 paesi invitati a partecipare al Congresso Internazionale della Comunicazione, organizzato a seguito dell'incontro del Forum di San Paolo dello scorso giugno a Caracas. Questo incontro di partiti e movimenti progressisti latinoamericani è stato seguito da una serie di conferenze settoriali (lavoratori, afro-discendenti, donne, giovani e studenti, comuni, movimenti sociali e potere popolare, popolazioni indigene).

13 dicembre 2019

L’allarme democratico (quello vero)

È in corso un’offensiva politico-poliziesco-giudiziaria contro il sindacato Si Cobas e soprattutto contro le centinaia di lavoratori e lavoratrici che stanno affrontando, sotto la direzione di questa sigla, durissime battaglie sul terreno della difesa dei posti del lavoro e del diritto alla contrattazione. Non è la solita recriminazione contro la repressione – che in Italia, del resto, non guarda in faccia a nessuno e interviene puntuale, da sempre, dentro ogni contraddizione reale. Qua siamo davanti a un salto di qualità, coordinato e organizzato, che potrebbe anche preludere alla costruzione di un qualche “teorema” nazionale, se si troverà una Procura di buona volontà pronta a prestarsi. È tradizione italiana ricondurre alle aule dei tribunali tutti i fenomeni sociali che non si riescono a normalizzare.

Il rosario della repressione, solo per restare agli ultimi giorni, è impressionante e va aggiornato con il passare delle ore. Sul piano propriamente vertenziale, gli attacchi sono molteplici: a Tortona, a Brescia, a Fermo, a Bologna, a Castellarano: si va dall’ordinario cambio appalto con mancato rinnovo degli iscritti, al licenziamento mirato delle avanguardie (20 alla Coop di Tortona), al licenziamento di massa di chi sciopera (140 dipendenti alla Ambruosi e Viscardi di Fermo), alle cessioni di ramo d’azienda fatte al solo scopo di “ripulire” il personale riottoso e sindacalizzato (alla ex Pamm di Castellarano) e numerose altre situazioni analoghe.

Piazza Fontana: cosa c'entrano le banche?

Come la storia degli ultimi decenni ci ha insegnato, i "grandi attentati" portano con sé quasi sempre dei livelli multipli di lettura, oltre a quello, primario, della destabilizzazione. Questo meccanismo poteva non essere del tutto chiaro nel lontano dicembre 1969, quando esplose a Milano la bomba di Piazza Fontana.
Riascoltando però le rievocazioni storiche di quel giorno, qualcosa di curioso salta all'occhio: quel giorno non fu una, ma furono ben tre le banche prese di mira dagli attentati. Non solo ci fu un'esplosione alla Banca dell'Agricoltura di Milano (quella che causò 13 morti e dozzine di feriti), ma ve ne fu anche una alla Banca Nazionale del Lavoro di Roma (che fortunatamente causò solo feriti, ma nessun morto).

12 dicembre 2019

"Fascista". Il golpista boliviano Camacho duramente contestato negli Usa

Il neonazista boliviano Luis Camacho ha subito una dura contestazione nella città di New York, dove dopo aver discusso tranquillamente di democrazia con il Segretario Generale dell’OSA, l’ineffabile Luis Almagro, era stato invitato a un dibattito dal think thank Inter-American. 
L’idilliaca conversazione del nazista ultracattolico boliviano è stata interrotta dagli attivisti di Codepink. 
La giornalista Anya Parampil di The Grayzone è riuscita ad avvicinare Camacho, chiedendogli se si definisce un fascista, prima che la sicurezza bloccasse gli accessi a attaccasse fisicamente gli attivisti di Codepink.

Il nazista boliviano ha risposto con un sorriso alla domanda della giornalista. Ma il suo profilo è davvero inquietante.