21 settembre 2019

Ecco come il Pentagono condiziona e finanzia la ricerca scientifica in Italia

La ricerca scientifica nelle università e nei laboratori di istituti pubblici e privati italiani? Sempre più finalizzata allo sviluppo di armi e tecnologie belliche e con il generoso contributo delle forze armate degli Stati Uniti d’America. E’ quanto emerge dall’analisi del data base relativo alle spese effettuate dal governo di Washington, consultabile liberamente in rete (vedi https://gov.data2www.com). La sistematizzazione dei dati, non certo facile per l’enorme mole degli indicatori e delle informazioni contenute, ha permesso di documentare come a partire dal 2010 ad oggi il Dipartimento della Difesa USA, congiuntamente a US Army, US Air Force e US Navy abbia sovvenzionato con oltre 15 milioni di dollari programmi, sperimentazioni, conferenze, workshop e scambi internazionali delle università e dei più noti centri di ricerca nazionali.

19 settembre 2019

La Russia declassifica documenti unici sulla seconda guerra mondiale

I materiali "rivelano dettagli sconosciuti della politica militare mondiale alla vigilia della guerra", afferma il Ministero della Difesa russo.
Il ministero della Difesa russo ha aperto una sezione multimediale sul suo sito web con documenti declassificati "unici" che hanno fatto luce sul periodo prima della seconda guerra mondiale e sull'inizio del conflitto.
Il dipartimento militare spiega in un comunicato che i materiali "rivelano dettagli sconosciuti della politica militare mondiale alla vigilia della guerra" e offrono "un'idea di come e perché determinate decisioni siano state prese in una situazione politica e militare così difficili".

18 settembre 2019

L’impero degli astuti imbecilli

La manovra scissionista di Renzi è a modo suo brillante.
Se avesse operato la sua scissione (matura da tempo) in un partito in campagna elettorale gli avrebbero imputato la sconfitta. Invece premendo per la formazione di un governo è ora nelle condizioni di: 1) far valere all’interno dell’attuale governo il piazzamento sovradimensionato del proprio entourage (frutto delle liste elettorali da lui composte a suo tempo); 2) far muovere i primi passi al nuovo soggetto politico nell’atmosfera protetta di una posizione di governo.

Questo per dire che non è che nella politica italiana manchino i talenti.

Il problema è però che l’ambiente in cui avviene la selezione naturale di questi talenti è una sorta di distopia machiavellica, in cui l’unica cosa che conta (e che sembra contare all’esterno) è la conquista di una fetta di potere a scapito di un avversario ad hoc. Ed è perciò che i talenti che si impongono per selezione naturale sono inevitabilmente, nel migliore dei casi, non degli statisti ma degli astuti imbecilli.

Repair cafè: La risposta fai da te contro consumismo e obsolescenza

Il consumismo, nato nel Dopoguerra e diventato successivamente sempre più parte integrante della nostra vita, fino a raggiungere il proprio acme nel corso dei primi decenni del nuovo secolo, nel corso dei quali lo shopping compulsivo e l’obsolescenza programmata risultano essere pratiche sempre più comuni, ha radicalmente cambiato il rapporto dell’uomo con gli oggetti di cui si circonda.

Se fino agli anni 80 del secolo scorso si tentava di riparare la maggior parte degli oggetti di uso comune quando si rompevano o cessavano di funzionare, nei 40 anni seguenti questa pratica è diventata sempre meno diffusa, sostituita dall’abitudine dell’usa e getta anche in riferimento a beni abitualmente considerati durevoli....
Sono scomparse nel nulla migliaia di attività commerciali che operavano in un settore come quello delle piccole riparazioni ormai praticamente azzerato. Riparatori di elettrodomestici, calzolai, sartorie, orologiai, materassai, arrotini e molte altre professioni sono in breve tempo diventati anacronistici come dinosauri del Pleistocene.

17 settembre 2019

Tunisia: Ciò che "il popolo vuole"

"Ah-chaab yourid isqât al-nizâm": il popolo vuole/richiede/ha bisogno della caduta del regime. Questo slogan, nato durante un conflitto tra tifosi di calcio a poche settimane prima della rottura della rivoluzione tunisina del 17 dicembre 2010, è diventato negli anni, lo slogan più diffuso nel mondo arabo, utilizzato in tutti i modi - la Fratellanza musulmana giordana che sostituisce isqât con islah, la riforma, le läicard libanesi aggiungendo your'ifi (confessionale) -, compresi quelli commerciali e pubblicitari. Kaïs Saïed, invece, ha preso solo le prime due parole - il popolo vuole - come slogan della campagna elettorale che lo ha visto arrivare alla testa del primo turno, davanti a Nabil Karoui, lasciando così al popolo stesso il compito di dire nel dettaglio ciò che vuole. Una strategia intelligente e vincente.
Tlaxcala

La sorpresa causata dai risultati del primo turno delle elezioni presidenziali tunisine del 15 settembre è stata tutt'altro che divina. I modernisti dei bei quartieri non hanno avuto alcun problema a denunciare Saïed come "salafita", gli islamisti non hanno avuto alcun problema a far credere di sostenere Saïed (cosa che l'interessato ha fermamente negato), avendo scelto lo sceicco Mourou come candidato ufficiale con le sole istruzioni di perdere, questo primo turno è pieno di lezioni:

16 settembre 2019

Chi obbedisce di più al proprio governo: Huawei o Google?

La stampa corporativa ci informa delle 18 accuse che il governo USA presenterà contro Julian Assange (1). Senza scandalo. Né condanna della "violazione della libertà di stampa" che suppone la persecuzione e la caccia del giornalista che ha informato il mondo dei crimini dell'esercito USA. Ma sì è un "atto di persecuzione nei confronti del giornalismo" che, a L'Avana, la polizia interroghi –non arresti né imprigioni- una giornalista pagata dal governo USA (2).

Cosa direbbero i media se il governo cubano inviasse la sua polizia ad occupare l'ambasciata USA a L'Avana? Poiché quando il governo USA, violando la Convenzione di Vienna, occupa quella del Venezuela a Washington, non c'è nessuno scandalo (3).

Com'è possibile essere Sovrani sotto la NATO?

Si è svolta a Modena, il 14 Settembre, presso il Circolo La Terra dei Padri, una conferenza sul tema, “Come è possibile essere sovrani sotto la NATO”.
A tale conferenza hanno partecipato, in qualità di relatori, il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa, il giornalista e attivista siriano Ouday Ramadan, il presidente della associazione Identità Europea Adolfo Morganti.


Il moderatore, Luciano Lago ha introdotto il tema e presentato gli ospiti, ricordando che, nell’anno in corso, ricorre il ventesimo anniversario della operazione militare della NATO che fu fatta contro la ex Jugoslavia nel 1999, una aggressione militare da parte della NATO contro uno stato sovrano che produsse alcune migliaia di morti, enormi distruzioni in quel paese e che avvenne sulla base di una campagna mediatica di menzogne, quali presunte stragi, che si rivelarono poi falsificazioni utilizzate come pretesto per l’intervento.

15 settembre 2019

Via i Benetton dalle Autostrade!

Lo scandalo dei report truccati: neanche questo basterà a togliergli le concessioni?
«Nazionalizzare le autostrade», scrivemmo a caldo lo scorso anno subito dopo la tragedia (ed il crimine) di Genova. In quei giorni diversi esponenti dell'allora governo gialloverde, con Di Maio in testa, dicevano di voler intanto togliere le concessioni ad Autostrade per l'Italia (Aspi), ovvero ai Benetton.

Poi le cose andarono in maniera ben diversa. Non solo il Pd prese le difese della società autostradale, non solo la grande stampa sistemica tuonò per settimane sulla minaccia delle penali da pagare, ma fu la Lega - in ambito governativo - a stoppare ogni iniziativa di revoca delle concessioni.

Gli argomenti di quella campagna pro-Benetton furono i soliti di sempre. Quando si toccan lorsignori il garantismo dei loro amici è sempre commovente. Mica vorrete affamare i Benetton per un solo incidente, mica è stata colpa loro! E soprattutto, mica vorrete tornare allo "statalismo", viva il privato e la sua mitica efficienza!

14 settembre 2019

Edward Snowden avverte sulle minacce dell'Intelligenza Artificiale:
"Il pericolo più grande deve ancora venire"

L'ex contractor della NSA ha indicato che i governi, con l'aiuto delle società sul web, stanno creando un registro permanente della vita quotidiana di tutte le persone nel mondo.

Edward Snowden, ex contractor della NSA e della CIA, che 6 anni fa ha denunciato la pratica illegale di spionaggio informatico di massa di queste agenzie statunitensi ai propri cittadini, ha avvertito in una nuova intervista con The Guardian che lo sviluppo dell'intelligenza artificiale (AI) ) e l'accumulo di dati personali sulla rete rappresenta una minaccia significativa nel prossimo futuro.


"Il pericolo più grande deve ancora venire, con il perfezionamento delle capacità di intelligenza artificiale (AI), come il riconoscimento facciale", ha spiegato.

13 settembre 2019

11 SETTEMBRE: Quanto ne sai veramente degli attentati più importanti della storia?

Draghi: politiche fiscali per aumentare la domanda

Finalmente Mario Draghi è costretto ad ammettere che “la politica monetaria da sola è insufficiente per far ripartire l’inflazione e la crescita dell’Eurozona” e per la prima volta dichiara che “la politica fiscale dovrebbe diventare lo strumento principale per aumentare domanda” e avere “un ruolo molto più attivo”.
In pratica Draghi ammette che le politiche monetarie adottate negli ultimi anni dalla BCE sono state fallimentari perchè non hanno prodotto gli effetti sperati nell’economia reale. Ma ammette anche che solo gli Stati possono raggiungere l’obiettivo di stimolare la domande interna attraverso le loro politiche fiscali.

Infatti il Quantitative Easing QE e i prestiti al sistema bancario TLTRO non hanno prodotto effetti positivi nell’economia reale, ma sono solo serviti “per far fronte a tutte le nostre emergenze”, nel senso di salvare le banche e sostenere l’economia finanziaria.

12 settembre 2019

La Svezia verso l'abolizione del denaro contante

"Preparatevi alla valuta mondiale"
La Svezia è stata a lungo considerata una pioniera nell'abolizione del contante. Secondo un recente studio del Consiglio commerciale svedese, i contanti non avranno più un ruolo nelle transazioni di pagamento giornaliere già dal 2023.
Le banche private svedesi avranno così terminato una campagna a lungo termine che annuncia una nuova era che potrebbe di fatto sigillare la fine del monopolio monetario dello Stato e quindi apre loro prospettive di reddito finora insospettate. Tuttavia, i rischi e gli effetti collaterali di questo sviluppo sono enormi e l'unico vantaggio possibile per il cliente finale è e rimane la "comodità".
Di Jens Berger
Schweden und die Abschaffung des Bargelds

Quando si tratta del trionfo dei sistemi di pagamento senza contanti, la Svezia viene spesso presentata come pioniera. In Svezia, puoi già pagare un parchimetro e servizi igienici pubblici tramite l'applicazione sul tuo smartphone e persino i senzatetto, secondo i resoconti dei media, hanno lettori di carte e terminali per pagamenti senza contanti. Resta da vedere se è vero, ma è cinico in tutto.

La copertura per la Brexit

Lo scorso 26 agosto è entrato in vigore il secondo pacchetto di sanzioni contro la Russia, studiato in coordinamento con gli Stati Uniti e tanto voluto da Trump. Le sanzioni hanno preso nel mirino le principali banche Russe come: Veb Bank, Sberbank, VTB, RSHB; per lo più colpendo gli investimenti esteri.
Alla base di questa nuova ondata delle sanzioni c’è il caso Skripal ex spia russa avvelenata con un agente nervino nel aprile del 2018 insieme alla sua figlia a Salisbury, che ancora oggi resta irrisolto.

Non a caso il pacchetto di sanzioni viene introdotto proprio nel momento giusto per il primo ministro Boris Johnson, impegnato nella lotta con l’opposizione per l’uscita dall’UE che cade il prossimo 31 ottobre.

9 settembre 2019

L'internazionalismo è terrorismo?

Recentemente, il Tribunale nazionale spagnolo ha accusato me e due compagni del reato di finanziamento al terrorismo. Gli eventi si sono svolti nel 2014 e 2015 quando, in occasione delle brutali invasioni di Gaza da parte dell'esercito israeliano, con terribili conseguenze di morte e distruzione, l'organizzazione politica Red Roja ha deciso di chiedere contributi finanziari per aiutare il popolo palestinese attraverso un conto corrente sul proprio sito web. I fatti sono gli stessi descritti nel documentario "Gaza", che ha ricevuto il premio Goya per il miglior cortometraggio dello scorso gennaio.

Lo scorso giugno, il 6° tribunale istruttorio della Corte nazionale ha respinto l'archiviazione del nostro caso e la citazione ordinaria a comparire è stata emessa, presumibilmente per aver trovato "indici sufficienti di criminalità". La sua dichiarazione è arrivata dopo che la nostra difesa ha presentato un documento che accredita la destinazione finale dei fondi: la ricostruzione delle strutture sanitarie distrutte negli attacchi.

8 settembre 2019

11 settembre: L'edificio 7 non è crollato a causa del fuoco l'edificio 7 non è crollato a causa del fuoco

Come molti ricorderanno, il NIST (che ha rappresentato la versione ufficiale del governo americano sui crolli del World Trade Center) aveva attribuito il crollo dell’edificio sette al cedimento iniziale della famosa colonna 79. In seguito all’indebolimento dovuto agli incendi - scriveva sempre il NIST - si sarebbe scatenata una progressiva reazione a catena in tutta la struttura portante, che causò il crollo dell’intero grattacielo.

Naturalmente, la implausibilità di questa spiegazione era stata chiara fin da subito a tutti coloro che avessero un minimo di buon senso: bastava guardare il crollo, rapido e simmetrico, dell’edificio, per capire che si fosse trattato di una demolizione controllata. Ma oggi arriva una conferma di tipo scientifico su questa ipotesi. Dopo quattro anni di ricerche, utilizzando simulazioni al computer basate su progetti originali dell’edificio sette, il dipartimento di ingegneria civile dell’Università dell’Alaska ha pubblicato un rapporto (ancora in versione provvisoria) nel quale si conclude che il crollo dell’edificio sette non fu dovuto agli incendi, bensì ad un cedimento quasi simultaneo di tutte le colonne portanti del grattacielo.

6 settembre 2019

Le "nuove vie della seta" cinesi rischiano di porre fine alle speranze climatiche

Il gigantesco progetto di sviluppo infrastrutturale guidato dalla sola Cina rischia di rendere obsoleto ogni sforzo per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, avverte un think tank cinese.

Esse rappresentano fino a mille miliardi di dollari di investimenti per costruire una lunga rotta commerciale dalla Cina all'Europa. Il progetto faraonico della "nuova rotta della seta", lanciato da Pechino nel 2013, prevede la costruzione di porti, strade, ferrovie, dighe ed oleodotti in decine di paesi partner in tutta l'Eurasia. Il rischio è soprattutto, che generi emissioni di anidride carbonica altrettanto eccessive. 

4 settembre 2019

Si stringe il bavaglio globale sull’informazione

Un articolo dell’autorevole settimanale inglese The Economist passa in rassegna a 360 gradi le molteplici minacce alla libertà di informazione e di parola, che aumentano in tutto il mondo. Se nei paesi non liberi il pericolo viene dai governi che perseguitano i giornalisti indipendenti e i dissidenti, nelle democrazie mature è il culto del politically correct e la difesa sempre più violenta delle minoranze deboli – o presunte tali – che si sta trasformando in una minaccia per chiunque osi esprimere opinioni non allineate. Tra i possibili strumenti per imbavagliare la libertà di parola è citato anche il diffondersi delle leggi contro l’hate speech, fenomeno difficile da valutare oggettivamente, che rischiano di trasformare qualsiasi critica in un reato perseguibile penalmente. 

Sia negli stati democratici sia in quelli autoritari alzare la voce diventa sempre più difficile
Il 22 giugno in Etiopia si è verificato un presunto tentativo di colpo di stato. Il capo del personale dell’esercito è stato ucciso, così come il presidente dell’ Amhara, una delle nove regioni del paese. I cittadini comuni in Etiopia cercavano disperatamente di capire che cosa stesse succedendo. E poi il governo ha sospeso Internet. A mezzanotte, circa il 98% dell’Etiopia era offline.

Come l'agrochimica distrugge la biodiversità e manipola la scienza

Nel suo libro Et le monde devèt silencieux, pubblicato da Seuil il 29 agosto, il giornalista Stéphane Foucart discute le azioni dell'industria agroalimentare per evitare, per trent'anni, qualsiasi regolamentazione dei suoi pesticidi cosiddetti "sistemici". Un conto rigoroso e dannoso, mentre la responsabilità di questi prodotti nella distruzione folgorante di insetti non è più da dimostrare.

Da trent'anni, gli insetti scompaiono a un ritmo sorprendente. L'attuale disastro è stato quantificato da uno studio pubblicato nell'ottobre 2017 sulla rivista PLoS One, che mostra un calo nelle aree protette tedesche del 76% degli insetti volanti in soli 27 anni.

3 settembre 2019

Colombia: FARC della rosa e FARC del fucile

Con un lungo documento di analisi, le Farc - Ep tornano a essere Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejercito del Pueblo, e lasciano ai compagni e alle compagne che non condividono la loro scelta l’acronimo Farc (Fuerza Alternativa Revolucionaria del Comun) con il quale si erano trasformate in partito politico scegliendo il simbolo della rosa con la stella al centro, nell’agosto del 2017. Si consuma così una lunga e travagliata scissione che, a partire dal gruppo dirigente, ha progressivamente reso esplicite differenze di merito e di metodo che non hanno trovato composizione.

Da una parte, l’ex vicesegretario delle Farc, Ivan Marquez, che ha ripreso le armi insieme a due altri dirigenti storici, Jesus Santrich – recentemente uscito dal carcere - e Hernan Dario Velasquez, nome di battaglia el Paisa. Dall’altro, Rodrigo Londoño, presidente del partito politico Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común, che ha respinto il ritorno alle armi per ribadire che la maggioranza degli ex guerriglieri intende mantenere gli impegni presi con gli accordi di pace del 2016.
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Piantare la resistenza: La lotta per la sovranità alimentare in Palestina

In Palestina, la sovranità alimentare è intrinsecamente legata alla lotta per l'autodeterminazione. L'espropriazione della terra palestinese iniziò nel 1948, quando il 78% della Palestina storica divenne Israele. Il restante 22% - ora chiamato "Territori Palestinesi" - è stato completamente occupato, o sotto il controllo dell'esercito israeliano dal 1967. In questi territori, le "zone cuscinetto", il muro di separazione, gli insediamenti illegali israeliani e le zone di esclusione militare stanno gradualmente privando la popolazione indigena di terreni agricoli e risorse idriche.