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18 gennaio 2019

L'Islanda sarebbe andata in bancarotta se avesse fatto parte dell'UE

L'Islanda è sopravvissuta con successo a una bancarotta sovrana e al crollo nel 2008 grazie al fatto che era al di fuori dell'UE in quanto questo ha permesso al paese di "recuperare, nonostante l'enorme vastità delle passività delle sue banche", sosteneva nel suo libro esplosivo l'attivista e l'eurodeputato Daniel Hannan.

L'Islanda non è un membro dell'Unione europea, ma ha accesso al mercato unico del blocco attraverso l'adesione all'Associazione europea di libero scambio (EFTA) e allo Spazio economico europeo (SEE). Ciò significa che beni, servizi e persone possono spostarsi dall'UE all'Islanda e viceversa. Il Regno Unito è stato membro fondatore dell'EFTA nel 1960, ma ne uscì per entrare nel mercato comune della CEE nel 1973.

18 giugno 2018

La Russia, i default del debito sovrano e la moneta a corso forzoso

Dal suo blog Credit Writedowns, Edward Harrison, ex-diplomatico, investment banker e commentatore economico e finanziario, offre una  breve e lucida analisi di come un default di debito sovrano sia logicamente impossibile. Quando, anche nel nostro dibattito interno, si citano a sproposito gli esempi più recenti del contrario (Argentina, Russia etc.), i commentatori dimenticano di menzionare che in tutti questi casi il default fu una scelta deliberata, fatta per evitare shock peggiori alla popolazione, e che in ogni caso si è sempre trattato di episodi temporanei, cui ha fatto seguito una marcata ripresa. Concetti abbastanza semplici e avallati dalla letteratura scientifica, troppo spesso scientemente ignorati e distorti da una stampa più avvezza al terrorismo mistificatore del sensazionalismo.
Più volte ho ribadito che una nazione sovrana che emetta titoli in valuta nazionale non può fare default involontariamente. Il caso che la maggior parte delle persone presenta come controfattuale è la Russia del 1998.

8 luglio 2015

"Grexit": Quale sarà lo scenario per l'economia globale?

Nessuno può prevedere esattamente come sarà lo scenario peggiore per l'economia globale, ma potrebbe diventare molto scomodo nei mercati mondiali. La rivista americana Foreign Policy ha analizzato quale prospettiva ci attende in questa situazione e ritiene che i rischi più evidenti sono nella zona euro a causa della Grecia, e in Cina.
"Se la Grecia subirà un "default" e, alla fine abbandonerà l'Euro, l'invulnerabilità della moneta sparirà", secondo Daniel Altman, economista di 'Foreign Policy'. In questo caso, gli investitori saranno costretti a considerare che anche altri paesi potrebbero lasciare la zona euro, e il Portogallo potrebbe essere il prossimo sulla lista, evidenzia Altman. "E crescerà notevolmente l'incertezza circa il valore dell'euro. Se la composizione della zona euro è imprevedibile, non c'è modo di sapere quanto dovrebbe costare l'euro o i titoli in euro", osserva l'economista. La tendenza delle banche centrali per creare riserve in euro come un contrappeso al dollaro si è già invertita, ma con l''Grexit' potrebbe precipitare.