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12 ottobre 2010

La Cina e il Nuovo Ordine Mondiale (2° -Parte)

Di tutte le “minacce” al Nuovo Ordine Mondiale, la più consistente è la democrazia- a meno che non sia sotto qualche potere imperiale”- e, più in generale, l’affermazione dell’indipendenza.
Questi timori hanno guidato il potere imperiale nel corso della storia.
di Noam Chomsky

In America Latina, tradizionale cortile posteriore di Washington, i soggetti sono sempre più disobbedienti. I loro passi verso l’indipendenza hanno sperimentato un avanzamento ulteriore lo scorso febbraio con la formazione della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi, che comprende tutti i paesi dell’emisfero, tranne Stati Uniti e Canada.
Per la prima volta dalla conquista spagnola e portoghese oltre 500 anni fa, l'America Latina si sta muovendo verso l'integrazione, un prerequisito per l'indipendenza. È anche cominciando ad affrontare lo scandalo interno di un continente dotato di ricche risorse, ma dominato da minuscole isole di élite in un mare di miseria.

Inoltre le relazioni Sud-Sud si trovano in pieno sviluppo, con la Cina svolgendoun ruolo di primo piano sia come consumatore di materie prime come investitore. La sua influenza è in rapida crescita e ha superato gli Stati Uniti in alcuni paesi ricchi di risorse.

Più significativi sono i cambiamenti nell’arena del Medio Oriente. 60 anni fa, l’influente pianificatore A.A. Berle consigliò che controllare le incomparabili risorse energetiche permetterebbe “un controllo sostanziale del mondo”. A sua volta, la perdita di controllo minaccerebbe il progetto di dominio globale. Negli anni 70, i produttori importanti avevano nazionalizzato le loro riserve di idrocarburi, ma l’Occidente svolgeva un’influenza molto marcata. Nel 1979, l’Iran era “perso” con la caduta della dittatura dello Scià, che era stata imposta da un colpo militare degli USA e del Regno Unito nel 1953 per garantire che questo trofeo restasse nelle mani giuste.

Adesso, però, il controllo sta sfuggendo di mano dei clienti tradizionali degli USA.
Le maggiori riserve di greggio si trovano in Arabia Saudita, una dipendenza statunitense da quando gli USA sostituirono il Regno Unito in una mini-guerra liberata durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli USA continuano ad essere, di gran lunga, il maggiore investitore in Arabia Saudita ed è il loro maggiore socio commerciale, ed il paese arabo appoggia l’economia statunitense attraverso gli investimenti.

Ma, più della metà delle esportazioni petrolifere saudite si dirigono ora verso l’Asia, ed i suoi piani di crescita puntano ad Oriente. Lo stesso può risultare vero con l’Iraq, il paese con le seconde vendite più importanti del mondo, si può ricostruire dopo le mortali sanzioni imposte dagli USA e Regno Unito e dopo l’invasione. E la politica degli USA sta spingendo l’Iran, il terzo produttore mondiale di petrolio nella stessa direzione.
La Cina è attualmente il secondo più importante importatore di greggio del Medio Oriente e il principale esportatore alla regione, sostituendo gli USA. Le relazioni commerciali stanno crescendo in modo accelerato, e si sono duplicate negli ultimi 5 anni.

Le implicazioni per l’ordine mondiale sono significative, come lo è l’ascesa dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, che include buona parte dell’Asia, ma che ha rifiutato gli USA. Si tratta potenzialmente di un nuovo “cartello energetico che include produttori e consumatori”, commenta l’economista Stephen King, autore di Perdendo controllo: le minacce emergenti alla prosperità occidentale.

Tra i disegnatori delle strategie politiche e gli opinionisti occidentali, il 2010 è chiamato “l’anno dell’Iran”. La minaccia iraniana è considerata il maggior pericolo per l’ordine mondiale e punto principale della politica estera degli USA, dottrina che l’Europa segue cortesemente poco dietro, come d’abitudine. Ufficialmente si riconosce che la minaccia non è militare. In realtà, la minaccia è l’indipendenza.

Per mantenere la “stabilità”, gli USA hanno imposto delle severe sanzioni all’Iran, ma, fuori dall’Europa, pochi stanno facendo caso a questo. I paesi non allineati- la maggior parte del mondo- si è opposto con vigore per anni alla politica statunitense verso l’Iran.
Le vicine Turchia e Pakistan si sono imbarcate nella costruzione di nuovi oleodotti verso l’Iran, ed il commercio sta aumentando. L’opinione pubblica araba è arrabbiata con le politiche occidentali tanto che la maggior parte approva lo sviluppo iraniano di un’arma nucleare.

Il conflitto beneficia la Cina. “Gli investitori e commercianti della Cina adesso stanno riempiendo un vuoto in Iran in quanto gli investitori di altre nazioni, particolarmente europee, si ritirano”, informa Clayton Jones in The Christian Science Monitor. In particolare, la Cina sta espandendo il suo ruolo dominante nelle industrie energetiche iraniane.
Washington reagisce a tutto questo con un tocco di disperazione. Ad agosto, il Dipartimento di Stato ha avvertito che “se la Cina vuole fare affari in tutto il mondo, dovrà anche difendere la sua reputazione, e se qualcuno compra la reputazione di un paese disposto ad evadere e schivare le responsabilità internazionali, questo avrà un impatto a lungo termine…Le sue responsabilità internazionali sono chiare”. In altre parole, deve seguire gli ordini di Washington.

E’ poco probabile che i leader cinesi siano impressionati da tali dichiarazioni, che costituiscono il linguaggio di una potenza imperiale che cerca disperatamente di aggrapparsi ad una autorità non ha più. Una minaccia molto maggiore ripetto all’Iran eal suo dominio internazionale è una Cina che rifiuta i suoi ordini. E che, di fatto, come potenza maggiore e in crescita, la respinge con disprezzo.


Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

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1 commento:

  1. Salve,

    vi segnalo il link di una breve storia dell'umanita' in tre post (da Tutankamon a Harry Truman piu' o meno) con finale a sorpresa (almeno per chi non e' avvezzo ai temi del Nuovo Ordine Mondiale).

    Comincia qui: Se sai giocare a Risiko sei a buon punto nella vita

    http://tnepd.blogspot.com/2010/12/se-sai-giocare-risiko-sei-buon-punto.html

    TNEPD

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