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21 aprile 2010

L'ITALIA DELLE FAMIGLIE ALLA FAME E DEI NABABBI DI STATO


di Andrea Cinquegrani
La Voce Delle Voci

Le classifiche, al solito, sono impietose. Una appena stilata dal Fondo Monetario Internazionale - certo non un covo di bolscevichi che vogliono impiccare Berlusconi e neanche sfigurarlo con il lancio di un modellino delle ex Twin Towers - riguarda il tenore di vita (espresso in termini di reddito pro capite): nella hit 2010 il nostro paese figura al tredicesimo posto, superato da Francia e Germania - passi - ma anche dalla Grecia in crac e da Cipro. Se oggi piove, domani diluvia e fra quattro anni scenderemo altri gradini, surclassati anche da Corea e Slovenia, con Grecia e Cipro costantemente davanti e tallonati, noi, dalla Slovacchia. Ma non eravamo l'Italia dei bengodi? La quinta potenza industriale?
Altri dubbi assalgono: non siamo usciti dal tunnel della crisi, come sbandierato ai quattro venti dal Berlusconi con sorriso a 360 gradi? Il prode timoniere delle nostre Finanze Tremonti non ha inaugurato gongolante la Banca del Sud pronta per lanciarsi nei mari dal roseo futuro? Ma fateci il piacere, commentava britannico Toto'. Vaffanculo, sbraita oggi la gente. La crisi comincia adesso, stiamo entrando in una galleria che piu' buia non si puo', senza sapere se e in che condizioni ne usciremo mai. Ora mamma Fiat, vissuta per decenni di danari pubblici, annuncia 5000 tagli. 

Gli utili, pero', se li beccano, e Sergio Marchionne non da' nemmeno una limatina al suo milionario cachet (ottimo maestro il Romiti lanciato per il ponte sullo stretto con la Impregilo di famiglia). Tutti insieme, lorsignori, nei super board di Mediobanca e Generali (il povero Cesare Geronzi, uscito come una mammola da mille bufere giudiziarie, forse si sacrifica passando da una poltrona di vertice all'altra...), oppure di Rcs, che edita il Corsera: eccoli li', il semprePallido (tira la cinghia) e sempreFiat Cordero di Montezemolo, l'onnipresente Geronzi, Marco Tronchetti Provera, lo smemorato al processo sugli spioni di casa Telecom, mister mattone siculo-lombardo Salvatore Ligresti.
 

Ma dove le mettete le oligarchie ex sovietiche? Le dittature centro-sud americane? Qui, ormai siamo in pieno Kazakistan, nella piu' fitta foresta amazzonica, nell'ex Congo belga, con una ristretta tribu' di sovrani alla Amin Dada ed uno stuolo famelico e strepitante al seguito. Il resto, ovvero i tre quinti del paese, e' nella merda. Fino al collo. E forse la dose di ossigeno e' ormai esaurita. Ma nessuno si accorge che ogni giorno chiudono imprese, piccole, medie o artigianali che siano? Che eserciti di famiglie sono ridotti alla fame? Che c'e' chi si ammazza perche' non ha piu' lavoro, non puo' dare piu' lavoro, non riesce piu' a fronteggiare i debiti? Ci vorrebbe una sinistra, dicono in tanti, che pero' da noi e' morta. 

Andiamo in stampa senza conoscere l'esito del voto, ma ci domandiamo: come mai perfino nella roccaforte del turbocapitalismo e dell'economia militare, gli States, si comincia a toccare la speranza di un domani diverso, comunque migliore, con un Obama che riesce a varare tra centomila ostacoli una storica riforma sanitaria che permettera' a tanti di vivere e sopravvivere? Perche' in Germania la sinistra e' viva, i verdi un partito non virtuale, esiste un Lafontaine che ha un preciso programma di governo? E' forse successo un miracolo laico, pochi giorni fa in Francia, dove la sinistra ha raggiunto la stratosferica cifra del 55 per cento, roba che neanche ai tempi di Mitterand? Ci volevano tre donne a capo di socialisti, comunisti e verdi per evocare i miracoli di Lourdes e veder rinascere una gauche? Cominciamo da li'. Imitiamo la Francia. Il suo welfare. Puo' essere un primo passo.

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