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19 aprile 2010

ISRAELE AVANZA NELLA NORMALIZZAZIONE CON I GOVERNI, ANCHE CON IL "MERCOSUR"


di Santiago González Vallejo
 
L’ultimo passo nel processo di normalizzazione raggiunto da Israele è stata la firma dell’Accordo del Libero Commercio con il Mercosur -Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay-(1). Per quest’ultimo è il primo accordo transcontinentale.  Manca solo la ratifica del Parlamento argentino.
Per normalizzazione s’intende la convivenza diplomatica tra un Israele senza frontiere segnalate dalle Nazioni Unite, per essere considerato come uno Stato “democratico” e di “diritto” e come un partner “normale” con gli stessi “valori” e “uguale” nonostante le violazioni delle Convenzioni di Ginevra e altre norme internazionali a causa della colonizzazione sionista e che, in altri casi, sarebbe stato considerato uno stato “paria”, condannabile e si sarebbe esercitata una pressione diplomatica (e di altri tipi) fino ad ottenere il rispetto a questo diritto internazionale.
Il Presidente del Brasile nel suo viaggio in Israele e a Ramallah, nei territori Occupati per fare omaggio alla tomba dell’assediato Arafat, come alibi,  per la firma dell’accordo, ha offerto l' esperienza e vocazione pacifista brasiliana per mediare nel conflitto (non ha detto occupazione) e mostrare la sua predisposizione a sostenere le negoziazioni e il dialogo tra le due parti. Verbalizzò con parole che esistono ostacoli per una pace ma il punto è che è stato ratificato un Accordo commerciale con Israele che rimanda alla legislazione interna di ciascuno Stato questioni fondamentali. Così un prodotto di una colonia, territorio israeliano, secondo la sua legislazione, “sarà considerato israeliano per il MERCOSUR? La letteralità dell’accordo così lo indicherebbe.

L’Accordo del MERCOSUR non dice nulla riguardo ciò che s'intende con i confini geografici d’Israele, quali sono i Territori Occupati, cosa fare con la realtà dei fallimenti delle risoluzioni delle Nazioni Unite, l’esaurimento dell’acqua (che è una sovvenzione specifica per l'economia israeliana a spese dei palestinesi), ecc.

Il Presidente Lula ha difeso il dialogo con l’Iran di fronte ai suoi interlocutori israeliani che gli chiedevano che si mettesse dalla parte di chi reclama sanzioni. Ma non ha denunciato che l’unica potenza atomica con armi nucleari e che rifiuta le ispezioni dell’Agenzia Dell’Energia Atomica, non firmataria del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, è Israele. E che, in base a questa logica, dovrebbe essere già stata sanzionata.

Israele, aggiunge un nuovo passo in avanti nella sua politica di normalizzazione. Ha accordi di libero commercio con gli USA, Messico e Canada (inizialmente li ha avuti con gli USA, che si è esteso con il Trattato del Libero Commercio firmato dagli USA con questi ultimi due stati), con l’UE ed i paesi della veccia EFTA (Leichtenstein, Norvegia e Svizzera).

La storia della normalizzazione sionista dall’approvazione nelle Nazioni Unite della partizione della Palestina è folgorante. Al sostegno delle potenze vincitrici della guerra mondiale hanno resistito solo gli stati arabi indipendenti con una grande fragilità politica, economica e militare. La vittoria israeliana ottenne un aumento del territorio, superiore a quello approvato inizialmente in seno della stessa e la sua entrata nell'ONU era subordinato al sostegno dello Stato palestinese in un territorio complementare al suo e il ritorno dei rifugiati palestinesi alle loro case, non è mai stato imposto.
Ci sono stati diversi strumenti che hanno accelerato questa normalizzazione e alcuni fatti che l’hanno rallentato. La strategia di normalizzare è che la sua ultima barriera, l’accettazione di questo Grande Israele dalla parte araba islamica, crolli, ed ha come ariete che i paesi occidentali accettino un ruolo di complicità, non solo di fronte alla sua esistenza (che è quello che si “vende” alla stessa opinione pubblica) ma alla sua politica di occupazione ed esilio palestinese. L’accettazione di un Israele iscritto nelle frontiere dal 1967 è stato già accettato dagli stati arabi e dalla OLP dall’Accordo di Beirut della Lega Degli Stati Arabi del 2002 e rifiutato da Israele.

La complicità dei protettori di Israele (ai quali si sono sommati i paesi del MERCOSUR) prende la forma di questi “difensori della pace” e del dialogo, si mostrano favorevoli ad essere “interlocutori”, “mediatori” tra le parti in “conflitto” (non si nomina mai la parola occupazione) ed i paesi occidentali, il Quartetto, le Nazioni Unite (i) e adesso il Brasile di Lula e gli altri del MERCOSUR devono conquistare “fiducia” tra le parti e mai sanzionare le diverse forme in cui l’occupazione si fa possibile e si approfondisce.

Al contrario, l’implementazione di norme sioniste per occupare il territorio e sfrattare i suoi abitanti autoctoni palestinesi, come la legge del Fondo Ebreo di terre “abbandonate” non hanno avuto risposta nei rapporti diplomatici con tutti i paesi firmatari dell’Accordo internazionale con Israele.

L’occupazione totale della Palestina nell’anno 1967 e la lenta colonizzazione della Cisjordania e Gaza, seguita da tutti i Governi israeliani, sia laburisti o del Likud ed i suoi alleati, non ha causato attriti diplomatici importanti testimonianze orali periodiche di fronte a momenti di violenza, che non hanno avuto nessuna ripercussione, abbondando nelle relazioni di ogni tipo e, in modo complementare, emarginando la causa palestinese.

Il “processo di pace” iniziato nelle negoziazioni a Madrid e con l’Accordo di Oslo ha approfondito l’occupazione militare e, in apparente contraddizione, la normalizzazione di Israele. Sull’avanzamento e cronicità della colonizzazione nei Territori Occupati ci sono dossier così ampi e documentati che i suoi dati denudano il cinismo insultante del discorso ed il bla-bla-bla dei nostri Governanti diplomatici e mass media.
Per aiutare questa normalizzazione con l’UE ci sono stati due strumenti. Il Primo, il Processo di Barcellona, impulsato dal governo spagnolo socialista di Felipe Gonzalez, che nel 1995 cercava di approfondire una politica europea unendo i paesi del Mediterraneo, senza considerare il fallimento dello “spirito” dell’Accordo di Oslo che invalidava qualsiasi amplificazione alla colonizzazione israeliana. Questa considerazione verso un insieme di paesi  dispari, esclude che si ponesse un condizionamento ad uno stato che occupava diversi territori di altri stati (Libano, Siria) o carenti di essi. Questa considerazione di insieme, e di promuovere politiche generali, indipendentemente che fossero o no democratici, occupanti, ecc ha permesso senza discrezione avanzi di alcuni fronti su altri, in ogni caso, favorevoli a Israele.
Il secondo passo, contemporaneo, ma specifico per Israele è stato l’Accordo dell’Associazione UE e Israele che prevede nell’articolo secondo la sua sospensione in caso di violazione dei diritti umani e del diritto internazionale. Solo in un’occasione, dopo il massacro di Yenin, il Parlamento Europeo ha approvato la sua sospensione, ma senza che la Commissione o il Consiglio ci facessero caso.
La tattica negoziatrice per l’irreversibilità degli accordi è stata ricorrente: fare un primo passo con il Marocco (un altro Stato occupante, in questo caso del Sahara occidentale), arabo- per evitare di essere accusati di favoritismi- e, dopo, fare un accordo con Israele più profondo ed operativo. Questo è valso anche nella politica della NATO con i paesi costieri del Mediterraneo che permette di fare manovre militari e scambi degli stessi con un paese occupante e che continua la sua espansione (2).
Il processo di Barcellona ha portato l'Unione per il Mediterraneo, dato che permette casi di asimmetria e discrezionalità tra le relazioni UE e i diversi paesi del Mediterraneo e passare Accordi di Associazioni e Vicinanza. I paesi arabi (e l' OLP) del Mediterraneo, accettando le regole del gioco, hanno accettato che Israele continui nella sua politica espansiva, in cambio di rafforzare i loro governi ed economie.
I prossimi passi della normalizzazione, dopo il TLC con il MERCOSUR che apparentemente non dovrebbero causare problemi alla potenza israeliana e questo nonostante la profondità dell’occupazione con nuovi insediamenti, le conclusioni del Dictamen della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja sul Muro e il Dossier Goldstone, sono l’entrata d’Israele nella OCDE, Organizzazione Di Cooperazione e di Sviluppo Economico (con un articolo 17 del procedimento di ammissione che dovrebbe supporre il rifiuto dello stesso)(3). e l’Accordo di Vicinanza con l’UE, upgrading (che non ha mai messo in atto quell’articolo 2 prima menzionato) che lo farebbe, in pratica, quasi membro della stessa (4).
Le due questioni rivelano la complicità dei paesi occidentali e adesso anche dei paesi “emergenti”. Non dimentichiamo che il MERCOSUR ha già nel TLC sei partner: Cile, Bolivia, Peru, Ecuador,Colombia e Venezuela, che si integreranno all’unione doganale e che una volta che l’accordo di adesione di questo ultimo paese al blocco entra in vigore, il paese caraibico, avrà 270 giorni per analizzare il trattato e dovrà essere il Mercosur che consulta Israele sulla sua disponibilità per negoziare l’incorporazione venezuelana al (TLC) (i).

L’entrata di prodotti israeliani nei paesi del Mercosur farà si che possano circolare anche nei paesi prima nominati e quindi, in pratica, i suoi cancellieri prenderanno parte al bla-bla- bla di accettazione e di rifiuto della messa in pratica del sionismo e dello spoglio palestinese.
Di fronte a questo, altri paesi, anche latino americani sono più coerenti con il diritto internazionale.
Sono di fronte anche a questa perversa dinamica della normalizzazione dei promotori della campagna per il Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni (BDS) sia la cittadinanza che organizzazioni israeliane, palestinesi e altre nazionalità che fanno che Fondi pensione norvegesi, università di diversi paesi e altri movimenti sociali e cittadini si ribellino di fronte alla complicità dei loro governi.
Le azioni legali per mostrare le incoerenze e incongruenze tra gli Accordi che si firmano con Israele e le contraddizioni con le leggi costituzionali e di rango superiore sono anche efficaci. Le azioni delle associazioni inglesi per mostrare che il commercio israeliano non fa differenze tra colonie e territori israeliani all’est della linea di frontiere dal 67, sono ugualmente irrilevanti.
E come sempre, la lotta politica popolare in Israele, in Palestina ed in ognuno dei paesi contro questi governanti è cucita con l’amoralità della forza e dell’ingiustizia.


Fonte: http://www.nodo50.org/csca/agenda10/palestina/arti83.html

Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

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