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20 aprile 2010

IL PREMIO NOBEL PER L'ECONOMIA ALLERTA SULLA POSSIBILE SCOMPARSA DELL'EURO

foto di Francesco Cascioli   http://www.ilpalo.com/ 
A quasi 67 anni, Stiglitz è una delle voci più critiche del FMI e del fondamentalismo del mercato (che per anni sono stati quasi la stessa cosa). Fu assessore di Bill Clinton e da allora si è eretto a martello di George Bush ed ora di Barack Obama, teoricamente più vicino alle sue coordinate ideologiche. “Obama è stato troppo vicino a Wall Street. Fino ad ora ha fatto poco per cambiare il modo di capire il capitalismo che ci ha portato alla debacle. Troppo poco. A volte penso che non abbiamo imparato nulla: stiamo come prima, ed in qualche aspetto, peggio”, sostiene in un’intervista con questo giornale.
Stiglitiz, una delle menti meravigliose della Columbia University, è stato implacabile con lo sregolamento finanziario, e uno dei pochi economisti che hanno visto l’arrivo della recessione degli ultimi decenni, che attribuisce principalmente agli eccessi della banca.
“I saggi hanno scritto che la memoria finanziaria dura 10 anni; le banche e i mercati ci hanno detto che questo era finito, e dopo hanno affermato che questa era una crisi che capita una volta ogni secolo, quando in realtà è la costatazione che i saggi avevano ragione: le crisi arrivano puntualmente ogni 10 anni”, ha detto.

Etichettato liberista dai suoi critici- che non sono pochi- nel suo ultimo libro, Caduta libera (Taurus), Stiglitiz non ha nessuna pietà verso le banche, lungo le 350 pagine le chiama “sinistri”, “dinosauri”, “speculatori”,di aver “ingannato” molta gente per ottenere dei benefici enormi (come sembra confermare il caso della Goldman Sachs) e si sfoga con una manciata di “cose carine” del genere. Infine, una rarità in scena, quella degli economisti, dove la sfera finanziaria ha guadagnato un protagonismo senza precedenti. Anche se adesso le sue ossessioni sono altre. Basicamente due: come uscire da questa e quali saranno quando la crisi finirà- perché tutte le crisi finiscono- le idee che domineranno la politica e l’economia.

Stiglitiz non è precisamente ottimista: “Non abbiamo preso la strada giusta”. Specialmente in Europa, dove alcuni paese affrontano una pericolosa crisi fiscale.C'è il rischio di attacco da parte dei mercati se non si interviene, ma c’è un altro rischio ancora peggiore, di cadere nel feticismo del deficit, che porta i Governi a ricreare stimoli e ad alzare le tasse prima del tempo per evitare questi attacchi: questo è molto pericoloso perché può rallentare l’economia e portarla in una complicata spirale. Gli esempi più chiari sono l’Argentina e i paesi del sud-est asiatico che hanno seguito i consigli del FMI alla fine degli anni 90; curiosamente, adesso il FMI raccomanda il contrario: mantenere gli stimoli e lasciare gli aumenti necessari in seguito.

La Spagna, ovviamente, è in quest0 stato d'animo. E il Governo ha deciso di aumentare l’Iva a luglio. “Non c’è una soluzione facile per la Spagna. Se non alza le tasse si espone ad attacchi, ma è anche peggio aumentarli quando il recupero ancora non è arrivato, perché può provocare un rallentamento della crescita per anni, e questo non proteggeda futuri attacchi speculativi”, avvisa.

Se la Grecia è Bear Stearns -la banca d’investimenti che è stata riscattata- il debito può essere Lehman Brothers, che è fallita dopo. “Forse la Spagna”? Il Portogallo?, dice Stiglitiz. E forse la situazione è ancora maggiore soprattutto se non abbiamo imparato le lezioni di questa crisi e di quelle precedenti”.
Stiglitz ricorre, in generale, alla crisi asiatica degli anni 90 come ispirazione. La Tailandia è stato il primo paese a cadere. I mercati allora hanno scommesso sulla caduta dell’Indonesia: l’Indonesia è caduta. Dopo hanno puntato sulla Corea: bingo. Hong Kong, Malaysia venivano immediatamente dopo. “Questi due paesi hanno preso delle misure e hanno attaccato chi li attaccava: hanno sofferto, ma hanno avuto la meglio sugli speculatori”. Questa è la lezione che l’Europa deve imparare. E questa è la maggior delusione di questa crisi: non c’è solidarietà”.

L’euro è ferito e “può darsi che non sopravviva, corre il rischio di sparire se non si crea un’ondata di solidarietà, se non si mettono in moto soluzioni istituzionali”, avvisa Stiglitz. “Il problema è evidente, ma la lentezza e la debolezza della risposta mettono in discussione la sopravvivenza dell’euro. I mercati non sono precisamente una fonte di saggezza: sono predatori, molte volte stupidi, sono completamente imprevedibili e se la Germania e l’Europa non cercano soluzioni si possono verificare delle stragi”, aggiunge.
Stiglitiz è un uomo disteso, abitualmente rilassato, con un’aria sognatrice, ma si smuove su alcune cose: la crisi greca, per esempio. “Il paradosso è che abbiamo dato alle banche un assegno in bianco per salvarle, e adesso l’aiuto si mette a disposizione della Grecia a dei costi eccessivi:  non è possibile fare soldi con la tua famiglia, come sembra voler fare l'Europa. Se non ci sono stati dilemmi mortali per salvare le banche, non vedo perché adesso bisogna condannare migliaia di persone per gli eccessi commessi dal precedente Governo greco”.

Il Premio Nobel del 2001 è un outsider a Washington. In generale, mentre in Europa sembra essere una superstar, negli USA non viene quasi considerato. Colmando il divario, ricorda il caso di un tipo che, come lui, è ebreo ed è innamorato di New York: Woody Allen. Stiglitz ride per il paragone, ma assicura che Newsweek ha commesso un errore quando lo ha qualificato come “l’uomo più incompreso d' America”. “Credo che adesso ricevo più attenzione che mai. Le idee che difendo sono sul tavolo: per quanto riguarda la regolamentazione delle banche troppo grandi per fallire, gli incentivi ai banchieri," afferma.

Ma non sembra che Washington si fidi delle sue ricette: una regolazione molto più stretta, che include friggere con tasse le banche perché paghino per ciò che hanno fatto. Dopo alcuni mesi in cui le banche si sono nascoste- precisamente durante i milionari riscatti- il sistema finanziario torna adesso ad acclamare contro quelli che parlano di “servire la bomba”: la prossima bolla sarà il debito pubblico. Stiglitz ancora una volta è in disaccordo con la tesi che difende, per esempio, Kenneth Rogoff. “E’ vero che abitualmente (ma non sempre) dopo una recessione combinata con una crisi finanziaria è frequente che ci siano problemi con il debito pubblico. Ma questo succede nei paesi che non sono ricchi: Europa e USA sono soggetti a forze diverse, hanno un sistema fiscale potente, monete forti, la gente continuerà a comprare il suo debito”. “ Non vedo la bolla: possiamo controllare il debito. Dopo il crash del 1929 era anche trionfato quel feticismo del deficit. portò alla grande Depressione naturalmente. Sarà da vedere se davvero abbiamo imparato qualcosa”, conclude.


Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA 

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