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30 aprile 2010

BANCA MONDIALE E ACCAPARRAMENTO DELLE TERRE


di Luis Hernández Navarro

Terra, acqua e semi sono, insieme alle conoscenze contadine e la manodopera, i fattori centrali nella coltivazione degli alimenti ed i pilastri della produzione contadina. E sono, da decenni, il campo di forte disputa tra i grandi agroalimentari e le famiglie rurali. Mentre le multinazionali cercano di privatizzarli e accaparrarsene, le famiglie contadine cercano di mantenerli come beni comuni.
Uno degli assalti più recenti nella battaglia tra contadini e multinazioni, si libera intorno alle terre, i territori indigeni e le comunità rurali. Governi potenti, fondi d’investimento e transnazionali dell’alimentazione, i trasporti, e l’industria chimica e farmaceutica stanno affittando o comprando decine di milioni di ettari di terreni fertili, molti irrigati, in Asia, Africa e America Latina per la produzione di biocarburanti e alimentari a scapito degli agricoltori.
Secondo un documento di Oliveer De Schutter, oratore speciale sul diritto all’alimentazione della ONU, tra 15 e 20 milioni di ettari di terre agricole dei paesi in via di sviluppo sono state oggetto di transazioni e negoziazioni con investitori esteri dal 2006. Questo equivale- in base a quanto dice De Schutter- alla superficie totale delle terre agricole in Francia o la quinta parte delle terre agricole dell’UE. Rappresentano anche la decima parte del territorio del Messico o l’80% dello Stato di Chihuahua.

L’obiettivo di questa concentrazione di terre arabile è di controllare la produzione mondiale di alimenti, attraverso investimenti speculativi che cercano facili guadagni. Per alcune nazioni arabe, così come per la Cina ed il Giappone, si tratta, inoltre, di avere garantita la quantità di cibo e delle risorse forestali per le loro popolazioni ed industrie.

Le corporazioni hanno negoziato concessioni economiche a lungo termine per stabilire piantagioni agricole e la produzione di biocarburanti, gomma e olio. In zone costiere, la terra e le risorse marittime e idriche sono vendute, affittate e concesse ad investitori turistici a discapito delle comunità costiere e dei pescatori.
Questo nuovo processo di espropriazione delle terre ha trovato nella BM un nuovo e potente alleato.
L'istituto finanziario multinazionale promuove sette principi per rendere questi investimenti di successo. La loro idea-forza centrale è di ottenere un accaparramento delle terre socialmente accettabile. (Vedi: “Principles for Responsible Agricultural Investment that Respects, Livelihoods and Resources”:www.donorplatform.org/component/option,com_docman/task,doc_view/gid,1280)

I presupposti fondamentali contenuti in sette principi si possono riassumere in:
  • a) la considerazione che l’attuale febbre del settore privato di comprare terre agricole è rischiosa; 
  • b) la grandezza di questa tendenza;  
  • c) la necessità di trasferimento dei diritti per i terreni agricoli nei paesi in via di sviluppo ad investitori stranieri;
  • d) la convinzione che qualsiasi flusso di capitali privati multinazionali dell'agrobusiness, che non sono ancora penetrati è buono e dovrebbe continuare,  in modo che il settore delle imprese in grado di estrarre più ricchezza dal campo, 
  • e) dato che questi affari d’investimento sono ancorati in una privatizzazione in massa e nel trasferimento dei diritti sulla terra, la BM vuole soddisfare alcuni criteri in modo da ridurre i rischi di inaspettate reazioni sociali: rispettare i diritti degli attuali usuari della terra, l’acqua, tra le altre risorse (pagando un indennizzo), proteggere e migliorare le condizioni di vita a famiglie e comunità (fornendo posti di lavoro e altri servizi) e non danneggiare l' ambiente.
La strategia è stata presentata il 25 aprile a Washington, ad una tavola rotonda i cui ospiti sono stati Giappone, USA, e l’Unione Africana, ed il 26 nella conferenza annuale delle terre della BM.
Anche se i principi che la banca propone formalmente sono volontari, nei fatti considera la terra e i diritti agrari come un patrimonio fondamentale per le multinazionali che cercano di ottenere alti rendimenti sui loro investimenti.
L'istituto finanziario multinazionale, i governi e i monopoli si prefiggono di rivalutare i terreni in termini puramente economici, lasciando da parte i costi ambientali e sociali del modello di agricoltura industriale.
In rifiuto a questa politica, la Via Campesina, Food First Action International (FIAN), Land Research Action Networ (LRAN), GRAIN e più di 100 organizzazioni di tutto il mondo hanno fatto conoscere, il 22 aprile, un manifesto nel quale esigono di frenare l’ondata attuale di accaparramento delle terre nelle quali investitori ufficiali e privati si stanno appropriando di milioni di ettari di terra da coltivazione delle comunità rurali dell’Africa, Asia e America Latina.

I firmatari rifiutano la privatizzazione in massa ed il trasferimento dei diritti sulla terra dietro iniziativa della BM. Secondo loro, i principi che propongono "è un gioco che tenta di legittimare il furto di terra. Agevolare le corporazioni (nazionali o estere) di appropriarsi delle terre agricole delle comunità rurali a lungo termine è totalmente inaccettabile, non importa quali direttive seguano".
I principi della BM, che sarebbero del tutto volontari, cercano di distrarre dal fatto che la crisi alimentare globale di oggi, con un record di oltre un miliardo di persone soffrono la fame, non sarà risolta dall’agricoltura industriale su grande scala che tutti gli investitori applicheranno acquistando la terra.

La lotta contro l’accaparramento delle terre ha in Messico una lunga storia. Il rifiuto al Procede nelle comunità indigene, l'occupazione del latifondo in Chiapas, sulla scia della rivolta zapatista, la resistenza dei contadini di Atenco e molti altri conflitti dimostrano che l'iniziativa della Banca Mondiale nel nostro Paese non passerà.

Fonte: La Jornada

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