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17 marzo 2010

E' PRIMAVERA: FIORISCONO DECINE DI "LETTONIE"


La fallacia di composizione e il paradosso della politica di austerità economica pubblica: che fioriscano decine di Lettonia?

Di Marshall Auerback e Rob Parenteau

Se volete vedere il reale impatto della difficile teoria economica, la teoria economica con un paio di uova, dimenticare la Grecia e date un'occhiata alla Lettonia. Il crollo del 25,5% del suo PIL negli ultimi due anni - solo nell'ultimo anno, il 20% - è già il peggior record in due anni di storia. Il paese ha recentemente annunciato un calo del 12% della retribuzione annua nel quarto trimestre del 2009 in relazione allo stesso trimestre del 2008. L' FMI si aspetta un altro calo del 4% quest'anno e prevede che la perdita totale del prodotto, dal picco fino a toccare il fondo, sarà del 30%. Per mettere questo in un contesto più ampio, l'entità di questa perdita di prodotto in Lettonia è più elevato che negli Stati Uniti durante la recessione del 1929-33 durante la Grande depressione.
La teoria economica accademica dominante insiste sul fatto che la strada per la piena occupazione passa attraverso salari più bassi. Se si desidera vendere più prodotti del lavoro, si abbassa il suo prezzo, vale a dire i salari. Si tratta di un argomento si commette la classica fallacia di composizione. Ciò che potrebbe valere per un' impresa, è improbabile che vada bene per tutti. I tagli salariali, considerati nel loro insieme, distruggono semplicemente la capacità aggiuntiva della spesa, a meno che la domanda evaporata si ricostituisca per altre vie.

Ma mentre la bilancia estera della Lettonia sta migliorando (in gran parte a causa del crollo delle importazioni derivante dal crollo della domanda interna), il paese è incapace di mettere in gioco la politica fiscale efficace a causa delle restrizioni esterne del suo sistema monetario, ancorato ad un tasso di cambio fisso. È vero: il bilancio del conto corrente sta diventando positivo, ma per suggerire che ogni paese può "deflazionare internamente" la sua economia attraverso la distruzione dei salari di questa portata, per raggiungere una situazione come questa, è un argomento fondato su un altra fallacia di composizione. Non tutto il mondo può, insieme, incorrere in surplus commerciali, in particolare non, se le sue politiche tendono a distruggere la domanda attraverso la distruzione salariale di massa.

Ancora più importante: la struttura di un sistema di cambi fissi è un errore. Richiede che una nazione abbia riserve in valuta estera sufficienti per facilitare la convertibilità al 100% della sua base monetaria (riserve e traboccante di cassa). Con questo sistema, la Banca Centrale deve garantire la convertibilità ad un tasso fisso di cambio nei confronti della cosiddetta moneta di riferimento. Il governo è quindi fiscalmente costretto, e tutta la spesa pubblica dovrebbe sostenersi o con entrate fiscali o con emissione di debito.  Fissare la propria moneta, quindi, significa che la Banca Centrale deve gestire i tassi d' interesse in modo tale da garantire il mantenimento della parità, in modo che la politica fiscale è limitata dai requisiti di riserva (e per questo è così grato a organizzazioni come l' FMI: legato ai governi con mani e piedi). La Lettonia fissa la propria moneta allo 0,71 Lats per euro e ha aderito nel 2005 al Meccanismo Europeo di Cambio, al fine di preparare il suo ingresso nell' eurozona. Opera con un sistema simile a quello dell'Argentina negli anni '90, che alla fine ha portato al collasso e al fallimento del 2001 (Argentina aveva fissato il proprio sistema al dollaro).

Il debito dell'economia dovrebbe raggiungere il 74% del PIL alla fine di quest'anno, e presumibilmente si stabilizzerà al 89% entro il 2014 nel migliore scenari contemplto dal FMI. Tuttavia, una svalutazione aumenterebbe sostanzialmente le tasse di servizio del debito, data la grande preponderanza del debito estero (circa l' 89% del debito lettone è denominato in euro). Così, il regime di cambio fisso non solo ha ristretto il margine di manovra fiscale del governo lettone, ma ha generato un'enorme fragilità fiscale, perché i lettoni operavano sotto l'ipotesi irrealistica che il tasso di cambio fisso era inviolabile, incoraggiando i mutuatari ad agire ignorando il rischio di tasso di cambio. Come in Argentina un decennio fa, una svalutazione sarebbe con ogni probabilità, un fallimento e un mancato pagamento del debito estero. L' Argentina raggiunse finalmente un recupero del 25% del suo prodotto nei due anni dal primo trimestre del 2001, ma solo dopo una svalutazione del 190% (che è diventato il 300% nel momento culminante).

Come hanno osservato Michael Hudson e Jeff Sommers, "questo debito pone la Lettonia molto lontano dai limiti del debito fissati a Maastricht per l'euro. Ma guadagnando l'ingresso nella zona euro è stato il principale pretesto di cui si è servita la Banca Centrale lettone per adottare severe misure di austerità necessarie per mantenere il regime di cambio fisso della sua moneta". Hanno inoltre rilevato che il mantenimento dell'attuale regime fisso ha significato l'accumulo di una montagna di riserve in valuta che altrimenti avrebbero potuto essere investiti nell'economia nazionale. Ma hanno anche impedito l'uso di politiche fiscali, che poi, a causa dell' ancoraggio lettone all' euro, il paese opera con le stesse restrizioni come se fosse già sotto le regole del patto europeo di stabilità e di crescita.

Senza margine per regolare il tasso di cambio, l'unico modo per svalutare la moneta è riuscire a raggiungere un deprezzamento reale: ridurre i costi del lavoro e i prezzi per rendere più interessanti i loro prodotti sul mercato. Ciò può essere descritto eufemisticamente come una "svalutazione interna": una riduzione generale, immediata e coordinata, di salari e prezzi. Quello di cui si tratta è molto più di una "svalutazione infernale". Equivale ad una deflazione del reddito nazionale, dal momento che i salari sono ripartiti per garantire che i prezzi dei beni commerciali cadano abbastanza affinchè che il saldo del conto corrente aumenti a sufficienza per veicolare la prossima ondata di crescita. Il tacito presupposto è che una spirale di deflazione del debito non pregiudica il paese che la realizza quando il reddito privato nazionale risulta deflazionato. L'argomento per giustificare questo rimedio tossico è che una riduzione dei salari e delle retribuzioni nominali può aiutare la Lettonia ad ottenere un aumento delle esportazioni nette, ottenendo così una ripresa economica che attenuerebbe rapidamente, o ad intervalli, qualsiasi dinamica di deflazione del debito che potrebbe accompagnare l'attuazione della svalutazione interna.

Qui, poi, un paese che, in nuce, mostra tutta la miseria che porta l'istituzione di restrizioni proliticamente autoimposte alla propria azione pubblica. Il governo lettone ha volontariamente lasciato gli strumenti di politica pubblica che potrebbero rendere migliore la vita per dei suoi cittadini. I responsabili politici sono stati legati mani e piedi, in modo che i mercati possano raggiungere i loro miracolosi aggiustamenti spontanei. Essi hanno fissato il loro tasso di cambio, stanno tagliando furiosamente la spesa fiscale netta (secondo l'accordo raggiunto con l' FMI per ridurla al 6,5% del PIL: un'espropriazione della contrazione fiscale), e l'economia continua a peggiorare.

Qualcosa di simile a quello che succede in Grecia, paese che ha appena introdotto un nuovo ciclo di misure di austerità per assicurarsi l'esito della sua ultima emissione di debito pubblico. Grecia e altri paesi, sono ora di fronte alla prospettiva di entrate in calo per il settore privato: questo è, dopo tutto, la conseguenza diretta ed immediata di un aumento della tassazione sulle imprese e le famiglie, e minor spesa pubblica. L'OCSE stima che il PIL nominale della zona euro è sceso più del 3% nel 2009.

A meno che il deficit commerciale delle nazioni che provano ad abbassare le imposte raggiungano rapidamente le eccedenze (il calo di reddito del paese conduce alla minore domanda di beni importati, e costi di produzione inferiori portano ad un aumento delle esportazioni), la sospensione di pagamenti del debito privato iniziano a moltiplicarsi a cascata attraverso il sistema. La scorsa settimana, come abbiamo avuto occasione di far notare, Moody's ha declassato lo status di bisognose di osservazione 4 banche greche. Questo è solo l'inizio: gli effetti dei tagli fiscali sono solo agli inizi. Prendendo queste misure per evitare un default sul debito pubblico, essi suggeriscono che queste economie sono esposte a maggiori default del debito privato.

Noi crediamo che gli investitori privati non vedono ancora la connessione, ma sarà trasparente nei prossimi mesi. La Lettonia, con un crollo del PIL tendente al 25%, in questo senso sarà l'emblema della regione. Questa tensione nel debito privato si ripercuoterà su gravi perdite- derivate da prestiti non onorati- per le banche tedesche. Il bilancio del conto tedesco tanto faticosamente raggiunto, continuerà a svanire. La crescita dei prestiti sta già affogando in Europa, e se l'analisi fin qui sviluppata è corretta, la percezione della credibilità che hanno dei banchieri sarà uniforme ovunque, come essi stessi hanno detto così deliziosamente a Londra.

E non è tutto. Ognuno di questi paesi andrà scoprendo quello che io chiamo il paradosso del risparmio pubblico. L'Argentina l'ha scoperto nel 2001-2002. Lettonia e l'Estonia lo stanno riscoprendo di recente. L'Irlanda è sulla buona strada per farlo e nei prossimi tre mesi, la Grecia, senza dubbio, farà lo stesso. Bill Mitchell ha descritto nel suo ottimo blog la naturalezza di questo paradosso in un modo che illumina l'essenza del dilemma che abbiamo a portata di mano:
  • "Da Irlanda: il governo ha tolto all' economia miliardi di euro in forma di tagli nei servizi pubblici, tagli alle pensioni e tagli al welfare, oltre ad un'ondata di impiegati del settore privato sostituiti da lavoratori collocati dalle agenzie per un salario minimo ... 
  • E indovinate cosa? Il gettito fiscale precipita nuovamente nel mese di gennaio, al di sotto delle aspettative. 
  • Dopo due tagli di bilancio sistematici, le entrate fiscali sono ancora in freezer.
  • Il consenso dominante? 
  • Abbiamo bisogno di ulteriori tagli (tranne per i banchieri e gli alti funzionari, che non dovranno ingoiare tagli salariali!). E il mercato internazionale del debito è felice con l'Irlanda. 
  • Qualche giorno potremmo competere con la Cina sui livelli salariali e generosi incentivi fiscali per le multinazionali. Nel frattempo, i miei saluti a tutti gli immigrati irlandesi". 
Questo la futura scoperta che farà Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Regno Unito ... ..., forse il Giappone ... e forse gli Stati Uniti, anche se si potrebbero rinviarlo di un altro anno. In tutti questi paesi, il settore privato si sta restringendo e il settore pubblico cerca di mantenere la maggiore contrazione, quindi, a meno che non accada una rapida crescita del commercio con l'estero, che, senza neanche sospettarlo, sta facendo chi prende le decisioni politiche è quello di invitare le deboli entrate private e l' insodisfatto debito privato di entrare nel puzzle, dato che s'inverte lo stimolo fiscale. Per poter conseguire gli obiettivi fiscali promessi ai titolari globali di obbligazioni, devono essere fatti ulteriori tagli di spesa, che sono, a loro volta, ulteriori aumenti del carico fiscale. Come il blogger irlandese di cui sopra, non si tratta di mera teoria, sta già succedendo. Ma i politici in carica e gli investitori non sono disposti a riconoscerlo. Tuttavia, per chi capisce che i bilanci fiscali non possono essere modificati senza impatto sui flussi di cassa e saldi di bilancio dei restanti settori dell'economia, il paradosso del risparmio in questa situazione sarà molto evidente.

Non stiamo difendendo i generosi livelli di pensioni e benessere dei lavoratori pubblici dell' eurozona, il pensionamento anticipato, le pratiche di corruzione, ecc. Queste sono decisioni che devono prendere loro stessi i cittadini di ogni nazione, preferibilmente con piena consapevolezza delle sue conseguenze, sia a breve che a lungo termine. Non intendo dettare i compromessi che devono scegliere i cittadini di ogni nazione.

La questione che stiamo ponendo è piuttosto se i tassi di leveraged privata di quei paesi consentono loro di resistere alle pressioni di transizione verso una nuova crescita, in assenza di autonomia fiscale. La pretesa, ormai dominante, di trovare ovunque la "sostenibilità fiscale" può mettere queste economie su un percorso di default del debito privato, che è in ultima analisi, insostenibile per l'intera economia. Se si mette in gioco il taglio fiscale, allora bisogna realizzare su larga scala e a tempo debito, una rinegoziazione ordinata del debito privato e una liquidazione degli attivi privati. La nostra esperienza dice che non è cosa facile, come illustrato in termini inequivocabili l' osservazione stretta dei vari canali finanziari che seguirono la caduta di Lehman. Quello che è normale è che una ricetta così finisca in un'implosione finanziaria.

Anche l'onorevole David Walker, direttore esecutivo dell'Istituto Peter G. Peterson, ex contabile generale e nemico ardente di spreco pubblico e spesa irresponsabile, sta cominciando a comprendere la precarietà della situazione attuale. In un articolo scritto da Larry Mishel e pubblicato lo scorso 24 febbraio su Politico.com, Walker insiste sul primato della creazione di posti di lavoro nella situazione attuale e riconosce che questo potrebbe effettivamente aiutare il suo obiettivo di riduzione dei disavanzi di bilancio a lungo termine:
  • "Il presidente Obama è in una situazione difficile per quanto riguarda il deficit. L'elevato deficit attuale dovrà aumentare per contribuire a correggere la disoccupazione. Allo stesso tempo, molti nordamericani sono sempre più preoccupati dalla spirale del disavanzo e del debito". Cosa deve fare un presidente? 
  • La risposta, da una prospettiva di politica pubblica, non è difficile: concentrarsi ora sul lavoro è coerente con la futura correzione dei nostri problemi di deficit". 
Di questo, cari lettori, si tratta esattamente, e nè s'informa su questo, non di meno, viene discusso pubblicamente la questione. Abbiamo visto questo film in Argentina un decennio fa. Sono riusciti a cavarsela con una massiccia svalutazione della moneta "esterna" tendente al 300% e con un rapido aumento, altrettanto significativo, del suo bilancio commerciale, ma i costi di ritardo sono stati enormi: a partire dal 1998-2001, l'Argentina ha sofferto la più grande recessione nella sua storia e gettato in povertà il 42% dei suoi abitanti.
E non tutti i paesi possono fare quello che ha fatto in Argentina. Perché, ancora una volta, non tutti possono raggiungere simultaneamente eccedenze commerciali, il primo che ci riesce è in vantaggio rispetto a quello che lo fa dopo, ecc. Inoltre, l'Argentina ripudiò esplicitamente il debito estero e svalutò "esternamente" un 300% in un periodo che ha coinciso con un tempo di recupero dell'economia globale: le condizioni erano molto diverse da quelle che prevalgono oggi.

Gli Stati Uniti non sono riusciti finora a sfuggire a problemi di questa portata. Ma come le voci di taglio delle tasse s'intensificano, potrebbe aspettarsi un futuro non molto lontano dalle esperienze della lettoni, greche e argentine. Al popolo d'Islanda è toccato il compito di stare per la prima volta dinanzi a questa crescente follia neoliberista. In un referendum storico, oltre il 90% della popolazione ha respinto una proposta di rimborso di miliardi di sterline prestati dalla Gran Bretagna e Paesi Bassi a titolo di risarcimento ai depositanti di una banca in fallimento islandese.

Se avesse accettato tale trattamento, i cittadini islandesi sarebbero stati oberati di un credito supplementare di 16 mila dollari ciascuno per compensare il Regno Unito e Olanda, con un totale di 5,3 miliardi di dollari per il fallimento delle loro banche. Questo, in un paese di soli 300.000 abitanti. Il voto negativo ha spinto le agenzie di rating a declassare il rischio e degradare totalmente il paese, lasciando in un limbo un credito promesso dall' FMI. Gli "esperti" proclamano che questo è un disastro per l'Islanda, ma tanto loro quanto i loro alleati nel banco saranno morti di paura dentro con il risultato di un referendum, che dimostra chiaramente che un cane da guardia dei salvataggi internazionali è veramente impotente, quando il popolo della nazione che riceve il salvataggio si rifiuta di accettare il calice avvelenato di un salvataggio "economico", che non fa altro che creare un paese di cittadini degradati alla servitù del debito.

È tempo che tutti noi seguiamo la strada asfaltata dai lillipuziani d'Islanda: rovesciare il juggernaut (1) speculatore prima che porti a termine il suo compito. E' ora di toglierci il vampiro dal viso per tornare a vedere la luce del giorno e permettere che una qualche parvenza di umanità torna a fiorire. Fortunatamente, l'Islanda rappresenta il futuro, non la Lituania.

NOTE
(1) "Juggernaut" è il nome del misterioso ricattatore della nave Britannia nel film L'enigma chiamato Juggernaut, diretto nel 1974 da Ian Holt.

Marshall Auerback, uno degli analisti economici più rispettati negli Stati Uniti, è un membro consulente del Franklin and Eleanor Roosevelt Institute, dove collabora con il progetto di politica economica alternativa new deal. Rob Rob Parenteau è il propritario di MacroStrategy Edge. Editor de Richebacher Letter, es investigador del Levy Economics Institute. Editore di Richebacher Letter, e ricercatore presso il Levy Economics Institute.

Fonte: http://www.sinpermiso.info/textos/index.php?id=3176

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

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