Ormai si lamentano anche quelli che durante le tornate elettorali si mettono in fila disciplinati aspettando di votare il loro uomo della “salvezza”.
Il governo Renzi, si sa, non lo ha votato nessuno, eppure moltissime persone ci credevano. Adesso le proteste si moltiplicano, e le parole di Renzi sul “cambiamento necessario” sembrano provenienti da un disco rotto. Leggendo le notizie del giorno, che rendono note le frasi e i comportamenti del governo, si ha l’impressione di avere di fronte due interlocutori che parlano lingue diverse: da un lato Renzi e i suoi discorsi pieni di buoni propositi, mossi dall’apparente intento di migliorare le sorti del nostro Paese, e dall’altra gli italiani. Gli italiani però, al contrario di Renzi, non hanno alcun palco privilegiato, e i loro guai non vengono raccontati nemmeno dai talk show vecchio formato, quelli che mostravano le piazze, per intenderci. I lavoratori precari, i disoccupati, i pensionati al minimo e gli imprenditori collassati, si possono trovare oggi, nel caso singolo, soltanto nei salotti pomeridiani in cui prevale la lamentela, e nei quali persino gravissimi problemi dovuti alla cattiva politica vengono trasformati in lacrime e generiche richieste di aiuto, come se non vi fossero precisi responsabili. Intanto prosegue lo stillicidio dei suicidi per motivi economici.
In America Latina l'hanno già applicato al Messico e ad altri
paesi, con effetti catastrofici per i popoli
interessati...
Il TTIP, Partneriato Transatlantico per il Commercio e gli
Investimenti, è il trattato che vuole trasformare l’Europa
e gli Usa in un paradiso delle multinazionali, sopprimendo le norme in difesa
dei diritti dei lavoratori, gli standard ambientali, mercificando i beni comuni
e privatizzando i servizi pubblici locali. Tutto ciò si svolge nella più totale segretezza e opacità, in
negoziati segreti tra Usa e UE a Bruxelles, tentando di mettere una
pietra tombale anche sulla democrazia. Le salvaguardie conquistate in secoli di
lotte per i diritti democratici, quelli dei lavoratori, la giustizia,
l'ambiente, la scuola pubblica, la sanità, saranno demolite a favore degli
interessi delle multinazionali. Perderemo quel poco che ci resta di
sovranità.
Noi europei degli anni 2000 forse non riusciremo mai a comprendere veramente quello che sta succedendo in America Latina.
Evo Morales è stato il primo presidente indio
nel paese sudamericano più devastato dal colonialismo spagnolo. Ha
nazionalizzato tutti gli idrocarburi del suolo boliviano. Ha difeso i
coltivatori di coca, la hoja sagrada, dai paesi cocainomani che
per frenare i propri vizi vorrebbero distruggere le tradizioni altrui.
Ha dato voce ai popoli indigeni, 62% della popolazione boliviana,
riconoscendo nella nuova Costituzione Plurinazionale il loro diritto
all’autonomia di governo e alla proprietà dei territori. Ha
rappresentato, insieme ai presidenti dei paesi dell’Alba e del Mercosur,
una spina nel fianco del neocolonialismo statunitense, fino a subire
nel 2013 il dirottamento e la perquisizione dell’aereo presidenziale
mentre volava, di ritorno da Mosca, nei cieli d’Europa (s.r.l.).
Evo Morales, capo del partito
‘Movimiento al Socialismo’, ieri ha vinto per la terza volta le elezioni
in Bolivia con più del 60% dei voti.
Sarà solo un tragico caso, ma l’esplosione dell’epidemia di Ebola
coincide con una serie di ricerche militari. Ricerche in atto negli Usa, in Canada e in Russia,
dirette a potenziare il virus per studiare il modo migliore per
combatterlo. Dettagli tecnici? Top secret. Ma, nei laboratori, Ebola è
stato quasi certamente reso trasmissibile per via aerea e più resistente
alle cure, in modo da mettere a punto i farmaci più idonei a
contrastarne gli effetti.
E il terribile sospetto, scrive Marco
Mostallino su “Lettera 43”, è che la sua recente, devastante diffusione sia in qualche modo dovuta a una falla nei sistemi di sicurezza
di quei laboratori ad alto rischio. Un terribile sospetto: il virus,
negli ultimi mesi, ha infettato in Africa occidentale circa 8.000
persone, provocando il decesso di oltre 3.800 pazienti, con un tasso di
mortalità che supera il 46% dei malati. «Il sospetto che siamo alle
prese con un super-Ebola, creato dai ricercatori e molto più potente
dell’originale, è suffragato dal confronto con il totale di circa 2.500
persone uccise dal virus fino all’anno scorso dal 1976, anno della sua
scoperta». Ci sono tre precedenti: nel 1976 in Inghilterra e nel 2004
negli Usa (con due ricercatori contagiati e poi guariti) e, sempre nel 2004, in Russia, quando uno scienziato perse la vita dopo essere stato infettato.
Qualcuno sta “coltivando” il cielo. Lo dimostrano le anomalie
climatiche e i residui che piovono a terra. Ne è convinto l’ingegner
Paolo Broggia: ormai, dice, la realtà supera largamente qualsiasi
ipotesi fantascientifica. Inoltre, i “coltivatori” dell’aria lasciano
tracce quotidiane: «Se osservassimo i nostri cieli più attentamente,
vedremmo attività aeronautiche non ufficiali, cioè non legate a transiti
di aerei di linea, che rilasciano delle sostanze visibili che si
disperdono dopo qualche minuto, a volte dopo ore. Probabilmente si
tratta di droni, che quotidianamente “spazzolano” il cielo come una
griglia “a scacchi”: ormai non c’è zona dell’Italia (e dell’Europa)
che non sia irrorata». Droni, dunque, perché solo velivoli senza pilota
potrebbero reggere al millimetro «la estrema ripetitività delle rotte,
stressanti e pericolose per esseri umani in carne e ossa: infatti, nel
ripassare nelle precedenti scie, in cabina entrerebbe l’aria proveniente
dall’esterno, inquinata dello stesso materiale rilasciato dallo
scarico». Che cosa spruzzano? «Qualunque cosa, a giudicare dalle analisi
dell’acqua piovana». Sembra proprio che dal cielo stia venendo giù di tutto, scrive Broggia su “Megachip”: nell’aria si registra infatti la presenza di «metalli pesanti, polimeri,
batteri, sostanze non classificate». Attenzione: ci sono anche «i fili
che cadono dal cielo, imitazioni quasi perfette delle ragnatele, ma di
lunghezze spropositate».
Nonostante
le crisi in Medio Oriente ed in Ucraina si rubino a vicenda i
titoli sui media, esse sono solo le punte emergenti di un movimento
tellurico molto più grande: la nascita di un nuovo ordine mondiale
post-statunitense centrato in Asia, sulla base della triplice alleanza
Cina-Russia-India. Uno dei nuclei del colonialismo e dell’imperialismo
consiste nel proibire ai paesi periferici di fare quello che sono
soliti fare i paesi del centro. Quando questo non funziona più, è
perché il vecchio ordine centrato sulla relazione centro-periferia
sta lasciando il passo a nuove relazioni internazionali.
Le stesse potenze occidentali che gridano al cielo per
l’intervento della Russia in Ucraina, bombardano la Siria senza
l’autorizzazione del suo governo con la scusa di combattere
un’organizzazione terroristica, lo Stato Islamico, nella cui
creazione queste stesse potenze hanno giocato un ruolo rilevante.
Che Cina e Russia rifiutino questo tipo di azioni
militari, che in altri tempi venivano coperte per lo meno con
l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non è
quindi una novità. Che il primo ministro dell’India, Narendra Modi,
abbia dichiarato alla catena CNN, ore prima della sua visita negli
Stati Uniti, che la Russia ha “interessi legittimi in Ucraina”
è già una cosa più seria. Non solo ha rifiutato di criticare
l’annessione della Crimea da parte della Russia, ma ha anche mostrato
“fiducia” in come Pechino sta gestendo le dispute territoriali nei
mari del sud della Cina (The Brics Post, 22.9.2014).
Si può dire che il nostro Paese, oltre ad essere il paese dell’Arte e del buon cibo (almeno in passato lo era), è anche il Paese dei “giustizieri” e dei rivoluzionari. Infatti, i nostri governi invocano sempre “giustizia” contro la corruzione e cambiamenti. Lo faceva anche Bettino Craxi, e oggi tocca a Renzi, che sfodera la solita grinta del “rottamatore”. Ma il problema della corruzione non assume mai l’importanza che dovrebbe avere. Pochi giorni fa, proprio l’attuale Presidente del Consiglio tuonava:
“Aspettiamo le indagini e rispettiamo le sentenze, ma non consentiamo a uno scoop di mettere in crisi dei posti di lavoro o a un avviso di garanzia citofonato sui giornali di cambiare la politica aziendale di un Paese… (in riferimento al cosiddetto programma dei “Mille giorni”). Se questa è una svolta prendetevi la svolta, ma è un dato di fatto per rendere l’Italia un Paese civile”.
Renzi faceva riferimento al nuovo amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, che è indagato dalla Procura di Milano per corruzione internazionale in relazione ad una concessione petrolifera in Nigeria. Ma in altre occasioni ha alzato la voce anche a proposito della corruzione relativa all’Expo 2015.
La politica estera e tutte le questioni relative alle guerre risultano incomprensibili se ci si basa unicamente sulle fonti ufficiali. Infatti, i regimi posti sotto il controllo imperiale degli Usa, come quello del nostro paese, non possono tradire i loro padroni, e di conseguenza raccontano soltanto notizie parziali, e avulse dal contesto storico e politico in cui si svolgono. Detto questo, dobbiamo considerare la situazione storica della Nigeria per capire cosa sta accadendo, prima ancora di inquadrare il significato dello scomodarsi persino della moglie del presidente Usa sulla questione del rapimento delle studentesse nigeriane. Occorre anche mettere in chiaro che quando si tratta di capire le vicende di paesi che cercano di avversare l’impero e il cosiddetto Nuovo ordine Mondiale, bisogna tener conto che le notizie che riceviamo sono tutte filtrate dalle agenzie controllate dal potere occidentale, e che alcuni movimenti islamici integralisti sono finanziati dalle stesse potenze occidentali, in primis, gli Usa. Questa non è un’opinione di chi scrive, in quanto esistono moltissime ricerche e pubblicazioni in questo senso. 1 Dunque, bisogna tenere a mente che quando un gruppo terroristico ha come scopo diffondere paura e uccidere civili, non si tratta di un movimento popolare o realmente autoctono. Infatti, nessun popolo si organizza per uccidere se stesso. Il giudizio su un gruppo terroristico va dato sulla base dei fatti, e non su ciò che dicono le fonti occidentali.
«Che Dio benedica le nostre truppe, che Dio benedica gli Stati uniti
d’America»: con queste parole (che invitiamo Papa Francesco a
commentare) si conclude la solenne «Dichiarazione sull’Isis», con cui il
presidente Barack Obama, in veste di «Comandante in capo», si è
rivolto ieri sera non solo ai suoi concittadini ma al mondo intero.
L’America, spiega il Presidente, è «benedetta» perché si assume i
compiti più gravosi, a partire dalla «responsabilità di esercitare la
leadership». In «un mondo incerto» come quello attuale, «la leadership
americana è l’unica costante». È infatti l’America che ha «la capacità e
volontà di mobilitare il mondo contro i terroristi», è l’America che
ha «chiamato a raccolta il mondo contro l’aggressione russa», è
l’America che può «contenere e debellare l’epidemia di Ebola». Con
questi toni, che ricordano quelli di un predicatore medioevale
all’epoca della Peste Nera («l’aggressione russa» messa sullo stesso
piano dell’epidemia di Ebola), il Presidente lancia la nuova crociata
contro lo «Stato islamico dell’Iraq e della Siria», avvertendo che «ci
vorrà tempo per sradicare un cancro come quello dell’Isis». Nonostante
tutto quello che ha fatto finora l’America per combattere il
terrorismo, sottolinea, «abbiamo ancora di fronte una minaccia
terroristica». Ciò perché «non possiamo cancellare ogni traccia del
male dal mondo».
Con questa premessa, che ricorda le crociate del repubblicano Reagan
contro l’«impero del male» (l’Urss) e del repubblicano Bush contro «il
nemico oscuro che si nasconde negli angoli bui della Terra» Leggi tutto...
La vera notizia di questi giorni non riguarda i video-omicidi dell'ISIS,
ma il fatto che, con il pretesto dell'ISIS, gli USA stiano bombardando
la Siria. Da molti giorni gli aerei USA stanno colpendo le installazioni
petrolifere siriane, con la giustificazione che sarebbero sotto il
controllo dell'ISIS, ma nessuna prova è stata mai fornita a riguardo. La campagna mediatica sull'ISIS denota le tipiche tecniche
dell'infantilizzazione dell'opinione pubblica, costretta ad inseguire i
fantasmi di fiabe/horror, mentre le notizie autentiche rimangono sullo
sfondo. Ad esempio, il nuovo emiro del Qatar fa sapere al mondo che non vi è speranza di sconfiggere l'ISIS se non si liquida prima Assad.
Quale potrebbe essere il nesso tra le due cose, la sconfitta dell'ISIS e
l'eliminazione di Assad? Il nesso è lo stesso Qatar. Infatti, in base
alle notizie non di Russia-Today, ma della stessa stampa "occidentale", è
tuttora proprio il Qatar il maggiore finanziatore dell'ISIS;
e siamo sull'ordine dei miliardi di dollari. Il Qatar è, dopo Israele,
il più importante alleato/complice degli USA nella regione del
Vicino-Medio Oriente, e ciò deve pur indicare qualcosa riguardo la vera
natura dell'ISIS.
Nel suo classico romanzo “1984”, lo scrittore
britannico del 20° secolo George Orwell dipingeva uno stato repressivo
governato da un partito unico, che cercava di giustificare ed estendere
il suo dominio totale attraverso la guerra perpetua contro nemici
lontani, usando la tattica di riunire le masse “intorno alla bandiera”.
Non era mai del tutto chiaro quali fossero i motivi delle guerre, e le
identità di alleati e nemici venivano scambiate avanti e indietro
secondo le necessità contingenti del partito. Inoltre non era affatto
chiaro quanto la guerra fosse reale, aldilà della propaganda di stato. Mentre in teoria la distopia di Orwell era
fantastica, in pratica egli stava documentando le pratiche essenziali
delle elite dominanti degli stati moderni. E, sebbene il libro non
voglia essere un manuale, si potrebbe a ragione sospettare che le elite
americane della politica estera usino 1984 come tale, soprattutto
riguardo al Medio Oriente.
La settimana scorsa il presidente Obama
ha annunciato una “strategia” per contrastare l’istituzione e
l’espansione dell’auto-proclamato Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS).
Sugli ogm il Costarica compie un enorme passo in avanti, che tanti auspicano possa costituire esempio per molti altre nazioni. La Sala Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia ha deciso e le modalità con cui vengono accordati i permessi per autorizzare gli ogm è incostituzionale e vìola i diritti della collettività dei cittadini.
La decisione è arrivata in queste settimane dopo l’azione condotta da
diversi gruppi ecologisti e di produttori che nel dicembre del 2012
avevano portato avanti un’azione di incostituzionalità (clicca qui per scaricare il documento) contro il Regolamento statale del Servizio Fitosanitario (qui il documento).
I ricorrenti avevano già segnalato che le norme violavano i diritti dei
cittadini costaricensi poiché non svelavano, anzi tenevano nascoste, le
informazioni tecniche che venivano utilizzate per dare l’ok alla
coltivazione di ogm sul suolo nazionale. L’organismo giudiziario ha
accolto l’obiezione ritenendola fondata. In questo
modo, la Sala Costituzionale ha garantito che i procedimenti per
l’autorizzazione, d’ora in avanti, dovranno essere accessibili a tutti e
questo permetterà ai cittadini e alle associazioni di presentare
opposizione ai permessi, dal momento che mettono in grave rischio
l’equilibrio degli ecosistemi e la salute della popolazione.
Le infiltrazioni avvengono in vari modi, soprattutto mediante il reclutamento di militanti ricattabili per loro precedenti penali o che si è fatto in modo di cacciare in pasticci criminali, ma vi sono anche molti "volontari". Questi agenti servono per le informazioni ma anche per tutte le operazioni di provocazione e di organizzazione di atti di violenza spettacolare, come per esempio quelli addirittura esemplari dell'Italicus e di Piazza Fontana." Così si esprimeva l'ex agente della CIA Philip Agee nel corso di un'intevista al periodico "Europeo" nel numero del lontano 30 gennaio del 1976, rimarcando le responsabilità della celebre Agenzia nella "strategia della tensione" italiana. Naturalmente l'ex uomo di Langley forniva qualche dettaglio in più circa le operazioni e le tecniche dell'Agenzia approntate per mantenere le redini della "piccola" Italia, un baluardo strategico a cui era – ed è – impossibile rinunciare agli occhi degli yankees. Certo... Il suddetto Agee non era proprio uno stincodisanto e aveva dato mostra di simpatizzare per il castrismo in pieno periodo di contrapposizione con i sovietici (?), tuttavia non risulta che sia mai stato smentito in maniera efficacie e documentale in merito alle gravissime asserzioni, nè che giudice italiano o straniero lo abbia interrogato su queste delicate questioni. Al di là della sua piena attendibilità, Mr. Agee può essersi comportato come altri suoi ex colleghi, i quali, nauseati dalle condotte di quella che dimostrava ogni giorno di più di essere assimilabile ad un'associazione a delinquere di alto livello, si sono allontanato dalla Compagnia per denunciarne le malefatte... E penso al primo fra tutti, l'italoamericano Victor Marchetti che, fra i primi, parlò dei rapporti fra l'intelligence statunitense e la mafia a partire dallo sbarco in Sicilia, o al "contractor" della CIA e del MOSSAD Richard "Dick" Brenneke...
Quarantena e Legge Marziale i dettagli operativi: "I malati ... sarannoIncarcerati E Isolati contro la loro volontà"
Nota del redattore: L'analisi che segue è stato redatto da Dave Hodges ed è stato originariamente pubblicato in The Sense Mostra Common . La ricerca
dettagliata di Hodges ci dà alcune visioni spaventose su uno
scenario della legge marziale che verrà instaurata per l'Ebola o altre forzate malattie trasmissibili che le
assomiglia.Certo,
Ebola non ha ancora raggiunto lo status ufficiale di una "emergenza
di sicurezza nazionale", ma esistono già procedure di governo per un tale
scenario.In realtà, come notato da Hodges, questa estate il presidente Obama ha modificato un ordine esecutivo esistente per includere malattie respiratorie come potenziali condizioni di salute in cui potrebbe essere dichiarata la legge marziale.E, come un orologio, ora abbiamo il virus respiratorio EV-D68 che si fa strada in tutto il paese. Coincidenza?Forse. Qualunque
sia il caso, dovrebbe mai un virus minacciare gli Stati Uniti con la
pandemia, al governo sarà lasciato altra scelta che rispondere.La domanda è: quale sarà quella risposta?Le
prove, come di seguito evidenziato, suggerisce che non sarà solo di
dire ai cittadini di ricoverarsi in luogo e aspettare che le cure mediche siano approntate.No,
in una emergenza dichiarata a livello nazionale il governo federale
sarà più che probabile che cederà parte o tutte le loro procedure di
emergenza alle Nazioni Unite, e, quindi, a un esercito straniero.Inoltre,
chiunque sarà designato come una potenziale minaccia - e che rischia di
includere non solo quelli con una malattia, ma coloro le cui opinioni
contraddicano quella del foro dello Stato - saranno braccati, arrestati e
incarcerati e, con la forza se necessario. Questo non è un complotto per un romanzo di fantasia.La legislazione, ordini esecutivi e procedure segrete sono stati documentati da innumerevoli ricercatori.Ignorarli è solo a vostro rischio e pericolo.
Anche se il termine “teoria del complotto” è diventato un
dispregiativo usato contro chiunque metta in discussione la versione
ufficiale degli eventi, ci sono innumerevoli esempi in tutta la storia
delle cospirazioni che si sono poi dimostrati veri. Diamo uno sguardo a
dieci casi. 1) Operazione AJAX e operazioni False Flag L'idea che i governi e le agenzie di intelligence svolgano atti di
terrorismo sotto false flag è stata a lungo derisa dai media del sistema
come una teoria della cospirazione, nonostante ci sia una pletora di
casi storicamente documentati. Dopo decenni di smentite,
nel mese di agosto 2013, la CIA infine ha ammesso il suo ruolo (1) nella
messa in scena del colpo di stato in Iran che ha portato al
rovesciamento di Mohammad Mossadegh nel 1953 sotto l'egida della
Operazione AJAX. Tramite l’AJAX, la CIA ha supervisionato le operazioni
segrete che includevano atti terroristici false flag che sono costati la
vita a circa 300 persone (2).
L’avaria
di Fukushima non sarebbe avvenuta. I funzionari europei non avrebbe
dovuto faticare inventando ostacoli alla realizzazione del gasdotto
South Stream. I pensionati della NATO, dopo aver tolto alla Yugoslavia
le terre del Kosovo, non si sarebbero occupati di investimenti nei
minerali utili esistenti su questo territorio.
Chissà, forse il condizionale non sarebbe qui servito
se la Wardenclyffe Tower del geniale scienziato serbo Nikola Tesla,
costruita all’inizio del XX secolo, avesse portato alla creazione di un
sistema efficace di trasmissione e di produzione di energia elettrica
libera in tutto il mondo. Quello che successe cent’anni addietro è
tuttora avvolto dal mistero.
Si sono conservate soltanto
le impressioni prodotte su abitanti locali e su giornalisti dallo
splendore celeste “per migliaia di miglia” causato dalla Torre di Tesla.
Recentemente i giovani fisici russi Serghej e Leonid Plekhanov, dopo
aver studiato scrupolosamente i diari e i brevetti dello scienziato,
hanno deciso di rianimare il progetto di trasmissione di energia senza
fili. Hanno persino raccolto mediante internet una somma rilevante per
la costruzione della propria Torre. Nell’intervista a “La Voce della
Russia” Leonid Plekhanov ha raccontato dei principi di funzionamento
della nuova Torre:
La drammatica e apparentemente inarrestabile ascesa dell’Isis ha
riportato l’attenzione mediatica sul martoriato Iraq, caduto nel
dimenticatoio dopo il ritiro delle truppe americane. I mezzi di
informazione sono prodighi di informazioni nel descrivere le atrocità
del Califfato, ma reticenti nel raccontare chi siano i suoi membri e
quale sia la sua origine. Lo Stato Islamico di Iraq e Siria (questo il
nome completo) non è una forza apparsa improvvisamente dal nulla, ma il
figlio diretto delle politiche dell’imperialismo americano in Medio
Oriente che ha le sue radici nel conflitto siriano e nel caos dell’Iraq
post-Saddam, ricorda Riccardo Maggioni, secondo cui per capire meglio
qual è il ruolo dell’Isis occorre fare un salto indietro di almeno
trent’anni, dal momento che l’islamismo politico «è l’alleato oggettivo
dell’imperialismo americano nel Medio Oriente» a partire dai lontani
anni ‘80, quand’era il pretesto perfetto per consentire agli Usa di intervenire per aiutare i “buoni” e punire i “cattivi”. Negli anni ’80, durante la guerra fredda, l’Islam conservatore era l’alleato degli Usa nel contenere la diffusione del comunismo e dell’influenza dell’Urss nel mondo arabo, scrive Maggioni in un post ripreso da “Informare per Resistere”. Sotto la presidenza Reagan, gli Usa
«armarono e addestrarono i Talebani in Afghanistan» per rovesciare la
repubblica popolare afghana e contrastare il successivo intervento
sovietico. «Al-Qaeda nasce qui, con i soldi e il supporto americano,
tanto che lo stesso Bin Laden (ricordiamolo: proveniente da una famiglia
di affaristi sauditi in stretti rapporti con gli Usa)
combatteva in Afghanistan e veniva intervistato da quotidiani
occidentali come “The Indipendent” i quali lo definivano “freedom
fighter”». I Talebani, aggiunge Maggioni, «vennero addirittura
glorificati in film come “Rambo 3”», mentre «vari leader islamisti
afghani furono ricevuti alla Casa Bianca da Reagan, che li definì
“leader con gli stessi valori dei Padri Fondatori”».
Questo vuole essere solamente un pro-memoria sulle tappe principali che ci hanno portato al disastro attuale. La “lunga marcia“ della finanza sta arrivando a destinazione ed al compimento dei propri scopi: la distruzione dei popoli. 1972 – Serpente Monetario Europeo (poi l’Italia uscì nel 1974 causa conflitti sociali e crisi petrolifera) 1979 – Adesione allo SME 1981 – Divorzio tra
Ministero del Tesoro e Banca d’Italia – Fine della sovranità monetaria
per volere dello Stato che cede la facoltà di emettere la propria moneta
a favore delle banche 1986 – Atto Unico Europeo – Libera circolazione di “persone”, merci, servizi e capitali 1990 – I capitali possono espatriare liberamente – La Banca d’Italia perde la facoltà di imporre misure sui movimenti di capitali 1992 – Trattato di Maastricht 1992 – Mani Pulite – Addio alla spesa pubblica e avanti con i servi dei capitali, praticamente della finanza 1992 – Amato dopo aver privatizzato Bankitalia fa uscire l’Italia dallo SME con una svalutazione di circa il 25% rispetto al marco