Giorgio Napolitano ha calpestato la
Patria e la Costituzione Repubblicana. Va destituito e processato per
alto tradimento. L'Italia non ha più alcuna sovranità. Il presente e il
futuro che dall'estero - grazie a mister Napolitano - hanno imposto al
nostro Paese è il declino e la subordinazione. Ecco l'intervista che il
13 dicembre 2007 Napolitano ha rilasciato al Council on Foreign Relations, una organizzazione terroristica che risponde al famigerato nome di Bilderberg Group, a cui risultano affiliati Romano Prodi, Mario Monti, Enrico Letta, e tanti altri. https://www.youtube.com/watch?v=DKAlQ-xShYY La Nato ha trasformato l'Italia in una
gigantesca camera a gas. Ogni giorno i velivoli militari irrorano i
centri abitati, scaricando nell'aria sostanze tossiche come alluminio,
bario, stronzio, manganese, e così via, determinando gravi conseguenze
sulla salute dell'ignara popolazione italiana. Ma Napolitano che fa in
qualità di capo delle forze armate tricolori per tutelare il popolo
sovrano, in virtù dell'articolo 32 della Costituzione? Assolutamente
niente. E' complice di questo crimine contro l'umanità. Inoltre, espone
60 milioni di persone nello Stivale al pericolo nucleare, consentendo al
governo degli Stati Uniti d'America di detenere illegalmente e
segretamente, violando il Trattato internazionale di non proliferazione
nucleare (TNP), centinaia di bombe atomiche proprio sul suolo italiano.
«A chi paventa catastrofi nel caso di un’eventuale fine dell’euro – è stato fatto anche qui – io rispondo che al punto in cui siamo l’onere della prova va rovesciato, perché la catastrofe c’è già.»
Intervento di Vladimiro Giacchè all’incontro “Titanic Europa?”, promosso da Re:Vision, 7 marzo 2014, Roma
Ringrazio Stefano Fassina per questa occasione di confronto che ha voluto estendere al di là dei confini del PD. Credo che il modo migliore per contribuire a questo incontro sia offrire il proprio punto di vista alla discussione, nel modo più diretto possibile. Credo infatti che il primo dovere nei confronti di noi stessi sia quello della chiarezza. In primo luogo sulla gravità della situazione. Il nostro paese ha perso, dall’inizio della crisi, poco meno del 10% del prodotto interno lordo, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti. A chi paventa catastrofi nel caso di un’eventuale fine dell’euro – è stato fatto anche qui – io rispondo che al punto in cui siamo l’onere della prova va rovesciato, perché la catastrofe c’è già. La priorità non può essere rappresentata dai moniti relativi a una catastrofe eventuale, ma dal tentativo di comprendere come siamo finiti nella catastrofe attuale e cosa si debba fare per uscire dal disastro economico in cui ci troviamo.
“Catastrofe”, “disastro”: purtroppo non si tratta di iperboli. Come hanno dimostrato i ricercatori del Centro Europa Ricerche nel luglio scorso (Rapporto CER n. 2/2013), ci troviamo, molto semplicemente, nella peggiore crisi dopo l’Unità d’Italia: peggiore di quella del 1866, e peggiore di quella del 1929.
Per il Ceo di Saxo Bank l'euro è "un esperimento pericoloso, irresponsabile che non deve essere mai più ripetuto" Il Ceo e co-fondatore di Saxo Bank Lars Seier Christensen nel suo blog TradingFloor.com torna a occuparsi dell'euro.
Dopo aver ribadito come la moneta unica sia "una monumentale cattiva idea",
Christensen sottolinea come l'euro ha creato un numero infinito di
vittime nel suo tragitto, ha costretto de facto al fallimento numerosi
paesi, ha prodotto la perdita di intere giovani generazioni nell'Europa
del sud e, infine, ha condotto l'Europa nella direzione di un super stato totalitario. Potrebbe scomparire un giorno non così lontano, prosegue il Ceo di Saxo
Bank, lasciando solo un ricordo triste e desolante di un esperimento pericoloso, irresponsabile che non deve essere mai più ripetuto.
Lascerà dietro di sè immensi costi sociali e umani, ma sarebbe molto
meglio subire queste perdite inevitabili il prima possibile. La ripresa
inizierebbe molto prima se la causa alla radice del malessere attuale
venisse rimossa.
"I nostri attuali problemi economici non sono iniziati con la crisi del debito ma affondano le radici nella decisione di aderire all’Eurozona. Con la Troika che ha lasciato l’Irlanda nel Dicembre 2013, può sembrare strano chiedere il default sul nostro debito e l’uscita dall’Eurozona. Istintivamente, la gente non vuole nessuna delle due cose. La prima implicherebbe il rifiuto di quello stesso debito che ci siamo liberamente accollati. La seconda comporterebbe rinunciare all’attuale grande progetto dell’Unione Europea.
E dopotutto i problemi dell’eurozona sono stati risolti, no?
Ascoltate con attenzione le parole di qualcuno che dovrebbe saperlo – Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea.
A Gennaio Draghi ha respinto come “prematuri” gli ottimistici commenti di Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, che in precedenza aveva previsto che l’eurozona si sarebbe lasciata la crisi alle spalle nel 2014.
O considerate le parole dell'ex presidente della Banca Centrale Tedesca, Axel Weber. Al World Economic Forum di Davos a gennaio egli ha detto che gli squilibri sottostanti alla crisi continuavano a deteriorarsi e che probabilmente quest’anno l’eurozona dovrà affrontare un nuovo attacco dei mercati. “L’Europa è sotto minaccia. Sono tutt’ora molto preoccupato. E’ migliorata la situazione dei mercati, ma non la situazione dell'economia della maggior parte dei paesi” ha dichiarato.
Questo è un articolo che apparirà, in qualche forma, in una futura edizione di Brooklyn Rail, una rivista d'arte di New York. Il mio intento era quello di scrivere un pezzo sugli effetti dell'unificazione europea sulla cultura europea. 1. Europa: Dalla divisione all'unità alla frammentazione Mentre stava scendendo la cortina di ferro, “La doppia vita di Veronica” di Krzysztof Kieślowski (1991) non solo catturò con eleganza l'impatto emotivo della divisione post-bellica dell'Europa, ma tramise anche una rimuginante angoscia sulla promessa “ Unione Europea”. Il congegno utilizzato da Kieslowski era il travolgente legame tra due identiche sconosciute, Weronika in Polonia e Véronique in Francia (entrambe interpretate da Irène Jacob). Le loro strade si incrociano solo una volta, proprio mentre l'Europa sta per essere ri-unita. Felice per essere stata appena chiamata al provino per una parte importante di canto, Weronika corre verso casa passando dalla piazza principale di Cracovia per ritrovarsi nel bel mezzo di una dimostrazione. Un manifestante colpisce accidentalmente la sua borsa, e gli spartiti cadono a terra. Mentre li sta raccogliendo, nota Véronique che sale su un autobus. Gli occhi delle due donne si incontrano per una frazione di secondo. Dopo il provino, coronato dal successo, Weronika ottiene il ruolo da solista ma, mentre canta intensamente allapremieredel concerto, crolla sul palco e muore. In quello stesso momento, a Parigi, Véronique viene sopraffatta da un dolore profondo e inspiegabile.
Intervista a tutto campo a Fabio Castellucci, ingegnere di Creazzo
(Vicenza) che sta raccogliendo consensi per presentarsi candidato di
Cinquestelle alle elezioni europee. Castellucci demolisce i miti della
moneta unica, ricordando che quando c’era la “liretta” gli operai
compravano casa ed oggi non lo possono fare. Poi lancia l’allarme
sull’estrema destra francese, che forse potrebbe togliere l’Euro, ma che
rischia di intaccare diritti e libertà fondamentali. E qui scatta un
paragone con il nazismo…
Il
Fiscal compact obbliga l'Italia a ridurre di un ventesimo l'anno la
distanza che separa il rapporto debito/Pil, visto nel 2014 sopra il
133%, dalla soglia di riferimento del 60%. In linea di
principio il Fiscal compact non è così rigido come lo descrivono certi
opinionisti. E non comporta una manovra correttiva di 45-50 miliardi in
ciascun anno. In teoria, per
ridurre il rapporto debito/Pil di un ventesimo all'anno è sufficiente
mantenere il pareggio di bilancio in termini strutturali -- cioè al
netto del ciclo e delle una tantum -- e avere una crescita nominale
(compresa l'inflazione) vicina al 3%. Il problema è
che l'Italia è lontana da queste condizioni. Commissione europea, Fondo
monetario internazionale e Ocse stimano che il Pil di quest'anno
crescerà in termini reali dello 0,6%. E dallo scorso ottobre
l'inflazione è scesa al di sotto dell'1%. Il deficit strutturale per
Bruxelles è oltre lo 0,5% che delimita il pareggio di bilancio. D'altro canto, la decisione finale sul rispetto delle regole ha margini di discrezionalità politica.
"Molte volte spendiamo dei soldi che non abbiamo, comprando cose delle quali non abbiamo bisogno, per far bella figura con gente che non se ne importa."
Queste parole, attribuite all'attore americano Will Smith, caratterizzano la vita moderna. Siamo alla rincorsa costante dei soldi per vivere e pagare "i nostri debiti". Dobbiamo restituire il mutuo in banca, pagare le rate per i mobili di cucina, comprare libri e vestiti per i figli, pagare le bollette, il canone, la benzina per la macchina … mille cose e poi ancora alcune.
In un certo senso siamo diventati schiavi con le catene del debito. Ma la colpa è anche nostra: Ci vogliono due per indebitarsi. La banca e le finanziarie ci offrono del denaro a condizioni vantaggiose, almeno così ci pare, ma non basta. Ci vuole anche la nostra volontà di spendere...
Forse, prima di prendere un prestito che poi dobbiamo restituire con tanto di interessi, è bene farsi due domande. Prima, la cosa che stiamo per comprare è veramente necessaria? Se non è di prima necessità, si può anche aspettare. A volte è meglio andare a piedi o con la bici piuttosto che con la macchina, oppure di far senza la tv o di portare le scarpe ancora un'altra estate. Non c'è nessuno che ci impone di comprare quando non vogliamo. Possiamo anche pensare di far senza. La decisione è sempre volontaria.
Rivolte. Città a secco. Impennata dei prezzi. Fame
devastante. Se questo vi sembra allarmismo degli scienziati, parlate con
gli agricoltori
La madre di tutti i report sul clima è così spaventosa che uno dei
suoi autori si è dimesso dal Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti
Climatici (IPCC) in segno di protesta. "Gli agricoltori non sono
stupidi", ha detto la scorsa settimana l'economista della Sussex
University Richard Tol, mentre centinaia di ricercatori si sono ritirati
a Yokohama, in Giappone, per elaborare il testo finale di un documento
che lui ha definito "allarmista" quando tratta delle tante minacce del
riscaldamento globale. La gente che coltiva il nostro cibo troveranno il
modo di adattarsi, ha detto l’isolato scienziato del clima alla più
importante riunione sulla scienza del clima degli ultimi sette anni. Ma cambiare non è facile, soprattutto quando non si parla della tettonica terrestre. Il testo finale è arrivato oggi, e le le più allarmanti proiezioni
del report dell’IPCC chiariscono ciò che avevano ipotizzato tanti altri
studi: il futuro dell'agricoltura - della fame nel mondo, della vostro
conto dal droghiere – è fottuto. O, come ha detto il Segretario Generale dell’ONU Ban-Ki Moon in modo un po’ più educato all'inaugurazione dei primi incontri per il report dell’IPCC nello scorso settembre: "Il caldo si fa sentire. Dobbiamo agire."
Circa 200 persone hanno sostenuto questo Sabato a Plaza de Neptuno , vicino al Congresso dei Deputati , una protesta contro la monarchia convocata dal Coordinatore 25S, che accusa “il sistema attuale è già totalmente incapace di qualsiasi soluzione al grave le questioni sociali e democratiche “sofferenza cittadini.
Dopo la protesta , la maggior parte dei manifestanti aveva lasciato la piazza Nettuno. Tuttavia, un gruppo di giovani è rimasta nelle vicinanze e ci sono stati momenti di tensione e scontri con la polizia antisommossa. Mario Munera, giornalista dell’agenzia di stampa RT, Ruptly, è rimasto ferito durante la violenta azione repressiva.
Lo storico Wilfired Loth commenta la politica europea di Angela Merkel, la paura degli uomini di Stato europei davanti ai loro popoli e l'idea di giustizia a senso unico dei tedeschi. Loth, 65 anni, è lo storico tedesco in carica per l'integrazione europea e professore all'università di Duigsburg-Essen. E' appena uscito il suo ultimo lavoro "Europas Einigung. Eine unvollendete Geschichte" (L'unificazione dell'Europa. Una storia incompiuta) Loth afferma che la via tecnocratica dell'UE, priva di un coinvolgimento democratico, è arrivata al capolinea.
SPIEGEL: Professore, le Elite europee criticano il
referendum svizzero, mentre molti cittadini europei condividono la
stessa ansia degli svizzeri per gli immigrati. La sorprende la distanza
fra le parti?
Loth: No, l'unificazione europea è sempre stata un progetto delle Elite.
Fin dall'inizio, gli uomini di stato in carica non han voluto
interferenze causate dalla partecipazione popolare e da varie
associazioni d'interessi. Una politica di questo tipo porta naturalmente
ad una discrepanza tra le Elite e le popolazioni. SPIEGEL: La paura nei confronti della partecipazione popolare, è giustificata?
Per trenta anni, dal
1945 al 1978, il PCI era stato all’opposizione. Ma negli anni settanta sfiorava
il consenso della D.C. e quindi, di fatto, teneva fuori dalla dinamica politica
e dal governo del paese più di un terzo degli italiani. Enrico Berlinguer aveva
cercato una soluzione al
problema posto dal Golpe Cileno nel lungo e sofferto compromesso con le
forze più disponibili della parte cattolica, rappresentate da Aldo Moro. Ma a
dicembre Aldo Moro era morto da sette mesi.
Erano stati mesi difficili,
sia Andreotti che il PSI si opponevano. L’accordo di governo che aveva portato
alla formazione del gabinetto Andreotti IV, un monocolore democristiano con
appoggio del PCI, durò solo un anno, e naufragò proprio a cavallo di questa
decisione (anche se non solo per questa).
Tutto questo
pesava sulle spalle di Giorgio Napolitano, Responsabile Economico del PCI,
quando prende la parola e con un lungo e sofferto discorso esprime la
dichiarazione di voto contrario alla ratifica dell’entrata dell’Italia nello
SME.
Gli accordi commerciali come il TPP mirano solo a proteggere i profitti delle multinazionali a discapito di tutti noi
Gli accordi commerciali sono un argomento che merita attenzione, avverte Joseph Stiglitz
in uno dei suoi ultimi interventi sul New York Times. In questo
momento, prosegue il Premio Nobel per l'economia del 2001, ci sono proposte commerciali che minacciano di mettere la maggior parte degli americani sul lato sbagliato della globalizzazione.
Opinioni contrastanti su questi accordi attraversano il Partito
Democratico, anche se non si conosce l'opinione del presidente Obama. Nel suo discorso sullo Stato dell'Unione, infatti, Obama ha fatto un
vago riferimento a "nuove partnership commerciali" che creerebbero più
posti di lavoro. Uno degli accordi in questione è il Trans-Pacific Partnership, o TPP, che legherà 12 paesi lungo il Pacifico nella più grande zona di libero scambio al mondo.
I negoziati per il TPP sono iniziati nel 2010, allo scopo, secondo il
Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d'America, di
incrementare il commercio e gli investimenti attraverso l'abbassamento
delle tariffe e l'eliminazione delle altre barriere commerciali tra i
paesi partecipanti. Ma i negoziati TPP hanno avuto luogo in segreto e
ciò, prosegue Stiglitz, ci costringe a fare affidamento su bozze
trapelate per carpire le disposizioni proposte.
Nato negli Stati Uniti D'America e diffuso su larga scala prima in Europa e poi sempre di più nel mondo intero, attualmente il consumismo è il sistema economico dominante, anche se negli ultimi anni è sempre più in rapida discesa e si prospetta per il futuro un suo graduale superamento. L'era consumista è legata a quella che viene definita come la "società dell'immagine", che ha favorito la progressiva mercificazione di ogni aspetto della vita sociale e non. Un fattore imprescindibile per l'affermazione su vasta scala e per il consolidamento del sistema consumista è stato ed è tutt'ora il massiccio utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, a partire dalla televisione, per orientare e plasmare i cittadini, in modo da aumentare a dismisura la massa di potenziali clienti e/o consumatori utili per vendere sempre di più prodotti e illusioni a buon mercato, e in questo modo ricavarne un'abbondante profitto nonchè una cospicua dose di influenza e potere. In questo articolo mi occuperò dell'origine di questo sistema e di come si è potuto imporre concentrandomi principalmente sulla figura di Edward Bernays , considerato come il pioniere di tutto questo.
Sono
solamente 9 i Paesi che hanno la Banca Centrale che non appartiene ai
Rothschild. Sono: Cina, Russia, Iran, Venezuela, Ungheria, Siria, Cuba,
Islanda e Corea del Nord. Tre di questi Paesi, nell'ordine Russia, Iran e
Venezuela, sono anche le tre più grandi riserve energetiche del mondo,
considerando le riserve di petrolio, gas e carbone.
Direttamente o
indirettamente tutte le altre banche centrali appartengono o sono
controllate dai Rothschild. Ci sono addirittura quattro banche centrali
che sono quotate in borsa: le banche centrali di Belgio, Grecia, Giappone e Svizzera. La Banca centrale di Grecia oltre che essere quotata alla Borsa di Atene è quotata anche alla Borsa Tedesca.
Da queste brevi
considerazioni, penso sia comprensibile a tutti perchè i paesi che
hanno una banca centrale indipendente siano costantemente attaccati
mediaticamente dai media di tutto il mondo, tutti al servizio ovviamente delle grandi potenze imperialistiche dell'occidente.
Bruciare centinaia di tonnellate di cibo per produrre biocombustibili è un crimine contro l’umanità: a dirlo è Jean Ziegler, relatore per le Nazioni Unite sul diritto al cibo dal 2000 al 2008, ora nella commissione dell’Onu sui diritti umani. Ziegler si è fatto portavoce di tantissimi altri e lo ha fatto in occasione delle recenti Giornate Europee per lo Sviluppo.
«Bruciare centinaia di tonnellate di cibo per produrre
biocombustibili è un crimine contro l’umanità. Fin dal 2007, l’Unione
Europea e il governo statunitense hanno dato enorme supporto
all’agribusiness per riempire di cibo i serbatoi delle auto - obiettivi
vincolanti, sgravi fiscali e sussidi (1) di miliardi ogni anno. Il
risultato? Più fame, land grabbing, danni ambientali e centinaia di
migliaia di vite perdute». Parole brucianti e che non lasciano il minimo
dubbio sulla sua posizione: Jean Ziegler è stato chiarissimo.
“Voglio che la gente impari a curarsi da sola”: è questa l’idea portata avanti da Rick Simpson, abitante
di una piccola cittadina vicino a Nova Scotia, in
Canada. L’interessante storia di quest’uomo comincia nel 1975 quando in
un programma alla radio scopre che il Thc ha un forte potenziale nell’uccidere le cellule cancerogene.
La cosa interessa particolarmente Rick, il quale un paio di anni prima
aveva perso il fratello venticinquenne proprio per un cancro incurabile.
In seguito, non sentendo più notizie a riguardo, accantona l’idea
pensando si trattasse solamente di una trovata che non aveva risvolti
concreti nella realtà. Qualche anno dopo (nel 2002) Simpson è vittima di
un incidente sul lavoro che gli provoca problemi e dolori alla testa
che comincia a curare con medicinali i quali, non solo non alleviano la
sofferenza, ma hanno anche innumerevoli effetti collaterali.
Il vaccino dell’Epatite B è obbligatorio in Italia dal maggio 1991: a prendere questa decisione è stato l’allora Ministro della Sanità Francesco de Lorenzo. Quest’ultimo, insieme al responsabile del settore farmaceutico del ministero, Duilio Poggiolini, intascò ben 600 milioni di lire dall’azienda Glaxo -SmithKline, unica produttrice del vaccino Engerix B. La somma servì per rendere il vaccino obbligatorio in Italia. Entrambi i ministri sono stati condannati in via definitiva con sentenza della Cassazione per questo e per altri gravi reati. La Corte ha deciso di condannarli
“avendo percepito somme da numerose case farmaceutiche, producendo un danno erariale derivato dalla ingiustificata lievitazione della complessiva spesa farmaceutica, determinata dalla violazione degli obblighi di servizio riferibili a ciascuno”.
Nel 1977 Giacinto Auriti descriveva le linee guida per l’adesione
ad una moneta unica europea. A distanza di trentasette anni le
soluzioni del professore abruzzese sono ancora lontane dall’essere
adottate dall’establishment tecnocratico europeo, ma rappresentano una
prospettiva economica, politica e geopolitica necessaria per superare
l’empasse politica e strutturale dell’Unione Europea.
Nel 1977, l’allora presidente della Commissione europea, il
socialista britannico Roy Jenkins, strutturò una proposta per
l’istituzione dell’Unione economica e monetaria (UEM), che fu adottata
come Sistema monetario europeo (SME) nel 1979. Lo SME, patrocinato
politicamente dal presidente francese Valéry Giscard d’Estaing e da
quello tedesco-occidentale Helmut Schmidt, è l’antenato della Banca
Centrale Europea. Con puntuale e lucida visione pionieristica, il professor Giacinto
Auriti, allora Presidente del Centro studi politici e costituzionali,
nel dicembre dello stesso anno ha dato alle stampe il pamphlet “Principi
ed orientamenti per una moneta europea”, per Marino Solfanelli Editore.
Auriti, riprendendo le analisi anti-usurocratiche di Ezra Pound ed
elaborando un’innovativa teoria della moneta (la “teoria del valore
indotto della moneta”) ha rivestito fino alla sua morte, avvenuta nel
2006, il ruolo di “economista eretico” rispetto agli studi economici
“istituzionalmente riconosciuti”.