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14 febbraio 2017

Il più grande trafficante della storia lavorava per la CIA

Il figlio di Escobar: “I segreti che mio padre non mi ha mai raccontato” 
Ciò che si scopre nel mio libro è che mio padre lavorava per la CIA, vendendo cocaina i cui proventi servivano a finanziare la lotta anticomunista in tutto il Centroamerica. Questo fatto colloca la figura di mio padre in un contesto storico differente, dove alcuni pezzi si iniziano a incastrare” 
ha rivelato il figlio del più famoso e potente narcotrafficante della storia mondiale, Pablo Escobar, noto e reso popolare da serie televisive e film come “El patrón del mal” (Il padrone del male), in un’intervista esclusiva rilasciata per presentare il suo nuovo libro “Pablo Escobar, in fraganti”, dove racconta i brutali omicidi commessi da suo padre in Colombia, inclusi magistrati, agenti di polizia e politici che lottavano contro il crimine organizzato di quel paese e contro la corruzione.
Juan Pablo Escobar, conosciuto con il nome di Juan Sebastián Marroquín fino al 2009, quando decise di pubblicare il suo primo libro su suo padre, leader del cartello di Medellín di Colombia, ed il mafioso più importante di Sudamerica, legato alla mafia siciliana e calabrese negli anni 80, ha asserito che suo padre lavorava per la CIA, finanziando la “lotta anticomunista” in Centroamerica di questo organismo.


In un servizio di 30 minuti, Escobar ha raccontato al giornalista argentino Luis Novaresio i contenuti più salienti del suo nuovo libro, distruggendo l’immagine mitica di quel “narcos” che i mezzi di comunicazione hanno creato, per avvicinare il pubblico ad un’immagine più reale della mafia, i cartelli, il narcotraffico e gli Stati come soci in affari delle organizzazioni criminali.
Con voce ferma e serena per tutta la durata dell’intervista, il figlio del narcotrafficante colombiano ha esordito parlando della fondatezza della sua testimonianza: “Io credo che alcuni capitoli di questo libro dimostrino che la paura della morte mi importa poco. Perché credo che ci siano cose più importanti, come avvicinarci alla verità delle realtà che si cela dietro gli sporchi affari del narcotraffico e della corruzione che li rendono possibili”.
“Io devo più rispetto e più amore ai miei nemici che alla mia famiglia”, ha sottolineato in riferimento agli scontri verificatisi dopo la morte di suo padre e che ancora avvengono in Colombia. Ciò dimostra che le teste cambiano, ma l’affare rimane.


In ogni aneddoto e testimonianza di Juan Pablo Escobar emerge un chiaro rifiuto verso l’attività mafiosa di suo padre ed il suo dolore per i familiari delle vittime dei suoi brutali crimini. Non lo indica come unico colpevole, ma accusa anche certi organismi di sicurezza come la DEA, la CIA e funzionari principalmente statunitensi, senza i quali Pablo Escobar non sarebbe mai riuscito a consolidare il suo potere mafioso.

“Quando scoppiò lo scandalo Iran-Contras, vi era coinvolto il colonnello Oliver North dell’esercito nordamericano e, dietro di lui, c’era la CIA, il cui capo era George Bush, padre. Dopo diventò vicepresidente dell’amministrazione Reagan e incaricato della lotta antidroga. Lo stesso personaggio i cui impiegati stavano lavorando con mio padre per vendere droga e portarla negli Stati Uniti, con il beneplacito di molti”, ha affermato il figlio di Pablo Escobar."Sono tutti punti interrogativi che chiaramente iniziano a trovare risposta e ci rivelano una realtà dietro il commercio del narcotraffico molto diversa da quella che sogniamo. Perché fino ad ora ci hanno detto: 'i narcos latinoamericani hanno la capacità di eludere tutti i controlli', ma questo non è eludere i controlli, questo è comprare i controlli, avere in mano i controlli ed avere come soci gli addetti ai controlli", ha aggiunto Escobar parlando della complicità del potere politico e della sicurezza.   
“Faccio un esempio concreto. È il caso dei fratelli Rodríguez Orejuela, boss del cartello di Cali che si alleano con la DEA per combattere contro mio padre, fino a che finalmente escono dalla circolazione ed un anno dopo tutto il cartello è completamente smantellato. Due  personaggi estradati negli USA che finirono negoziando con loro, senza dover consegnare nessuno, semplicemente consegnando denaro a patto che la sua famiglia non fosse inserita nella lista Clinton. Diedero 2.000 milioni di dollari, due persone. Quella somma va moltiplicata per tutti i narcos di cui non abbiamo neanche idea della loro esistenza. In sintesi, funziona così: lasciali crescere, aiutali a prosperare e quando diventano molto ricchi prendiamo i loro soldi", ha spiegato il figlio del mafioso colombiano.  
"Tutti i paesi del mondo mi hanno concesso il visto ad eccezione degli USA. Il grande paradosso è che continuano a dare il visto ai narcos. Quindi forse non ho quel requisito", ha denunciato Pablo Escobar figlio facendo capire lo stretto legame tra il governo statunitense ed il narcotraffico del Sud-America, e ha chiarito: 
"Mio padre è stato un ingranaggio del grande commercio del narcotraffico universale. Quando non gli è più stato utile, hanno dato l’ordine di ammazzarlo. (…) È stato uno dei tanti patroni del male. E credo che questo libro mostra molti modelli, perché c'è sempre un pesce più grande”.

di Matías Guffanti 
http://www.antimafiaduemila.com/

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