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10 giugno 2013

GRECIA: Resa dei conti tra FMI e Bruxelles

Il fondo monetario internazionale ha reso pubblico un rapporto particolarmente critico sulla situazione della Grecia [1]. Questo rapporto conferma la prevalenza di politiche restrittive che conducono a un aggiustamento prodotto essenzialmente dalla recessione.
« La Grecia sta correggendo la propria posizione principalmente attraverso la recessione, non attraverso riforme che esaltino la produttività.»
Questa relazione ha suscitato le ire della Commissione europea [2], e oggi possiamo dire che una resa dei conti è in atto all'interno della Troika (combinazione di FMI, BCE e Commissione europea) che è responsabile per l'amministrazione delle "riforme" imposte alla Grecia. Proprio questo è essenziale. Infatti, le critiche dell’FMI alle politiche imposte alla Grecia sono piuttosto moderate, anche se molto spesso si basano su una corretta constatazione dei fatti. La cosa importante è quindi piuttosto la rottura del fronte esistente tra le istituzioni europee e il fondo monetario internazionale, cosa che era nell’aria fin dall'inizio di quest'anno, con le polemiche sugli effetti delle politiche di aggiustamento fiscale e di bilancio. Questo contribuirà ad aprire gli occhi di qualcuno. Le politiche criminali condotte in Grecia, e questo nel vero senso del termine, perché i suicidi sono aumentati di un quarto in questo paese, sono piena responsabilità dei leader europei e per primi dei governanti tedeschi, ma anche, ahimè, dei francesi.
  1. Crescita e depressione.
L’FMI riconosce che la contrazione dell'economia è stata peggiore di quanto era stato previsto. Questa non è una novità. Per più di vent'anni, il fondo monetario internazionale ha sottovalutato regolarmente gli effetti delle politiche di aggiustamento che incoraggia. Ma questo riconoscimento nel caso la Grecia assume un particolare significato nel contesto dell'ammissione fatta dalla stessa organizzazione circa gli effetti negativi delle politiche fiscali e di bilancio raccomandate:

« Nonostante si assumesse fin da principio che il PIL nominale si sarebbe contratto sostanzialmente nel 2011-12, le performance effettive sono state peggiori di quanto previsto. Si sono verificati molti fattori avversi (che si sono reciprocamente rinforzati) che hanno compromesso l’umore degli investitori durante questo periodo” 
 
Allo stesso modo il FMI riconosce l'inadeguatezza degli investimenti a causa delle incertezze che hanno circondato (e continuano a circondare) la sostenibilità della strategia adottata dal governo greco e dalla Troika.

Grafico 1
Fonte: FMI, Country Report No. 13/154, Giugno 2013, Washington DC, dati p. 38.

« …un grande deflusso di depositi, specialmente nel momento in cui i crescenti dubbi sul sostegno politico al programma hanno generato gradualmente lo spettro di un'uscita dall’euro. La presunta ripresa degli investimenti non si è verificata. Invece, una continua contrazione degli investimenti ha amplificato l'effetto negativo sulla produzione del grande aggiustamento fiscale e ha approfondito la recessione. »

Se il governo greco si è impegnato in un aggiustamento fiscale che il rapporto descrive come "senza precedenti", i risultati sulla competitività sono complessivamente più deludenti di ciò che era inizialmente previsto, a causa della rigidità nell'adeguamento dei prezzi:
«Meno incoraggiante è stata la risposta debole e ritardata dei prezzi alla riduzione dei salari, dovuta in gran parte alla rigidità del mercato dei beni. Questa asimmetria negli aggiustamenti di prezzo ha portato ad una sostanziale erosione nei redditi reali e nella domanda e ha caricato un onere sproporzionato sui salariati rispetto ai lavoratori autonomi e alle aziende».

Da questo punto di vista, può essere sorprendente che il FMI "scopra" oggi l'esistenza di queste rigidità, che sono state descritte, sia da un punto di vista empirico che teorico, da un gran numero di autori per diversi anni nella letteratura accademica [3]. I mercati non sono "efficienti" nel senso della teoria neoclassica, ma evidentemente c’è voluta la tragedia della Grecia perché gli economisti del fondo monetario internazionale l’ammettessero. E ancora hanno fermato la loro analisi al mercato dei beni e non sembra che l'abbiano estesa al mercato del lavoro. Ma, comunque, è un progresso che occorre sottolineare. Da questo punto di vista, la testardaggine e l'ostinazione dei loro colleghi della Commissione di Bruxelles e della BCE, che negano l'esistenza di queste rigidità e attribuiscono a fenomeni esogeni quello che è il prodotto del funzionamento dei mercati, sembra essere veramente criminale.
 
2. Debito e ristrutturazione.

Parte dei problemi che la Grecia ha di fronte attualmente, deriva direttamente dal rifiuto delle autorità europee ad ammettere la necessità e l'inevitabilità di una ristrutturazione del debito. In realtà, una ristrutturazione, ma possiamo parlare di un default parziale, ha già avuto luogo per quel che riguarda il debito detenuto dal settore privato. Se la depressione continua, la Grecia non potrà evitare una ristrutturazione riguardante non solo il settore privato, come nella primavera del 2012, ma anche il settore pubblico. La percentuale del debito/PIL continua a crescere, come avviene in tutti i paesi della zona Euro soggetti a queste politiche d’austerità assassina.

Grafico 2
Fonte: FMI, World Economic Outlook, aprile 2013, database.

Questa ristrutturazione quindi interesserà i conti della BCE e sarà inevitabile la ricapitalizzazione da parte degli Stati.

« L’incapacità di rilanciare la crescita richiede la ristrutturazione del debito — attraverso sia la partecipazione del settore privato (PSI) sia la partecipazione del settore ufficiale (OSI) — per tenere il debito pubblico su un percorso sostenibile»

Questi problemi saranno peggiorati dall'esistenza attuale di una depressione generalizzata nell'area dell'euro che compromette seriamente la capacità della Grecia di riprendersi con una forte crescita. Il mantenimento della depressione, o al meglio di una stagnazione, rende ingestibile il problema del debito in tempi relativamente brevi. Questo è il motivo per cui una ristrutturazione - un fallimento ordinato – per la Grecia è oggi quasi una certezza.

3. Prospettive.

Abbiamo già insistito in questo blog sul problema che pone il crollo degli investimenti al fine di una possibile crescita futura. Infatti, anche il rapporto stesso si conclude con gli importanti problemi che comporterà il graduale deterioramento dell'apparato produttivo greco:
« Il normale rimbalzo tecnico sarà soppresso, poiché parte del capitale fisico e umano è diventato obsoleto durante la crisi e probabilmente continuerà a deteriorarsi, e la necessità di ricostruire i saldi commerciali penalizzerà la domanda. »
Ed è chiaro che sia il crollo degli investimenti che l'aumento della disoccupazione, che nel mese di marzo ha raggiunto il 26,8% della popolazione attiva, non possono che provocare una grave crisi dell’apparato produttivo.

 Grafico 3
  Fonte: FMI, World Economic Outlook, aprile 2013, database

Ma il problema, in particolare sulla disoccupazione, non si ferma qui. La società greca è sul punto di implodere, come vediamo da segnali estremamente preoccupanti. Ciò pone il rischio di una rottura politica con conseguente uscita della Grecia della zona euro.

Grafico 4
Fonte: FMI, World Economic Outlook, aprile 2013, database

Gli autori del rapporto del FMI ne sono perfettamente consapevoli, se dobbiamo credere a questa frase:

« Un altro rischio in tale scenario — che dipende anche dalle reazioni politiche in Europa — è un'uscita della Grecia dall'Unione monetaria, che avrebbe ulteriori profondi effetti negativi a breve termine sull'economia e potenziali ricadute su altri membri dell'unione monetaria. »

Se da un lato noi non condividiamo il punto di vista del rapporto circa le conseguenze di un'uscita dall’euro per la Grecia, e va ricordato in proposito che il FMI ha regolarmente e massicciamente sbagliato sulle conseguenze delle svalutazioni significative negli ultimi anni (Russia, Argentina), che sono state in realtà molto favorevoli alle economie interessate, non possiamo però che condividere la sensazione che questa possibilità sia diventata molto reale. Infatti, le dinamiche dell'economia greca sono vicine a quelle delle economie cosiddette  'in transizione' negli anni novanta, con la differenza che queste ultime potevano contare su svalutazioni massicce per rilanciarsi:

« le dinamiche della ripresa greca assomigliano a quelle delle economie in transizione nel 1990, dove grandi riallocazioni sono state intraprese in un ambiente macroeconomico instabile, seppur affiancate dal deprezzamento del tasso di cambio. »

Questa è una storia nota. Le politiche di aggiustamento di bilancio e fiscale portano a una contrazione dell'attività economica, che provoca un calo nel gettito delle imposte, sia perché la base imponibile si riduce ma anche perché il tasso di riscossione si deteriora per via del fallimento di un numero crescente di operatori economici. Occorre costantemente ricorrere a prestiti, fino a che il default (a meno di precedere in tempo a una ristrutturazione) sarà indispensabile. Chiaramente, gli esperti dell’FMI non hanno imparato tutte le lezioni dalla storia della Russia negli anni '90 e dalla crisi finanziaria dell’agosto 1998. Ci sono quindi buchi e zone d'ombra in questo rapporto, che però ha almeno il merito di esistere, e di mettere crudamente in luce le responsabilità dei dirigenti europei.

[1] FMI, Country Report No. 13/154, Giugno 2013, Washington DC.
[2] L’Espansione, « Bruxelles e il FMI in disaccordo ‘fondametale’ sulla Grecia », 6 giugno 2013.
[3] B.C. Greenwald et J.E. Stiglitz, “Verso una teoria delle rigidità” in American Economic Review, vol. 79, n°2, 1989, Papers and Proceedings, pp. 364-369. J.E. Stiglitz, “Verso una teoria generale della rigidità dei salari e dei prezzi e fluttuazioni economiche” in American Economic Review, vol. 79, n°2, 1989, Papers and Proceedings, pp. 75-8
 
Tradotto e pubblicato da Voci Dall'Estero

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