Sostieni la ricerca sulle polveri sottili

11 dicembre 2011

DEPRIVAZIONE DI SENSO E IL SENSO DELLA DEPRIVAZIONE

Per quanto l’uomo moderno si sforzi di esplorare lo spazio e gli abissi, di ricercare nuovi mondi e di estendere i suoi confini esteriori, è l’Uomo stesso a costituire il vero, autentico Mistero, insondato e, per buona parte, insondabile. Le neuroscienze ce lo ripetono da molti anni, solo il 20 per cento delle nostre risorse cerebrali viene sfruttato a dovere, mentre il rimanente 80 sonnecchia, in attesa di venire utilizzato in qualche modo. 
Di HS

Eppure, nella nostra insuperata presunzione, abbiamo pensato di aver raggiunto lo stadio massimo della scienza e del benessere umano, abbiamo aderito ad un dogma che, a conti fatti, ha rivelato di essere largamente inconsistente. Se l’uomo è progredito dal punto di vista scientifico e tecnologico, quanto di sé è stato sacrificato sull’altare dei nuovi miti? Non dobbiamo mai dimenticare che la storia segue un unico filo che deve essere costantemente ripercorso ed interpretato per avere una chiara consapevolezza della nostra identità.

E riguardando al passato non si può fare a meno di apprezzare ed ammirare la sapienza scientifica e matematica degli egizi, la saggezza e la filosofia dei greci, la perizia dei romani nelle questioni amministrative, ecc… 

Le conquiste sul piano scientifico e umanistico si attuano a condizione di non dimenticare da dove si viene, perché si possa avere una qualche idea sulla direzione su cui dirigere la rotta del destino. Se veramente molto abbiamo acquisito in termini di scienza, conoscenza e benessere, quanto possiamo aver perduto o smarrito sul nostro cammino ? Domanda a cui è molto arduo rispondere, ma che ci consente di riprendere il filo di un discorso interrotto da troppo tempo.

Per chiarire e rendere agevole l’esposizione, a titolo esemplificativo, introdurrò il concetto di Sesto Senso per designare l’insieme di quegli elementi connaturati all’uomo, che lo distinguono dalle altre creature conosciute nel nostro piccolo mondo, animali e vegetali. E’ quell’insieme di facoltà che travalica la pelle e le viscere, la sensibilità puramente animale, pur non essendo del tutto sganciato da queste. Nella sua purezza e nella sua naturalità il Sesto Senso può espandersi e raggiungere quel 100 per cento di potenzialità che attualmente appare un traguardo molto remoto. A tale fine occorre creare le condizioni contestuali più adatte… 

Ma quali elementi e sottoconcetti compongono e definiscono il Sesto Senso? Citando Pascal, l’esprit de geometrie, innanzitutto, ossia l’intelligenza logica e matematica in base alla quale siamo in grado di esprimere la nostra razionalità e trarre da determinate premesse, le necessarie e provvisorie conclusioni. Và tuttavia specificato che nella presente trattazione il concetto di razionalità di tipo geometrico o matematico è intesa in senso molto ampio dal punto di vista semantico. Comprende sia la capacità deduttiva di trarre logicamente delle conclusioni dagli elementi di base iniziali con l’ausilio di un metodo che procede per sillogismi (logico – deduttivo), sia la facoltà di riuscire a raccogliere, assemblare e connettere dati e informazioni per poi poterne ricavare la teoria in grado di poterne dare una spiegazione generale (empirico – induttivo). 

L’esprit de geometrie – fondato sulla capacità di misurare, calcolare e porre in relazione i fenomeni con metodo – si distingue così dall’esprit de finesse che, invece, contempla una sensibilità empatica, necessaria a interpretare i fenomeni eminentemente umani. E’ certo banale, ma se l’osservazione e la spiegazione dei fenomeni naturali o anche astratti richiedono un procedimento poggiato su ben precise regole – e ciò vale tanto nell’ambito speculativo quanto in quello sperimentale – la sensibilità “umanistica”, elemento imprescindibile nelle scienze umane, nella filosofia, nella sociologia e nello studio della storia, comporta la capacità di calarsi nella situazione, di farci noi stessi… fenomeno ! 

Concettualmente l’empatia è stata illustrata in modo definitivo dal sociologo e filosofo Max Weber che ne ha fatto il cardine del suo discorso epistemologico. Ad esempio, per comprendere le decisioni politiche prese in un certo settore della vita pubblica da un Ministro non occorre forse rinunciare temporaneamente alla distanza dall’oggetto e identificarsi temporaneamente con quel certo Ministro ? Speculazione, osservazione, classificazione, teorizzazione e sensibilità empatica rappresentano, ognuno, un momento particolare della conoscenza estesa ad ogni forma dell’attività umana, anche la più banale. Molto spesso questi momenti si sovrappongono e, a volte, si confondono sul piano pratico… Certamente non esauriscono gli attributi del Sesto Senso. In qualche modo opposta all’intelligenza “matematica e scientifica”, ma distinta anche dalla sensibilità empatica che in qualche modo richiede uno sforzo attivo, l’intuito costituisce una fonte anomale di conoscenza. 

Si può descrivere come una scintilla che, misteriosamente innescata, espande la conoscenza in maniera illimitata e naturale. Si tratta di quel che comunemente viene definito il “genio” ed è l’elemento in più, quello che consente veramente di aggiungere a quel che prima era stato pensato, teorizzato e dimostrato. E genio è colui che, padrone del metodo e della razionalità, è baciato dal dono dell’intuito che dilata esponenzialmente le sue capacità cognitive. Nell’intuito alberga il “mistero”, l’”inspiegato” – almeno per quel che concerne la sua natura e la sua origine – che introduce alla realtà più profonda del Sesto Senso, il suo territorio oscuro e invisibile. Per quanto ripudiata e rinnegata nei comportamenti e nelle abitudini, la spiritualità pertiene all’Essere Uomo. 

A differenza di ogni altra specie di conoscenza, elaborazione razionale e sensibilità che implica l’instaurazione di un rapporto con l’oggetto, lo spirito tende alla fusione e alla confusione. Adagiata sui territori ignoti della nostra coscienza estende i suoi confini dentro e fuori all’uomo, per investire la natura e l’universo, il Tutto. In definitiva una sorta di inesplicata comunione con il Mondo che attinge da forze invisibili e misteriose, eppure sopite sulla nostra vita. La spiritualità “naturale” dell’Uomo è sinonimo di religiosità – allo stesso tempo dell’immanenza e trascendenza – autentica, perché scaturita dall’intimo e non oggetto di distorsione e di interpretazione da parte della religione istituzionalizzata. Imponendo una precisa visione della dottrina la religione istituzionalizzata deprime e soffoca la spiritualità e la relega in spazi angusti. Per quanto possa apparire strano l’ambito espressivo della spiritualità più genuino conduce all’arte, alla creatività e alla contemplazione. 

Sotto molti punti di vista la spiritualità prende la forma dell’arte che altro non è se non riproduzione della Bellezza, comunicazione dell’esperienza della comunione interiore. Senza addentrarsi nei territori impervi dell’estetica non ho però difficoltà ad asserire che l’”arte alta”, quella che raggiunge le vette del sublime – come nella storia è capitato ai grandi geni della poesia, dell’arte pittorica e della scultura, della musica classica, del teatro e di certa prosa – assume connotati religiosi. Infatti spesso l’artista è stato raffigurato come un sacerdote che officia un rito sacro, nella rappresentazione della Bellezza che, fondamentalmente, sfugge alla definizione e apre le porte del Mistero, dell’Immaginazione e della Fantasia. 

Nulla lo distingue dell’uomo comune se non che egli sa anche oggettivare l’intimo della propria spiritualità conferendo una forma definita alla propria contemplazione. Nella sua totalità il Sesto Senso è ciò che fa dell’uomo l’Uomo, un’entità ben distinta che è miniera di inesauribili risorse intellettuali, sensibili e spirituali. Ogni individuo, poi, si differenzia dagli altri per la diversa predisposizione a sviluppare e a estendere un particolare territorio del Sesto Senso…

Dalla differenziazione nello sviluppo della struttura del Sesto Senso in ogni individuo discendono le modalità delle varie attività pratiche, speculative, intellettuali, le forme delle relazioni con gli altri, il tipo di rapporto instaurato con il proprio ambiente naturale o artificiale. Un aspetto che a me pare essenziale delle manifestazioni esteriori del Sesto Senso è la costruzione sociale delle attività umane, perché, per quanto l’inclinazione al conflitto e alla competizione per l’affermazione individuale siano caratteristiche ben presenti nella società, lo spirito cooperativo è naturalmente più forte. Come animale aperto, disposto ad accogliere nel suo orizzonte mentale il cielo e l’universo, l’uomo non può che accostarsi all’uomo. Secondo Levinas ognuno riconosce sé stesso perché si specchia nell’immagine dell’Altro. Potrebbe costituire una disposizione propria del Sesto Senso, la propensione alla socialità… 

Non solo non si spiegherebbe perché, come gli studi degli antropologi dimostrano, le società primitive e antiche possedevano un potente spirito comunitario, ma anche il fatto che la cooperazione e la divisione del lavoro, la creazione del linguaggio, l’introduzione della scrittura si rendono possibili solo attraverso lo sviluppo cooperativo e, quindi, la relazione stretta con l’Altro. Questi processi presiedono alla costituzione di una qualsivoglia società e la stessa identità individuale non ha senso al di fuori della dimensione collettiva. Pretendere di analizzare, spiegare e interpretare le dinamiche sociali e collettive e anche le azioni individuali prendendo unicamente in considerazione gli individui e trascurando i meccanismi collettivi e istituzionali induce a compiere errori di valutazione di una certa gravità…

Se i risultati raggiunti dalle neuroscienze sono corretti e noi siamo in grado di utilizzare solo il 20 per cento delle facoltà insite nel nostro Sesto Senso, ne dovrebbe derivare che una società è tanto più progredita quanto più si pone fra i propri obiettivi quello di espandere quella percentuale e di dotarsi degli strumenti più adatti per creare le condizioni di contesto più adatte a tal fine. Se, però, la mente e lo sguardo non mi ingannano, in realtà nell’epoca che siamo soliti nominare postmoderna, si è fatto in realtà di tutto – consapevolmente o meno – per contrarre il livello di tale misura. A ben vedere ci troviamo di fronte ad una vera e propria Deprivazione di Senso che è furto non meno grave di quello perpetrato dalla grande finanza internazionale che ha speculato con i risparmi di ignari clienti, bruciando milioni su milioni. Per certi aspetti quella Deprivazione ha reso possibile l’altro furto…

Tutto ebbe forse inizio quando agli antichi idoli l’uomo ne sostituì altri, come lo Sviluppo, la Crescita e il Benessere, figli della società moderna e contemporanea, scientifica e industriale. E come in ogni società che si rispetti, ai nuovi idoli si accompagna il mito di un uomo prometeico, in grado di carpire i segreti di un fuoco creativo e divino, l’uomo produttore capace di plasmare ferro e acciaio per trarne nuova vita. L’artificio è il segno dei nuovi tempi… Nel novello produttivismo l’uomo sacrifica sé stesso sull’altare dei nuovi idoli e dei nuovi miti, mentre la crescita e lo sviluppo – liberato dal dogmatismo – avrebbero dovuto porsi al servizio della società umana. Gli effetti più immediati sono davanti agli occhi di tutti: le promesse di liberazione e di uguaglianza sociale vengono largamente disattese e tradite e nuove malattie si diffondono nella società moderna. La Deprivazione di Senso si fa strada insidiosamente come una mutilazione d’anima: l’uomo produttore, figlio della Crescita, fabbrica palazzi e grattacieli con i loro uffici… Fabbrica altre fabbriche che a loro volta fabbricheranno manufatti, restringendo spazi e confini. 

Fra l’uomo e la natura si frappone un immenso luogo artificiale che va ad occupare gli spazi aperti e oscura e vela la visione del cielo. Se potessimo allargare il nostro sguardo e, come muniti di un gigantesco obiettivo panoramico, potessimo abbracciare l’intera visione di una metropoli o di una città, ne trarremmo l’impressione di guardare un enorme carcere in cui gli abitanti non sono che galeotti colpiti di una condanna a vita che non è mai stata chiaramente pronunciata. Il cielo impestato di gas e polveri stende una plumbea cappa sulle loro teste. Il senso di oppressione e di depressione – aggiunti allo stress nervoso – è inevitabile e costituisce il sintomo di una deprivazione, una diminuzione di sé e di un appiattimento del lato eminentemente spirituale che, per esplicarsi, ha bisogno di cieli azzurri e di spazi allargati e aperti. A questa compressione dello spazio corrisponde poi quella del tempo e l’orizzonte progettuale dell’uomo cala sempre più, esaurendosi giorno per giorno… 

L’archetipo dell’uomo produttore è doppiato dal suo gemello, l’uomo consumatore che duplica il depotenziamento dell’Io. Quanto più il Mercato – declinazione postmoderna del mito e idolo della modernità, la Crescita – si espande e conquista ogni aspetto della vita quotidiana tanto più cerca di alimentare i consumi stimolando desideri e bisogni attraverso le nuove tecniche di comunicazione pubblicitarie dei moderni mass media e della macchina dell’industria dello spettacolo e dell’intrattenimento. I desideri indotti di acquistare sempre nuove merci e nuovi prodotti, di per sé, comprimono e consumano la multidimensionalità insita nel Sesto Senso. 

Il consumatore, l’edonista sacrifica inconsapevolmente la propria identità e le proprie facoltà agli imperativi del Mercato. Banalmente la dimensione spirituale dell’Io viene rimpiazzata dal materialismo dettato dal feticismo delle merci, ma non solo… Il fenomeno si manifesta in maniera complessa e coinvolge l’umana identità nella sua interezza: naturalmente la merce acquistata conquista nuovi spazi sottraendoli alla nostra attività e amplificando ulteriormente quel senso di oppressione di cui si è detto. In secondo luogo la merce impregna di sé ogni cosa e ogni aspetto della vita quotidiana. L’uomo stesso – la sua mente, i suoi sentimenti, i suoi pensieri e il suo corpo – diventano prodotti da esporre sui banchi del mercato. Il privato – tragedie che dovrebbero rimanere confinate nell’ambito dell’intimità – viene esposto, esibito, venduto per la gioia degli occhi delle masse. 

I meccanismi dello spettacolo ingoiano e triturano gli individui senza rispetto per l’umana dignità. Giocoforza il sesso, nei suoi molteplici aspetti, può venire confezionato e venduto a modico prezzo. Non è più semplicemente prostituzione e neanche pornografia relegata ai margini della rispettabilità sociale, perché questo fenomeno si è impadronito delle nostre vite… Tutto si fa merce e prodotto, catalogabile, confezionabile, vendibile, spendibile ed esportabile. 

L’uomo rimpicciolisce, si fa minuscolo nel suo consumismo compulsivo e perfino le facoltà che regolano le sue attività quotidiane deperiscono. Quanta razionalità abbiamo ancora da spendere nelle nostre vite e quanto pensiero possiamo ancora impiegare per dare un senso alle nostre esistenze ? Di sicuro c’è che il Mercato non ha bisogno di esseri razionali e riflessivi, capaci di ragionare, calcolare e misurare e, quindi di prendere le conseguenti decisioni, perché il consumatore deve solo spendere per fare suoi i nuovi prodotti sempre più voluttuari e superflui. Il cellulare di ultima generazione, il televisore al plasma, il giubbotto “di marca”, ecc… Il consumatore è creatura profondamente irrazionale… 

Perfino le facoltà e le capacità dei singoli vengono trasferite sulla “merce” che svolge sempre più operazioni mentali che un tempo erano esclusivo appannaggio dell’uomo. Ad esempio ogni elementare operazione matematica verrà affidata alle calcolatrici. E, ancora, i software si incaricheranno di correggere automaticamente i nostri elaborati sviluppati virtualmente sul computer. Non è un caso che uno dei fenomeni più preoccupanti della contemporaneità sia la progressiva perdita del linguaggio da parte dell’uomo comune, sia per quel che concerne la scrittura che i suoi aspetti orali. 

C’è stato un tempo in cui anche dentro al popolino non mancava chi possedeva la capacità di manipolare il linguaggio con ottimi esiti, mentre oggi l’analfabetismo di ritorno non è eventualità tanto remota neanche fra i laureati… I modelli e i codici odierni di comunicazione – fondati sui linguaggi pubblicitari – sono necessariamente diretti e catturano gli aspetti irrazionali degli individui per lanciare i loro messaggi. Non può che derivarne, non solo la demolizione del linguaggio, della sua struttura e delle sue regole, ma anche una colonizzazione dell’immaginario collettivo e individuale, colpendo al cuore la creatività e l’immaginazione. Non è azzardato inferire che l’arte – quella autentica e frutto di uno spirito creativo – e la contemplazione sono state assassinate dal Mercato.

Per concludere, le “spinte” al consumo e all’acquisto di sempre nuovi beni indotti dal Mercato, dai suoi meccanismi e dalla sua cultura edonista, incentivano anche l’individualismo e la competitività a scapito dello spirito cooperativo e della dimensione collettiva insita nell’individuo. L’uomo consumatore coltiva una certa idea esclusiva di sé, si isola e si chiude in un universo narcisista e autistico. Niente accade fuori di sé, ma ciò predispone al vuoto e alla progressiva disgregazione sociale, fenomeni che vengono costantemente confermati dall’aumento dei suicidi e da taluni fatti delittuosi che spesso si verificano pure nei contesti familiari. L’uomo che ha e vuole sempre avere trascura e ignora necessariamente i suoi simili – che sono trattati alla stregua di concorrenti nei contesti degli innumerevoli mercati che popolano il Mercato – e se non può venire in possesso dell’oggetto del suo desiderio possono esservi pure i presupposti per esplosioni incontrollate di violenza.

Tutto ciò è perdita di sé, diminuzione dell’Io, mutilazione dell’anima e Deprivazione di Senso…

Camminare costantemente con i piedi per terra, osservando le sagome delle moderne torri di Babele non soddisfa le nostre vite, mentre Crescita, Sviluppo e Benessere promettevano autorealizzazione e felicità…

Chissà, forse, solo gli specialisti e gli esperti nelle nuove tecnologie e dell’informazione e coloro che possiedono i mezzi di produzione e di movimentazione delle risorse finanziarie, i signori dei Mercati, hanno ragione di apprezzare il nostro mondo.

Guardando davanti a noi e per terra abbiamo forse definitivamente smarrito la buona e antica abitudine di guardare le stelle e la bellezza del creato…

Ed apprezzando tale meraviglia, di amare profondamente noi stessi che ne siamo parte…

Ma le Torri di Babele si stanno sgretolando…

Lascio ad altri l’onere dell’analisi economica e finanziaria delle ragioni e delle cause della Crisi per chiudere questa pedante riflessione esistenziale…

Sarà forse con questa Crisi che dalla deprivazione di Senso possiamo acquisire un reale e consapevole Senso delle Deprivazione, la cognizione delle sottrazione di Essere, per ridefinire finalmente i parametri e le coordinate principali delle nostre vite…

Spezzando finalmente le catene invisibili delle nostre esistenze ?

Nessun commento:

Posta un commento

Avvertenze da leggere prima di intervenire sul blog Voci Dalla Strada

Non sono consentiti:
- messaggi pubblicitari
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)