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23 ottobre 2017

VACCINI: Inchiesta sulle reazioni avverse.
Giappone e Italia a confronto (2° parte)

Risultati immagini per vaccini reazioni avverse Nella prima parte della mia inchiesta dedicata alla vaccinoprofilassi ed in particolare alla questione delle reazioni avverse, ho diffuso la intervista con la dottoressa Hiroko Mori, che in passato è stata a capo della Sezione Malattie Infettive dell'Istituto di Salute pubblica del Giappone. La questione della vaccinoprofilassi è un tema molto delicato, perché diritti individuali si scontrano con l'interesse della collettività, la cui salute viene tutelata dalle Autorità sanitarie e dal Legislatore, che in Italia impone una vaccinazione obbligatoria (a differenza della Germania, e del Giappone, dove non c'è obbligatorietà, come già da me ricordato nella prima parte della inchiesta). 
Nondimeno, la vaccinoprofilassi, essendo un atto medico che prevede la somministrazione di un farmaco quasi sempre nel sangue (ad eccezione di quelli somministrati oralmente), non è esente da rischi. Fortunatamente il mercurio – in passato usato come componente/ingrediente di un conservante (il thimerosal) – è stato ridotto od eliminato da molti vaccini negli ultimi anni (eliminato soprattutto in quelli ad uso pediatrico). In alcuni è contenuto solo in tracce. Ma l'alluminio - invece - continua ad essere frequentemente usato, purtroppo, poiché esso ha la funzione di potenziare l'efficacia della risposta immunitaria (è contenuto nei sali di alluminio, come adiuvante immunologico). Il suo impiego si accompagna talvolta all'insorgenza di sospetti effetti collaterali.
La vaiolizzazione fu introdotta per la prima volta in Europa in Inghilterra nel 1771. Fino ad allora, l'umanità come specie Homo Sapiens Sapiens ha nondimeno vissuto sulla Terra per decine di migliaia di anni senza estinguersi a causa di epidemie (esaurite per inerzia e calo di virulenza, e/o per strategie di contenimento ed isolamento dei malati, e di miglioramento delle condizioni igieniche e delle modalità di cura dei malati infetti, portate avanti negli ultimi 4/5 secoli). Precedentemente, si pensi alla malattia infettiva della peste - alla cosiddetta “Morte Nera” di cui celebre fu la pandemia del 1348 - vi furono decine di milioni di morti in Europa. Ma poi la epidemia si arrestò e scomparve, per poi riapparire sporadicamente nei secoli successivi. Allora non vi era certamente la profilassi vaccinale di jenneriana memoria, che fu praticata solo dal 1796. E furono soprattutto i ratti i vettori di tale malattia infettiva, e dunque la sua diffusione era legata alla scarsa attenzione all'igiene pubblica e personale.

IMMUNITÀ DI GREGGE: IL 95% DI COPERTURA? PER LE MALATTIE PIÙ TEMIBILI È SUFFICIENTE L'80/85 % NEI PAESI AVANZATI

L'effetto gregge e la cosiddetta teoria della "immunità di gregge" (in inglese herd immunity, il cui concetto teorico è stato espresso per la prima volta nel 1923, Topley e Wilson) è una sorta di protezione indiretta in cui individui non immuni sono protetti da una certa massa critica di individui che sono già diventati immuni alla malattia, o tramite contatto naturale con l'agente patogeno infettivo, o attraverso la immunizzazione indotta artificialmente (si parla di soglie di immunità di gregge, in inglese Herd immunity Thresholds, HITs). Per molto tempo in medicina si è dibattuto se l'arresto o il rallentamento di una epidemia dipenda dalla perdita della virulenza dell'agente patogeno stesso, che va spegnendosi, oppure a causa della protezione indiretta offerta dalla immunità di gregge (o di branco). In proposito il dr. Fabio Franchi - medico di Trieste specializzato in Igiene e Medicina preventiva, ed in Malattie Infettive - ad esempio, ha già sottolineato giustamente che: " [...] La discussione attuale sui mezzi di informazione verte sull’efficacia data da un grado di copertura oscillante attorno al 95%. Spesso si ingaggiano furiosi dibattiti per discutere sull’importanza dell’1% in più o l’1% in meno. Sarebbe forse questo grado alto di copertura a proteggerci dalla ricomparsa di epidemie terribili del passato? Sarebbe la sua piccola flessione motivo razionale per giustificare la misura coercitiva dell’obbligo vaccinale? Ciò non è affatto vero. Infatti meno della metà della popolazione italiana è immunologicamente protetta, eppure epidemie importanti non ci sono. Per inciso, ricordiamo che la protezione da vaccino (a differenza di quella da malattia naturale) ha una durata limitata, attorno ai 3-10 anni." Fonte: file pdf del dr. Fabio Franchi, "L’effetto gregge (quando c’è)" NB: questa disquisizione è a carattere teorico e non vuole sostituirsi alle indicazioni che vengono date da medici e pediatri in loro scienza e coscienza - Fabio Franchi 20170130, www.dissensomedico.it

Ora, se andiamo a scartabellare e spulciare vecchi documenti ufficiali relativi ai piani nazionali di prevenzione vaccinale approntati in Italia negli anni passati, troviamo una cosa molto interessante: prendiamo in esame il Piano Nazionale Vaccini 1999-2000, approvato alla Conferenza Stato Regioni del 18 giugno 1999, la cosiddetta conferenza permanente avente per oggetto i rapporti fra lo Stato e le Regioni e Province Autonome di Bolzano e Trento.
Lo si può scaricare dal sito governativo del Ministero della Salute: 
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_77_allegato.pdf

Ebbene, nel testo si sottolinea quanto segue al punto 14:

14. Legislazione: superamento dell’obbligo e obiezione alle vaccinazioni "[...] il Consiglio Superiore di Sanità, nella seduta del 15 novembre 1995 ravvisava l’opportunità di considerare, in virtù dell’evoluzione culturale ed economica della società italiana, lo spostamento delle vaccinazioni dagli interventi impositivi a quelli della partecipazione consapevoli della comunità.  Il superamento dell’istituto dell’obbligatorietà delle vaccinazioni può essere realizzato solo nel lungo termine, con interventi graduali che permettano di consolidare e migliorare i risultati fin qui raggiunti in termini di prevenzione delle malattie bersaglio. E’ auspicabile che, nel frattempo, vengano studiati idonei strumenti legislativi che permettano di risolvere situazioni estreme di rifiuto ideologico delle vaccinazioni salvaguardando allo stesso tempo il diritto dei singoli a scelte individuali in materia di salute e gli interessi della collettività per gli aspetti di sanità pubblica"

Se si confronta lo spirito con cui è stato scritto dagli esperti ministeriali decenni fa questo testo – ed in particolare questo passaggio citato – con l'allarmismo mediatico diffuso in questi ultimi mesi e centrato sul medesimo tema, anche in riferimento alle nuove normative locali e regionali in tema di salute pubblica che stanno prendendo piede, non si può che restare perplessi. Soprattutto perché allora a livelli ministeriali e di Conferenza Stato Regioni si poneva l'accento sul fatto di salvaguardare in ogni caso – senza penalizzarlo - il diritto alla libera scelta in materia terapeutica e farmacologica da parte di chi rivendica l'obiezione attiva alle vaccinazioni oppure una libera scelta di calendario e di personalizzazione delle vaccinazioni “[...] il diritto dei singoli a scelte individuali in materia di salute”. Ciò che oggi non si vorrebbe più fare in tema di vaccinoprofilassi per l'infanzia, in direzione diametralmente opposta e utilizzando strumenti legislativi coercitivi e/o discriminanti rispetto alle conquiste del passato (pena cioè la minaccia di esclusione sociale e del diritto allo studio ed alla formazione degli infanti e dei bambini, non in regola con il certificato vaccinale da esibire).

Quanto illustrato – in relazione ai provvedimenti e delibere locali e regionali approvate oggi (in odore di possibile anti-costituzionalità) che prevedono il tassativo rispetto del calendario vaccinale per accedere agli asili nido ed alle comunità scolastiche dell'infanzia – suona davvero paradossale e per i seguenti semplici motivi, a mio giudizio:

1) all'inizio di gennaio 2017 lo stesso Istituto Superiore di Sanità (ISS) – con il suoEpiCentro, portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute – ha affermato a proposito del susseguirsi di articoli e notizie destanti ansia e preoccupazione a causa di casi di Meningite verificati in tutta Italia, che la meningite desta allarme solo a livello mediatico, non epidemiologico: “Meningite: l’epidemia è solo mediatica”, affermando (cito testualmente):

“ […] Cosa succede? È veramente un’emergenza? Cosa è cambiato? Cosa dobbiamo temere? La risposta è più semplice di quanto molti possano pensare: si tratta solamente di una “epidemia mediatica”, in cui il patogeno, che si sta moltiplicando a dismisura, contagiando giornali e lettori, è semplicemente la notizia giornalistica. Cosa dicono i dati? Dal punto di vista scientifico ed epidemiologico, la diffusione delle malattie invasive (meningiti e/o sepsi) è sovrapponibile a quella dell’anno precedente. Il patogeno più pericoloso, il meningococco, continua a essere responsabile, in Italia, di circa 200 casi l’anno, mentre le forme invasive prevenibili con vaccinazioni dello pneumococco sono in diminuzione. "

Articolo a cura di Fortunato D’Ancona, Maria Grazia Caporali, Paola Stefanelli dello Istituto superiore di sanità, i quali hanno sottolineato che l'unica anomalia è stata rilevata nella sola zona centrale della Regione Toscana, con diversi casi da meningococco C, dovuti alla diffusione in quella specifica area di un “clone di meningococco particolarmente aggressivo”.

Fonte: http://www.epicentro.iss.it/problemi/meningiti/EpidemiaMediatica.asp

2) Se guardiamo le percentuali di coperture vaccinali presenti in Italia alla fine degli anni '90 del secolo scorso per le Vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano, epatite B (le quattro vaccinazioni obbligatorie vigenti) nello stesso documento del Ministero della Salute prima citato (Piano Nazionale Vaccini 1999-2000), non tutte le Regioni avevano ancora raggiunto il valore percentuale del 95%, stabilito già a quel tempo come soddisfacente in termini di sicurezza per la salute pubblica (su suggerimento, pare, della OMS). Nemmeno per le vaccinazioni raccomandate e consigliate già a quel tempo, non obbligatorie (contro le malattie della Pertosse, e dello Hib), ove i valori erano ben lontani dal 95.

Vi era allora l'allarmismo di oggi e la preoccupazione diffusa presso enti regionali e locali? No, non mi pare ci fosse. Vi erano gravi epidemie o focolai di poliomielite o difterite? Vi era certamente lo sforzo degli operatori sanitari teso a raggiungere i livelli di sicurezza auspicati e progettati, dove la percentuale di copertura non era soddisfacente. Prendiamo ad esempio alcuni valori dalla Tabella 3 – Copertura vaccinale (%) tra 12 e 24 mesi per i bambini nati nel 1996 stimata secondo la recente indagine campionaria ICONA per regione.

Per la Regione Campania abbiamo i seguenti valori di copertura vaccinale in percentuale, raggiunti a quel tempo:

87,1 88,6 70,5 87,6 26,5 3,8 rispettivamente per le seguenti malattie: Poliomielite, Difterite, Tetano, Pertosse, Epatite B, Morbillo, Hib (antiemofilo tipo b) Sono tutti valori – per tutte e quattro le vaccinazioni obbligatorie - ben al di sotto del 95% considerato ottimale e sufficiente.

Per la Regione Abruzzo, abbiamo anche in questo caso tutti valori di percentuale di copertura inferiori al 95%:

Abruzzo: 94,8 93,9 90,6 94,8 45,5 20,3

Per la Regione Sicilia, abbiamo
Sicilia: 90,6 93,0 86,3 91,1 44,6 2,8 anche in questo caso tutti valori di percentuale di copertura inferiori al 95%.

Per la Provincia Autonoma di Bolzano, abbiamo i seguenti valori:
PA Bolzano: 88,0 90,9 73,2 85,6 28,1 39,2
Anche in questo caso, tutti i valori di percentuali di copertura sono ben al di sotto del valore del 95%.

La vicina Provincia Autonoma di Trento, più virtuosa, con i seguenti valori:
PA Trento: 99,0 99,0 94,3 98,1 58,0 11,4

Tuttavia queste cifre sono spesso già al di sopra del corretto valore di percentuale soglia al di sotto del quale – in caso di focolaio epidemico - si ha un contagio significativo non arrestato dalla linea di contenimento offerta dalla immunità di gregge.
Questi valori di copertura vaccinale citati risalgono a circa venti anni fa. Non ricordo allora alcun dibattuto infuocato presso il Ministero, o presso giunte regionali e comunali, né le prime pagine dei giornali dedicate quasi costantemente al tema del calo della copertura. Né chi scrive ricorda un allarmismo mediatico analogo a quello registrato recentemente su tutti i giornali e periodici. Anche allora, con valori di copertura ben inferiori ad oggi, la soglia di immunità di gregge era già stata raggiunta per gli agenti patogeni più pericolosi (ad eccezione del morbillo, il quale presso comunità infantili in buone condizioni salute, nei Paesi avanzati, nel passato è sempre stato considerato una malattia esantematica a decorso benigno, salvo rare complicanze in caso di immunodepressione).

L'ultimo caso registrato in Italia di poliomielite (o “paralisi flaccida” infantile, gravissima malattia infettiva a carico del Sistema Nervoso Centrale, che colpisce soprattutto i bambini al di sotto dei 5 anni di età) risale al 1982, mentre in America al 1979, ed è per questo che l'Europa e l'America sono state dichiarate aree Polio-free rispettivamente nel 2002 e nel 1994 (dati tratti dal già menzionato EpiCentro, ISS, il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica certificato dallo OMS come membro del Vaccine Safety Net)
fonte: http://www.epicentro.iss.it/problemi/polio/polio.asp

Per quanto riguarda la difterite, in Italia “non sono più stati registrati casi di difterite infezione da C diphtheriae tossinogenico a partire dal 1996”, mentre nel periodo 2000-2014 si sono verificati 2 casi (causati da C. ulcerans) ed entrambi localizzati nel Nord Italia (Fonte EpiCentro, ISS). Ciò è altrettanto paradossale a mio avviso, essendo le regioni con più bassa copertura vaccinale – negli anni passati - localizzate nel Sud Italia. Sempre nel periodo citato, altri 5 casi di infezioni dovuti a ceppi di C. diphtheriae, sono stati segnalati, ma in tal caso fortunatamente non produttori di tossina. 

L'immunità di gregge non si applica a tutte le malattie: ad esempio non si applica al tetano, una malattia infettiva molto pericolosa (a causa delle tossine prodotte dal batterio Clostridium tetani, diffuso nel terreno sotto forma di spore e nell'intestino di molti animali, soprattutto erbivori) e che non è contagiosa. Dunque la vaccinazione contro il tetano è una misura di profilassi per la tutela della salute individuale.

SOGLIE DI COPERTURA E RELAZIONI MATEMATICHE

Vi sono diversi fattori implicati nella trasmissione e contagiosità di una malattia infettiva: ad esempio il numero di persone suscettibili ed il numero di casi di infezione registrati in un certo periodo di tempo. Inoltre, il tasso di contatto o parametro di trasmissione, varia da malattia a malattia ed è anche funzione del contesto in cui la malattia si sviluppa e si propaga (questo è previsto nei modelli matematici di studio). La soglia di immunità di gregge H è la proporzione di individui immuni – in una data popolazione esaminata - che deve essere superata affinché l'incidenza della malattia diminuisca, o affinché, in altre parole, la malattia non si diffonda da persona a persona.

La persona suscettibile è invece definita come l'individuo non immune, cioè colui che non ha mai contratto la malattia o che non è stato vaccinato contro di essa.
Generalmente tale soglia H sopra descritta, si esprime secondo la seguente relazione matematica (ove R0 è il tasso di riproduzione di base)
H=1-1/R0 = (R0 -1)/ R0

La soglia di immunità di gregge per essere protetti dalla poliomielite è - in Europa - compresa in un range che va dall'80% all'86%, e non è del 95% come sostenuto e sbandierato dai mass media. Ora vedremo quando si applica il 95% e da dove nasce l'equivoco in cui sono caduti quasi tutti i periodici di informazione ed i mass media radio-televisivi, che non si sono sufficientemente interrogati in proposito.

La soglia immunità di gregge minima da raggiungere, varia dall'80% nei Paesi avanzati (con ottimi livelli di igiene), al 97% in Paesi con scarsi o insufficienti livelli igienico-sanitari, proprio perché è fondamentale il livello di igiene in cui ci si trova (i tassi di riproduzione di base della poliomielite variano rispettivamente dal valore 5 al valore 30)

Per il morbillo la soglia è più alta (83-94%), essendo questa una malattia più contagiosa. Dunque già venti anni fa le soglie di sicurezza (H) per garantire l'immunità di gregge delle malattie più temibili (e talvolta dagli esiti mortali o invalidanti) erano già state raggiunte e superate in Italia (alla fine degli anni '90 del secolo scorso, un Paese, l'Italia, che da decenni aveva raggiunto mediamente ottimi livelli di igiene pubblica ed individuale, quasi ovunque).
Per alcune malattie vediamo qui di seguito la soglia H di copertura vaccinale da raggiungere (sempre valori validi e calcolati nei Paesi avanzati):

Difterite: R0 = 6-7, H=85;
Morbillo: R0 = 12-18, H=83-94;
Parotite: R0 = 4-7, H=75-86;
Rosolia: R0 = 6-7, H=83-85;
Poliomielite: R0 = 5-7, H=80-86;
Tetano: R0 = NA, H=NA; (NA: non applicabile)

Dati tratti da “Herd Immunity: History, theory, Practice”, a cura della John Hopkins University School of Hygiene and Public Health, Epidemiologic Reviews, Vol. 15, No. 2,USA, 1993.

Ne consegue che l'allarmismo e le preoccupazioni diffuse negli ultimi mesi presso vertici politici regionali e locali sembrano del tutto ingiustificate, e un po' sospette. Oltre all'indubbio e positivo contributo offerto dalla vaccinoprofilassi di massa (innegabile) che è stato determinante nell'abbassare morbilità e mortalità infantile di alcune malattie infettive, evidentemente vi sono altri fattori chiave che contribuiscono – anche in misura rilevante – ad impedire lo scatenarsi di epidemie infettive mortali ed invalidanti, le quali nel secolo scorso, dopo la guerra, erano già in declino anche prima della introduzione di alcune campagne di profilassi di massa. Fattori come il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie, l'accesso all'acqua potabile e la separazione dalle acque nere, l'evitare l'immunodeficienza con una corretta alimentazione, garantire l'isolamento in caso di malattia con diffusione endemica (per evitare il contagio), sono indubbiamente altrettanto importanti. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconobbe che per debellare il vaiolo in India nel 1967, la sola profilassi vaccinale di massa non fu sufficiente, ed il vaiolo fu sconfitto con misure di isolamento dei malati e contenimento (quarantena), vigilanza e disinfezione degli oggetti personali (Relazione della Direzione Generale del Comitato Esecutivo della WHO, World Health Organization, programma di lotta al vaiolo, 1977)

ERADICAZIONE DEL VAIOLO ED ABROGAZIONE DELLA VACCINAZIONE ANTIVAIOLOSA IN ITALIA (1981)

Il vaiolo ad esempio (“malattia contagiosa di origine virale che nel 30% dei casi risulta fatale”, EpiCentro, ISS), è stato eradicato in tutto il mondo. In Italia non si vaccinano più i bambini contro il vaiolo dal 1977 (vaccinazione abrogata nel 1981). La copertura vaccinale è dunque scarsa o assente nel nostro Paese, e non per questo in Italia abbiamo registrato epidemie di vaiolo negli ultimi 20/30 anni. Nessun bambino italiano nato dopo il 1978 ha mai ricevuto il vaccino. Essendo di origine virale, nulla possono gli antibiotici, fra l'altro. Ne consegue pertanto che vi sono – come detto – altri meccanismi e fattori (oltre alla vaccinoprofilassi) che garantiscono l'assenza di malattie infettive endemiche, o ne possono determinare l'insorgenza (come guerre e carestie). Mi pare che questo ragionamento sia logico e comprensibile a tutti. Presso tutti i nuovi nati, la copertura vaccinale contro il vaiolo è attualmente dello 0%. Attualmente non si registrano nuovi casi di vaiolo – nel mondo - dall'anno 1977 (in Somalia). 

A dire il vero, vi fu un incidente (Janet Parker) che morì a Birmingham, in Inghilterra, l'11 settembre 1978, dopo l'infezione contratta accidentalmente in laboratorio. Per quanto riguarda chi ricevette il vaccino in passato, essendo questo a scadenza (immunizzazione artificiale) e poiché si consiglia sempre un richiamo dopo 10 anni dall'ultima dose (necessaria la dose di richiamo), è evidente che anche chi ricevette l'antivaiolosa decenni fa, oggi potrebbe essere non protetto adeguatamente (chi invece ha contratto la malattia naturalmente, se sopravvissuto, gode della cosiddetta “immunità naturale attiva”).

Dunque, gli scoperti e non protetti dalla ridotta o assente immunità di gregge, in buone condizioni di salute, non costituiscono alcun significativo pericolo di diffusione della malattia al momento, essendo la stessa eradicata dal pianeta. Qualora il virus fosse diffuso nuovamente nell'ambiente, certamente essi sarebbero invece suscettibili, ed in caso di un improvviso attacco bioterroristico (con furto del virus vivo del vaiolo attualmente custodito ai soli fini scientifici presso due centri di ricerca, uno in USA ed uno in Russia), probabilmente assisteremmo ad una pandemia (il vaiolo è nella categoria A nella classificazione “Bioterrorism agents/diseases”, stilata dal CDC americano, Centers for Disease Control and Prevention). 

Ma si tratterebbe di una diffusione intenzionale del morbo, per offendere la salute e portare il terrore, a cui si potrebbero opporre mirate vaccinazioni, selettive, presso la popolazione delle sole zone colpite, e misure di isolamento dei malati, sorveglianza dei contatti e rafforzamento dei protocolli di igiene. Nulla è dato sapere se alcuni Paesi custodiscano segretamente ancora oggi stock di virus del vaiolo (nella sua forma più aggressiva, la variola major) come estreme arme biologiche di offesa o rappresaglia per lo sterminio di massa, analogamente ai vecchi programmi – poi chiusi – attivi nella Unione Sovietica e negli Stati Uniti.

Curioso che i mass media non pongano l'accento sull'aspetto delle reazioni avverse, quando a proposito del vaiolo si dice ad esempio ufficialmente sulle pagine di Epicentro dello ISS che:
L'Italia possiede oggi 5 milioni di dosi di vaccino antivaioloso che attraverso le diluizioni possono arrivare a 25 milioni di dosi. Tuttavia, date le complicanze possibili, il ministero della Salute sconsiglia una vaccinazione estesa alla popolazione in assenza di pericolo imminente.”
Fonte: http://www.epicentro.iss.it/problemi/vaiolo/vaiolo.asp

Chiudo citando da una presentazione di un corso di aggiornamento intitolato “LE VACCINAZIONI NELL'INFANZIA. Le vaccinazioni come strumento fondamentale di prevenzione nella epidemiologia delle principali malattie infettive”, presentato il 27 giugno 2015 a Perugia dove il dr. Massimo Gigli dice, fra le altre cose, che: “ [..] I vaccini, unitamente al miglioramento delle condizioni ambientali e socio- culturali delle popolazioni hanno determinato i risultati eccezionali di riduzione drastica di morbosità e mortalità per le principali malattie infettive intervenuti nel mondo occidentale soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso..........”
Presentazione a cura del Dr. Gigli, Resp. U.O.C. Igiene e Sanità Pubblica Azienda U.S.L. Umbria 1. 

Nella stessa presentazione del corso di aggiornamento, si dice che nei secoli passati furono le guerre e le carestie i principali fattori scatenanti delle malattie endemiche che flagellarono il Vecchio continente. Ciò, dovrebbe far ricordare – aggiungo io - anche agli adulti ed anziani di oggi, quanto studiato sui banchi di scuola durante gli anni della scuola elementare, media inferiore e superiore. Durante l'epoca buia del medioevo e dell'età moderna, le epidemie mortali esplodevano, falciavano la popolazione, e poi dopo alcuni mesi od anni si arrestavano, anche in assenza della vaccinoprofilassi che non era ancora stata inventata. Ciò è storicamente innegabile. Altrimenti saremmo estinti da tempo dalla faccia della Terra. Non a caso vennero a quel tempo sviluppate dagli Stati alcune strategie di contenimento delle malattie, migliorando ad esempio la cura della igiene privata e pubblica, ed anche alimentare, emanando specifiche ordinanze (si pensi ad esempio alla peste, la cosiddetta Morte Nera, diffusa in Europa e già ricordata all'inizio dello scritto; nella sola Repubblica di Venezia, nel Seicento, falciò quasi un terzo ed un quarto della popolazione veneziana, negli anni 1575-1577 e 1630; per inciso, fra il 1628 ed il 1629 una terribile carestia – di manzoniana memoria - colpì il Nord Italia)

Chiudo questa mia retrospettiva storica citando un passaggio del provvedimento di Legge del 1981 che abrogò la vaccinazione antivaiolosa, per mostrare come certe istanze ed opinioni fondate e ragionate presso la popolazione venissero considerate e non ignorate a quel tempo:“ […] Con la stessa norma si intende abolire anche l'obbligo della rivaccinazione all'8° anno di età, sia perché la fascia di popolazione interessata è scarsissima, sia per il fatto che esistono, invece, anche se non in alto grado, reazioni negative da parte dei consessi internazionali nonché della stessa pubblica opinione per il mantenimento di una pratica vaccinale nei confronti di una malattia ormai totalmente debellata”

Camera dei Deputati, Atti parlamentari, nr. 2689, VIII Legislatura, Disegni di Legge e Relazioni, Documenti, Disegno di Legge presentato dal Presidente del Consiglio Forlani, e dal Ministro della Sanità Aniasi, di concerto col Ministro dell'Interno Rognoni, col Ministro del Tesoro Andreatta, e col Ministro della Pubblica Istruzione Bodrato. Conversione in Legge del decreto-legge 26 giugno 1981, nr. 334, concernente l'abrogazione dell'obbligo della vaccinazione antivaiolosa.

NUOVO SCANDALO SANITARIO IN GIAPPONE: SOSPESA LA RACCOMANDAZIONE DELLE VACCINAZIONI CONTRO IL
PAPILLOMAVIRUS UMANO (2013)

Tornando al Giappone proprio negli scorsi mesi del 2016, 63 giovani donne dai 15 ai 22 anni di età residenti nell'arcipelago giapponese hanno avviato una causa legale di gruppo (class-action) contro il Governo, reo di aver promosso e raccomandato l'uso dei vaccini prodotti dalle società farmaceutiche GlaxoSmithKline PLC, produttrice del Cervarix, e della Merck Sharp & Dohme Corp. produttrice del Gardasil. Le denunce sono state depositate nelle corti distrettuali di Tokyo, Osaka, Nagoya e Fukuoka. Il Governo – che ha appoggiato e raccomandato i vaccini prodotti dalle multinazionali del farmaco - sarebbe responsabile indirettamente della mancata informazione sull'ampio spettro di sospetti effetti avversi causati dalle vaccinazioni contro il Papillomavirus umano (HPV), che sono state portate a termine per la prevenzione del tumore al collo (cervice) dell'utero fra le adolescenti giapponesi. I disturbi accusati hanno a che fare con la percezione, con il movimento (improvvise perdite di equilibrio con rovinose cadute a terra), con tic del corpo, e problemi di memoria a breve termine. In Giappone il vaccino HPV - inserito nei programmi di vaccinazione per le giovani dagli 11/12 anni ai 14/16 anni di età - ha cominciato a ricevere finanziamenti statali sin dal 2010, ma il Ministero della Salute del Lavoro e del Benessere ha poi interrotto la raccomandazione alcuni mesi dopo la sua introduzione, dopo che diversi casi di dolori fisici e disturbi vari – inspiegabili - sono stati riferiti dalle donne e ragazze che lo avevano ricevuto.

La raccomandazione di vaccinarsi contro il Papilloma virus umano è stata dunque ritirata dal Governo giapponese nel 2013 a seguito di un principio di precauzione. In altri Paesi del mondo commissioni scientifiche di controllo, hanno invece decretato la sicurezza e l'efficacia dei vaccini in questione, ed infatti vengono ancora oggi tranquillamente somministrati e promossi dalla Sanità pubblica nazionale di quei Paesi, anche se a dire il vero, la GSK (GlaxoSmithKline) avrebbe intanto deciso di ritirare dal mercato statunitense il suo Cervarix che protegge contro i ceppi 16 e 18 di papilloma virus umano ed è anche efficace (ma non al 100%) contro i tumori dei ceppi 31, 45 e 60, motivando la decisione con "very low market demand", cioè una domanda di mercato molto bassa (fonte: FiercePharma, ottobre 2016). Dei 1968 eventi avversi riportati in Giappone, 358 sono stati giudicati seri dal comitato del Ministero giapponese (MHLW). Al momento un team di ricerca del Ministero sta ancora indagando per appurare la eventuale relazione causale (causa-effetto) fra vaccino e disturbi riferiti. 

L'infezione da HPV si trasmette principalmente attraverso rapporti sessuali, colpisce sia uomini sia donne (agli organi genitali ed al cavo orale), ne sono note diverse decine di tipi/ceppi virali diversi, e non tutte le infezioni evolvono automaticamente verso il tumore (l'azione del sistema immunitario è capace in diversi casi di eliminare il virus, ed infatti le statistiche dicono che circa il 75% delle persone sessualmente attive, rimangono contagiate nel corso della propria vita da uno o più tipi diversi di papillomavirus). Alcune lesioni da HPV possono evolvere verso lesioni benigne dei tessuti, altre verso forme maligne. Comunque, esiste già da anni il Pap-test, il quale è un efficace strumento diagnostico di prevenzione ed identificazione della malattia al suo esordio, e tale test e le visite normali di prevenzione non possono essere sostituite con la vaccinazione, che fra l'altro è specifica solo per alcuni tipi di papillomavirus, non per tutti.

LE RICERCHE DI GATTI E MONTANARI: PARTICOLATO INORGANICO ESTRANEO NEI VACCINI (CONTAMINAZIONE DA MICRO E NANOPARTICELLE)

Perché la Sanità pubblica e la classe politica italiana non investono e pongono di più l'accento anche sui pericoli e rischi che noi tutti corriamo nell'ambiente sporco, polveroso e sempre più inquinato dalle cosiddette nanoparticelle, che oltre ad avvelenare aria, suolo ed acqua, sono presenti talvolta anche negli alimenti come impurità? E come è possibile che ben due denunce/esposti ai NAS dei Carabinieri (denuncia partita con l'iniziativa coraggiosa di Luigi Pelazza, in passato inquirente ed inviato giornalistico televisivo), di Roma e di Parma (2011 e 2013) e la consegna della documentazione di analisi da parte del dr. Stefano Montanari (laureato in Farmacia) e del suo Laboratorio scientifico modenese che si occupa di nano-tossicologia (la Nanodiagnostics, laboratorio di ricerca e diagnostica di San Vito di Spilamberto di Modena), siano apparentemente cadute nel vuoto senza provvedimenti da parte della Autorità competenti? Nonostante il sopralluogo, il colloquio e l'interesse dei Carabinieri che hanno acquisito la documentazione di analisi in ben due occasioni, interrogando i ricercatori modenesi per ore? 

Anche l'Istituto Superiore di Sanità sarebbe stato informato in merito ai risultati di laboratorio del dr. Stefano Montanari e della moglie, e la laconica risposta scritta a firma di un funzionario/preposto/incaricato dello ISS ricevuta da Montanari – stando alla testimonianza del ricercatore modenese - a mio avviso non è molto convincente anche perché non ne contesta o confuta i risultati su base scientifica e logica, ma ne ignora il valore perché essi sarebbero privi di "ufficialità", a dire dello ISS.

Peccato che a livello europeo, il laboratorio modenese di Montanari e Gatti sia collocato fra le 100 offerte tecniche di punta del settore, e che la dottoressa Antonietta Gatti sia una ricercatrice scientifica di primissimo livello, in passato apprezzata docente universitaria italiana, operante anche all'estero e già membra del Comitato Scientifico Nazionale del Ministero della Difesa italiano. Proprio per questa la d.ssa Gatti fa tuttora parte del gruppo che si occupa delle patologie cosiddette "da uranio impoverito" nell'ambito del Parlamento italiano.

Il dr. Montanari ha già relazionato al Parlamento francese, in merito agli inquinanti individuati, ed avrebbe dovuto relazionare anche presso una sala del Parlamento Europeo, ma all'ultimo momento lo spazio dedicato al convegno ed all'incontro che lo avrebbe ospitato in una sede ufficiale – con altri ricercatori e conferenzieri - è stato negato agli organizzatori, ed il dr. Montanari ha esposto i risultati delle proprie ricerche con la dottoressa Antonietta M. Gatti in uno spazio privato, una sala cinematografica affittata a Bruxelles per il 9 febbraio 2017 dalla Europarlamentare verde Michèle Ravasi. La presentazione presso una sala UE sarebbe stata concomitante alla proiezione del documentario americano Vaxxed. From cover-up to catastrophe", su cui la scure della censura si abbatte regolarmente da Ovest ad Est. Da qui il caldo invito alla Ravasi, promotrice della iniziativa, di spostare la proiezione del film ed il convegno. Lo racconta lo stesso Montanari nel suo articolo “Signore e Signori: il Medioevo!” Si legga in proposito anche quanto comunicato dall'ANSA, con l'articolo “Film anti-vaccini 'Vaxxed' al Parlamento Ue, Lorenzin scrive a Tajani. Dopo lettera ministro stop a proiezione” (Notizia ANSA, Roma, 7 febbraio 2017).

I vaccini, oltre alla presenza di adiuvanti immunologici e conservanti correttamente elencati nei foglietti tecnici illustrativi degli stessi (le cui componenti possono essere già potenziale origine e fonte di allergie o meglio di anafilassi, per taluni), possono allora contenere talvolta anche delle nanoparticelle di non metalli e di metalli (Cromo, Ferro, Nichel, Piombo, Silicio, Titanio, Tungsteno, Zinco, ecc. e leghe varie), già trovate – come inquinanti – in 27 campioni dei 28 esaminati dal dr. Montanari e dalla moglie dr.ssa Antonietta Gatti, negli anni passati, con l'ausilio del loro microscopio elettronico SEM/ESEM e della strumentazione per l'analisi chimica degli spettri (microanalisi EDS, condotta dalla citata Nanodiagnostics).

PUBBLICATE IN USA LE RICERCHE DI GATTI E MONTANARI SU UN PERIODICO SCIENTIFICO

Ho interpellato recentemente il dr. Stefano Montanari, il quale – oltre a ribadirmi che i "corpi estranei" identificati nei campioni dei vaccini analizzati e non dichiarati dalle società farmaceutiche, sono inorganici e di origine sia metallica sia non metallica – ha sottolineato il seguente pensiero sul problema relativo ai "corpi estranei" identificati:


" [...] Le particelle trovate esercitano un'attività tossica tipica degli elementi che le compongono, ma a quella va aggiunta, e con peso preponderante, l'essere corpi estranei all'organismo. Per questo motivo le particelle innescano processi infiammatori che restano cronici, non essendo le particelle degradabili e, per questo, innesco continuo di flogosi."
In estrema sintesi, posso riassumere i risultati del dr. S. Montanari e della d.ssa A. Gatti dicendo che questo particolato inorganico inquinante, non dichiarato dalle case farmaceutiche produttrici, e rilevato in tracce in tutti i vaccini analizzati sinora ed impiegati per uso umano, comporta i seguenti rischi:

* è potenzialmente in grado di innescare processi infiammatori cronici a carico dell'organismo, in quanto non è né biocompatibile, né biodegradabile;

alcuni elementi chimici metallici di questo particolato estraneo, hanno proprietà neurotossiche, note in letteratura scientifica da anni;

* le particelle “corpi estranei” identificate, sono circondate o incorporate in substrati biologici;

la contaminazione è la stessa, nonostante i vaccini appartengono a differenti lotti/partite, ed in alcuni casi anche se provenienti da diversi Paesi;

l'unico vaccino che sembra libero da contaminazione è un trivalente per gatti, il Feligen CRP – ad uso veterinario – in quanto lo strato di sali inorganici identificato (Calcio, Silicio ed Alluminio), è così denso da non consentire dirilevare contaminanti;

l'ipotesi degli Autori è che la contaminazione sia non intenzionale; i contaminanti possono restare localizzati nel sito d'inoculazione (formando granulomi), oppure essere trasportati dal sistema circolatorio sanguigno, e raggiungere anche organi vitali, e provocare una eventuale reazione infiammatoria;

Proprio perché i due ricercatori di Modena sono riusciti nel gennaio 2017 a far pubblicare le loro ricerche di nanodiagnostica su un periodico scientifico statunitense peer-reviewed, (cioè selezionato dopo valutazione fra pari) chiamato International Journal of Vaccines and Vaccination (articolo intitolato "New Quality-Control Investigations on Vaccines: Micro and Nanocontamination", di A. Gatti e S. Montanari, Volume 4, nr. 1, 23 gennaio 2017, MedCrave Group, città di Edmond, Oklahoma, USA), ecco che l'EMA, l'Agenzia Europea per i medicinali che monitora la sicurezza dei farmaci prodotti ed usati nei Paesi Europei – li ha recentemente contattati, stando a quanto mi ha riferito il dr. Montanari.

Un doveroso interessamento a mio giudizio, in quanto essa ha come compito proprio quello di tutelare e promuovere la salute pubblica e degli animali, attraverso appunto la valutazione scientifica dei prodotti farmaceutici per uso umano e veterinario. Le nuove analisi sono state condotte su 44 campioni di una trentina di vaccini provenienti da Francia ed italia, testando la loro sicurezza con un approccio fisico (ricerca di possibile contaminazione fisica, confrontando i risultati con le dichiarazioni di composizione inorganiche dei produttori dei vaccini). Ancora una volta, come in precedenza, corpi estranei ("foreign bodies") inquinanti, non dichiarati, con una dimensione variabile dai 100 nanometri a circa 10 micron, sono stati identificati in tutti i casi. Ora forse anche l'Istituto Superiore di Sanità italiano risponderà nuovamente al laboratorio del dr. Montanari e della d.ssa Gatti, con sincero interessamento scientifico, a differenza della prima laconica risposta?

INTERPELLATO LO ISS DI ROMA: PER ORA TACE E NON COMMENTA...

Nel frattempo chi scrive ha ritenuto opportuno interpellare direttamente l'Istituto Superiore di Sanità di Roma e chiedere un commento in merito alla pubblicazione scientifica dei due ricercatori modenesi sulla contaminazione inorganica dei vaccini: in data 14 febbraio 2017 il sottoscritto scriveva una lettera e- mail allo ISS ed in particolare rivolta ai seguenti centri dello ISS:
Dipartimento del Farmaco
* Centro Nazionale Sostanze Chimiche
* Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute 
proprio per avere da uno di essi, se di competenza, delle delucidazioni in proposito. Alla data della divulgazione della seconda parte di questo dossier-inchiesta sui vaccini e le reazioni avverse, il sottoscritto non ha ancora ricevuto alcuna risposta o riscontro. Dunque la loro posizione sarebbe una sorta di no comment? L'interrogativo resta aperto.

UNA INCREDIBILE ANALISI PRECEDENTE: GIÀ NEL 1986 UN ARTICOLO SCIENTIFICO RIFERÌ LA PRESENZA DI INQUINANTI INORGANICI NEI VACCINI

Nel corso dei miei approfondimenti mi sono imbattuto in un articolo scientifico risalente al 1986 (i cui risultati furono già anticipati parzialmente nel 1983), in cui chiaramente si riferiva che anche i vaccini, oltre ad altri prodotti biologici analizzati, contenevano inquinanti in misura varia, soprattutto di origine metallica. Ciò costituisce una indiretta e sconcertante conferma delle analisi di Montanari e Gatti, e segnala in modo inquietante che negli ultimi decenni, milioni di bambini in tutto il mondo – sottoposti a profilassi vaccinale obbligatoria o facoltativa – potrebbero essere stati esposti al contatto con tali tracce di inquinanti di natura inorganica, con conseguenze imprevedibili (si pensi, ad esempio, all'ancora inspiegato e poco chiaro incremento esponenziale di disturbi neurologici registrato fra i bambini nelle ultime due/tre decadi, ed in particolare di disturbi dello spettro autistico (prevalenza in Europa, Asia, Africa ed America, non spiegabile soltanto in termini genetici ma anche in termini di fattori di rischio ambientali).

La ricerca si intitola "A survey of the concentrations of eleven metals in vaccines, allergenic extracts, toxoids, blood, blood derivatives and other biological products"(J. Biol. Stand., ottobre 1986; 14(4):363-7), ed essa fu in parte presentata già nell'agosto 1983, nel corso del 186.esimo incontro nazionale della American Chemical Society, in Washington, D.C. Nell'articolo si afferma che lo studio fu effettuato su 85 campioni di prodotti biologici iniettabili. Fra questi anche vaccini (contro morbillo, tifo e tetano). 

Attraverso esami di chimica analitica effettuati con la tecnica della spettrometria ad emissione di fiamma (FES), e la spettrometria di assorbimento atomico, furono rinvenute tracce di 11 elementi chimici anomali, fra i quali: Alluminio, Arsenico, Bario, Cadmio, Cromo, Piombo, Mercurio, Selenio, Tallio e Zinco, metalli la cui concentrazione era fortunatamente molto bassa o ai limiti della identificazione, dell'ordine di pochi ppm (parti per milione, in un range da 0,6 ppm fino a 24 ppm). Gli Autori infatti affermarono che "The metal concentrations found in the majority of these products were low or undetectable". Anche allora, gli Autori ipotizzarono la presenza di questi inquinanti metallici come il risultato di una anomalia nel processo di produzione.
Gli Autori conclusero dicendo che:

Overall, in view of the infrequent use of these injectables (e.g. three times per year, or less frequently) the aluminum and/or mercury contents of the vaccines are not considered to pose a significant risk.”

Cioè che in generale, nel caso di uso non frequente di dosi iniettabili (vaccinazione), ad esempio tre volte all'anno o meno frequentemente, alluminio o mercurio non ponevano un rischio significativo. Nondimeno, l'organismo di un bambino è più suscettibile alla neurotossicità rispetto ad un individuo adulto. E gli studi fino agli anni'80 del secolo scorso sugli agenti neurotossici, e sull'interazione con i processi neuro-evolutivi, non erano così abbondanti e precisi come oggi, e soprattutto non c'era quella che pare oggi una vera e propria “epidemia” di autismo registrata in tutto il mondo, in età prescolare e scolare. Che cosa è cambiato da allora ad oggi? Una cosa è certa: il numero di vaccini e dosi di soluzione iniettate, è incrementato in numero e frequenza (sette vaccinazioni – esavalente più una monovalente - proposte in una unica seduta al terzo mese di vita), ed anche il periodo di somministrazione è cambiato. In tossicologia, poi, è risaputo che i contaminanti hanno un effetto mutuo/sinergico.

Inoltre, se aggiungiamo questa variabile sconosciuta e non prevista degli inquinanti corpi estranei inorganici, alla soglia di sicurezza dell'alluminio (il quale è segnalato e contenuto negli adiuvanti dei vaccini), elemento metallico che al di sopra di certi valori di assunzione/assimilazione è una neurotossina per l'organismo umano quando non viene espulso e smaltito sufficientemente (rischio di bio-accumulo), otteniamo un quadro decisamente preoccupante in termini di sicurezza (già nel marzo 1996 l'Accademia Americana di Pediatria sottolineava la tossicità dell'alluminio negli infanti e nei bambini).

Infatti una stessa persistenza a lungo termine di alluminio nell'organismo umano (ricordo che esso è contenuto come adiuvante nei vaccini), può condurre a disfunzioni cognitive ed a malattie autoimmuni anche in soggetti adulti: si parla di ritenzione eccessiva del metallo che può comportare problemi neurologici. Ovviamente anche un eccesso o una carenza degli oligoelementi minerali come Magnesio, Manganese, Zinco, Ferro, ecc... – necessari all'organismo e che devono essere presenti nella dieta - può portare a disfunzioni cognitive, ma nel caso qui dibattuto parliamo della presenza di elementi metallici estranei (ad esempio Piombo, Mercurio, Cadmio sono i metalli tossici più noti in letteratura, ma non sono i soli), introdotti direttamente nel sangue senza la mediazione delle barriere naturali dell'organismo (le membrane mucose dell'apparato gastrointestinale, che a volte poco possono anche nei confronti di certi inquinanti), e ciò costituisce una complessa variabile ed incognita perché potenziale fonte di alterazione metabolica nella fisiologia umana. Se aggiungiamo la concomitanza dell'inquinamento ambientale, che apporta anch'esso contributi di agenti tossici di varia natura, otteniamo un quadro fosco e che dovrebbe invitare gli operatori sanitari all'estrema prudenza.

INQUINAMENTO AMBIENTALE ED AGENTI NEUROTOSSICI METALLICI



Infatti l'impatto di questi elementi metallici sul Sistema Nervoso Centrale (SNC), nei primi anni di vita degli infanti e dei bambini, può essere rilevante essendo le sinapsi ancora imperfette ed in fase di formazione: si parla di sinaptogenesi. Durante il periodo prenatale e subito dopo il parto, l'architettura del SNC e del cervello in particolare, è sensibile ed caratterizzata dalle cosiddette finestre di "suscettibilità", meno aperte quando il cervello è maturo (in età adulta). Ogni insulto derivante da un agente neurotossico estraneo che alteri o disturbi chimicamente questo delicato processo di costruzione e generazione delle connessioni nervose e della corretta migrazione cellulare dei neuroni, ancora in corso (e che continua fino ai 2 anni di età circa), può comportare seri danni cerebrali, disturbi comportamentali, problemi allo sviluppo dell'intelligenza con disfunzioni cognitive fra le più varie nel corso dell'età evolutiva. 

Illuminante, a questo proposito, il rapporto curato anni fa (2002) da Giorgio Tamburlini, Ondine S. von Ehrenstein e Roberto Bertollini, intitolato "La salute dei bambini e l'ambiente: una rassegna delle conoscenze"; un rapporto frutto della collaborazione tra l'Agenzia Europea per l'Ambiente e l'Ufficio Europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il lettore lo troverà elencato in bibliografia. Basti sapere che – leggendo la Parte II ed in particolare il capitolo dedicato ai disturbi neuroevolutivi – si apprende che fra gli agenti neurotossici dei metalli e dei composti dei metalli, piombo e mercurio la fanno da padrone. Infatti sui danni da essi prodotti vi è molta letteratura scientifica e vi sono le più grandi certezze di rapporto causa-effetto. Tanto che il piombo viene citato come l'agente neurotossico "a cui i bambini sono più sensibili degli adulti".

Il mercurio e nella fattispecie il suo catione organometallico metilmercurio – agente neurotossico in genere proveniente dalla dieta a base di pesce (catena alimentare acquatica, con bioaccumulo nei grandi predatori come tonno, squalo, pesce spada e marlin, ma anche nei crostacei) – provoca disturbi psicomotori, attacchi epilettici, spasticità, e nei casi più gravi cecità, sordità e ritardi mentali. Il metilmercurio ha infatti la caratteristica di legarsi alle proteine. Si ricordi anche che funzionalità epatica e renale, negli infanti e nei bambini, è ridotta rispetto a quella di una persona adulta, e dunque risulta più difficile il naturale processo di detossificazione e l'escrezione/espulsione di tossine e sostanze inquinanti. Il metabolismo più rapido dei bambini, inoltre, aumenta la distribuzione e l'assorbimento degli agenti neurotossici, proprio perché l'organismo è in rapida crescita (il cervello raggiunge circa l'80% della sua massa finale a circa 6 anni di età, quando la massa corporea è solo il 30% di quella di un adulto).

"[...] È inoltre necessario rinnovare l'enfasi sulla salute ambientale e la prevenzione. Direttive di ricerca di ulteriore interesse includono i possibili legami tra l'esposizione chimica e l'autismo, il disturbo da deficit dell'attenzione/iperattività e i disturbi dell'apprendimento, ampliando in tal modo il focus della valutazione di tossicità fino ad includere i traguardi neuroevolutivi importanti sul piano clinico"
Parte II, Disturbi neuroevolutivi, paragrafo 4.5 "Che cosa non sappiamo", di Philippe Grandjean e Roberta White, traduzione italiana di Stefania Borgo, pubblicato nel rapporto La salute dei bambini e l'ambiente: una rassegna delle conoscenze", di Tamburlini et al., 2002

CONCLUSIONI FINALI ED UN MIO MONITO ALLA CLASSE POLITICA



Ora, tornando alle ricerche di nanodiagnostica modenesi citate in precedenza, tutti e 27 i vaccini per uso umano analizzati dal dr. Montanari e dalla d.ssa Gatti avevano tracce, in misura e tipo diverso, di questo particolato di corpi estranei inorganici (metallici e non metallici), della grandezza di alcune centinaia di nanometri fino a circa 10 micron (quindi si parla di nanoparticelle e microparticelle). Le successive analisi su 44 campioni di una trentina di diversi vaccini, hanno nuovamente confermato la contaminazione riscontrata. Solo un campione di vaccino ad uso veterinario (un trivalente per gatti, il FELIGEN CRP, prodotto in Francia) ne sembra esente, nei campioni analizzati. 

Tutto ciò dovrebbe scatenare l'indignazione della pubblica opinione e dei giornalisti e dei cosiddetti intellettuali, e costringere le multinazionali farmaceutiche a rivedere i propri protocolli di sicurezza, per migliorarli e minimizzare i rischi di presenza di inquinanti nella produzione dei loro lotti. C'è anche l'aspetto, che qui cito soltanto, del rischio di contaminazione dei vaccini con virus animali, a causa dei processi di produzione mediante l'utilizzo di virus vivi ed attenuati, che utilizzano cellule animali e loro colture durante la preparazione (cfr. Gli studi sul Pestivirus RNA, di Ryo Harasawa e Tetsuo Tomiyama, Giappone 1994, i quali lo identificarono nel vaccino MPR; ma vi sono anche clamorosi casi precedenti, come la accidentale contaminazione con il virus animale SV40, proveniente da cellule renali della Macaco Rhesus, durante preparazione e somministrazione del vaccino anti-poliomielite, fra gli anni '50 e '60 del secolo scorso). Virus animali anche potenzialmente cancerogeni e causa di varie infezioni iatrogene, possono dunque contaminare l'organismo umano accidentalmente, durante la profilassi vaccinale, se gli standard di sicurezza di preparazione dei vaccini non sono ottimali e continuamente controllati.

A mio personale giudizio le classi politiche Nazionali e Regionali hanno il dovere morale, oltre che politico, di considerare anche tutte queste incognite quando deliberano in materia sanitaria. Quanto accaduto in Giappone e qui riferito, dovrebbe servire da monito per tutti. Le decisioni politiche che in questi mesi si stanno prendendo (negli incontri fra Stato e Regioni, ma anche a livello ministeriale, oltre ad eventuali discussioni parlamentari), tracceranno il futuro ed il destino di migliaia e migliaia di famiglie italiane e dei loro bambini per molti anni a venire. Le coscienze dei politici saranno al centro del proprio giudizio personale e privato per tutta la vita. E di fronte a se stessi, difficilmente si potrà mentire o fingere quando un giorno, finalmente, la verità si farà finalmente largo in tutta la sua drammatica dimensione, facendosi spazio fra il pantano di mezze verità ed ipocrisie opposte ai medici dubbiosi e coscienziosi che non volevano, ed ancora oggi non vogliono, sottovalutare rischi reali e tangibili che minano la salute individuale e pubblica, mantenendo coraggiosamente la loro indipendenza di giudizio. Perché il fondamentale comandamento deontologico per un medico, di tradizione ed ispirazione ippocratica e galenica, è sempre: "Primum, non nocere", cioè per prima cosa, non nuocere.

Luca Scantamburlo 
© 11 Marzo 2017



Per la riproduzione integrale o parziale dell'intervista e della inchiesta su pagine stampate di riviste e periodici, o su periodici on-line scrivere all'Autore per avere l'eventuale consenso. Contatti sul sito Web: www.angelismarriti.it

BIBLIOGRAFIA

Per maggiori informazioni ed approfondimenti si consulti:

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Conversione del decreto-legge 26 giugno 1981, nr. 334, concernente l'abrogazione dell'obbligo della vaccinazione antivaiolosa. Camera dei Deputati, Atti parlamentari, nr. 2689, VIII Legislatura, Disegni di Legge e Relazioni, Documenti.

Legge 210/1992, Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati (Legge 25 Febbraio 1992, n. 210, Gazzetta Ufficiale, 6 marzo, nr. 55). S.m.i: Legge 229/2005.

Legge 229/2005, Riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie. G.U. 5 novembre 2005, n. 258.

SIGLE:
ADR: Adverse Drug Reaction, reazione avversa ad un farmaco;
ADHD: Attention Deficit Hyperactivity Disorder, espressione usata per indicare il Disturbo da
Deficit di Attenzione e Iperattività;
ASD, Disturbi dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorders, ASD);
CMO, Commissione Medico-Ospedaliera (competente), per accertare danni/complicanze irreversibili causate da vaccinazione;
EMA: la European Medicines Agency, è una Agenzia decentralizzata dell'Unione Europea con sede a Londra, operativa dal 1995, che si occupa della valutazione scientifica e del monitoraggio della sicurezza dei farmaci prodotti ed usati nei Paesi europei;
ESEM: Environmental Scanning Electron Microscope , microscopio elettronico a scansione
ambientale, prodotto dalla FEI Company, parte del Gruppo Thermo Fisher Scientific Inc.; il
microscopio consente di ottenere immagini tridimensionali ad alta risoluzione, inferiori a ~100
Å, cioè inferiore ai 10 nanometri (nm);
FES: (Flame Emission Spectrometry), Spettrometria di emissione di fiamma;
HPV: vaccino contro il Papilloma Virus umano;
MHLV, Ministero della Salute, Lavoro e Benessere, in inglese Ministry of Health, Labour and Welfare, Giappone.
MMR: Measles, Mumps, Rubella, vaccino combinato trivalente contro Morbillo, Orecchioni (Parotite) e Rosolia; in italiano la sigla è MPR;
SEM: Microscopia Elettronica a Scansione; il potere risolutivo di essa è superiore a quella della
microscopia ottica, in quanto si sfruttano le proprietà dei fasci di elettroni che colpiscono i
campioni da analizzare, anziché dei fotoni della luce.


VACCINI: Inchiesta sulle reazioni avverse.
Giappone e Italia a confronto (1° parte)

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