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31 marzo 2016

Fratello Obama

"Non necessitiamo che l'impero ci regali nulla. I nostri sforzi saranno legali e pacifici, perché è il nostro impegno con la pace e la fraternità di tutti gli esseri umani che vivono su questo pianeta"
I re di Spagna ci portarono i conquistatori e i padroni, le cui impronte sono restate negli appezzamenti circolari di terra assegnati ai cercatori d’oro nelle sabbie dei fiumi, una forma abusiva e vergognosa di sfruttamento, le cui vestigia si possono intravedere dall’aria in molti luoghi del paese.
Il turismo oggi in gran parte consiste nel mostrare le delizie dei paesaggi e degustare le squisitezze alimentari dei nostri mari sempre condividendo con il capitale privato delle grandi corporazioni straniere, i cui guadagni se non raggiungono i milliardi di dollari pro capite non sono degni di alcuna attenzione.
Già che mi vedo obbligato a citare il tema, devo aggiungere principalmente per i giovani che poche persone si rendono conto dell’importanza di tale condizione in questo momento singolare della storia umana.
Non dirò che il tempo si è perduto, ma non dubito nell’affermare che non siamo sufficientemente informati, né voi né noi sulle conoscenze e le coscienze che dovremmo avere per affrontare le realtà che ci sfidano.
La prima cosa da considerare è che le nostre vite sono una frazione di secondo storica che dobbiamo condividere con le necessità vitali di ogni essere umano. Una delle caratteristiche di questi è la tendenza alla super valutazione del proprio ruolo, cosa che contrasta da un altro lato con il numero straordinario di persone che incarnano i sogni più elevati.
Nessuno di noi, senza dubbio, è buono o cattivo in sè stesso. Nessuno di noi è disegnato per il ruolo che deve assumere nella società rivoluzionaria.
In parte noi cubani abbiamo il privilegio di contare con l’esempio di Martí.
Mi chiedo anche se doveva morire a Dos Ríos, quando disse “per me è ora”, e caricò contro le forze spagnole trincerate dietro una solida linea di fuoco.
Non voleva ritornare negli Stati Uniti e non aveva chi l’avrebbe fatto tornare. Qualcuno strappò alcuni fogli del suo diario.
Chi fece sua questa perfida colpa, che fu senza dubbio opera di qualche intrigante senza scrupoli? Si conoscono differenze tra i capi, ma mai indiscipline.
“Chi tenta di appropriarsi di Cuba raccoglierà la polvere del suo suolo annegato nel sangue, se non muore nella lotta”, dichiarò il glorioso leader negro Antonio Maceo. Si riconosce ugualmente in Máximo Gómez, il capo militare più disciplinato e discreto della nostra storia.
Guardando da un altro angolo, come non ammirare l’indignazione di Bonifacio Byrne quando, dalla distante imbarcazione che lo portava di ritorno a Cuba, vedendo un’altra bandiera con quella della stella solitaria, dichiaró: “La mia bandiera è quella che non è mai stata mercenaria…” per aggiungere immediatamente una delle frasi più belle che io abbia mai sentito:
“Se la mia bandiera un giorno fosse lacerata in minuscoli pezzi … i nostri morti alzando le braccia la sapranno difendere tuttavia!" ....
Non dimenticherò nemmeno le accese parole di Camilo Cienfuegos quella notte, quando a diverse decine di metri, bazooka e mitragliatrici d’origine nordamericana nelle mani dei controrivoluzionari puntavano sulla terrazza dove stavamo in piedi.
Obama è nato nell’agosto del 1961 come ha spiegato lui stesso.
È strascorso più di mezzo secolo da quel momento.
Vediamo senza dubbi come pensa oggi il nostro illustre visitatore:
“Sono venuto qui per lasciare indietro le ultime vestigia della guerra fredda nelle Americhe. Sono venuto qui stendendo le mani dell’amicizia al popolo cubano”.
Immediatamente un diluvio di concetti assolutamente nuovi per la maggioranza tra noi: “Tutti e due viviamo in un nuovo mondo colonizzato dagli europei”.
Poi il presidente nordamericano ha proseguito: “Cuba, come gli Stati Uniti, è stata costituta da schiavi portati dall’ Africa, come gli Stati Uniti il popolo cubano ha eredità di schiavi e di schiavisti”.
Le popolazioni native non esistono affatto nella mente di Obama. E non dice nemmeno che la discriminazione razziale è stata spazzata via dalla Rivoluzione; che la pensione e il salario di tutti i cubani sono stati decretati da questa, prima che il Signor Barack Obama compisse dieci anni.
L’odioso costume borghese e razzista di assumere sbirri perchè i cittadini negri fossero espulsi dai centri di ricreazione fu spazzato via dalla Rivoluzione cubana. Questo passerà alla storia come la battaglia che liberò l’Angola contro l’apartheid, mettendo fine alla presenza di armi nucleari in un continente con più di un milliardo di abitanti. Non era quello l’obiettivo della nostra solidarietà, ma aiutare i popoli di Angola, Mozambico, Guinea Bissau ed altri del dominio coloniale fascista del Portogallo.
Nel 1961, appena un anno e tre mesi dopo il Trionfo della Rivoluzione, una forza mercenaria con cannoni e fanteria blindata, equipaggiata con aerei e addestrata e accompagnata da navi da guerra e portaerei degli Stati Uniti attaccò a sorpresa il nostro paese.
Nessuno potrà giustificare quel perfido attacco che costò al nostro paese centinaia di vittime, tra morti e feriti. Della brigata d’assalto proyankee da nessuna parte consta che avrebbe potuto evacuare un solo mercenario.
Gli aerei yankee da combattimento furono presentati presso le Nazioni Unite come apparecchi cubani sottratti.
L’esperienza militare e la potenza di questo paese sono anche troppo conosciuti. In Africa credettero ugualmente che la Cuba rivoluzionaria sarebbe stata messa fuori combattimento facilmente. L’attacco nel sud dell’Angola da parte delle brigate motorizzate del Sudafrica razzista ci portò sino alle vicinanze di Luanda, la capitale del paese, e lì iniziò una lotta che si prolungò per non meno di 15 anni.
Non parlerei nemmeno di questo senza il dovere elementare di rispondere al discorso di Obama nel Gran Teatro de L'Avana.
Non tenterò nemmeno di scendere in dettagli, ma solo di sottolineare che lì è stata scritta una pagina d’onore della lotta per la liberazione dell’essere umano.
In una certa forma io desideravo che la condotta di Obama fosse corretta.
La sua origine umile e la sua intelligenza naturale sono evidenti.
Mandela era recluso a vita e si era trasformato in un gigante della lotta per la dignità umana. Un giorno giunse nelle mie mani una copia del libro in cui si narra una parte della vita di Mandela e, oh sorpresa! Il prologo era di Barack Obama. Gli diedi un’occhiata rapidamente. Erano incredibili le dimensioni delle minuscole lettere di Mandela precisando dati…
Vale la pena aver conosciuto uomini come quello.
Sull’episodio del Sudafrica devo segnalare altre esperienze. Io ero realmente interessato e volevo conoscere più dettagli sulla forma in cui i sudafricani avevano acquisito le armi nucleari.
Avevo solo un’informazione molto precisa che non erano più di 10 o 12 bombe. Una fonte sicura era il professore ed investigatore Piero Gleijeses, che aveva scritto il testo “Missioni in conflitto: L’Avana, Washington e l’Africa 1959-1976”, un lavoro eccellente.
Io sapevo che lui era la fonte più sicura su quanto era accaduto e glielo comunicai. Mi rispose che lui non aveva mai parlato del tema, perchè nel testo aveva risposto alle domande del compagno Jorge Risquet, che era stato ambasciatore e collaboratore cubano in Angola, ed era un suo grande amico.
Localizzai Risquet, già in altre importanti occupazioni. Stava terminando un corso a cui mancano alcune settimane dal termine. Quell’impegno coincise con un viaggio abbastanza recente di Piero nel nostro paese. Io lo avevo avvertito che Risquet aveva già un certa età e che la sua salute non era ottima. Pochi giorni dopo accadde quello che temevo. Risquet peggiorò e morì. Quando Piero giunse non c’era nulla da fare se non promesse, ma io avevo già ottenuto le informazioni relative a quelle armi e sugli aiuti che il Sudafrica razzista aveva ricevuto da Reagan e Israele.
Non so cosa avrà da dire adesso Obama su questa storia. Ignoro se sapesse o meno, anche se dubito che non sapesse assolutamente nulla. Il mio modesto suggerimento è che rifletta e non cerchi adesso di elaborare teorie sulla politica cubana.
C’è una questione importante:
Obama ha pronunciato un discorso nel quale utilizza le parole più sdolcinate per sostenere: “È già ora di dimenticate il passato; lasciamo il passato; guardiamo al futuro, guardiamolo insieme, un futuro che dà speranza, non sarà facile, ci sono diffrenze e a queste dobbiamo dare tempo, ma la mia presenza qui mi dà più speranze in questo di quello che possiamo fare insieme come amici, come famiglia, come vicini, insieme”.
Si suppone che ognuno di noi abbia corso il rischio di un infarto ascoltando queste parole del presidente degli Stati Uniti. Dopo un blocco spietato che dura da quasi 60 anni e quelli che sono morti negli attacchi mercenari alle navi e nei porti cubani, un aereo di linea pieno di passeggeri, fatto esplodere in volo, le invasioni mercenarie, i molteplici attacchi di violenza e di forza?
Nessuno può illudersi che il popolo di questo nobile e abnegato paese rinuncerà alla gloria, ai diritti, e alla ricchezza spirituale che ha guadagnato con lo sviluppo dell’ educazione, della scienza e della cultura.
Avverto anche che siamo capaci di produrre alimenti e le ricchezze materiali di cui necessitiamo con lo sforzo dell’intelligenza del nostro popolo.
Non necessitiamo che l'impero ci regali nulla. I nostri sforzi saranno legali e pacifici, perché è il nostro impegno con la pace e la fraternità di tutti gli esseri umani che viviamo su questo pianeta.
Fidel Castro Ruz
27 Marzo del 2016





Per concessione di Granma
Fonte: http://www.granma.cu/reflexiones-fidel/2016-03-28/el-hermano-obama-28-03-2016-01-03-16
Data dell'articolo originale: 28/03/2016
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=17591 

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