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8 gennaio 2016

Occidente: disumanizzazione, morte e totalitarismo

L’Homo sapiens sapiens sa di sapere.E’ cosciente dei suoi atti. La sua capacità di costruire il mondo lo pone in un luogo privilegiato. Dispiega facoltà come il linguaggio, la comunicazione orale e scritta ed è un virtuose della parola.
Allo stesso modo può vantarsi di una memoria prodigiosa, capace di immagazzinare e trasmettere conoscenze. La sua intelligenza pare non avere limiti. Queste peculiarità dovrebbero – condizionale – accompagnarsi ad un comportamento conforme alla sua condizione di specie sociale-cooperativa.

Il bene comune, la virtù etica e una vita degna dovrebbero essere tra i suoi obiettivi primari, anteponendosi ad azioni meschine e non solidali. La giustizia sociale, la condanna dello sfruttamento dell’essere umano da parte dell’essere umano, principi irrinunciabili per realizzare il suddetto compito, dovrebbero essere prioritari.
Purtroppo non è stato questo il cammino seguito dall’Homo sapiens sapiens. I suoi passi vanno nella direzione opposta. La sua condotta è piena di atti irrazionali. Si è trasformato in un predatore. Distrugge tutto quanto crede gli appartenga. Si impadronisce della natura e cerca di sottometterla con la violenza.
La realtà è ostinata. Un processo di disumanizzazione pieno di guerre, armi chimiche, biologiche e atomiche capaci di sterminare qualsiasi vestigia di vita, popolano il pianeta. Egli utilizza la sua intelligenza per creare campi di concentramento, realizzare massacri etnici, sviluppare la tortura e crimini che offendono l’umanità.
Con l’avvento del capitalismo questa tendenza si consolida. Diventa sistemica e articolata dagli Stati. Governi sotto il controllo delle multinazionali e delle lobbies padronali patrocinano invasioni per sottomettere culture e popoli che considerano inferiori. Le élites politiche soccombono davanti al complesso militare-industriale.
Dalla 1° Guerra Mondiale nulla sarà più uguale. La morte si industrializza. I campi di battaglia diventano cimiteri, ricordi di massacri. Milioni di morti popoleranno strade, paesi e città.
Sembra che nulla sia cambiato da allora. La guerra totale ha fatto la sua apparizione senza bussare alla porta. Nessuno sarà esente dall’essere un bersaglio militare. Uomini, donne e bambini si trasformano in nemici.
Quanto considerato un’eccezione nella storia, ripudiato per la sua brutalità, lascia il passo ad un’azione sistematica di annichilazione e sterminio, pianificata e costruita come strategia di guerra. L’orrore dell’Olocausto si espande fino ai nostri giorni coem testimone di una lenta disumanizzazione. L’Occidente si ritrae sotto il segno della morte e dell’inquisizione del pensiero. Persecuzione ideologica, politica, sociale, etnica e culturale.
La morte è una costante nel capitalismo. Corpi fatti a pezzi sotto tortura si uniscono alle migliaia di persone che, fuggendo dalle guerre spurie, dalla povertà e dalle dittature, perdono la vita in mare, alla ricerca del sogno di essere sfruttati nella società dei consumi. Dietro di loro non c’è nulla. Sono le vittime dell’Europa colta e civilizzata che nega loro l’accesso, li espelle o li trasforma in capri espiatori per giustificare la chiusura delle frontiere o l’applicazione di politiche repressive. Quelli che sopravvivono vengono imprigionati e trasportati in centri di raccolta, veri campi di concentramento camuffati sotto forma di moderni edifici con guardie private.
La civilizzazione occidentale – concetto nato per giustificare l’imperialismo etnico/razziale e culturale sotto l’egida del capitalismo industriale – si barrica dietro l’autoinganno e la menzogna. In quanto costruzione culturale, propone una narrazione storica con tappe che giustificano la sua ragione imperialista. Articola una razionalità che blocca altre direzioni, falsifica la realtà e nega le sue responsabilità nei crimini di lesa umanità, trasformandoli in fatti isolati, estemporanei e irrazionali.
E ci chiama a venerare personaggi come Hernán Cortés, Francisco Pizarro o Diego de Almagro; a rendere omaggio a re come  Leopoldo II del Belgio, Elisabetta II d’Inghilterra o a presidenti come Ronald Reagan e George Bush, considerandoli leaders e difensori della civiltà occidentale. Neanche una parola sulle loro responsabilità di genocidi; sull’aver partecipato ed elaborato pratiche di sterminio coperte da guerre imperialiste di conquista civilizzatoria e di imposizione di una cultura totalitaria.
Per giustificare le sue decisioni, la civiltà occidentale utilizza la forza per piegare le volontà. Non tollera una messa in discussione della sua organizzazione nè delle sue forme di vita. Il suo compito è incentrato nel distruggere le alternative di rottura. I suoi metodi e le sue tecniche per disarticolarle sono molteplici. Vanno dalla menzagna all’invisibilità pubblica, fino al terrorismo di Stato.
Per affrontare con successo la guerra contro il pensiero critico, la civiltà occidentale dispiega tutto il suo potere negli ambiti politico, economico, sociale, culturale, militare e religioso, senza dimenticare la sfera educativa, quella tecnologica, quella simbolica e quella della conoscenza.
Educare nella direzione adeguata è fondamentale per ottenere la sottomissione e socializzare i valori del neo-liberismo. Un’idolatria per il consumo, appoggiata sull’esacerbazione dell’individualismo e una visione pragmatica del mondo basata sull’egoismo come fonte del successo sono i suoi dogmi.
Oggi la civiltà occidentale sopravvive grazie al controllo globale che esercita sulle persone mediante la paura e la repressione. Il pensiero critico è messo all’angolo, disprezzato e perseguitato. Sotto le nuove forme di inquisizione il neoliberismo proietta il suo potere, lasciando dietro di sè una scia dove la morte di erge come suo valore più elevato.





Data dell'articolo originale: 05/01/2016

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