Sostieni la ricerca sulle polveri sottili

25 marzo 2012

IL ROMANZO CRIMINALE (E DELLE STRAGI) CHE DOVREMMO SCRIVERE…

Ma chi l’ha mia detto che “il crimine non paga” ? Se guardiamo alle narrazioni e alle grandi storie sulla mafia e sul gangsterismo raccontate da scrittori, saggisti e cineasti, parrebbe vero proprio il contrario… Indubitabilmente le mafie e la criminalità organizzata traggono immensi profitti da attività illecite sempre più gestite a livello globale come i grandi traffici di armi, droga, rifiuti tossici e radioattivi e – non ultimo – di esseri umani, così come da intraprese più tradizionali come il racket delle estorsioni e i lucrosi mercati degli appalti pubblici e, la “fiction” ispirata alle gesta dell’”alta criminalità” in qualche modo… ringrazia… 

Nel corso di quest’ultimo decennio due fra i più clamorosi e importanti successi editoriali – che, per germinazione, hanno generato opere teatrali, fiction televisive e pellicole cinematografiche di uguale fortuna – hanno rappresentato il mondo feroce, violento e corrotto della criminalità organizzata italiana. Innanzitutto il “saggio – romanzo” o “romanzo – saggio” che tanta popolarità – e problemi – ha dato al giovane scrittore e giornalista Roberto Saviano, quel “Gomorra” che ritraeva l’allucinante universo della camorra casalese coniugando cronaca e finzione letteraria di sapore vagamente “pulp” così come piace ai fruitori più giovani e attenti alle tendenze. Meno riscontri e premi sono stati tributati al giudice Giancarlo De Cataldo per il suo “Romanzo criminale”,
epopea “noir” ispirata alle gesta della famigerata banda della Magliana, ma il successo non è mancato e, anzi, è progressivamente aumentato con il trascorrere degli anni forse agevolato dalle novità provenienti dalla cronaca giudiziaria – si pensi al caso della sepoltura del boss De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare o al probabile coinvolgimento nella scomparsa della giovane Emanuela Orlandi -. A cosa dobbiamo questi riscontri di pubblico apparentemente inattesi ?

E l’attuale letteratura di prosa o saggistica – così come la fiction televisiva o la cinematografia più o meno di genere – contribuiscono realmente a incoraggiare la sensibilizzazione su fenomeni tanto preoccupanti e a raccontare in qualche modo la realtà dell’universo del crimine contemporaneo o postmoderno ? Oppure si tratta di remunerativi mercati destinati a un pubblico di appassionati ben individuato ?

E’ forse dai tempi del successo del best seller dello scrittore italoamericano Mario Puzo “Il padrino”, trasposto con altrettanto profitto nella versione cinematografica diretta da Francis Ford Coppola – vale a dire fra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta – che il filone dedicato alla mafia e alla criminalità continua a sfornare sempre nuovi capitoli e opere a tinte “forti”. Se il “Padrino” sottolineava i valori “tradizionali” e il forte senso della famiglia di un boss di Cosa Nostra italoamericana affidato al carisma e alle innegabili doti recitative dell’immenso Marlon Brando, la letteratura e la cinematografia soprattutto americane hanno regalato al pubblico una galleria di personaggi “sui generis”, inquietanti e poco rassicuranti. Si spazia dai piccoli mafiosi psicotici e iperviolenti interpretati dai vari De Niro e Pesci nei film di Scorsese – curioso come buona parte di queste pellicole sia stata curata e realizzata da attori, registi e sceneggiatori italoamericani – al malinconico gangster ebreo americano del capolavoro di Leone “C’era una volta l’America”.

Dal delirante e cocainomane Scarface di Al Pacino ai demenziali e grotteschi delinquenti disegnati dal regista “pulp” Tarantino. In tempi recenti l’industria cinematografica – americana, francese e italiana – si è orientata su storiche figure di gangster, banditi e rapinatori dal grilletto facile e dall’inesauribile audacia con l’apporto di attori amati anche e soprattutto dal pubblico femminile – e per ovvie ragioni – come Johnny Depp e il nostro Kim Rossi Stuart nei panni di Vallanzasca. Riconoscendo debitamente le qualità cinematografiche, narrative e stilistiche, spesso presenti in tali opere, non si può fare a meno di rilevare la buona dose di ambiguità di cui si ammantano.

Da un lato lo spettatore – o il lettore – è attratto da questa umanità “altra”, antropologicamente e radicalmente diversa dall’ordinario nella quale mafiosi, grandi criminali, gangster, trafficanti di armi e droga, spacciatori, sequestratori, estorsori, rapinatori, ecc… navigano mettendo in gioco la propria vita e quella degli altri con supremo sprezzo delle regole comuni e, al contrario, rispetto per la legge della “giungla d’asfalto”. Dall’altro, in apparente contraddizione con il fascino esercitato da queste figure di freaks, questi piccoli mostri e parti del Male, ci sentiamo rassicurati perché, in fondo, l’universo criminale imposto dalla fiction non è che un’anomalia, una deviazione dalla pacifica convivenza civile. Il boss mafioso di quartiere potrà anche servirsi di alcuni complici rispettabili del mondo del commercio o della finanza o corrompere qualche politico, magistrato o poliziotto per poter continuare a mantenere il profitto della propria impresa criminale a livelli accettabili, ma, in fondo, sarà in grado di turbare realmente l’ordine e la pace dei cittadini “perbene”.

Nella fiction “noir” o a contenuto criminale e gangsteristico il Male causato da queste bande di freaks non potrà mai scalfire il Sistema che, pur con i suoi difetti, cercherà di opporsi alle loro attività e spesso con successo. Se la Legge non riesce a fare giustizia, un bagno di sangue rimetterà le cose al loro posto, oppure, per contrappasso, il boss o il gangster sarà costretto ad abbandonare la vita del passato per condurre un’ordinaria, anonima e mediocre esistenza – come accade a coloro che sono sottoposti al regime di protezione riservato ai collaboratori di giustizia -. Nella rappresentazione delle opere letterarie, televisive e cinematografiche di maggior successo e pregio, si oscilla fra l’ambiguità e un certo fastidioso manicheismo. Ma la criminalità – quella “alta”, di spessore – si identifica con i personaggi viscerali, iperviolenti, asociali e sganciati da un Sistema fondamentalmente legalitario e democratico – così come vuole la narrativa e la fiction di recente produzione, oppure è ben inserita e permea di sé il più ampio “contesto” ? A mio parere, tralasciando le qualità estetiche o stilistiche, dalla letteratura o dalla cinematografia di genere non ci si può aspettare alcun contributo alla reale comprensione del fenomeno, ma solo profondi equivoci…

“Si muore quando si entra in un gioco troppo grande…”. Così soleva ripetere il giudice Giovanni Falcone, l’anima del celebre pool antimafia che svelò uomini e strutture di Cosa Nostra siciliana, certamente presagendo l’ineluttabile e violenta fine del suo personale percorso professionale e umano. E certamente fedeli ed onesti servitori dello Stato che si presume democratico e al servizio del cittadino comune, muoiono come mosche quando vengono toccati fili troppo delicati del tessuto finanziario – economico – politico – mafioso e criminale e quando si intralciano interessi troppo grandi che trascendono pure la sovranità degli stessi stati nazionali. Lo Stato – che si presume democratico e al servizio del cittadino – rifiuta tutela e protezione e lascia perire quei suoi funzionari che sconfinano nei territori proibiti della criminalità autentica e apparentemente inafferrabile e invulnerabile. Uomini come lo stesso Falcone, il suo collega e amico Borsellino o come, anche il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa e il commissario Luigi Calabresi.
Se ripercorriamo le loro vicende e le loro biografie ci imbattiamo in solerti servitori dello Stato che nelle loro indagini e nelle loro ricerche si sono imbattuti in realtà troppo sconvolgenti e inquietanti per poter essere rivelate ai cittadini, in complicità e contiguità troppo scabrose per poterle realmente perseguire. Siamo troppo abituati a utilizzare comode e accomodanti etichette come “mafia”, “terrorismo”, “criminalità organizzata” da perdere il quadro completo ed esaustivo della situazione. Andrebbe chiarito una volta per tutte: Falcone e il pool antimafia riuscirono a ottenere le sudate condanne passate con sentenza definitiva per gli uomini di Cosa Nostra sia sul versante dei feroci Corleonesi che della cosiddetta “mafia perdente” dei Bontade, Inzerillo e Badalamenti. E, tuttavia, Falcone, Borsellino e gli altri magistrati avevano la cognizione precisa delle ramificate relazioni e dei collegamenti finanziari e politici della mafia.

Fu lo stesso Falcone a introdurre la nozione dei “tre livelli” della mafia. Dopo essere riuscito a mostrare il volto criminale del cosiddetto “primo livello”, quello “militare” rappresentato da Riina e compagni, egli si apprestava a raccogliere gli elementi necessari per perseguire il livello delle protezioni politiche ed istituzionali e quello delle complicità e dei collegamenti con l’alta finanza e l’alta imprenditoria. Il magistrato palermitano era ben consapevole che, se numerosi ostacoli e difficoltà avevano caratterizzato il corso dell’istruttoria sul “primo livello”, niente poteva paragonarsi a quel che si sarebbe dovuto penare in seguito…

Aveva ben presente il ruolo di alcune logge massoniche e di rispettabili ordini cavallereschi nella mediazione fra il mondo della finanza, della politica e delle professioni e i vertici di Cosa Nostra… Ancor prima degli avvertimenti dello storico “pentito” di mafia Buscetta, fu proprio il bancarottiere piduista e mafioso Sindona – il fautore ed ideatore del sistema finanziario piduistico – mafioso con la complicità di Monsignor Marcinkus e del Presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi - che, interrogato nell’ambito dell’inchiesta internazionale sulla connessione fra la mafia italoamericana e quella siciliana nei traffici di stupefacenti – la cosiddetta “Pizza connection” -, mise in allarme Falcone sostenendo che gli inquirenti poco o nulla sapevano dei meccanismi del riciclaggio e della finanza internazionale. Da eroe e paladino dell’”antimafia”, Falcone – assieme ai suoi colleghi – venne screditato e dileggiato dalla stampa e dai media nazionali a partire dal celebre articolo di Leonardo Sciascia.

Nell’estate del 1989 durante una riunione all’Addaura con i colleghi svizzeri per trattare la scottante questione dei canali finanziari usati dalla mafia per riciclare i capitali “sporchi”, qualcuno collocò dell’esplosivo nelle vicinanze a scopo intimidatorio e di avvertimento. “Menti raffinatissime…” fu il commento del giudice come per sottolineare che il mandante o i mandanti dell’azione non facevano parte della mafia comunemente nota. Giova ricordarlo: sono gli anni a cavallo fra gli Ottanta e i Novanta, gli anni non solo di Tangentopoli con la transizione da un sistema politico ed economico corrotto ad uno, se è possibile, ancora peggiore, ma anche della “scoperta” della GLADIO, sezione italiana della STAY BEHIND, la struttura paramilitare atlantica allestita dagli americani e dagli inglesi in funzione “anticomunista” – sulla cui presenza in Sicilia, Falcone voleva indagare – e delle rivelazioni di alcuni ex agenti a contratto della CIA sulla connessione fra l’Agenzia, la mafia e la loggia P2 nei traffici di armi e di droga e nel foraggiamento ai terrorismo di ogni colore allo scopo di “destabilizzare per stabilizzare”, chiamando in causa l’allora Presidente USA ed ex direttore della CIA George Bush.

Sono gli anni in cui scoppiano gli scandali finanziari di istituti come la BCCI, coinvolta pesantemente nei finanziamenti a dittatori, criminali internazionali, terroristi e trafficanti di ogni genere e come la filiale americana di Atlanta della BNL – presidio e feudo del “socialismo craxiano” -  implicata nel sostegno al dittatore irakeno Saddam Hussein, quando ancora era un “campione e paladino” dell’Occidente. Gli anni segnati dalla condotta criminale tenuta dall’amministrazione repubblicana del duo Reagan/Bush dimostrata nella compravendita di armi passata alla storia come Irangate o “Iran – Contras e nel coinvolgimento nei traffici e nello spaccio di stupefacenti che, con la complicità del dittatore panamense Noriega e dei cartelli della droga colombiani, alimentavano i guerriglieri controrivoluzionari e antisandinisti del Nicaragua. E ancora, sono gli anni della scottante e delicata inchiesta del giudice di Trento Carlo Palermo sulla connessione fra traffici internazionali di armi e droga che vedevano implicati personaggi vicini all’entourage dell’amministrazione Reagan/Bush, altri già riconducibili alla loggia P2 come Vittorio Emanuele di Savoia e alcuni rampanti faccendieri e finanzieri craxiani oltre ai soliti figuri vicini alla mafia. E ancora, sono gli anni in cui si profila lo scandalo della “cooperazione” italiana con la Somalia che, in realtà, celava quegli immensi traffici di armi e rifiuti tossici per i quali la troppo curiosa giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin saranno “giustiziati” da una banda di sicari sicuramente prezzolati.

Per la cronaca il giudice Palermo, trasferitosi a Trapani nel 1985, città al crocevia dei rapporti fra mafia, massoneria e una misteriosa sezione della GLADIO, scamperà ad un attentato con relativa autobomba e, traumatizzato per le vittime collaterali dell’atto criminale – una madre e le sue due piccole figlie -, si dimetterà dalla magistratura. Non credo si possa comprendere pienamente il ruolo e l’importanza svolta da Falcone, Borsellino e dagli altri magistrati del pool senza ricostruire questo complicato contesto che non può prescindere dalla posizione dell’Italia e della Sicilia nei grandi traffici criminali internazionali con una notevole valenza strategica e dal discorso più strettamente finanziario e patrimoniale. Chiamato a dirigere l’Istituto degli Affari Penali del Ministero della Giustizia e a curare l’organizzazione di una struttura investigativa e inquirente specializzata nella lotta alla criminalità organizzata, Giovanni Falcone fu meno fortunato del collega Carlo Palermo. L’esplosivo mafioso stroncò la sua vita, quella di sua moglie e della sua scorta nei pressi di Capaci nel maggio del 1992. Analoga sorte sarebbe toccata due mesi più tardi al collega e amico Paolo Borsellino, deciso a fare luce sulla sua morte.

In genere questi attentati ricondotti alla consueta matrice “terroristico - mafiosa”, così come quelli realizzati a Roma, Milano e Firenze nell’anno successivo, vengono interpretati alla luce della trattativa fra lo Stato e la mafia in vista dell’abrogazione del 41bis, ma, nell’ombra, si avvertono altre cointeressenze e altri interessi nel disegno criminoso. Fu solo mafia ? O la mafia venne affiancata da potenti alleati ancora da scoprire ? Oppure fu solamente il braccio esecutivo, mossa da moventi che, in realtà, in questa vicenda rimangono sullo sfondo ? In tal caso bisognerebbe chiedersi che cosa comprende il termine “mafia” e se sia ancora possibile illuminare quei “livelli” della criminalità organizzata ancora nell’ombra… E’ pura combinazione, ma nel 2012 cade il ventennale delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, così come il trentennale dell’omicidio del generale Dalla Chiesa e il quarantennale dell’assassinio del commissario Calabresi… Quale può essere la maniera migliore per celebrare chi venne sacrificato alle logiche inafferrabili di interessi che, in realtà, sono assai particolari e privati ?  

Se la criminalità organizzata e i loro complici mietono vittime fra i tutori dell’ordine più solerti e, soprattutto, fra chi si ribella allo stato di cose opponendosi ad estorsioni e ruberie non dovrebbe stupire più di tanto… Gli arresti del Totò Riina o del Francesco Schiavone così come i presunti smantellamenti di bande mafiose e camorristiche come i Corleonesi e i Casalesi vengono sbandierate dalle autorità come inequivocabili successi e altrettante dimostrazioni dell’efficienza delle forze dell’ordine, ma celano la sostanziale impotenza di chi dovrebbe tutelare e promuovere la pura e semplice legalità. Perché ? I conti sono presto fatti… In Italia le maggiori organizzazioni mafiose come la Ndrangheta calabrese, Cosa Nostra siciliana e la camorra napoletana rappresentano la più grande e lucrosa impresa del paese surclassando i vari Berlusconi, Marchionne, Montezemolo, Marcegaglia, De Benedetti, ecc… Inoltre accanto all’italica criminalità si sono affacciate sulla scena internazionale le non meno pericolose e spregiudicate mafie degli altri paesi come le Triade cinesi, la Yakuza giapponese, le organizzazioni russe e i cartelli della droga colombiani e messicani. Ormai i settori degli affari e dei commerci criminali ed illegali si sono diversificati raggiungendo un’efficienza elevata con incalcolabili margini di profitto e di guadagno.
Si va dai settori più “tradizionali” delle estorsioni, della corruzione, del controllo degli appalti, del gioco d’azzardo e della prostituzione ai traffici sempre più tollerati e protetti di stupefacenti di ogni tipo, di materiale bellico e armamenti di ogni genere, di rifiuti più o meno tossici e di sostanze radioattive e cancerogene, di preziosi, di esseri umani destinati ad ogni tipo di sfruttamento, di organi e di materiale pornografico e pedopornografico. Se è possibile, la situazione è ben peggiore da quando Sindona avvertì il giudice Falcone sull’inquinamento mafioso del sistema finanziario internazionale. Le mafie riciclano e investono abbondanti capitali illeciti in ogni sorta di attività rispettabile, ma, quel che conta di più, “giocano” e speculano in borsa che è una meraviglia, tanto che, nei templi della finanza internazionale di Wall Street e della City londinese, sono sicuramente di casa. Ci si ostina più o meno consapevolmente e, spesso, colpevolmente, a trattare le gravissime problematiche poste dalle mafie e da cartelli della criminalità organizzata come se fossero questioni di ordine pubblico, come si tratterebbero i piccoli delinquenti, i ladri di polli e i teppisti, mentre la situazione richiederebbe ben altro polso da parte degli organismi internazionali e degli stati nazionali, degli organi deputati ad arginare le manifestazioni delinquenziali nelle loro varie forme.

Il fatto inconfessato è che le mafie sono parte del Sistema e che i vari Riina e Schiavone non sono altro che i manovali della delinquenza a cui affidare i lavori più bassi e sporchi. Un Sistema che si identifica con il Mercato e si fonda sulla demolizione sistematica delle sovranità nazionali e di ogni forma di welfare, sulla privatizzazione delle risorse e dei beni pubblici basilari per la vita dei comuni cittadini, sulla deregulation e delegificazione dei rapporti finanziari ed economici liberando da lacci e lacciuoli coloro che sono in grado di movimentare una gran massa di capitali. Sarebbe venuto il momento di sostenere con forza e con decisione che questo Sistema retto da ideologie autenticamente assassine e liberticide come il neoliberismo e il neoconservatorismo di stampo anglosassone e angloamericano, è di per sé stesso criminale e non può che rimpinguare le casse delle organizzazioni e delle bande mafiose internazionali.

Sbarazzandosi delle incrostazioni ideologiche e dagli occhiali deformanti del comune “buon senso” politically correct – democratico e liberale per conformismo e necessità -, appare chiaro e nitido un quadro in cui mafiosi e criminali di ogni risma, squali, pirati, giocatori d’azzardo e mercanti la fanno da padroni, inglobando proprietà materiali ed immateriali e monopolizzando commerci e mercati. A far da sfondo le corti dei saltimbanchi, dei buffoni, dei pagliacci e delle battone al soldo delle remunerative industrie dei mass media, dello spettacolo, del divertimento, dell’intrattenimento e del tempo libero. Anche quando il pane manca, c’è sempre molto lavoro per il Circo… Probabilmente la parola chiave per comprendere il Sistema che domina le nostre esistenze è “liquidità” – il capitale nelle sue varie forme – e, sostanzialmente, il suo controllo. La “liquidità” non è “buona” o “cattiva”, non fa distinzioni morali di sorta… Affiancando le corporations, le multinazionali, gli istituti finanziari internazionali, grazie alla loro disponibilità liquida, le mafie, in quanto “banche non ufficiali” a cui rivolgersi per ottenere prestiti e per effettuare investimenti, sono perfettamente funzionali al Sistema… La vera attività “buona”, è quella che conta, quella che produce sviluppo, profitto e rendita – naturalmente per i soliti e pochi noti della cosiddetta “superclasse”. La “liquidità” diventa unica, reale misura delle cose, convertibile in azioni, obbligazioni, profitti finanziari, polizze, ecc…
Come per magia e per gioco di prestigio, la “liquidità” scompare, riappare e si moltiplica nelle mani dei prestigiatori e dei giocatori d’azzardo. Il più grande crimine consumato in questi ultimi anni ai danni di comuni risparmiatori di tutto il mondo non è da imputare alla “mafia tout court”, quantomeno da quella che abbiamo imparato a conoscere o che ci hanno trasmesso attraverso i mezzi di comunicazione e di informazione di massa, ma ai supermanager e agli operatori di borsa al servizio delle grandi banche e dei più potenti istituti finanziari internazionali che hanno accumulato tangibili e concreti patrimoni e rendite bruciando milioni su milioni di dollari e di euro. La Crisi non è frutto della casualità, ma la logica conseguenza dell’evoluzione del Sistema del Mercato, del neoliberismo e della deregulation. Un capitalismo ormai virtuale che neanche produce più sviluppo, ma profitti per pochi e approfondisce le disuguaglianze sociali ed economiche. Un Sistema che, oltretutto, causa sempre più danni all’ambiente, peggiora sensibilmente la qualità della vita della maggioranza della popolazione e diffonde nuove e perniciose patologie fisiche e psichiche.
Si fa presto ad evocare solennemente la democrazia e la libertà… Si fa presto a condannare e giustiziare il dittatore o il mostro di turno – si chiami Milosevic o Saddam – nel clima di imperante conformismo di (dis)valori e costumi, ma dietro le promesse e gli inganni il “nazismo del volto umano” – il tecnofascismo neoliberista di Mercato che si arroga la pretesa di essere “democratico”, “liberale” e “tollerante”, si costruiscono nuovi muri e nuovi steccati. Impresa agevole e non particolarmente ardua per chi conduce il gioco e ha in mano quei dadi truccati che gli consentono di vincere barando in maniera sistematica. E così, per la verità, non solo il Sistema accoglie a braccia aperte i boss – i veri boss – delle mafie internazionali, ma svela ogni giorno di più il proprio volto mafioso e criminogeno, un infernale marchingegno basato sulla truffa sofisticata, sistematica e autorizzata…
L’enorme concentrazione di potere e profitto gestiti e accumulati in maniera criminale non sarebbero possibili senza il controllo della “liquidità…
Cosa hanno in comune i profitti e le plusvalenze generate dai mutui subprime e da altri prodotti finanziari, l’accaparramento delle ricchezze e delle risorse strategiche ed energetiche come – in primis – il petrolio, l’istituzione e l’imposizione al mondo di una macchina bellica e di morte senza eguali nella storia come quella messa in piedi dagli americani e dalla NATO che si arrogano il diritto di presentarsi come gli sbirri di una sorta di nuovo ordine internazionale a colpi di missili e uranio “impoverito”, l’ingordigia e la voracità delle banche internazionali che, con la complicità di prestigiosi organismi internazionali (leggi Federal Riserve, BCE, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione del Commercio Internazionale, ecc…), strozzano con lo strumento del “debito” interi stati e nazioni di tutti i continenti, la privatizzazione di sempre più vasti settori dell’economia e della normale vita sociale, la moltiplicazione di agenzie “spionistiche”, di sicurezza e mercenarie, l’ideazione e l’estensione di ipermoderni ed ipertecnologizzati sistemi di controllo e di intercettazione come quelli previsti dal progetto Echelon o come i software utilizzati per monitorare la rete di Internet, il volume dei più volte citati, tollerati e protetti traffici e affari delle mafie e delle organizzazioni criminali internazionali, la proliferazione dei paradisi fiscali, dei paradisi off shore, delle “scatole cinesi”, delle transazioni sospette e dei fondi neri che sottraggono immense risorse da destinare alla collettività, il finanziamento – corrotto alla fonte per definizione – ingente di partiti e uomini politici di ogni estrazione ideologica e culturale, il foraggiamento di logge, consorterie, associazioni, lobbies e gruppi e gruppetti di soci ed “amici degli amici”, la creazione di grandi oligopoli e cartelli che egemonizzano i mercati imponendo i loro prezzi e le loro condizioni, il finanziamento di bande delinquenziali, di terroristi, guerriglieri e milizie concepite al solo scopo di terrorizzare e di gettare intere popolazioni in un clima di insicurezza o, più modestamente, di gruppetti o gruppuscoli pseudopolitici di “estremisti” e teppisti sempre utili a far degenerare le proteste e per denigrare e screditare coloro che si oppongono all’attuale corso degli avvenimenti ?
La risposta viene dalla direzione o dalle direzioni che prende la “liquidità” che non è semplicemente preda delle tempeste e dei marosi della casualità, ma segue la rotta stabilita da abili ed esperti timonieri…

Se si ha il coraggio di aprire veramente gli occhi sul Sistema del Mercato e sulla natura della “liquidità” che ne costituisce il motore, bisogna dolorosamente ammettere di trovarsi al cospetto di un “mostro” ammaestrato dalle peggiori plutocrazie, cleptocrazie e mafie che infestano il nostro mondo.

Se proprio vogliamo scrivere il “romanzo criminale”, che abbia attinenza con la realtà, non possiamo trascurare questi semplici dati di fatto…

Occorre riprendere il filo dell’eredità del poeta Pier Paolo Pasolini che, in netto anticipo sui tempi, comprese e tentò di descrivere l’essenza del vero Potere, di annodare fili oscuri e invisibili che nessuno aveva saputo scorgere. In effetti quel “Petrolio” – il romanzo sulle stragi e sui misfatti dei veri poteri forti annidati nei settori strategici dell’alta finanza e della grande industria – rimane a tutt’oggi, l’unico, autentico tentativo, anche se rimasto sulla carta, di scrivere un romanzo “criminale” con qualche attinenza con la cruda realtà. Non è forse un caso che, a proposito dell’omicidio del multiforme, poliedrico ed ingegnoso artista ed intellettuale, si stia battendo la pista catanese, degli esecutori siculi, così come non può forse essere una coincidenza che la misteriosa morte del Presidente dell’ENI Mattei – uno dei primi veri episodi di alta scuola terroristica del dopoguerra italiano e vera e propria ossessione di Pasolini – porti direttamente a Catania e in Sicilia. Un’eliminazione – quella dell’ingegner Mattei – con ogni probabilità voluta dal grande cartello petrolifero delle Sette Sorelle egemonizzato da americani, inglesi e francesi e dal futuro successore Eugenio Cefis, artefice di un potente impero economico – finanziario e mediatico, affiliato eccellente della loggia coperta di Piazza del Gesù Giustizia e Libertà e – come indicato da un’informativa del SID – vero manovratore della P2 e dei suoi capi, Gelli e Ortolani.

In tante storie l’Italia, paese al crocevia dei grandi traffici internazionali criminosi sul Mediterraneo e grande portaerei della NATO e degli americani – quindi osservatorio privilegiato proprio dei flussi di armi, droga, veleni e rifiuti – entra prepotentemente gettando luci inquiete ed inquietanti. Già al momento della Liberazione dal nazifascismo sulla nostra cara democrazia era stata apposta una pesante ipoteca: gli Alleati americani ed inglesi sbarcarono proprio in Sicilia, giovandosi della collaborazione preziosa della mafia italoamericana capeggiata da Lucky Luciano e di quella autoctona, sicula… Successivamente massoneria – istituzione con solidi addentellati americani ed inglesi – e la stessa mafia costituirono i cardini di questo sodalizio dai contorni spesso criminosi e terroristici giustificati dalla Guerra Fredda e dalla “grande paura” per l’espansione sovietica. La loggia P2 non ha fatto che mediare fra questi mondi che si sono incontrati per proteggere ad ogni costo i propri lucrosi interessi. Multinazionali, corporations, grandi istituti finanziari mossi unicamente dall’avidità e dalla cupidigia senza freno e senza scrupolo alcuno di fronte alla prospettiva dell’azione più nefanda, ringraziano…

Se Pasolini fosse rimasto in vita, avrebbe raccontato questo “romanzo criminale”, sarebbe riuscito a fare emergere quei collegamenti che molti di noi adombrano… Lo sbarco angloamericano in Sicilia e Portella della Ginestra… Mattei e i maneggi per il petrolio… Piazza Fontana e la stagione dei “golpe” minacciati e delle stragi… L’assassinio di Aldo Moro e le strumentalizzazioni dei terrorismo ed estremismi vari “neri”, “rossi” e “bianchi”… Gli agganci fra P2, GLADIO e le mafie… I grandi delitti eccellenti eseguiti da mafiosi e terroristi “compiacenti”… I grandi traffici di armi e droga nel Mediterraneo e la longa manus anglo – israelo – americana… E, ancora, gli assassinii dei Kennedy, probabilmente sgraditi a certo establishment, i golpe ideati e realizzati dalla CIA nell’Iran di Mossadeq, nel Guatemala di Arbenz e nel Cile di Allende – solo per fare qualche nome – che, con la scusa della Guerra Fredda, hanno avuto il preminente obiettivo di proteggere e tutelare gli interessi monopolistici ed egemoni dei grandi gruppi multinazionali…
I generosi finanziamenti americani, europei e vaticani concessi – con il supporto delle solite mafie – alle opposizioni “democratiche” prima antisovietiche e poi antirusse… L’onnipresente ingerenza politica di grandi consessi di banchieri e di industriali – di cultura anglosassone e neoliberista – come il CFR, il Bildenberg e la Trilateral… Fino alle manipolazioni medianiche, all’uso delle piazze con l’apporti di bande di mercenari, professionisti del caos, delinquenti comuni e teppisti pseudopolitici, al G8 di Genova e – dulcis in fundo – all’apparente “mistero” che avvolge l’11 settembre… Scavando, scavando…

Riprendendo i fili afferrati da Pasolini – indomito oppositore del pianeta postmoderno ed edonista dei consumi, del mass media e dello spettacolo- abbiamo forse la possibilità di ideare e scrivere il “romanzo criminale e delle stragi”, ma dobbiamo farlo assieme… Noi che abbiamo raccolto gli indizi e le prove… Che possiamo collegarli e interpretarli condividendo risorse documentali ed informative, potendo finalmente intrecciare i fili con la possibilità di afferrare il bandolo della matassa… A differenza di Pasolini abbiamo qualche strumento intellettuale e concettuale in più – oltre che meramente investigativo – per interpretare fatti e situazioni.

Andiamo oltre De Cataldo e “Gomorra” per strappare la maschera della (post)democrazia cleptocratica e criminogena, per dare un senso alla morte di Pasolini e per onorare quei caduti a colpi di mitra e per l’esplosioni di autobomba, che sono morti perché – come diceva Falcone – si finisce in un gioco troppo grande.

Tentiamo insieme di guardare finalmente in faccia la Verità di questi ultimi cinquanta – sessant’anni e forse oltre…

Un caro saluto a tutti

HS   

PS: da qualche parte ho letto che gli uomini che misero in piedi l’OSS durante il conflitto mondiale prima e la CIA poi, erano illustri avvocati e operatori di borsa a Wall Street come il primo capo della CIA, Allen Dulles, l’uomo che orchestrò i “colpi” in Iran nel 1953 e in Guatemala nel 1954.
Sono proprio antiche, le nostre storie…

Nessun commento:

Posta un commento

Avvertenze da leggere prima di intervenire sul blog Voci Dalla Strada

Non sono consentiti:
- messaggi pubblicitari
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)