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8 giugno 2010

GEOPOLITICA DELLA SPARIZIONE DELL'EURO

Foto di Francesco Cascioli  http://www.ilpalo.com/

di Pierre Charasse

Nella massa di informazioni che circolano sulla crisi dell’euro non è facile cogliere i fenomeni di fondo che si stanno producendo. Per questo, è importante fare un passo indietro, collocare questa crisi nel corso degli avvenimenti degli ultimi 20 anni dopo la caduta dell’Unione Sovietica e proiettare uno sguardo geopolitico a medio e lungo termine. 

La crisi greca ha confermato, se fosse necessario, che l’Europa come unione politica ormai non esiste. Nelle ultime settimane, l’UE ha rivelato al resto del mondo la sua estrema debolezza. L’euro non ha resistito alle offensive di ogni tipo che ha sofferto negli ultimi mesi, nonostante sia la moneta di una delle regioni più ricche e industrializzate del mondo. Alla prima grande crisi finanziaria mondiale dell’era della globalizzazione, è saltato all’occhio che la moneta europea non poteva sopportare le turbolenza del mercato e gli attacchi degli speculatori, semplicemente perché non aveva il sostegno di un sistema politico solido e coerente

Gli ideologi ultraliberali che hanno inventato la moneta europea hanno deciso di applicare con rigore il principio del laisser-faire, vietando ai governi di intervenire nelle politiche della BCE. I governi della zona euro si sono auto mutilati quando hanno accettato il dogma dell’indipendenza della BCE, rinunciando a qualsiasi possibilità di assoggettare le politiche finanziarie a condizioni politiche. 

Dopo molte discussioni si è presentato come un gran passo in avanti la decisione di costituire un fondo di riscatto di 440 mila milioni di euro. E nessun governo, vedendo il disastro sociale che producono i piani di aggiustamento imposti dalla BCE e dal FMI ha voluto opporre le sue politiche volte a contrastare la "Doxa" ultraliberale.

Quello che non vede l'opinione pubblica europea in generale è che l’intervento del FMI, Stati Uniti da loro il diritto di intervenire nell’economia europea. Tutte le decisioni del FMI richiedono necessariamente l’approvazione del governo statunitense se non sono direttamente ispirate da esso. Nell'ambito della riforma dei diritti di voto del FMI annunciata al summit del G-20, gli Stati Uniti conservano intatta una minoranza di controllo di un 16% dei voti. All’UE è stato chiesto di ridurre la sua parte per poter aumentare la quota dei paesi emergenti. 
Il presidente Obama esercita pienamente il potere che gli dà la nuova architettura finanziaria internazionale, chiamata governabilità mondiale, ed esige che la Grecia ed altri paesi europei abbassino gli stipendi dei funzionari, che riformino le pensioni e che diminuiscano la spesa pubblica in generale. 
E gli europei obbediscono.

Con la crisi finanziaria europea, si sta facendo un passo in più verso la sottomissione dell'Europa. Con il Trattato di Lisbona, l’Europa ha consegnato la sua difesa all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO): è finito il vecchio sogno di una difesa europea indipendente. E adesso con una politica finanziaria controllata dal FMI, l’UE ha rinunciato ad un pilastro essenziale della sua indipendenza. 
Senza la difesa e la moneta, non le resta nulla per affermare la sua indipendenza dentro il blocco occidentale e di fronte al mondo.

In questo contesto, sembra logico che l’euro tenda ad avvicinarsi alla parità con il dollaro. Si parla nei circoli finanziari di una possibile dollarizzazione della zona euro. Tecnicamente conviene ai grandi paesi industrializzati dell’Europa per recuperare la sua competitività economica ,castigata nell’ultimo decennio da un euro forte. Politicamente, conviene agli USA eliminare una moneta rivale del dollaro di fronte alla Cina ed ad altri grandi paesi emergenti. I nuovi membri dell’UE vedono di buon occhio la dolarizzazione dell’Europa, che sarà per loro una garanzia supplementare e di contare sul riparo statunitense, come per la difesa di fronte alla Russia, il suo nemico da sempre.

Il direttore del FMI, Dominique Strauss Kahn, fa spesso riferimento al bisogno di una moneta mondiale, conseguenza logica della globalizzazione economica e finanziaria. A Zurigo, il 12 maggio, ha fatto un crichiamo alla solidarietà a favore della creazione di una Banca Centrale Mondiale con una moneta mondiale. In Francia il segretario di Stato per l’Europa, Pierre Lellouche, instancabile militante atlantista, ha annunciato trionfalmente che nel piano monetario si è arrivati ad un meccanismo di solidarietà automatico identico a quello che prevede l’articolo 5 del Trattato della NATO. Con questo si dà l’ultimo tocco alla costruzione di una filale europeo del territorio statunitense per formare un blocco perfettamente omogeneo sotto la leadership di Washington. Dalla sua elezione, il presidente Barack Obama chiede ai suoi alleati di chiudere le file per affrontare le "nuove minacce mondiali".

Un altro effetto della crisi, i piani di aggiustamento strutturali imposti come cura avranno come conseguenza, a breve termine, la "Tatcherizzazione" dell’Europa continentale, cioè la fine del modello sociale europeo. La Gran Bretagna, alleato incondizionato degli USA, non membro dell’eurozona con la sterlina, sarà il grande vincitore di questa crisi, con l’imposizione del suo modello economico e finanziario per tutta l’Europa, e il rafforzamento della City, come piazza finanziaria impermeabile a tutti gli tentativi di regolamentazione proposti per prevenire nuove catastrofi finanziarie mondiali.

Con la dollarizzazione dell’Europa si chiuderà il capitolo della storia moderna aperto con la caduta del campo socialista. Per la corrente atlantista europea, attualmente maggioritaria, la sparizione dell’Europa come attore politico e finanziario autonomo è il prezzo da pagare perché l’Occidente continui a controllare il mondo di fronte ai paesi emergenti.

Pierre Charasse, diplomatico, ex ambasciatore, ha lavorato nel Ministero degli Affari Esteri francesi tra il 1972 e il 2009. Ha occupato diversi incarichi nelle ambasciate della Repubblica francese a Mosca, Guatemala, La Habana e Messico. E’ stato consigliere tecnico nel gabinetto di Claude Cheysson, ministro degli interni e di Pierre Joxe, ministro degli interni tra il 1984 e 1986. E’ stato Console generale a Napoli e Barcellona, ambasciatore in Uruguay, Pakistan e Perù, ambasciatore itinerante incaricato di cooperazione internazionale contro il crimine organizzato e la corruzione tra il 2000 ed il 2003, così come capo della delegazione francese nella Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio illecito di armi leggere e di piccolo calibro (New York, 2000-2001), Segretario Generale alla Conferenza ministeriale “Le vie della droga dell’Asia Centrale all’Europa” –aprile 2003- e Ministro Plenipotenziario dal 1998

Fonte: ¿Desaparecerá pronto el euro?  La Jornada 

Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

2 commenti:

  1. Alba, sinceramente.
    Non credi che un po di dieta dimagranti farebbe bene a tutto l'occidente dopo aver vissuto al di sopra della loro possibilità?

    mentre il resto del mondo fa i salti mortali?

    un bacio

    RispondiElimina
  2. Piero, un pò di dieta ci vorrebbe eccome, ma non credo che la faranno tutti quelli che dovrebbero...
    Anche in occidente esiste la povertà, è sempre esistita, adesso si amplificherà, ma non credo che saranno i ricchi a cambiare stile di vita.
    Una "lezione" per chi ha voluto vivere al di sopra delle proprie possibilità ci vorrebbe, ma chi ci ha guadagnato veramente da questo continuerà a guadagnarci.
    Eppoi sappiamo chi ha creato la crisi e perchè, e possiamo dire che ormai "ci siamo"...
    ;)

    RispondiElimina

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