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27 gennaio 2010

HAITI E IL TERREMOTO POLITICO-ECONOMICO IMPOSTO DA WASHINGTON


"QUESTO TERREMOTO E' STATO ANTICIPATO DA UN ALTRO TERREMOTO  POLITICO ED ECONOMICO IMPOSTO DA WASHINGTON"

di Amy Goodman  

Ci siamo incontrati con Kim Ives, corrispondente di Haiti Liberté, con cui siamo stati in viaggio durante il nostro soggiorno in Haiti. E' da molti anni che vive ad Haiti, tra i tanti viaggi all'estero. Kim, non posso dire, "Benvenuta Democracy Now!" Perché siamo stati insieme attraverso questa visita, ma "benvenuta a questa intervista!"

Grazie, Amy.

Parliamo di questa terribile catastrofe, questa devastazione. Naturalmente si tratta di una catastrofe naturale, ma ci puoi parlare di come s'inserisce questa catastrofe con la realtà di Haiti? Il grado di devastazione che stiamo vedendo, non ha solo a che fare con la natura.

No, naturalmente. In realtà, questo terremoto è stato anticipato da un terremoto politico ed economico, il cui epicentro è stato localizzato 2.000 miglia a nord, a Washington, DC, e per 24 anni.

Parliamo prima dei due colpi di stato perpetrati in un periodo di 13 anni, sostenuti dagli Stati Uniti, che hanno istituito regimi fantoccio che hanno espulso gli haitiani dal potere. Ma quei colpi di stato e la successiva occupazione militare da parte delle forze straniere vietate dalla Costituzione haitiana, sono stati distruttivi non solo per il governo e la sovranità nazionale, ma anche per i governi e le legislature locali, i sindaci e i comitati elettorali locali responsabili di scegliere un consiglio permanente elettorale. Non si è mai costituitoto un consiglio elettorale permanente, vi è solo una forma provvisoria e quindi Préval, poco prima del terremoto, ha ignorato la democrazia popolare imponendo il proprio consiglio elettorale, che ha garantito il dominio del suo partito.

E perchè sia chiaro, quando si parla di colpi di stato nel 1991 e nel 2004, dobbiamo dire che entrambi hanno comportato l'espropriazione e l'esilio del presidente Jean-Bertrand Aristide.

E' giusto.

Parliamo del coinvolgimento degli Stati Uniti in questi golpes

In entrambi i casi le forze armate Usa hanno rimosso Aristide da Haiti. La prima volta ha trascorso il suo esilio a Washington e la seconda è finito in Sud Africa, dove ha trascorso gli ultimi sei anni.

Questi terremoti politici imposti da Washington sono stati accompagnati da terremoti economici, le politiche economiche attuate quando espulsero Aristide, che aveva espresso un orientamento nazionalista, cercando di costruire l' autosufficienza nazionale di Haiti e respingendo gli Stati Uniti. Volevano privatizzare le nove industrie di Stato che sono state vendute agli USA e gli investitori stranieri.

Per 12 anni, sotto la prima amministrazione di René Préval, è stata privatizzata Minoterie d'Haiti e Ciment d'Haiti e le imprese statali che producono farina di frumento e cemento. Per quanto riguarda il grano, attualmente abbiamo una popolazione affamata. Si potrebbero immaginare le possibilità, se lo Stato avesse avuto un mulino robusto per la produzione di farina, la gente avrebbe pane da mangiare. E' stata venduta questa impresa ad una società di cui Henry Kissinger è un membro del consiglio di amministrazione. E appunto, fu chiusa l'attività. Adesso, Haiti non dispone di un mulino, statale nè privato.

Da dove viene il grano Haiti? Questo è il paese più povero dell'emisfero.

Deve importarlo, una buona parte proviene dagli Stati Uniti.L'altro caso, più ironico, Amy, è la fabbrica di cemento. Questo è un paese la cui conformazione geologica è principalmente di calcare, che è la base prima per il cemento. E 'un paese che assolutamente dovrebbe e potrebbe avere un'impresa produttrice di cemento, e l'aveva, ma è stata privatizzata e chiusa in fretta. Iniziarono a costruire i pilastri di quella che fu la società di importazione di cemento a cemento.  Così quando viaggiamo per il paese vediamo le migliaia di edifici di cemento crollato e schiacciato, ricordiamo che ci sarà bisogno di milioni di tonnellate di cemento, ed ora sarà necessario importarlo, invece di produrlo.Haiti potrebbe e dovrebbe esportare cemento, non importarlo.

Stiamo parlando con Kim Ives di Haiti Liberté, che ha appena pubblicato una nuova edizione nel bel mezzo dellla catastrofe del terremoto. Lei ha parlato di compagnia del cemento, mulino del grano e di privatizzazione. Uno dei problemi più dolorosi per la diaspora haitiana e le famiglie all'estero, con i propri cari qui in Haiti, che non sono riusciti a scoprire se sono vivi. No se han podido comunicar con ellos. Non si è potuto comunicare con loro.

E' così.

E questo ci porta al tema della compagnia telefonica

Esatto. Teleco è stata la tomba delle imprese statali ad Haiti. Durante il primo colpo di stato del 1991-1994, il reddito della Teleco manteneva il governo in esilio del presidente Aristide. Ed ora abbiamo visto che una settimana prima del terremoto è stata privatizzata questa compagnia. E' stata venduta ad una società vietnamita, Viettel. E se noi in questo paese avessimo avuto una compagnia telefonica nazionale forte e dinamica, si sarebbero evitati gran parte dei problemi di comunicazione che ci sono. Invece tutte le comunicazioni del paese sono nelle mani di tre società di telefoni cellulari: Digicel, Voila e HAITEL.

Ma alcuni potrebbero sostenere che la società è stata privatizzata una settimana fa perchè, a causa dei suoi precedenti proprietari, era carente.

E 'proprio quello che è successo. Il governo haitiano sotto la guida di Préval e dei suoi ministri, hanno sabotato e indebolito la società. Ne abbiamo discusso nel corso degli anni. Ricordo che 13 anni fa ha portammo qui una delegazione per parlare con i sindacalisti. Da molto tempo manteniamo questa lotta contro la privatizzazione. Abbiamo parlato con un sindacalista di Teleco, Jean Mabou, un funzionario del sindacato. E questo ci ha portato in una stanza piena di nuovi impianti di telecomunicazioni moderni. Ci ha detto: "Abbiamo questi equipaggiamenti e non ci permettono di installarli. Essi stanno minando la società di Stato ai fini della privatizzazione.

E l'ironia è che abbiamo il lupo a guardia del gregge. E così si mina la proprietà del popolo nelle sue imprese statali.

Kim, si sa che purtroppo il mondo presta attenzione solo quando ci sono disastri e ora l'attenzione del mondo si concentra su Haiti. Hai cominciato a parlare di due colpi di stato contro Aristide. Forse si può fare un breve riassunto della storia di Haiti dal 1804.

Ok, in breve. 1804, la prima ed ultima rivoluzione di schiavi successa nella storia, la prima repubblica nera del mondo, la prima nazione indipendente in America Latina, che divenne la pietra angolare di tutte le altre rivoluzioni. E ci sono voluti 60 anni per il riconoscimento del governo di Abraham Lincoln, dopo la guerra civile.

Poi, nel 1915, i Marines USA invasero il paese e si appropriarono della banca centrale e del governo. Sono rimasti 19 anni, fino al 1934. Hanno poi installato la Garde d'Haiti, la Guardia di Haiti, che ha operato come un braccio dei Marines per proteggere gli interessi degli Stati Uniti ad Haiti. L'occupazione ha dato vita nel 1957 alla dittatura di François "Papa Doc" Duvalier, che ha lasciato in eredità il suo titolo di presidente a vita a suo figlio, Jean-Claude Duvalier, quando morì nel 1971.

E il ruolo degli Stati Uniti in questa storia?

L'America ha sempre sostenuto tutti questi governi, per motivi geopolitici. Haiti è stato il principale baluardo contro l'espansionismo "comunista" della vicina Cuba. Per questo gli Stati Uniti hanno mantenuto e mantenuta e sostenuto militarmente ed economicamente, i regimi Duvalier, nonostante l'opposizione del popolo haitiano.

Una cleptocrazia? Si sono arricchiti i dittatori a scapito della povera gente?

Esattamente. Eppoi nel 1986, si resero conto che questo modello stava creando di troppi "Che Guevara", troppe rivoluzioni in America Latina e hanno optato per queste elezioni per installare un leader apparentemente più democratico, ma le elezioni sono state comprate.

Haiti è stato il primo paese dell'America Latina che ha sconfitto lo schema elettorale promosso dagli Stati Uniti ed eleggere per la presidenza un povero parroco, Jean Bertrand Aristide. Durante la sua presa del potere, il 7 febbraio 1991, Aristide ha dichiarato la seconda indipendenza di Haiti, perché il paese ha voluto l'indipendenza dal dominio degli Stati Uniti e Francia. E hanno risposto in otto mesi con un colpo di stato. Fu mandato in esilio. E così ha iniziato il terremoto politico ed economico, con un epicentro a Washington e Parigi per 24 anni.

Così è stato effettuato il primo colpo di Stato contro Aristide. E' stato tenuto in esilio per tre anni. E' successo durante l'amministrazione di George H.W. Bush, ma è continuato con l'amministrazione Clinton.

Per inciso, uno dei principali impegni di Aristide alla presidenza era quello di aumentare il salario minimo.

Gli ascoltatori di Democracy Now! ricorderanno la seconda volta che Aristide è stato eletto nel 2004 e quasi immediatamente rapito dai militari e dall' intelligence degli Stati Uniti, come è stato accompagnato da una delegazione della Repubblica Centrafricana, dove cacciarono e praticamente fecero prigionieri il presidente e Mildred Aristide. E Maxine Waters, deputato di Los Angeles, e Randall Robinson, fondatore dell'organizzazione TransAfrica, andarono a prendere Aristide nella Repubblica Centrafricana per portarlo in Giamaica. Finalmente finirono in Sud Africa, dove risiedono oggi.  Non potevano tornare ad Haiti a causa delle pressioni da parte di funzionari degli Stati Uniti. Il cancelliere dell' epoca, Colin Powell e Condoleezza Rice affermarono che Aristide non poteva tornare in questo emisfero.

Dal suo esilio in Sud Africa, il presidente Aristide ha detto in una conferenza stampa che vuole tornare ad Haiti. Ho sollevato la preoccupazione di molte persone qui in Haiti. A Washington, il presidente Obama ha nominato immediatamente gli ex presidenti Clinton e Bush per guidare gli sforzi umanitari, dicendo che le loro azioni sono partitistiche. Così ora nasce la preoccupazione per il ritorno di Aristide. Gli Stati Uniti controllano l'aeroporto. Il presidente Preval ha dato il controllo dell'aeroporto agli Stati Uniti. Ma Aristide ha chiesto di tornare. Cosa ne pensi dell' immagine, per non parlare delle risorse, dei due presidenti che dicono che il disastro va oltre le differenze politiche e che dobbiamo ricostruire il paese?

Beh, è giusto. Ieri rimasi di fronte l'ospedale generale, dove ho visto gli orrori, parlando ad una moltitudine di gente all' angolo della strada, è emerso questo stesso punto. Perché non è possibile ritorno del presidente Aristide? Lo vuole. Così ha detto. Ma il governo ha rinnovato il suo passaporto diplomatico, che è passato. Non hanno dato misure di sicurezza per il suo ritorno nel paese. Questo è tutto quello che serve.

Se il governo di Barack Obama o di chiunque altro è davvero disposto a sostenerci, forse meglio di tutti i C-130 con il loro carico, non solo con cibo e assistenza medica, ma anche un sacco di fucili, potrebbero inviare un aereo in Sud Africa prendere Aristide e riportarlo. Sarebbe un gesto che avrebbe creato un effetto a catena, un anti-terremoto di speranza e di orgoglio popolare che potrebbe restituire la forza morale di cui la gente ha bisogno per superare questa crisi.

Beh, Kim Ives, voglio ringraziarti per essere stato con noi, e fare ancora una domanda, che si riferisce alle organizzazioni dpopolari in questo paese. Chi ha il potere qui? Come si fa a organizzare il popolo? A tale riguardo, si pone sempre il problema della sicurezza per giustificare il motivo per cui non va fuori dalla zona dell'aeroporto, dove è conservato perchè raggiunga le comunità. L'ONU, per esempio, ha detto che non arriverà fino Leogane, l'epicentro del terremoto, finchè non sarà garantita la sicurezza di quella zona.

E 'il cuore della questione. La sicurezza è un pretesto. Noi vediamo ovunque che la popolazione di Haiti è divisa in comitati popolari per pulire, rimuovere i corpi dalle macerie, costruzione di campi profughi, per instaurare la sicurezza nei campi profughi. Questa è una popolazione che è autosufficiente, e lo è stata per molti anni.

Ma non può esserlo quando arriva un gruppo di marines con M-16 e cominciano ad urlare. lo scenario di fronte l'ospedale generale di ieri ha detto tutto. Le persone che entrano ed escono dall'ospedale per portare  cibo ai propri cari o perché hanno bisogno di assistenza e un gruppo di soldati della 82a Brigata aereotrasportata, di stanza al di fuori dell'ospedale, urla in lingua inglese alla folla. Non sapevano quello che facevano. Habría sido cómico si no fuera trágico. Hanno creato più caos anziché ridurlo. Sarebbe stato comico, se fosse non tragico.

Non dovevano essere lì. Naturalmente, se vi è un esercito di gangster che attacca le persone, che non è questo il caso, avrebbe potuto portare queste persone. Ma ora la gente non ha bisogno marines, ha bisogno di medicine. Questa situazione riassume l' essenziale. E' la stessa cosa che hanno fatto dopo l'uragano Katrina. Sono le vittime che fanno paura, sono "altri" sono i neri che hanno vinto l'unica rivoluzione di schiavi nella storia. Cosa può provocare loro più paura?

E le organizzazioni comunitarie che ci sono qui?

Ah, sì, le organizzazioni comunitarie, abbiamo visto l'altra notte nella comunità di Matteo 25, che ci ospita. Una spedizione di prodotti alimentari è arrivato nella notte senza preavviso. Avrebbe potuto essere una battaglia campale. Ma si sono messi in contatto con organizzazione locale di base, Pity Drop che ha mobilizzato i suoi militanti immediatamente. Hanno stabilito un perimetro e un cordone di sicurezza. Formavano una linea con 600 persone accampate sul campo di calcio dietro la casa, che è anche un ospedale, e distribuito il cibo in modo ordinato ed equo. Sono stati pienamente capace. Non hanno bisogno i Marines. Non hanno bisogno delle Nazioni Unite. Non hanno bisogno di nessuna di quelle cose che i media, Hillary Clinton e ministri degli esteri dicono che hanno bisognoi. Quelle sono cose che il popolo haitiano può fare da solo e sta le facendo lo stesso.

La ringrazio molto, Kim Ives.
Kim Ives scrive per Haiti Liberté.

Fonte: http://www.democracynow.org/2010/1/20/journalist_kim_ives_on_how_decades

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