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22 gennaio 2010

GOMORRA: IL LIBRO CHE SPIEGA IL CAPITALISMO

di Pascual Serrano

Si è scritto molto su Gomorra, il libro di Roberto Saviano. I critici e le rassegne stampa lo hanno presentato come un lavoro di investigazione sulla Camorra Napoletana, ma leggendo i metodi di lavoro di quell' organizzazione criminale, i suoi principi, i suoi obiettivi e l’assenza di scrupoli, si scopre che
la Camorra è il riflesso fedele del neoliberalismo e della globalizzazione. Si tratta della migliore organizzazione che ha capito come funziona l’economia capitalista e quali strategie deve usare per districarsi in essa. Il risultato- racconta Saviano- è che la Camorra “ha finito per alimentare il mercato internazionale del tessile, l’enorme arcipelago dell’eleganza italiana”. Sfruttamento del lavoro con stipendi miseri, delocalizzazione di imprese di produzione verso luoghi meno controllati dallo Stato, evasione fiscale….In due parole: il paradiso neoliberale.

Nel porto di Napoli transitano 150.000 container: i capi d’abbigliamento che i bambini parigini vestiranno in un mese, i bastoncini di pesce che mangeranno a Brescia in un anno, gli orologi che vestiranno i polsi dei catalani, la seta di tutti i vestiti inglesi di una stagione. 1.600.000 tonnellate provenienti dalla Cina. Per l’agenzia della dogana italiana, in quel porto, il 60 % della merce scappa ai controlli. Tutto sotto il potere della Camorra. Le tasse, l’IVA e il carico massimo dei tir sono fonte di lucro, autentiche dogane di cemento armato per la circolazione di merce e di denaro. Tutto questo deve essere bluffato dalla Camorra. E’ il nirvana della globalizzazione, il sogno di Friedrich Hayek.


Il Sistema- termine con il quale definiscono la Camorra- soffoca il piccolo imprenditore in modo da mettere fine alla sua indipendenza e lavori per loro. Alla scuola di Chicago questo lo chiamano competizione.
La similitudine tra la Camorra criminale ed il neoliberismo non è una mia fantasia, la riconosce lo stesso Saviano, ma a questo dettaglio nè critici, nè mass media hanno prestato troppa attenzione: “La logica dell’imprenditoria criminale, il pensiero dei boss coincide con il neoliberismo più radicale. Le regole dettate, le regole imposte, sono quelle degli affari, del guadagno, la vittoria su qualsiasi concorrente. Il resto è uguale a zero. Il resto non esiste. Essere nella situazione di decidere sulla vita e la morte di tutti, di promuovere un prodotto, di monopolizzare un segmento del mercato, di invertire i settori all’avanguardia…”. Puro Milton Friedman.

Saviano mette in evidenza che il quartiere di Secondigliano, epicentro della Camorra nella città di Napoli, mantiene “i pilastri dell’economia, il filo nascosto, le tenebre dove trova energia il cuore battente del mercato”. Cioè,
il sistema produttivo neoliberale trova nella legge della Camorra l’ambiente perfetto per il suo sviluppo. Si, nel capitalismo, un sindaco vuole industrializzare una città, la può lasciare in mano alle organizzazioni criminali che sono quelle che meglio capiscono le leggi per vincere nel mercato.

I parallelismi sono impressionanti. L’autore dice che quando sono caduti i regimi comunisti nell' Europa dell’Est, i clan della Camorra sono entrati in quei paesi ed hanno negoziato con i nuovi dirigenti convertiti al mercato dei depositi di armi (hanno anche trasportato nei camion le armi che avevano il simbolo della NATO) e, più tardi, hanno portato in quei paesi varie produzioni industriali con buone condizioni
per i datori di lavoro. Precisamente, questa è la stessa cosa che ha fatto il capitalismo nei paesi ex comunisti.

Per quanto riguarda il narcotraffico, il successo dei clan di Secondigliano, racconta Saviano- si è bastato nel “liberare a livello locale completamente la cocaina permettendo che chiunque potesse diventare un narcotrafficante, consumatore e spacciatore”, “null’altro che imprenditori”, afferma Saviano. Il capo della mafia siciliana,
Totò Riina chiamava “comunisti” i giudici e tutti lo attaccavano e lo criticavano, precisamente quello che i neoliberali fanno ai loro oppositori.

Ai partiti che sono appoggiati dalla Camorra succede la stessa cosa che a quelli che sono appoggiati dal denaro e dalle aziende: si dividono i voti. Nel 1992, a Casal Di Principe, i clan hanno litigato con la DC ed hanno deciso di sostenere il Partito Liberale Italiano, e questo è passato da un 1% dei voti ad un 30%.


Saviano dice che "l'imprenditore italiano che non ha le basi del suo impero nel cemento (costruzione) non ha alcuna speranza".
Così la camorra controlla la costruzione nelle regioni in cui è impiantato. Casal di Principe è un punto di riferimento comune della camorra, non vi è il posto più logico in una città dove il capitalismo sta trionfando: figura tra i primi posti in Europa per vendite auto Mercedes. Ma ha anche il più alto tasso di omicidi in Europa. La legge della camorra, come il mercato deve essere imposto in molte occasioni da ferro e fuoco.


Saviano dice che il funzionamento della Camorra “assottiglia la barriera che si innalza tra la legge e l’imperativo economico, tra quello che la norma proibisce e quello che il beneficio (guadagno) impone”.
Mentre la Camorra violenta la legge, il neoliberismo propugna la sua assenza, il laissez faire. Tutti e due hanno lo stesso obiettivo e, anche, lo stesso mezzo.

L’ultimo capitolo di Gomorra è raccapricciante. Esso
passa in rassegna gli oltraggi ambientali di questo sindacato del crimine che gli ha permesso di arricchirsi trasformando le loro terre in veri discariche tossiche dell’Europa. Perché non hanno avuto il più piccolo scrupolo nel ricoprire di veleno i loro stessi paesi, lasciando marcire le terre che circondavano le loro stesse ville e proprietà?

La risposta la offre Saviano,
è una risposta ideale per comprendere il funzionamento del capitalismo in tutto il pianeta: “Affogare un territorio di rifiuti tossici, circondare i paesini con montagne di veleno può essere un problema solo per chi possiede un terreno a lungo termine e con responsabilità sociale. Nell’immediatezza dell’affare, invece, non c’è che un alto margine di profitto e l’assenza di qualsiasi controindicazione”. Avvelenare la terra è stato il metodo più efficace per essere competitivi, hanno capito come funziona il sistema economico: E sai quanti operai hanno potuto salvare il culo perchè io ho fatto in modo che le loro aziende non spendessero un cazzo?, dice a Saviano un giovane imprenditore, di quelli che si dedicano a disfarsi illegalmente dei rifiuti tossici delle aziende. “Molte aziende del nord erano in grado di crescere, contrattare, essere competitivi nel tessuto industriale del paese fino al punto di poterlo esportare in Europa, grazie al fatto che si sono liberate di quel peso rappresentato dal costo dei rifiuti, che i clan napoletani e casertani avevano alleggerito”, afferma l’autore.

La Camorra, il crimine organizzato, non è un eccesso aberrante del neoliberismo e della globalizzazione, è il suo epicentro, il suo nucleo duro, il suo principio più puro di funzionamento. Gomorra non è un semplice libro sul crimine, è un libro che mostra come
il capitalismo è il crimine. Si è scritto molto per spiegare il funzionamento criminale del capitalismo, ma Saviano riesce a spiegare il funzionamento puramente capitalista del crimine.

Fonte:
http://www.pascualserrano.net/libros/el-libro-que-explica-el-capitalismo

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di
Vanesa

2 commenti:

  1. voglio solo dire perchè nessuno parla prima delle elezioni dove pianteranno le centrali nucleari che devono essere costruite in italia con i 30miliardi di euro che devono arrivare da chissà dove...non è che finisce come la storia dei vaccini per la febbre suina una volta messe le mani sul malloppo...a nessuno gli ne frega più niente...dicendo italiani ora arrangiatevi...
    anomima marilù barbera

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  2. in italia esiste solo il pizzo nei grandi affari come quello dei 30 miliardi di euro che arriveranno da chissà dove per impiantare le centrali nucleari in italia...sarà esattamente come la storia dei vaccini per la febbre suina una volta messe le mani sul malloppo ci diranno adesso arrangiatevi...
    anonimo marilù barbera

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