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25 ottobre 2009

DOPO LA PANDEMIA DELL'INFLUENZA SUINA, CI SARA' QUELLA DEL SALMONE?

di Miguel Jara

Mi arriva tramite posta l’ultimo lavoro del medico rurale madrileno Juan Gérvas e promotore dell’Equipe Cesca. Mi racconta che non c’è teoria cospiratrice più certa delle storie che comportano la cupidigia, dalle mucche pazze all’influenza suina (o influenza A). Sono totalmente d’accordo e voglio aggiungere che se Rafa, Joaquin ed io abbiamo intitolato quello che è stato il mio secondo libro Cospirazioni Tossiche, è stato proprio per quanto dice Gévas, i differenti poteri cospirano alle spalle della cittadinanza in modo costante e l’ultima “moda” è segnalare come “teorie della cospirazione” (e che del resto non mi piacciono) tutto quello che venga diffuso, e che osa dare un'occhiata in questi meandri.

Gli eccessi si pagano, prima o poi - mi dice Juan- e abbiamo all’orizzonte l’influenza del salmone e dei pesci in generale: In breve, tutto ciò che finisce per arrivare alle nostre opinioni e può sembrare una cospirazione, è semplice avidità. L’arcipelago di Chiloè è a circa mille duecento km a sud di Santiago del Cile e a circa 90 km da Puerto Mott. Il clima è mite e piovoso (cadono circa 2.500 mm di pioggia all'anno) che trasforma il paesaggio delle pianure e colline in una meraviglia di verde, con foreste piene di felci e muschi nelle quali si evidenziano le chiese tradizionali fatte in legno e nelle quali vive il piccolo cavallo “chilote” e il minuscolo pudù ( il cervo più piccolo del mondo).

La costa della regione ha laghi ed estuari e forma una specie di mare interno con l' apporto di acqua proveniente dalle maree. La Isla Grande di Chiloè è separata dal continente dal Canale Del Chacao, che un traghetto attraversa ogni mezz’ora, all’incirca. La Isla Grande misura più o meno 180 km in lungo e 50 in largo. Per il suo paesaggio, gli spagnoli le hanno dato il nome di Nuova Galizia, ma è rimasto il nome Huilliche che significa “luogo di chilles” (gabbiani).
La città di Castro è una delle più antiche del Cile, fondata nel 1567; conserva le tipiche palafitte, ricordo di un paradiso perduto dell’artigianato (fibre, legno e lana). Chiloè ignorò l’indipendenza delle nazioni del Sud America e fu l’ultimo possedimento spagnolo, fino al 1826. I chilotas sono conosciuti per la loro affabilità ed erano dei piccoli produttori agricoli, allevatori, pescatori fino a 15 anni fa. Adesso sono fondamentalmente lavoratori alle dipendenze delle multinazionali del salmone.

Il viaggio in LAN-Cile evoca solitamente un odore di pesce, dato che la maggior parte del carico è di salmone per l’esportazione. In 15 anni di acquicoltura nel Cile, nell’arcipelago di Chiloè e l’intorno al Porto Mott (e per l’espansione, fino allo Stretto di Magellano) è cresciuta di un 15% all'anno, e ha moltiplicato per 13 gli investimenti. Con questo il Cile si è trasformato nella seconda potenza mondiale del salmone, dopo la Norvegia, ed è capace di esportare annualmente quasi mezzo milione di tonnellate. L’esportazione del salmone segue per importanza quella del rame e della cellulosa. L’acquicoltura del salmone nel Cile è la più produttiva al mondo, per la ricchezza, la fertilità dell’area marina delle Isole di Chiloè.


Attualmente ci sono circa 5.000 ettari di mare dedicati all’acquicoltura del salmone concentrati in appena 300 km, con 600 aziende e circa 120 milioni di salmoni. In questo settore lavorano 50.000 persone, approssimativamente, ed il 70% sono donne ( il 90% nelle piante di lavorazione).
Il lavoro dei sub è pericoloso e gli incidenti sono frequenti. Nel processo produttivo si impiegano grandi quantità di fungicidi, insetticidi e antibiotici. Si calcola che nel 2008 sono stati usati 0,07 grammi di antibiotici per tonnellata di salmone in Norvegia e 560 grammi in Cile (il 40% di chinoloni). Si aggiungono problemi ambientali: fuga dei salmoni (specie invasive europee)- un milione annualmente-; pesca eccessiva di sardine, suro e altri pesci per per l'alimentazione dei salmoni, e l’inquinamento e l’occupazione del mare in competizione con altre attività, come la pesca artigianale e il turismo. Quello che è certo è che i salmoni che scappano non possono essere pescati perché continuano ad essere proprietà delle industrie;Inoltre, l'eccessivo sfruttamento per nutrire i salmoni, lascia i pescatori artigianali senza sostentamento. Durante quest’anno, il prezzo del salmone norvegese è salito da 2,81 a 4,34 euro.

Come conseguenza, le azioni della più grande azienda di salmone del mondo, la norvegese Marine Harvest, sono salite di un 270%. Sono salite anche le azioni di un’altra azienda nordica dedicata alla produzione di alimenti per salmoni e trote, la Cermaq. L’aumento del prezzo del salmone norvegese è dovuto alla caduta della produzione del salmone cileno, di un 75%. La causa? La morte dei salmoni in Cile per l’enorme incidenza dell' anemia infettiva del salmone, ISA (da
infectious salmon anemia). L'anemia infettiva del salmone è causata da un virus, probabilmente portato dall’Europa, dalla Norvegia, dove l' ISA fu un problema serio negli anni 80 e 90 del secolo scorso. L' ISA è apparsa per la prima volta in Cile nel 2007, e la sua diffusione ha probabilmente avuto a che fare con la piaga dei pidocchi del mare (Caligus). I pidocchi del mare hanno approfittato delle condizioni estreme di concentrazione di milioni di salmoni per crescere in modo incontrollato e per rendersi resistenti ai diversi pesticidi (usati imprudentemente in quantità crescenti e senza controllo). I pidocchi pizzicano e distruggono la pelle dei salmoni e questo facilita la trasmissione dell' ISA.

Questa fu combattuta in Norvegia sacrificando gli animali, le quarantene e la pulizia, ma tutto è stato più facile lì, per la minor concentrazione di sfruttamento. In Cile si è iniziata una campagna manuale di vaccinazione dei salmoni ad uno a uno, oltre a spostare le gabbie più a sud, in acque più fredde e per ora non inquinate. Ma si calcola che la produzione impiegherà cinque anni per un recupero e
già ci sono stati fino a 20.000 licenziamenti tra i lavoratori del settore. Le aziende hanno dovuto affrontare debiti milionari (intorno ai 1.500 milioni di euro) e, per rinegoziare il debito, lo Stato del Cile ha trasformato le concessioni, rendendole perpetue e ipotecabili. Di fatto, ha privatizzato il mare a scapito di ogni interesse nazionale.

Il virus che causa l' anemia infettiva del salmone colpisce principalmente gli endoteli vascolari che causano emorragie profuse. E’ un virus RNA, della famiglia degli Orthomyxoviridae, del tipo Isavirus. Cioè,
è un virus dell’influenza del tipo che provoca l’influenza negli esseri umani, suini e volatili, ma per adesso non ha causato il minimo danno sulla salute dei lavoratori nè consumatori. In ogni caso, la storia dell' anemia infettiva del salmone ha dei punti in comune con i problemi che abbiamo a causa degli eccessi dell’industria dell’allevamento, “mucche pazze”, influenza aviaria e influenza A.

Soprattutto, dimostra che i governi non sono liberi, e che non prendono in modo indipendente, le decisioni che riguardano la loro sovranità e il benessere delle popolazioni che rappresentano. La gestione dell’influenza A è un buon esempio, con ritmi e allarmi marcati da agenti non identificati pubblicamente, con protocolli, medicine, vaccini, mascherine, saponi, aerosol, campagne ed annunci che generano milioni di euro di beneficio e poca salute (se mai ci fosse).
Juan Gérvas

Fonte: http://www.migueljara.com/2009/10/09/tras-la-pandemia-de-la-gripe-del-cerdo-¿vendra-la-gripe-del-salmon/

Tradotto per Voci dalla Strada da
VANESA

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