10 luglio 2017

Schedatura globale

Ciascuno di noi è consapevole di quanto sia labile il confine fra informazioni e controllo e intuisce come gli strumenti tecnologici di nuova generazione, telecamere, lettori digitali, scanner dell'iride e via discorrendo possano al tempo stesso garantire maggiore sicurezza, ma anche ledere profondamente la nostra privacy.
Il sogno di chi gestisce la società globalizzata e globalizzante è senza dubbio quello di averci tutti schedati e sotto controllo come i cittadini di Person of interest. Lì si tratta in fondo di fantascienza, ma anche il confine fra finzione e realtà sembra farsi ogni giorno più labile, soprattutto quando entrano in gioco attori come l'Onu ed il Progetto Agenda 21 ...
Dichiarandosi sconcertata del fatto che attualmente nel mondo 1.1 miliardi di persone siano prive di documenti che comprovino la propria identità (e senza neppure immaginare che per molti di essi come ad esempio le popolazioni indigene possa andare benissimo così) l'Onu ha dichiarato di lavorare in collaborazione con Microsoft e Accenture alla creazione di un sistema globale che entro il 2030 sarà in grado di fornire un'identità legale digitale ad ogni abitante del pianeta.
Durante l’incontro tenutosi il 19 giugno a New York di ID2020, vertice delle Nazioni Unite dedicato alla legalizzazione dell’identità digitale, con la presenza di ONG, imprese tech e autorità governative è già stato sviluppato un prototipo del nuovo documento che "finalmente" dovrebbe garantire a tutti un diritto umano fondamentale come quello all'identità che notoriamente, ci sentiamo di aggiungere, ciascuno di noi non possiede in mancanza di un qualcosa di tangibile che comprovi la nostra esistenza sul globo terracqueo.

Il nuovo documento digitale alloggerà naturalmente su un cloud e conterrà oltre ai dati anagrafici i dati medici, quelli bancari, quelli concernenti l'istruzione e anche i dati biometrici relativi alle impronte digitali, caratteristiche dell'iride e del viso. La sua sicurezza sarà garantita dalla tecnologia blockchain e sarà consultabile attraverso qualsiasi network digitale compresi i cellulari.
La giustificazione addotta dalla classe dirigente di Agenda 21 e dell'Onu per sostenere un'iniziativa di tale portata è naturalmente quella di aiutare un sesto della popolazione mondiale attualmente privo di un documento che ne attesti l'identità, semplificando di fatto la vita di profughi e rifugiati, come affermato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Il fatto che poi all'interno dell'operazione si proceda a schedare con lo stesso metodo anche gli altri cinque sesti della popolazione mondiale che di documenti ne hanno già a profusione o alcuni milioni di popolazioni indigene incontattate che anche senza documenti potrebbero dare lezioni al mondo intero in quanto ad identità e dignità, rappresenta naturalmente solo un fatto del tutto casuale.
Marco Cedolin - Il Corrosivo

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