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3 maggio 2016

Il cyber-imperialismo israeliano: una minaccia per la democrazia

Il conflitto di classe, nell’attuale contesto storico, assume molteplici forme: (a)politico-militare; (b) socio-economico; (c) ideologico. Le classi dominanti mirano non solo ad imporre il sistema economico che più gli è congeniale, cioè il capitalismo selvaggio, ma anche a concentrare nelle proprie mani l’informazione: i social network, al pari dei mass media tradizionali, sono un’arma da guerra.
Il direttore del giornale online l’Interferenza.info, Fabrizio Marchi, ha da poco spiegato in un suo lucido e puntuale articolo i meccanismi perversi di quello che personalmente  ho chiamato il “cyber-imperialismo”‘’La peculiarità di questa moderna forma di dominio è infatti la sua altissima capacità  di condizionare e controllare l’esistenza degli individui a qualsiasi livello, non tanto nella sfera pubblica quanto soprattutto in quella privata, la quale a sua volta condiziona la prima. In pratica non esiste un solo anfratto della vita umana che sia sottratto al suo controllo, né potrebbe essere altrimenti’’ 1. Un sistema come questo mira a realizzare ciò che Marchi definisce acutamente “dominio assoluto”, cioè il controllo totale da parte della borghesia imperialista sulla vita privata dei singoli individui. Ogni forza borghese, in una guerra intra-capitalistica, gioca la sua partita: quanti sanno che l’Unione Imperialistica Europea ha investito nel 2013 due milioni di euro per fare la guerra in rete agli euroscettici ? A dirlo non è qualche nostalgico sovietico ma il giornale liberale Il Fatto Quotidiano.

Leggiamo: ‘’’’Di fronte alla crisi ci vuole più Europa”. Il programma che intende rilanciare l’immagine dell’Unione europea non ammette opinioni contrarie: gli euroscettici sono avvertiti. In barba alla crisi e all’austerità che gravano sul vecchio continente, Bruxelles rilancia gli investimenti per il “monitoraggio dell’opinione pubblica”. Anzi, in vista delle elezioni europee del 2014 aggiunge altri due milioni alla spesa per “capire se le discussioni di natura politica tra i follower dei social media e dei blog abbiano il potenziale per catalizzare l’interesse dei media e dei cittadini”. E un’attenzione particolare, si legge nei documenti confidenziali rintracciati dal britannico Telegraph, “dovrà essere dedicata ai paesi che hanno sperimentato un aumento dello scetticismo verso l’Europa”. Paesi come il nostro, dove la disaffezione per le istituzioni europee è in crescita. Un sentimento legittimo, figlio dalla crisi, che oggi si vuole escludere dal dibattito politico influenzando l’opinione pubblica’’ 2.


Domanda: una guerra come questa poteva tagliare fuori la potenza (super)imperialista numero due ( o uno ? ) del mondo, ovvero l’imperialismo israeliano ? Le malefatte dei sionisti, in questo campo minato, precedono di gran lunga i colpi di coda dei neoliberisti del vecchio – e ormai non più al passo coi tempi – continente. La propaganda israeliana è decisamente più incisiva di quella europea e statunitense: recluta nei bassifondi della rete ( emarginati, persone che hanno da poco perso il lavoro, disperati pronti a tutto ), fino ai vertici delle università ( giovani ambiziosi, carrieristi boriosi che sperano di entrare a far parte del salotto buono ). Nella ‘’società dello spettacolo’’ l’assurdo si materializza negli schermi dei nostri pc. Marx l’avrebbe previsto ? Il marxismo – scienza perfettibile come ogni scienza – meriterebbe un aggiornamento anche in rapporto alle tecnologie informatiche, materia spinosa che Marx per ovvie ragioni non poteva indagare.

Israele si lancia alla conquista della rete…
Nel gennaio del 2009 il Ministero israeliano per l’Assorbimento ( degli immigrati in Israele ) ha iniziato la costruzione di un ‘’esercito di blogger’’ costituito da israeliani che conoscono bene le lingue europee: l’allora direttore del ministero, Erez Halfon, parlò di un “un serbatoio di oltre un milione di persone”. Il blogger Miguel Martinez ha studiato con cura i meccanismi dell’hasbara ( la propaganda sionista ), quindi non si è fatto scappare la notizia: ‘’I blogger vengono arruolati dal Ministero per l’Assorbimento e poi passati allufficio media del Ministero degli Affari Esteri, che “indirizza i volontari ai siti web considerati problematici”,evidentemente per intervenire nei forum e nei commenti’’ 3. Negli Usa – rileva Martinez – la morsa della lobby sionista si riflette anche in questo campo: ‘’Ogni anno, l’organizzazione Hasbara Fellowships, assieme al governo israeliano educa oltre mille pubblicitari militanti nei suoi seminari, solo per lavorare nelle università americane’’ 4. Quindi possiamo dedurre che se gli Stati Uniti hanno il monopolio dell’economia planetaria, grazie anche alla loro macchina bellica, Israele ha certamente l’egemonia nel campo informativo: produce ideologia, intossicando cuori e cervelli. Gli Usa sono un fucile perennemente puntato contro le classi lavoratici, il sionismo decide quando bisogna premere il grilletto.

Nel 2012 una agenzia israeliana di Tel Aviv ha iniziato ad arruolare studenti: il loro ‘’nuovo lavoro’’ era quello di svolgere propaganda anti-araba su facebook: ‘’The National Union of Israeli Students (NUIS) has become a full-time partner in the Israeli government’s efforts to spread its propaganda online and on college campuses around the world. NUIS has launched a program to pay Israeli university students $2,000 to spread pro-Israel propaganda online for 5 hours per week from the “comfort of home.” The union is also partnering with Israel’s Jewish Agency to send Israeli students as missionaries to spread propaganda in other countries, for which they will also receive a stipend’’ 5. Un brevissimo riassunto è doveroso: un’ agenzia israeliana – Israel’s Jewish Agency – s’è impegnata, in accordo col governo israeliano, a cooptare giovani studenti, anche europei, nelle strutture disinformative dello Stato per soli ebrei. Il cyber-imperialismo ha intrapreso una guerra informatica contro le associazioni che solidarizzano con la causa palestinese, una guerra fatta di menzogne, diffamazioni e colpi bassi.

In Italia, il giornalista cattolico Fulvio Scaglione, è stato preso di mira da alcuni, certamente ben protetti, troll sionisti intenti a screditare la sua meritevole attività pubblicistica. La ‘’colpa’’ di questo bravo analista è quella d’aver denunciato l’alleanza, sia pure non ufficialmente dichiarata, fra il regime israeliano e la dittatura saudita contro il mondo sciita e i movimenti progressisti. Ecco come, puntualmente, il giornalista di Famiglia Cristiana descrive il lavorio dei troll filo-israeliani:
L’operazione ha sempre le stesse caratteristiche:
1. i siti non pubblicano il pezzo “incriminato”, anzi, ne distorcono grossolanamente il senso
2. nessuno protesta prima che detti siti invitino a protestare
3. quasi nessuno di coloro che protestano ha letto il pezzo per cui protesta
4. la protesta contiene invariabilmente, oltre a insulti di vario genere, la solita accusa: sei antisemita. “Diligente soldatino dell’antisemitismo”, mi ha definito un tale in una mail. 6


Scaglione sbaglia ad intitolare il suo articolo Quei troll che danneggiano Israele:questi troll non danneggiano Israele  ma s’impegnano in cambio di un salario, come abbiamo visto, a costruire un racconto alternativo, un Israele che non esiste da dare in pasto ai lettori italiani, europei e statunitensi.
I troll al servizio di Tel Aviv consumano le loro giornate (1) segnalando gruppi facebook legati alle associazioni filo-palestinesi, in questo modo censurano il libero dibattito; (2) svolgendo attività di disturbo all’interno dei social forum, così impediscono la circolazione delle notizie; (3) infangando i singoli attivisti d’orientamento anti-militarista; questo gli consente di mettere in circolazione ‘’storielle’’ false, inventate ad arte. Ovviamente operano con profili falsi e – male che vada – i sayanim sionisti gli garantiscono protezione e tutele legali.
Negli Stati Uniti molti disperati sono caduti nella rete della lobby israeliana; la testimonianza di un ‘’troll pentito’’ – tradotta in italiano – è un documento eloquente: ‘’La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me’’ 7, ho preferito saltare qualche rigo, per arrivare alla parte saliente del testo:
“Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego".
Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.
«Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».

Chi erano questi committenti?
«Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».
Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
«I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».
OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza
I troll operano nelle “chat politiche” dove non c’è tempo per elaborare risposte articolate, e le provocazioni, unite agli insulti della peggior specie, portano maggiori risultati. Non sempre i troll sionisti sono ebrei ma certamente non mancano i ‘’piccoli provocatori’’ di fede ebraica chini davanti agli sproloqui del talmudismo di guerra. Negli Usa i provocatori ebrei si dichiarano sempre premettendo di essere contro la violenza d’ambo le parti: un vecchio trucco per costringere l’interlocutore ad accettare una parte degli argomenti della controparte che, a poco a poco, può iniziare l’opera d’indottrinamento. La prassi dei ‘’disturbatori’’ più esperti consiste nello spostare la trattazione dal piano politico a quello personale, le frasi fatte abbondano quindi è bene metterle a fuoco, contestualizzarle e – nel caso si dovesse presentare l’occasione – respingerle con decisione: ‘’sei un estremista perché in fondo celi tante delusioni. Scarichi nella politica le tue problematiche sociali, le tue frustrazioni, i tuoi fallimenti. Vergognati’’. Il pezzo forte del macabro repertorio è questo:‘’l’antisemitismo – seguendo Adorno – nasce sempre da profondi disturbi sessuali. Hai risolto i problemi con la tua famiglia ?’’. Insomma, cos’altro aggiungere, il tema mette quasi i brividi: non dimenticatevi che sono questi gli argomenti ‘’demolitori’’ dei sionisti più colti. Se li conosci li eviti.

La forza di un nemico – parliamo “marxianamente” di un nemico di classe – si valuta partendo dall’analisi delle armi che usa: il sionismo – tanto israeliano quanto statunitense – si sta rivelando, da questo punto di vista, un avversario particolarmente cinico, una macchina da ‘’guerra psicologica’’ senza pari. Domanda: siamo nelle condizioni, noi ‘’marxisti del XXI secolo’’, di dare delle risposte adeguate, altrettanto robuste ? Intanto iniziamo a conoscerlo, senza porci – com’è avvenuto in passato – inutili fantasie buoniste. “Sognare – diceva Lenin – è la sorte dei deboli”.

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