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20 aprile 2016

La banca nel sistema di sfruttamento capitalistico

La crisi del sistema capitalistico ha avuto enormi ripercussioni nel settore finanziario, che si sono tradotte in conseguenze drammatiche per i popoli del mondo, con l'impegno degli Stati nella salvezza e salvataggio di istituti bancari giganteschi, molti di loro parte di gruppi monopolistici che includevano o includono componenti finanziarie e non finanziarie. La fusione del capitale bancario (1) con il capitale produttivo (2) e la formazione del capitale finanziario (3) ha creato una composizione di capitale che interconnette indissolubilmente i suoi componenti. La funzione creatrice di plus-valore del capitale industriale è collegata e interdipendente alla funzione di appropriazione del capitale bancario, facendo si che l'ascesa dei grandi gruppi economici e dei monopoli abbia effetti che vanno ben al di là di quelli definiti di "concorrenza".

Come risultato della crisi mondiale che si rivela sul finire del 2007 e nel corso del 2008, il capitalismo ha intensificato la sua offensiva contro i lavoratori ed i popoli del mondo. Contrariamente a quanto molti si aspettavano, il capitalismo non era sull'orlo del collasso o di "crollare putrefatto". Al contrario, la natura aggressiva dell'imperialismo è peggiorata e nuove forme di accumulazione, speculazione e concentrazione sono state trovate per alimentare il funzionamento del sistema capitalistico, il cui centro nevralgico si è spostato al settore finanziario, risultato proprio della suddetta fusione fra capitale bancario e produttivo. Tuttavia, il funzionamento del sistema è sempre stato camuffato, nascosto, mascherato sia dalle banche propriamente dette, sia dagli Stati e dagli strumenti politici a loro disposizione.

Cioè, non solo la banca e il settore finanziario in generale si sono allontanati dalla percezione del pubblico, realizzando un numero sempre maggiore di operazioni speculative senza alcuna base materiale o produttiva; ma gli Stati – in forza del controllo politico della classe dominante – sono serviti da strumento per consentire allo sfruttamento, alla speculazione e all'appropriazione di plus-valore di crescere in modo esponenziale, garantendo l'alimentazione della macchina di profitto che fa funzionare il capitalismo.

E' vero che, anche in Portogallo, nonostante le commissioni parlamentari d'inchiesta istituite per esaminare le vicende relative a BPN [Banco Portugues de Negocios], BCP [Banco Comercial Portugues] e BES [Banco Espirito Santo], l'intero funzionamento del sistema bancario e del capitale finanziario è lontano dalla comprensione delle masse per la voluta complicazione degli schemi che lo caratterizzano. La terminologia, lo sfasamento tra speculazione e comprensione generale della "economia reale", l'apparente complessità delle operazioni allontanano il cittadino e fanno prevalere la cultura dominante della legittimità della proprietà e della concentrazione capitalistica. Nel momento stesso in cui la crisi economica e finanziaria del capitalismo si rivela, c'è un vasto insieme di "analisti", partiti politici e altre strutture ed enti che per reazione si allineano intorno a un discorso che impunta la responsabilità alle banche. Non è raro così, che il capitalismo stesso sia criticato da coloro che lo avevano difeso con le unghie e con i denti. Gli Stati sono stati chiamati a finanziare il collasso del settore bancario, prima negli Stati Uniti, poi in Europa e nel resto del mondo, con chiare conseguenze che perdurano e che continueranno più o meno note o sconosciute. L'orientamento del discorso dominante è stato rapidamente corretto. Da una posizione basata sulla considerazione che era necessaria una maggiore presenza dello Stato e più regolamentazione del settore bancario, si è passati gradualmente a un discorso che recupera la prospettiva del ritiro completo dello Stato e di una crescente "indipendenza dal regolatore" e liberalizzazione dell'attività bancaria.

II

Questo mutamento nel discorso corrisponde ad un processo di trasferimento del debito privato al debito sovrano. Mentre il debito generato dalle banche e dalla speculazione era trasferito al debito pubblico (4), la tesi ufficiale del capitalismo veniva basata su una presunta orgia di investimenti pubblici insostenibili che sarebbero esistiti da decenni e che avrebbero indebitato gli Stati oltre le loro possibilità. In Portogallo sentiamo particolarmente il peso di questo discorso, come la tesi politica che ha dato copertura a un intervento straniero - su richiesta di PS [Partito Socialista], PSD [Partito Social Democratico] e CDS [Centro Democratico Sociale] - che ha imposto ai portoghesi un percorso di impoverimento e aggravamento dello sfruttamento, con dei costi nell'occupazione, nella fissazione dei lavoratori più qualificati, nella qualità e accesso ai servizi pubblici nel campo dell'istruzione, della sanità e della cultura e nella presenza dello Stato nell'economia, con le privatizzazioni forzate contro l'interesse nazionale.

Nella sostanza, il funzionamento del settore finanziario non è complesso, né lo è la spiegazione dell'appariscente debito che si è accumulato al suo interno e che è stato trasposto sul debito sovrano:

1. Al fine di alimentare il vortice di profitti dei gruppi monopolistici, la banca offre, facendo pagare tassi di interesse esorbitanti, del credito. Tuttavia, il credito concesso porta sempre con sé un rischio associato alla possibilità che il debito non venga onorato da chi lo contrae. Il credito è quindi generalmente associato a una garanzia.

2. Nel bilancio contabile di una banca si hanno pertanto gli attivi (crediti, per lo più soggetti a garanzie immobiliari o di altri beni (collaterali), titoli, attivi fissi o altri attivi) e i passivi (depositi e prestiti contratti). Quindi, se una banca concede un prestito di 100.000 euro, questo valore viene messo in bilancio come un attivo di 100.000 euro più gli interessi ed ha come garanzia un immobile o un altro bene valutato dello stesso valore dalla banca. Tuttavia, il valore reale del credito corrisponde solo a quest'ultimo valore, se non ne esiste uno predefinito.

3. In caso di mancato rispetto delle scadenze, degli interessi o del rimborso del capitale, la banca inizia ad avere una perdita generata dalla differenza tra il valore contabile del credito e quello che in realtà la banca può ottenere. La differenza tra il valore contabile e il valore di mercato in ogni momento viene misurata in percentuale e le viene dato il nome di "impairment" [perdita di valore]. In caso di inadempienza, la banca può rivalersi sulla garanzia, ritirando al suo cliente la proprietà o il bene dato in garanzia.

4. Se un immobile o un bene, infatti, nelle correnti condizioni di mercato non vale più 100.000 euro, ma 20.000, ciò significa che la banca ha un attivo registrato con un valore che in realtà non è in grado di ottenere. Capita così che l'intero valore della banca dipenda dalla misura in cui il suo bilancio può mostrare un relativo equilibrio tra attività e passività e ciò altro non è che una manipolazione, un'illusione. Il fatto grave è che questa manipolazione è compiuta sotto le "strette regole di vigilanza e regolamentazione" e sotto il controllo di "rigorose e credibili" società di revisione [contabile] esterne (5) e tutti i valori valutati dalle "imparziali" agenzie di notazione (6).

5. L'emissione di debito da parte delle banche, come le obbligazioni, le quote di partecipazione a fondi [comuni di investimento] immobiliari o mobiliari, implica che tali attivi siano dati come garanzia. Ad esempio, se un cliente acquista 100.000 euro in quote di partecipazione ad un fondo immobiliare, la sua garanzia è proprio l'esistenza di un prestito sopra un immobile di pari valore. Se, per esempio, questo valore scende, come abbiamo visto nell'esempio (per inadempimento) a 20.000 euro, significa che la banca non potrà remunerare le quote di partecipazione al valore contrattuale.

6. Tutto è semplice e diventa ancora più semplice quando ci rendiamo conto che al centro della crisi sta l'insaziabile necessità di profitto dei grandi gruppi economici e finanziari che hanno generato prodotti di credito per il proprio consumo, finanziandoseli da sé, con la collusione delle agenzie di rating e di valutazione e delle società di revisione e utilizzando le banche centrali e le autorità di vigilanza. In questo caso – usiamo il BES [Banco Espirito Santo] come esempio esplicativo - la banca presta denaro a una società di Ricardo Salgado [presidente e fondatore del BES] con sede in un paradiso fiscale, la società non paga il debito, ma la banca aveva già venduto obbligazioni in cui tale debito era stato dato come garanzia. La banca non paga i suoi obbligazionisti o, peggio, non può garantire la liquidità ai suoi depositanti.

E' questo scenario quasi ridicolo che genera una crisi che molti continuano a descrivere come "altamente complessa". Ma il flusso del debito non si esaurisce nel crollo dell'istituzione bancaria. Cioè, dato che la banca è il rifugio di molti milioni di euro in depositi, la sua capacità di soddisfare questo passivo deve essere garantita. Allo stesso tempo, la banca detiene la capacità di finanziamento delle attività economiche in generale, mediante il credito. Cioè, il collasso di una istituzione bancaria non può essere intesa come un fallimento di ogni altra azienda nella misura in cui, se è vero che l'intero tessuto economico gioca un ruolo importante, tutto il tessuto economico nel contesto attuale è, in forma più o meno evidente, dipendente dal funzionamento del sistema finanziario, il quale dovrebbe al contrario essere un suo strumento. Nel contesto di un'economia subordinata alla politica come quella che il PCP [Partito Comunista Portoghese] propone e difende, il sistema finanziario è uno strumento dell'economia e l'economia uno strumento del popolo.

Se una banca, escluse forse le banche di investimento, è un "luogo" dove vengono depositati i redditi dei cittadini e, allo stesso tempo, la via per cui il credito arriva alle attività economiche e al consumo, allora tutte le banche con attività commerciali devono essere protette dal fallimento. In caso contrario, non ci sarebbe nessuno disposto a depositare il proprio denaro nelle istituzioni bancarie per via del rischio permanente di perderlo. Pertanto, i governi di tutto il mondo sono stati chiamati a garantire la fiducia bancaria in due modi: con una presunta rete di supervisione e pagando i debiti delle banche quando la supervisione non funziona. La supervisione in Portogallo, per esempio, non ha impedito il crollo di una sola una banca, senza nemmeno essere in grado di intervenire per evitare le pratiche fraudolente del sistema bancario. Al contrario, la Banca del Portogallo si è adoperata per mascherare e camuffare queste pratiche in modo che i banchieri potessero continuare ad accumulare, mentre i portoghesi pensavano che il loro denaro fosse al sicuro. Questo è stata, è e sempre sarà la funzione del supervisore, non tanto per incompetenza ma a causa della matrice e del funzionamento del sistema. Ora, se la Banca del Portogallo ha come principale obiettivo di garantire la stabilità del sistema finanziario, non può in qualsiasi momento intervenire o allertare il pubblico sui problemi di una banca, per il semplice fatto che così facendo destabilizzerebbe il sistema finanziario. In poche parole, se la Banca del Portogallo annunciasse pubblicamente che una banca ha condotto pratiche sconsiderate o fraudolente, ciò turberebbe la fiducia dei cittadini in questa banca. Ciò significa che destabilizzerebbe il sistema finanziario. Pertanto, la Banca del Portogallo non può - anche volendo – adempiere pienamente alla sua missione a causa delle imposizioni della missione stessa (!).

III

In Portogallo, ci sono perdite di valore nel portafoglio crediti delle banche che possono ammontare a diverse decine di miliardi di euro. Ciò significa che il problema del settore bancario portoghese è lungi dall'essere risolto. La permanenza del Portogallo nella cosiddetta Unione Economica e Monetaria e nei vincoli europei che pretendono di imporre il funzionamento capitalista dell'economia a forza sono elementi e opzioni politiche che servono da amplificatore degli effetti della crisi.

L'utilizzo di una valuta comune mette il Portogallo in una situazione di profondo svantaggio rispetto a quasi tutti i paesi della Zona euro con economie più forti della nostra. I costi del capitale in Portogallo sono molto superiori a quelli in Germania, per esempio. Ciò significa che per ogni euro che il Portogallo si indebita, si allontana ulteriormente dall'economia tedesca, nella misura in cui l'economia tedesca guadagna e quella portoghese perde.

L'elasticità dei prezzi delle esportazioni tedesche è quasi nulla, mentre quella portoghese è ben lungi dall'esserlo. Questo significa che "l'euro prodotto Germania" richiede minuti per essere "prodotto" e "l'euro prodotto in Portogallo" prende nx (con n> 1) minuti. Cioè, quando il Portogallo fa uno scambio di "mercato libero" in euro con la Germania, per esempio, nell'ambito della politica monetaria (credito alle banche nazionali portoghesi o acquisizione di debito pubblico portoghese da una banca tedesca), c'è lo scambio di nx minuti di lavoro contro solo x minuti, ed è evidente e progressiva la posizione di svantaggio del Portogallo.

In un contesto di trasposizione del debito bancario nel perimetro del debito pubblico, questa disparità di costi del capitale ricade anche sullo Stato, premendo con interessi crescenti sopra i conti pubblici. Allo stesso tempo, per garantire il funzionamento delle banche private, lo Stato è assunto come "rete di sicurezza" del sistema bancario, il che aumenta il rischio del debito pubblico in proporzione diretta al rischio di fallimento delle banche, aumentando gli interessi sul debito pubblico .

La moneta unica amplia pertanto gli effetti della crisi in paesi come il Portogallo.

IV

La domanda che si pone, però, è più profonda della semplice associazione degli effetti della crisi all'euro e ai vincoli che la moneta unica impone.

E' la natura stessa del settore bancario nel sistema capitalistico che deve essere identificata ed è la truffa della regolamentazione e vigilanza che deve essere smascherata. I costi per tenere una banca al servizio dei monopoli e dei grandi gruppi economici sono troppo elevati perché esista una qualche giustificazione per mantenere la banca nelle mani di questi stessi gruppi, giacché, alla fine della fiera, sono sempre i lavoratori che pagheranno lo stesso attacco di cui sono stati vittime. Non possiamo dimenticare che non è lo Stato che paga il debito delle banche, ma sono i lavoratori. Lo Stato è lo strumento utilizzato dai monopoli per eseguire l'operazione.

I casi successivi di fallimento con salvataggi pubblici, in tutto il mondo, mostrano come lo Stato venga utilizzato al servizio dell'accumulazione. Il Portogallo è l'esempio più vicino. BPN, BPP [Banco Privado Portugues], BES, BANIF [Banco Internacional do Funchal] e alcune altre banche sono state oggetto di interventi, prestiti, assegnazione di garanzie pubbliche, ricapitalizzazioni, risoluzioni o false nazionalizzazioni, con l'impegno di miliardi di euro. Solo col Patto di Aggressione [Programma di assistenza economica e finanziaria] firmato tra PS, PSD, CDS e FMI, BCE e UE, sono stati consegnati direttamente alle banche portoghesi 12 miliardi di euro per la ricapitalizzazione e 35 miliardi in garanzie dello Stato (che rappresentano anche costi per lo Stato e profitti per le banche nazionali ed estere).

I casi in Portogallo sono l'esempio pratico che lo Stato, nel piano di salvataggio delle banche in questione, era del tutto preso dagli interessi delle grandi imprese. Non solo capitalizzando le istituzioni, non per controllarle attraverso il capitale sociale, ma per sostenere le avventure e le "imprenditorialità" degli azionisti privati (come dimostra il gravissimo e chiaro esempio del caso BANIF) - come è accaduto durante il fascismo nella maggior parte del gruppi monopolisti; ma anche utilizzando le risorse e le capacità di indebitamento pubblico per sanare i bilanci delle banche e passarle affrancate dai problemi ad altri gruppi economici. BPN, BANIF, BES erano tutti obiettivi di processi che, con forma giuridica diversa, corrispondevano alla stessa operazione: l'azionista privato prende i soldi dalla banca, lo Stato mette il denaro dei lavoratori nella banca e torna a sostenere con capitale pubblico lo stesso o altri azionisti privati della banca, ora privatizzata solo per una parte del suo valore.

Smascherare la falsa idea che fossero la popolazione e lo Stato a spendere troppo con le loro aspirazioni e diritti; dimostrare che il sistema di regolamentazione è inefficace per difetto e impostazione; assumere il controllo pubblico delle banche e metterle al servizio del popolo e del paese; rispettare la Costituzione e riportare lo Stato al servizio dei lavoratori e degli strati sfruttati: questi sono gli obiettivi che si impongono come necessari per costruire una politica patriottica e di sinistra.

Note

1. Il capitale detenuto dalle banche.

2. Adattamento del concetto di "capitale industriale" ad una più ampia distribuzione della produzione attuale. Il capitale industriale, secondo Marx, corrisponde all'unica forma di capitale che ha come funzione, oltre all'appropriazione di plus-valore, la propria creazione.

3. Secondo Hilferding (1910), il capitale finanziario è il capitale risultante dalla sottomissione del capitale industriale al capitale bancario. Più tardi (1916), Lenin chiarisce che il capitale finanziario risulta non semplicemente da una "subordinazione", ma dalla "fusione e alleanza delle banche con l'industria", che si traduce e alimenta contemporaneamente la "concentrazione della produzione, dei monopoli che così sorgono" ne L'imperialismo, fase suprema del capitalismo.

4. Il debito pubblico è tutto il debito generato dalle scelte dei governi, non necessariamente contratto al fine dell'interesse pubblico.

5. Le società di revisione esterne sono considerate i revisori ufficiali dei conti, cioè convalidano esternamente i conti presentati dalle banche. Questa convalida serve come prova dell'accuratezza e veridicità dei conti trasmessi dalle banche.

6. Le agenzie di notazione sono conosciute come "agenzie di rating" e il loro lavoro consiste nella valutazione e classificazione del rischio associato a un particolare strumento di debito. Dal ruolo commerciale di un grande gruppo economico, al debito emesso da una banca o un fondo (obbligazioni o quote di un fondo), o al debito di uno Stato.


Miguel Tiago | omilitante.pcp.pt
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


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