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29 dicembre 2014

Ridefinire i poveri come "terroristi"

La maggior parte delle attività "terroriste" sono un sottoprodotto dell'attuale crisi del neoliberismo e dell'emarginazione di una crescente parte della popolazione mondiale, che essa produce.
Nel 1997, un gruppo di neoconservatori americani (neocon) ha istituito un centro studi (think tank) noto come "Progetto per il Nuovo Secolo Americano" (Project for the New American Century o PNAC). Il suo obiettivo era il dominio del mondo da parte degli Stati Uniti. I suoi membri formarono la retroguardia dell'amministrazione Bush, che si è insediato nel 2000, con almeno 18 di essi collocati nelle posizioni chiave di questa amministrazione.
Di Jeremy H. Keenan
Nel settembre del 2000, appena quattro mesi prima che Bush fosse entrato in carica come Presidente, il PNAC ha pubblicato un rapporto chiamato "Ricostruire le difese americane: Strategia, Forze e Risorse per un Nuovo Secolo" (Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for a new Century). Dedicato a questioni quali il mantenimento della preminenza USA, o la frustrazione di potenze rivali o come la formazione di un sistema di sicurezza globale in base agli interessi degli Stati Uniti. La sezione V del rapporto, chiamata "Creazione della Forza dominate di domani" comprende una frase maldestramente scritta: "Inoltre, il processo di trasformazione, anche se porta un cambiamento rivoluzionario, sarà probabilmente lungo, in assenza di qualche evento catastrofico e catalizzatore - come una nuova Pearl Harbor".

Ci sono numerose teorie sull'11 settembre. Quel che è certo è che è ampiamente soddisfatta la funzione di questa "nuova Pearl Harbor", presentando ai neocon - che effettivamente controllavano il Pentagono e gran parte del resto delle più alte posizioni nel governo degli Stati Uniti, l'opportunità che volevano. Il lancio della Guerra Globale al Terrorismo (Global War on Terror o GWOT) era il mezzo ideologico necessario per garantire la militarizzazione di regioni come l'Africa, richiesta dagli interessi imperiali degli Stati Uniti. Infatti, Deepark Lal, consigliere economico della Banca Mondiale e un economista conservatore strettamente legato ai think-tank, dissero che la Guerra Globale al Terrorismo potrebbe essere semplicemente percepita come "un'estensione della difesa del mercato capitalista"

Durante le prime due settimane del suo mandato, il presidente Bush ha istituito il Gruppo di Sviluppo della Politica Nazionale per l'Energia (National Energy Policy Development Group), presieduta da Dick Cheney. Il suo rapporto pubblicato nel maggio del 2001, quattro mesi prima dell'11 settembre, ha sottolineato che il petrolio africano coprirà presto il 25% del fabbisogno energetico degli Stati Uniti.

L'importanza del petrolio africano per gli Stati Uniti in quel momento era tale che il senatore Ed Royce, presidente della Sottocommissione per l'Africa al Congresso, chiese che petrolio africano fosse considerato "una priorità per la sicurezza nazionale post 11 settembre, degli Stati Uniti" e il presidente Bush ha definito il petrolio africano come un "interesse strategico nazionale" e quindi una risorsa che gli Stati Uniti potrebbero decidere di controllare con la forza militare.

Grazie alla produzione statunitense di olio di scisto, la dipendenza degli Stati Uniti dalle forniture energetiche straniere è diventata una cosa del passato, ma era già troppo tardi per salvare l'Africa dal destino prefissato.
Invece di riconoscere che l'intervento militare statunitense in Africa era per il controllo delle risorse, l'amministrazione Bush ha usato il pretesto della Guerra Globale al Terrorismo, lanciata di recente, per giustificare la sua militarizzazione dell'Africa. Tuttavia, mancando l'incidenza del terrorismo in Africa, nel senso del termine dato dopo l'11 settembre, questa attuazione era difficile da sostenere. Pertanto la soluzione era fabbricare questo terrorismo.

Nel 2002, il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ha creato un "Gruppo di operazioni proattive e preventive" (Proactive, Preemptive Operations Group, P2OG), un'organizzazione segreta per svolgere missioni segrete per "stimolare reazioni" nei gruppi terroristici, tra cui l'incentivo a svolgere attività terroristiche.

La prima operazione di questo Gruppo, agli inizi del 2003 ha portato al rapimento di 32 turisti europei nel Sahara algerino, da parte de "l'uomo di Bin Laden nel Sahara", come lo definì George Bush. L'uomo era in realtà un ufficiale dell'intelligence algerina, che all'epoca lavorava per gli Stati Uniti nel quadro della Guerra Globale al Terrorismo. Questa operazione di "false flag" è stata utilizzata per giustificare il lancio di un nuovo fronte africano (il Sahara-Sahel) nella Guerra Globale al Terrorismo.

Allo stesso tempo, il Pentagono elaborò una serie di mappe dell'Africa, che rappresentavano l'intera regione Sahara-Sahel come uno "spazio incontrollato", un "corridoio terrorista" e un' "area terrorista".
Prima di quest'operazione P2OG, non c'era il terrorismo nel Sahel. Anche se in condizioni di povertà, era una delle regioni più sicure dell'Africa.

Oggi, dopo 10 anni di falsa politica antiterrorismo in Africa, la profezia del Pentagono si compie. Il Sahel è diventato una zona di guerra. Circa 4.000 Forze Speciali francesi stanno "combattendo il terrorismo" in Mali, Niger e Ciad. In totale, la Francia ha attualmente 10.000 soldati in Africa. Circa 8.000 truppe di pace delle Nazioni Unite sono in Mali. Circa 1.000 "istruttori" europei e statunitensi stanno fornendo supporto pai servizi di intelligence e "addestramento". Circa 10.00 truppe nazionali sono in stato di allerta. Diverse migliaia di persone sono state uccise.

Anche prima della fine del millennio, i limiti del neoliberismo era manifesto. "Globalizzazione", termine in voga degli anni '90, non è stata caratterizzata da un'espansione del capitalismo globale, ma dalla sua implosione. La maggior parte dei segmenti di umanità, il "Quarto Mondo" di Manuel Castells, sono stati esclusi dai mercati mondiali, sia come produttori che  come consumatori. In "Globalizzazione e mondo postcoloniale" (Globalization and the Postcolonial World), Ankie Hoogvelt suggerisce che almeno la metà della popolazione mondiale è stata esclusa dal sistema globale.

Il millennio attuale è un millennio di politiche di esclusione e di contenimento. Mark Duffield, per esempio, ha teorizzato che la "nuova agenda di aiuti" (per l'Africa) inverte i precedenti obiettivi di sviluppo e "incorporazione" di aree periferiche nel sistema mondiale, e invece ora serve una politica di gestione e contenimento dei territori politicamente insicuri situati al confine dell'economia globale. Sul fronte militare, l'AFRICOM, il nuovo comando di combattimento degli Stati Uniti per l'Africa, ha abbracciato con entusiasmo il linguaggio del nuovo discorso di "sviluppo della sicurezza" (Security-development) proprio della Commissione per l'Africa di Tony Blair, che ci permette di ora parlare della "militarizzazione dello sviluppo".

Durante il periodo coloniale e finale del pre-coloniale, i resti di modalità pre-capitalistici di produzione procurarono qualche garanzia per quelle fasce di popolazione escluse dal sistema capitalista. Tuttavia, dal momento in cui le industrie estrattive e agroalimentari si sono ampliate hanno intaccato le riserve tradizionali, attraverso quello che noi consideriamo un' "accumulazione primitiva", la sopravvivenza degli esclusi è diventata ancora più precaria.

La gente tuttavia, né si arrende né muore. Ha quella fondamentale qualità umana della resistenza. Si organizza generalmente, democraticamente, nelle sue lotte per i diritti umani, i diritti indigeni, il diritto alla terra e il suo diritto ad una buona governance. I loro governi, agenti del sistema neoliberale, regimi autoritari repressivi preoccupati per la propria sopravvivenza, servono a contenerli. In questo compito, li assiste la guerra globale al terrorismo, abituata a delegittimare le organizzazioni civili, con il conseguente impoverimento della responsabilizzazione della società civile e le sue richieste di "governance democratica".

Una delle caratteristiche della guerra globale al terrorismo è stata che molti di questi governi sono diventati ancora più repressivi, sapendo che alle loro spalle hanno gli americani e "l'occidente". Vedasi la primavera araba.

I governi, come quello del Sahel, Algeria ed altri hanno cercato "terroristi in affitto" attraverso la  generosità militare e finanziaria degli Stati Uniti. Mauritania, Mali, Niger e Ciad, tra gli altri, sono accusati di aver provocato le minoranze etniche e la società civile che lavoravano per la giustizia sociale, affinché prendessero le armi, di averli "criminalizzati" e designati non come "ribelli", termine dignitoso, ma come "terroristi" o, nelle parole di US Dipartimento di Stato come "terroristi" putativi.

I paesi occidentali hanno riformato la controversa legislazione sul terrorismo, per usarla contro chiunque si opponga al "sistema", così sempre più persone del "Quarto Mondo", gli emarginati e gli esclusi, senza sottigliezze sono considerati "terroristi" dalla legislazione.

Dal momento che l'ultima crisi economica globale ha messo in luce ulteriormente i limiti del neoliberismo ed ha approfondito notevolmente la polarizzazione sociale, in particolare nel "Sud globale" e nel "Quarto Mondo", non ci resta che scavare nella miriade di statistiche altamente controverse sul "terrorismo" che sono prodotte da agenzie governative occidentali e la nuova, fiorente industria "sicurezza-terrorismo", per vedere cosa sta succedendo.

La maggior parte dei dati hanno difetti metodologici, in particolare la definizione di "terrorismo" e la distinzione tra "terrorismo" e "conflitto armato" di un tipo o dell'altro.

I dati contengono due grandi indizi su ciò che sta accadendo. Nonostante l'aumento del 43% degli attacchi terroristici nel 2013, come riportato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, o del 61%, secondo l'Indice di Terrorismo Globale (Global Terrorism Index), la maggior parte degli attacchi - così come sostiene il Dipartimento di Stato - erano locali e regionali, non internazionali. Così, i paesi occidentali se la sono cavata bene. Delle 17.891 persone uccise, solo 16 erano cittadini americani, mentre dei 32.577 feriti, solo 12 erano americani. Delle quasi 3.000 persone rapite, solo 12 erano americani. Per i paesi europei i numeri sono simili.

Il secondo indizio è che queste cifre assumono un colorito completamente diverso se togliamo i "conflitti armati" eliminando paesi come l'Iraq. Secondo i dati di Wikipedia, che esclude circa 40 "conflitti armati", solo 3.348 decessi si sono verificati a causa degli attacchi terroristici nel primo semestre del 2013, e 6.696 decessi stimati per l'intero anno. Di questi, il 50% si è verificato in Iraq, il 32% in Pakistan, Siria e Afghanistan.

In altre parole, circa i due terzi degli incidenti terroristici citati dal Dipartimento di Stato americano e fonti analoghe derivano da "conflitti armati", la maggior parte dei quali relativi a conflitti etnici locali, insurrezioni locali, espropriazioni di terreni ecc, e sono forme legittime di resistenza, ma che, grazie all'ideologia dominante della Guerra Globale al Terrorismo, sono ora etichettate come "terrorismo", quando la maggior parte di loro sono un sottoprodotto delll'attuale crisi del neoliberismo e dall'emarginazione di una parte crescente della popolazione mondiale.

Traduzione di Alba Canelli

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