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22 gennaio 2014

DIAMOCI UNA €URO-MOSSA...

Passata la finta sbronza della legge elettorale, dobbiamo tornare con i piedi per terra e fare i conti con l’economia paralizzata di questo Paese. Per economia paralizzata intendo deflazione, che è la somma del calo dei prezzi col calo dei consumi. Calo che fa il paio col calo del gettito fiscale a causa della chiusura o della delocalizzazione di migliaia di aziende, con conseguente aumento della disoccupazione, ormai fuori controllo, e fuga dei giovani all’estero. Insomma, siamo di fronte a una sommatoria di indicatori talmente nefasti da renderci indecisi di quale bandolo afferrare per sbrogliare la matassa.
Se vogliamo rimanere sullo spicciolo, dobbiamo decidere innanzitutto come affrontare il dramma della sopravvivenza di milioni di famiglie. Bocciata la proposta del reddito di cittadinanza avanzata dal M5s, che doveva servire ad un momentaneo alleggerimento del disagio della povertà, dovremmo, a mio avviso, cercare di guardare con più insistenza oltre i confini nazionali perché questo governo, con o senza Porcellum, è soltanto un esecutivo virtuale che ha le mani legate da Bruxelles e da Berlino. L’Italia è un Paese commissariato dall’Europa che ci vuole rispettosi di regole che in queste condizioni non potremo rispettare mai. Mi riferisco al Patto di stabilità e al Mes fondo salvastati (salvabanche)

E’ all’Europa che dovremmo puntare con decisione: per Europa intendo la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale (di cui fa parte anche l’Italia) e pure a quel convivio di banchieri che è in corso a Davos sottonominato “Gotha dell’economia mondiale“, durante il quale il Fondo Monetario internazionale ha chiesto alla Bce di “decidere nuove misure per la crescita“, in particolare per Italia e Spagna, ma rimanendo sul vago. La sollecitazione potremmo tradurla così: “Stampiglia banconote e dalle alle banche, anche se cariche di titoli tossici” per tentare di aumentare il denaro in circolo e rivitalizzare i consumi. Un certo ciclo di consumi ha esaurito la sua gittata dei tempi d’oro, ma è altresì vero che la contrazione dei consumi dei beni primari, è anche conseguenza della contrazione dei prestiti concessi dalle banche.
Insomma, in vista delle elezioni europee, dovremmo decidere che politica intraprendere, dato il considerevole numero di seggi che saranno assegnati al Movimento cinque stelle. Dovremmo fin d’ora, aldilà delle questioni nazionali sulla riforma del Titolo quinto e del Senato, puntare a una comunicazione di respiro europeo. Dovremmo farci sentire con un attacco deciso a questo modello di Europa proponendo delle soluzioni fattibili e di facile comprensione. Il referendum sull’euro, con le regole attuali sancite dai trattati, rischiamo di non farlo mai. Dovremmo, a mio avviso, insistere sulla rinegoziazione dei trattati come chiedeva l’emendamento del M5S bocciato in aula dai partiti qualche giorno fa. Dovremmo deciderci quale politica monetaria perseguire per cercare di riacquistare sovranità. Personalmente sarei per il ritorno a una divisa nazionale come la lira, benché ci raccontino che sarebbe carta straccia. Chissà perché non sono carta straccia la sterlina inglese, la corona svedese, o lo zloty polacco. Proprio la Polonia, che negli ultimi vent’anni ha registrato la maggior crescita in Europa (tre punti più della Germania), ha deciso di congelare il suo ingresso nell’euro com’era in predicato di fare fino a pochi mesi fa. I sondaggi danno la netta maggioranza dei polacchi contrari all’ingresso nell’Eurozona. Il governo guidato da Donald Tusk cerca di schivare il dibattito, mentre l’opposizione di destra, nazionalista e anche un po’ xenofoba, dipinge l’Eurozona a tinte fosche. Angela Merkel, durante il vertice europeo del 19 dicembre ha detto che «presto o tardi, l’euro esploderà, senza la coesione necessaria». La sovranità monetaria ha consentito negli anni alla Polonia di dare flessibilità ai propri cambi, col risultato che nel Paese si è registrata crescita del benessere. A differenza dei Paesi aderenti alla moneta unica, che tranne Germania e appena appena la Francia, registrano recessione e credit crunch.
Puntare sull’Europa e sull’euro, significherebbe costringere anche Renzi ad affrontare l’argomento, visto che il Pd è favorevole a questo modello europeo, mentre l’alleato Berlusconi e Forza Italia no. Dobbiamo decidere se rivelare finalmente che l’euro è una trappola mortale per l’Italia, aldilà degli sprechi e del debito pubblico accumulato. Dovremmo individuare con chiarezza i creditori di questo debito, configurarli e portarli allo scoperto con confronti a quattr’occhi. E se decidessimo, come auspico, di puntare all’uscita dall’euro, direi di iniziare fin da subito a consultarci con esperti di politiche monetarie. Quand’ero all’ufficio comunicazione alla Camera, mi ero adoperato in tal senso perché sembrava che alcune commissioni del Movimento fossero interessate ad approfondire l’argomento. Non se ne fece nulla. Non so negli ultimi mesi, ma spero che qualcosa, nella direzione delle politiche monetarie, si sia mosso. Perché messi come siamo attualmente, è già troppo tardi.

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