Sostieni la ricerca sulle polveri sottili

22 maggio 2013

FRACKING: Un laboratorio chiamato Adriatico

Il caso della piattaforma “Giovanna”, nella provincia di Teramo, dove Eni-Agip ha operato negli anni 90. Come estrarre gas “fratturando” il fondo servendosi di acqua marina. Volumi triplicati, costi ridotti. Anche grazie a concessioni convenienti.
La piattaforma “Giovanna” nel mar Adriatico
Fino al 1992 nel mio pezzo di mare, abbastanza lontano dalla costa, pescare era una bellezza. Ma quando è arrivata Giovanna ho smesso, perché l’acqua non era più la stessa”. Con queste parole Aldino ricorda il suo passato da pescatore. Tossisce, si ferma un attimo, appoggia la cornetta sul tavolo, si allontana, e poi ritornando al telefono dice che “il mare di fronte al tratto di costa tra Montesilvano e Marina di Silvi e Giulianova pure oggi non è lo stesso. A me non piace più”.
Siamo nel medio Adriatico, in Abruzzo, nella provincia di Teramo dove le numerose piattaforme di gas -monotubolari, bitubolari e reticolari- hanno cambiato le abitudini dei pescatori. Anche se fino al 2002 (anno in cui è entrata in vigore un’ordinanza della Capitaneria di Porto di Pescara, ndr) pescare in prossimità delle piattaforme metanifere era quasi una regola fissa. Una di queste è la piattaforma “Giovanna” (in foto), realizzata nel 1992, e localizzata a poco più di 23 miglia dalla costa. A 37, 38 chilometri dalla terraferma. Il giacimento di gas “Giovanna” fu scoperto da Agip e Deutsche Shell nel 1988, dopo 6 anni dalla messa in produzione del giacimento “Emma”, con omonima piattaforma. 
Leggi tutto...

Nessun commento:

Posta un commento

Avvertenze da leggere prima di intervenire sul blog Voci Dalla Strada

Non sono consentiti:
- messaggi pubblicitari
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)