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10 giugno 2011

COSTA D’AVORIO: SARKOZY DEVE ESSERE GIUDICATO PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’?

Hitler disse: “Uomo, non sei che un numero e questo numero è zero”. 
Ouattara disse: “Gbagbo non è nulla”. Stessa visione del mondo, stesso sguardo sugli uomini. Visione d’altra parte condivisa, in una certa misura, da Napoleone bis, patrigno di Ouattara. Che cosa ha detto Sarkozy in effetti, perché è di lui che si tratta, che cosa ha detto attaccando la Costa d’Avorio con tutta la brutalità e la bestialità dei suoi elicotteri e carri armati? Ha detto che l’Africa è nulla, che l’Africa è in definitiva un suo oggetto, un oggetto modellabile e alla sua mercè, un oggetto senza volontà propria, chiamato a sottomettersi ai desideri finali della Francia! La democrazia come la intendo io o il sangue scorrerà!”, ha detto in breve.
E il sangue è scorso, scorre abbondantemente e continuerà a scorrere a fiumi in Costa d’Avorio.
Di  David Gakunzi

Tremila? Cinquemila? Settemila? Diecimila morti? Nessuno lo sa. Una sola certezza: la Costa d’Avorio è oggi carne aperta, lacerata, ferita, mutilata, fessurata, strappata a lungo. Una sola certezza: gli Ivoriani sono stati attaccati, uccisi, bruciati, schiacciati, schiacciati come si schiacciano bestie selvagge, schiacciati dalle forze dell’esercito francese e alleate di Ouattara; schiacciati, attaccati perché di nascita non Dioula, attaccati perché sostenitori di Gbagbo; attaccati nella loro identità etnica e politica. Crimine di Stato, crimine contro l’umanità.

E le prove, le tracce, i corpi del reato, i documenti comprovanti la crudeltà, la barbarie originale e oramai quotidiana del regime installato ad Abidjan dalle bombe dell’esercito francese, sono note a tutti. Documenti autentici, verificati, edificanti, sostenuti da testimonianze affidabili e concordanti. E il peggio, purtroppo, è lontano dall’essere dietro di noi. Il peggio è ancora in corso. 
Le libertà e i diritti democratici elementari? Derisi, aboliti. 
Il rispetto della vita umana? Inesistente. Esecuzioni sommarie, per un sì o per un no. 
Le violenze sulle donne? Ferocia quotidiana. 
Rapimenti, sequestri individuali o di gruppo dei leader dell’opposizione? Quotidiani. 
I giornalisti? Le Sylvain Gagnetaud? Rapiti, uccisi. 
I funzionari di stirpe non Dioula? Maltrattati, ostracizzati, messi alla porta dei loro uffici perché inaffidabili per il solo fatto della loro nascita.

E i saccheggi? Mobili, macchine, biciclette, computers, saccheggiati. Tutto saccheggiato! Saccheggiato fino all’ultimo vestito. E le terre? Sequestrate, sequestrate con la forza, depredate. E i conti correnti? Sequestrati pure quelli; sequestrati tramite un semplice comunicato radiotelevisivo. Ulteriore obiettivo: ridurre tutti i potenziali dissidenti alla povertà estrema, spingere ognuno, condannato dal bisogno, alla negazione, alla negazione di sé. E in più, ci sono tutti quegli Ivoriani condannati a vagare, a errare nelle foreste per sfuggire ai servitori di Ouattara; tutti questi Ivoriani erranti, vite fracassate, disprezzate, calpestate, strappate dal terrore e dalla fame.

Nicolas Sarkozy e Alassane Ouattara

Eccola, sì, eccola la nuova Costa d’Avorio, la nuova Costa d’Avorio democratizzata a colpi di bombardamenti francesi: una terra d’intimidazione ed eliminazione fisica; una terra dove ogni brutalità è permessa contro Ivoriani dichiarati colpevoli per i loro natali, considerati colpevoli per le loro convinzioni politiche; una terra intrisa di paura, sopraffatta di paura, bloccata dalla paura; uno Stato-prigione, ladro e assassino, uno Stato che disprezza la vita e fondato sulla volontà di un uomo, l’uomo della Francia, Ouattara.

E nonostante tutto questo Ouattara si sforza di proclamare, ogni giorno, davanti ad ogni microfono che lui non è davvero l’uomo della piccola vendetta, l’uomo della vendetta meschina, crudele, bensì l’uomo della riconciliazione e della giustizia. Come un generale cileno, il Generale Gustavo Leigh, membro della giunta militare cilena, rispondendo ad un giornalista il 10 ottobre 1973, dopo l’assassinio di Salvador Allende: “Noi non siamo mossi dallo spirito di vendetta. Noi vogliamo la giustizia; ma non possiamo ottenerla che al prezzo di eliminare tutti i sostenitori del vecchio regime”. Terrorizzare per governare la Costa d’Avorio; terrorizzare come ieri a Santiago.

Sarkozy conosce tutto questo. Sa che tutto il mondo sa. E cosa ha fatto l’altro giorno a Yamoussoukro? Ha parlato, ha parlato e nulla su Duékoué, nulla sui morti ad Abidjan, nulla sul terrore totale, sullo Stato di eccezione che ricorda Santiago 1973, Santiago del brutale omicidio, Santiago della speranza giustiziata dai bombardamenti selvaggi sul palazzo della Moneda. Nulla, nulla sul sangue sparso nelle strade.

Sarkozy parla; parla tra coppe di champagne e pasticcini, gala, parate e danze del ventre di Ouattara; parla come un torturatore ordinario che cerca di ridare tra due sedute di tortura un senso umano alla barbarie: polvere, fuoco, sangue? Il sangue per le strade? Io, Sarkozy, responsabile della morte di migliaia di Ivoriani? Aspettate: guardatemi, guardatemi bene: ho veramente l’aspetto di un assassino? Ho l’aspetto di un mostro? Guardatemi bene: sono un uomo civilizzato, gentile, impegnato in una missione di democratizzazione del mondo. E cosa c’è nel mio portafoglio, nel mio fodero? Il codice della democrazia, il solo codice valido, utile per tutti, per l’intero pianeta.

E qual è la mia motivazione? La passione per la democrazia! Non sono che l’agente di un destino più alto: la democratizzazione del mondo! Sono l’amico e la guida, il fratello maggiore dei democratici, delle democrazie! Ha tuonato Sarkozy, l’indice puntato sulla mappa dell’Africa, con l’arroganza e l’orgoglio di tutta la potenza spiegata. E cos’altro? Ma cos’altro ancora? Abidjan? Ma chi non lo sa? Voi tutti lo sapete bene: se ho bombardato Abidjan è stato per il bene della Costa d’Avorio. E’ stato per il bene della democrazia. E inoltre, precisazione importante: lo sapete bene che io, la Francia non ha imposto questa guerra contro la Costa d’Avorio; se sono passato ai fatti è stato perché tutta l’Africa era consenziente. E per il resto? Che resto? Alla nostra salute! Beviamo insieme per celebrare il ritorno della democrazia!


Il sangue versato non si è ancora seccato, la Costa d’Avorio sanguina ancora come una ferita profonda ed ecco già bevuto lo champagne, ecco Sarkozy che, con tutta la solennità del mondo, chiama questi tempi bui governati da cani arrabbiati, questi tempi di persecuzioni ed atrocità, questi tempi di umiliazione e morte, questi pantani sanguinolenti, democrazia. Sì, de-mo-cra-zia! Abominevole menzogna. Sarkozy commette il male estremo in Costa d’Avorio e lo chiama, con la coscienza tranquilla e la pace nell’anima, ritorno della democrazia, democrazia offerta in regalo agli Ivoriani, bene supremo. 

Smarrimento della mente? No. Cinismo glaciale: non è più possibile, nel mondo di oggi dei discorsi pubblici, dimostrarsi apertamente colonialisti, allora i propositi devono essere camuffati nei meandri dell’alibi democratico. Niente di nuovo sotto il sole: l’abilità di ogni oppressione non consiste forse nel far credere che non lo sia, che non sia giogo, asservimento, dominazione, schiavitù, ma piuttosto emancipazione, liberazione, tutela dei diritti? La chiave? Il suolo e il sottosuolo ivoriano di nuovo saccheggiato, le viscere della terra e le falde conquistate, i porti subito svuotati di cacao, di caffè, di cotone, di diamanti, di oro nero, di oro giallo.

Ouattara, l’uomo doppio, l’uomo del disprezzo strabordante fin dalle fauci, che si rivolge a una parte degli Ivoriani, “questi Ivoriani che non sono nulla” e contemporaneamente diventa prontamente ossequioso, prontamente devoto, quando è alla presenza dei suoi tutori; Ouattara, la voce come il miele, la disponibilità, la gentilezza, il servilismo pubblico; Ouattara, servo fedele, inchini profondi e salamelecchi inguaribili; Ouattara docilmente seduto al posto assegnatogli, ad appoggiare Sarkozy, a leccarlo, ad incensarlo: Grazie Monsieur Sarkozy! Sì Monsieur Sarkozy! Grazie davvero! Eterna riconoscenza, Monsieur Sarkozy. Vi lodo per aver bombardato Abidjan, Monsieur Sarkozy, eccetera. Vi lodo per aver donato alla Costa d’Avorio questo ordine che rispecchia i miei interessi di sempre, eccetera. Vi lodo, mio protettore e salvatore, eccetera. Grazie Bwana Sarkozy!

Ouattara, l’uomo dallo sguardo sbieco, incapace di guardare negli occhi il proprio popolo ma brillante, desideroso di portare sulla sua terra le bombe e le armi di Parigi; quest’uomo è di quelli che ancora credono che fuori dalla dominazione francese non c’è salvezza per l’Africa! Per tutto ciò, la tutela, la dominazione francese è più che un favore, è un onore! La loro ragion d’essere? La loro felicità? Essere “scelti”, designati, eletti come eterno sottomesso, essere presentati come esecutori, esecutori domati, esecutori addomesticati, abituali, esecutori zelanti delle basse opere, delle più basse, dell’antica potenza coloniale contro il loro popolo. Per il resto…Il resto…

Chi nasce tondo non può morire quadrato, dice il proverbio: all’inizio del suo discorso di Yamoussoukro, il Bwana Sarkozy si sbottona. “Le truppe francesi resteranno in Costa d’Avorio”. Sarkozy annuncia tranquillamente una mostruosità: il potere di Ouattara, insediato dalla Francia, la “democrazia restaurata”, sarà sorvegliato non dalla volontà popolare ma dai caschi, dagli stivali e dalle pallottole dell’esercito francese. E Ouattara sarà anche affiancato da un consigliere militare francese. E voilà, è tutto! E’ così! Sarkozy, il cervello assorbito nell’ombelico della democrazia nel mondo proclama, annuncia senza mezzi termini, francamente, naturalmente la dominazione di un popolo su un altro popolo.

Il presidente francese a Yamoussoukro si rivela per quello che è: uno spirito colonialista. Uno spirito colonialista abitato da una certa nostalgia, uno spirito occupato da una certa ruminazione nostalgica che rifiuta l’uguaglianza tra gli uomini; uno spirito saturato da tutte quelle considerazioni, immagini e produzioni mentali che hanno permesso, reso possibile in altri tempi l’emergere della segregazione e della barbarie colonialiste; uno spirito colonialista dichiarato, convinto che l’Africa è un continente senza passato, una tabula rasa. Chi ha detto, infatti, un giorno di luglio del 2007 a Dakar, chi ha osato affermare nel tempio stesso del grande storico panafricano Cheikh Anta-Diop che “l’uomo africano non è mai entrato nella storia”? Sarkozy. E chi ha introdotto il dibattito sui presunti “benefici della colonizzazione” sulla scena politica francese? Ancora e sempre Sarkozy.

Il pensiero precede l’azione come il tuono precede il fulmine, dice la saggezza popolare; è, in verità, la base stessa del pensiero di Sarkozy, la base ideologica del suo pensiero, la sua maniera di pensare l’Africa e il mondo che pone il problema, che è il problema. E si è visto nascere e propagarsi questo pensiero senza per la verità capire il pericolo estremo della sua meta finale. Abbiamo creduto che non fosse dottrina riflessiva, assunta, ma un assemblaggio di piccoli interventi sconnessi e senza importanza, citati a fini strettamente elettorali e senza futuro.

Nessuno ha realizzato che tale visione del mondo era pregna di guerra, di crudeltà, di sangue, di terrore. Nessuno ha realizzato che questa visione del mondo una volta per affari, questa visone orientata al potere, l’avventura colonialista, non sarebbe più solamente fantasia ma progetto possibile, plausibile, fattibile, realizzabile. Hanno sbagliato, sbagliato tutti coloro che credevano la ferocia del XIX secolo obsoleta, impossibile, inimmaginabile nel XXI; hanno sbagliato tutti coloro che credevano la barbarie colonialista appartenere ad un altro secolo.

Allora? Bombardiamo; bombardiamo Abidjan. Distruggiamola. Possiamo. E il resto? Il resto non conta. Il resto non conta per Sarkozy. L’inferno costruito nel cuore della Costa d’Avorio non conta nulla. Duékoué non conta. Persino l’Africa non conta. Persino l’Africa è una tabula rasa sulla cui superficie si può costruire ciò che si vuole, vale a dire non importa cosa. Sì, oltre i tempi e i visi, il colonialismo dimora con il suo temperamento lordo, mostro dalla mente fredda,settario pronto ad uccidere, ad uccidere allegramente, senza rimorsi, pronto ad inghiottire - sete di profitto inestinguibile - , pronto ad inghiottire uomini e cose e questo in nome di un discorso confuso inventato e diffuso per nascondere l’aggressione e l’ambizione imperialiste: la ragione democratica, la falsa ragione democratica. E il resto? Il resto: il sangue, le rovine, i lutti? Il resto: Duékoué?

Duékoué: Che è successo a Duékoué? La popolazione separata. Separata su base etnica. I Dioula da un lato; gli altri dall’altro lato. Dal lato della morte. Voci assassine delle forze di Ouattara portate, sostenute dalla Francia, le forze di Ouattara armate di fucili, machete, bastoni, coltelli: “Vi faremo vedere! Vi stermineremo! Noi siamo i padroni!”; “Prenderemo le vostre terre! Prenderemo le vostre donne!!”; “Siamo i padroni! Siamo noi, ormai, i padroni!”.


Duékoué: centinaia di abitanti indifesi dei villaggi massacrati, umiliati fino alla loro morte perché non erano di nascita Diolua, perché non avevano votato come avrebbero dovuto, vale a dire per Ouattara. Massacrati. Massacrati persino i bambini non troppo giovani per ricordare; massacrati, i neonati fatti a pezzi; massacrati, e i cadaveri gettati, bruciati. Mostruosità demoniaca, eradicazione completa dell’uomo ancora una volta possibile; umanità cancellata, crimine contro l’umanità. Ma silenzio. Silenzio. Silenzio abominevole su Duékoué perché Duékoué torturata accusa: se il crimine contro l’uomo è stato possibile qui, se il crimine è avvenuto, è perché Sarkozy ha deciso di perseguire questa guerra crudele contro una parte degli Ivoriani. Silenzio su Duékoué perché Duékoué dice quello che non si vuole sentire, quello che non si vuole dire: la Francia di nuovo mecenate, garante, complice, co-autore di una nuova barbarie in Africa.

Molti sono morti a Duékoué; molti altri sono morti altrove; morti ad Abidjan, morti a Cassandra, morti a Toulepleu, morti a Bonoua. Bambini, donne, uomini maltrattati, brutalizzati, umiliati, massacrati! Morti! Sofferenze inenarrabili! E l’origine, l’origine di tutto questo dolore? La fonte di tutto questo orrore indicibile inflitto agli Ivoriani? Ouattara, certo, ma anche Parigi, più precisamente l’ospite dell’Eliseo. Perché i morti Ivoriani non sarebbero certamente morti senza questa guerra dichiarata dal Capo di Stato francese, quest’uomo spinto da un sentimento di onnipotenza. Sì, questa è una guerra imposta per uccidere la vita di una parte degli Ivoriani; è questa guerra che ha creato le condizioni per lo scoppio della barbarie, della bestialità più buia, più totale. Sì, questa è la verità: Sarkozy, erede disinibito dell’onnipotenza mortale di Voulet e Chanone ha esaltato, con la forza di un animale scatenato, l’incubo di Duékoué, il disagio di Cassandra, il terrore di Bonoua, i delitti di Abidjan. E’ il padre di tutta questa orgia di sangue.

Hermann Goering, presidente del consiglio della Prussia, mentre annunciava, nel 1933, la creazione della futura Gestapo: “Ogni proiettile che esce ora da una pistola della polizia è il mio proiettile. Se voi lo chiamate omicidio, allora sono io l’assassino”. Ogni bomba in equilibrio su Abidjan era una bomba di Sarkozy. Allora si dovrà, si dovrà un giorno fermare quest’uomo e trascinarlo, condurlo davanti a una commissione giudicatrice adatta per i crimini commessi in Costa d’Avorio? La risposta è inequivocabile: sì. Malraux: “L’uomo non è ciò che nasconde. E’ ciò che fa”. E Sarkozy ha fatto molto male in Costa d’Avorio e all’Africa, avviando questa guerra. Un male che non deve rimanere impunito o avvolto dal silenzio e dalla negazione; un male che non deve restare inarticolato, malgrado l’inchiostro silenzioso dei media mainstream, dei media silenziosi perché compiacenti, purtroppo, nel dissimulare, occultare il crimine commesso contro la Costa d’Avorio; comprati per trasformare, mascherare questa impresa da assoggettamento di un paese debole da parte di un paese più potente in un’avventura falsamente mistica, falsamente democratica.

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di Ale Baldelli

4 commenti:

  1. E' come "Cuore di tenebra" di Conrad del 1886, nel quale viene descritta la conquista belga del Congo. La democrazia occidentale, ma in realtà non è democrazia ma libertà occidentale, cioè liberalismo, o meglio ancora liberismo, può esistere solo al prezzo della schiavitù e dello sterminio di tutti gli altri, e degli africani in particolare. Gli africani non sono niente, sono animali, di cui i padroni europei possono fare quello che vogliono. I poveri europei pensano di essere superiori agli africani. E questo pensiero li rende ancora più schiavi di quello che sono.
    Il concetto borghese di libertà implica la schiavitù.

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  2. hai mai parlato con rifugiati politici ivoriani fuggiti dal dittatore genociadiario Gbagbo? Non sai quello che dici informati meglio prima di scrivere una sequela di parole frutto di disinformazione e di offuscamento ideologico. i massacri dei 10 anni di dittatura Gbagbo sono da condannare, un paese esempio per l'Africa distruttutto in 10 anni di ruberie, violenze, uccisioni sommarie, fosse comuni del DITTATORE Gbagbo. Le piacciono i dittatori? Ha mai parlato con un ivoriano? Parli e scriva di argomenti su cui è informato, altrimenti rischia di fare pessime figure!!!!!!!

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  4. Gentile "anonimo",
    non credo che affermando che le dittature non si risolvono con altre dittature significhi "fare figure", nel mio piccolo cerco di informare....in questo caso sulla dittatura di Sarkozy e della Francia che in Africa ha sempre privilegiato i propri interessi economici rispetto agli uomini e ai loro diritti.
    Se tu hai qualcosa da dire, per approfondire l'argomento o meglio ancora per dare un'opinione diversa, questo spazio (commenti) serve proprio a questo.

    Essere "informati" come tu dice di essere eppoi non portare nulla di nuovo di tutto questo sapere, ma venire qui a dire che gli altri sono ignoranti....secondo me è un'occasione sprecata.
    Buona serata

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