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11 maggio 2010

EVO MORALES: «STIAMO MEGLIO SENZA GLI USA E IL FMI»


Amy Goodman intervista Evo Morales

Alla chiusura della Conferenza dei Popoli del Mondo sul Cambiamento Climatico a Cochabamba, abbiamo parlato con il presidente boliviano Evo Morales sulla decisione degli USA di eliminare l’aiuto climatico al Bolivia, il narcotraffico,  il decimo anniversario della Guerra dell’Acqua a Cochabamba; la protesta nella miniera d’argento San Cristobal e la contraddizione tra la promozione dell' ambiente e industrie estrattive e di esplorazione di petrolio, gas naturale, minerali.
Giovedì, gli organizzatori del summit dei popoli hanno pubblicato un Accordo dei Popoli in base alle riunioni dei gruppi di lavoro. Le principali proposte comprendono l'istituzione di un tribunale internazionale per perseguire chi inquina, l'adozione di una Dichiarazione Universale sui Diritti della Madre Terra, la protezione per i migranti climatici ed il totale riconoscimento della Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni dell’ONU.
Trascrizione inedita.

Amy Goodman: Stiamo trasmettendo da Olivia nella località di Tiquipaya, fuori da Cochabamba. Giovedì, il Summit dei Popoli del Mondo sul cambiamento climatico ed i diritti della Madre Terra si è concluso con una grande manifestazione nello Stadio Felix Capriles a Cochabamba con la presenza del presidente della Bolivia Evo Morales ed il presidente venezuelano Hugo Chavez.
Durante gli ultimi tre giorni del summit, conosciuto semplicemente come “La Cumbre” (Il Summit, ndt), diciasette gruppi di lavoro si sono riuniti per discutere diversi argomenti relazionati al clima, dal debito climatico al pericolo della commercializzazione dei crediti di carbonio. Ieri sera, gli organizzatori del summit hanno pubblicato un Accordo dei Popoli frutto delle riunioni dei gruppi di lavoro.
Le principali proposte includono l' istituzione di un tribunale internazionale per processare i contaminatori, l’approvazione di una Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra, la protezione per i migranti climatici ed il pieno riconoscimento della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni. Il summit dei popoli ha anche condannato il programma di rimboschimento proposto, conosciuto come REDD, Riduzione di Emissioni da Deforestazione e Degrado.

Durante la manifestazione di giovedì il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha fatto appello ai dirigenti mondiali perchè adottassero le proposte del summit dei popoli.
Nelle ore precedenti alla manifestazione, i sostenitori di Evo Morales avevano riempito le strade della città. Morales è il primo presidente indigeno della Bolivia, e gran parte del suo appoggio proviene dalla maggioranza indigena.
I segni della vibrante cultura indigena erano evidenti fuori e dentro lo stadio. Numerose donne indigene portavano cappelli di feltro e gonne. Il suono dei flauti di pane e del “charango” (strumento musicale boliviano) si potevano ascoltare in tutto lo stadio mentre diversi spettacoli musicali si presentavano nel campo da gioco. Donne boliviane e bambini vendevano “empanadas” e succhi freschi.
Nella manifestazione, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha avvertito che “il capitalismo potrebbe portare alla distruzione del pianeta. Per coloro che credono che sia un’esagerazione, bisogna ricordare che il pianeta ha vissuto milioni di anni senza la specie umana”.

Amy Goodman: Mentre il Summit si conclude, ci siamo riuniti con il presidente Evo Morales. Dopo le fallimentari conversazioni di Copenaghen sul clima, a dicembre, Morales aveva fatto una richiesta di realizzare il summit dei popoli con lo scopo di dare ai poveri ed al Sud del globo un’opportunità di formulare strategie nella lotta contro il cambiamento climatico. Il presidente Evo Morales si unisce a noi per un’ora. Siamo qui nell’Università della Valle- Uni del Valle, la chiamano qui, a Tiquipaya.
Benvenuto a Democracy Now! Presidente Morales.

P. Evo Morales: Molte grazie.

Amy Goodman:  Lei ha partecipato con noi varie volte a New York a Democracy Now! E’ un onore essere qui nel suo paese, in Bolivia.

P. Evo Morales: Molte grazie ancora per averci invitati a conversare come abbiamo sempre fatto.

Amy Goodman: Stiamo parlando il giorno dopo la conclusione della Conferenza dei Popoli del Mondo, il giorno dopo la Giornata della Terra. Cosa pensa si sia ottenuto?

Evo Morales: Beh, prima….sorpreso per la partecipazione di tutti. Non era nei nostri calcoli tanta gente. Più di 30.000 partecipanti in 16 o 17? Tavoli di lavoro ed una dichiarazione come guida per la vita e la natura. La partecipazione di scienziati e gente molto responsabile di diversi settori e regioni del mondo. Ci sono due cose particolarmente importanti. A Copenaghen si voleva approvare un documento che danneggia la Madre Terra. Si dibattevano solo gli effetti della crisi climatica, non le cause. Ed i popoli hanno discusso sulle cause, che sono il capitalismo- potrei parlare più dettagliatamente al riguardo-, i transgenici che danneggiano la Madre Terra e la vita umana.
E oltre a questo, vedo che c’è un grande interesse a stabilire un dialogo con le Nazioni Unite, in modo che le conclusioni dei popoli del mondo devono essere ascoltate e rispettate, non soltanto per i popoli che hanno partecipato ma che siano ascoltate e rispettate dall'intera umanità che abita la Terra.

Amy Goodman: Le proposte sorte da questa conferenza, da questo summit, può menzionarle e spiegarle, cominciando dal Tribunale di Giustizia Climatica?

Evo Morales: Ad esempio i paesi sviluppati dovrebbero rispettare l’accordo di Kyoto e questo significa applicarlo; la riduzione del 50% dei gas serra e l’aumento della temperatura globale deve essere stabilizzata ad un grado centigrado; creare un tribunale di giustizia climatico con sede a Cochabamba e ringraziare i movimenti sociali che hanno approvato questa stessa proposta e la sede.
Come segue il dibattito? Il referendum mondiale sulla crisi climatica, che le risorse economiche che si spendono per la difesa e la guerra devono essere spesi per la vita e la natura. Secondo i dati che abbiamo questi paesi spendono 1700 miliardi di dollari teoricamente per la difesa e la sicurezza internazionale che sono gli interventi militari….Immaginiate, 1700 miliardi di dollari per la vita e la natura sarebbero importanti. Questo è il diritto della Madre Terra, il diritto alla rigenerazione della sua bio-capacità. E’ molto importante.
E posso dirti: Io conosco, ed ho vissuto nella mia famiglia, nella mia comunità, nel mio ayllu. Quest’anno seminiamo qui, l’anno prossimo ancora, allora bisogna lasciare per 5-6-7-8 anni e in 7-8 si rigenera. Ha bisogno più o meno di quel tempo. Passa il tempo, lo lasciamo e torniamo qui. E così ruotiamo le coltivazioni, non c’è nessun impatto dannoso per l' ambiente. Sembrano piccole cose, ma le cose diventano grandi a livello internazionale in termini di ambiente globale.
In Bolivia, dopo questo avvenimento, cominceremo con il
rimboschimento.
Ed il piano che abbiamo in Bolivia, come è stato approvato l’anno scorso con il primo Anniversario della Giornata della Madre Terra, prima era la giornata della Madre Terra, adesso è la Giornata Internazionale della Madre Terra. Un anno dopo questo, cioè ora, cominceremo a seminare. E il secondo anno, che è il prossimo, semineremo dieci milioni di piante. Cosa significa questo? Che una boliviana ed un boliviano, sia bimbo o anziano deve seminare una pianta o un albero. Siamo dieci milioni di abitanti e ci saranno dieci milioni, senza nessun contributo internazionale, ma con lo sforzo e il contributo dei boliviani per riuscire a riforestare il nostro paese.

Amy Goodman: Può spiegarci cosa è successo ai ghiacciai qui in Bolivia?

P.Evo Morales: E’ amareggiante, a Chacaltaia, vicino alla città de La Paz, da bambino ascoltavo permanentemente che la gente andava a sciare. E adesso che sono il presidente e che vivo a La Paz non si scia più. E’ come un paesaggio lunare e non ha più neve, abbiamo lì Chorolque, che è nel dipartimento di Potosi ed i minatori commentavano che Chorloque prima era vestito con un poncho bianco. Mi dicono che da qui a 50 anni non ci sarà neve nell’Illimani, la grande montagna che domina il paesaggio di La Paz. Secondo gli esperti ha a che fare con i problemi dell’acqua, certamente. E questa è l’enorme preoccupazione non solo dei contadini indigeni che amano la loro Terra Madre e la proteggono, ma di tutta la popolazione nel loro insieme.

Amy Goodman: Presidente Morales, chi sarebbe portato di fronte ad un tribunale della giustizia climatica?

P.Evo Morales: Prima, i paesi sviluppati che non stanno rispettando il Protocollo di Kyoto. E’ un documento fondamentale, il Protocollo di Kyoto. I paesi sviluppati dovrebbero implementare in modo responsabile quanto si dice. Cominciare con i paesi che non l' hanno ratificato, che non hanno firmato il Protocollo, come il governo degli Stati Uniti. E per questo c’è la Corte Internazionale della Giustizia. quindi questa nuova organizzazione che nasce da questo evento, il Movimento Mondiale dei Popoli per la Terra Madre. Questo Movimento mondiale deve fare la richiesta prima ai paesi che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto, e poi a quelli che lo hanno ratificato ma che non lo applicano.

Amy Goodman: Stiamo parlando con il presidente della Bolivia, Evo Morales. Ieri, nella manifestazione del Giorno della Terra, il ministro degli Esteri dell’Ecuador ha detto che gli USA hanno tagliato due milioni di dollari all’Ecuador perché non ha firmato l’accordo di Copenaghen. Ha detto che dovrebbero dare due milioni e mezzo di dollari agli USA se loro non firmano il Protocollo di Kyoto. Al Bolivia, gli USA, hanno tagliato 2-3 milioni di dollari perchè non hanno firmato l'accordo di Copenaghen. Ci può spiegare cosa è successo?

Evo Morales: Qui c’è un continuo sabotaggio e ricatto da parte del Governo degli USA. Non posso credere che un presidente nero sia così vendicativo contro un presidente indio. Perché i nostri nonni e le nostre popolazioni, neri e indigeni, sono stati esclusi, emarginati, umiliati. Obama viene da questa storia, da questa sofferenza. Anche io. E un discriminato non discrimina ad un altro discriminato. Un oppresso non opprime un altro oppresso. Insieme ricattati, ma un ricattato di prima, ora ci ricatta con 2 o 3 milioni di dollari. Anche se con orgoglio e umiltà adesso stiamo meglio senza gli USA. Stiamo meglio economicamente, in politica macroeconomica, scusi, senza il FMI.

Amy Goodman: A cosa dovevano servire i 3 milioni di dollari, prima che fossero tagliati?

Evo Morales: Ovviamente per temi sociali, temi orientati verso l'ambiente. Ma sono soltanto tre milioni. Nella lotta contro il narcotraffico loro hanno la responsabilità d’investire che non è una cooperazione, è un loro obbligo. Nonostante questo, si sono ritirati e stiamo affrontando la lotta al narcotraffico da soli- siamo in pochi per far finta soltanto. E così, ad esempio, ho l’informazione che dovevano investire nel Conto del Millennio circa 600 milioni di dollari ed hanno tolto tutto. E noi abbiamo risolto con altri paesi. Stiamo parlando di un grande investimento. Non reclameremo nulla, abbiamo dignità. Ma quello che fanno è vendicarsi, intimidire per questo il mio dubbio è, come può uno che è stato sottomesso, la sua famiglia, adesso da presidente può discriminare ad un altro movimento che è stato discriminato.

Amy Goodman: Vede un cambiamento tra il presidente Bush ed il presidente Obama?

Evo Morales: Si, qualcosa è cambiato, è cambiato solo il colore del presidente.

Amy Goodman: Presidente Morales, lei ha parlato spesso della differenza tra la coca e la cocaina. Dice che la coca non è la cocaina. Per un pubblico statunitense, questo è difficile da capire. Per favore lo spieghi.

Evo Morales: Bene…La cocaina è come il capello bianco del traduttore e la foglia della coca è verde come le foglie delle piante. La foglia della coca nel suo stato naturale è alimento, è medicina. Si usa molto nei rituali, come voi avete potuto vedere nelle azioni della Conferenza Mondiale per i Diritti della Madre Terra. Quindi, per trasformare la coca in cocaina si usano molti agenti chimici. I precursori, e quindi è un miscuglio di acido solforico e altri agenti chimici che la trasformano in una droga. Noi non abbiamo una cultura della cocaina, ma della foglia stessa di coca. Mi dispiace molto che il Dipartimento di Stato degli USA ci accusi del fatto che essere consumatori di foglia di coca è essere narco dipendenti. Assurdo, è totalmente falso. E che i produttori di foglia di coca sono dei narcotrafficanti e che la coca è la cocaina, è tutta una menzogna. E quindi siamo impegnati in una continua battaglia per continuare ad informare tutto il mondo su questo. Ma la gente come lei, per esempio, già sa che la coca non è la cocaina.
Ma oltre a questo….quando lo stagno boliviano era nel suo auge e serviva per l’industria nordamericana, gli Stati Uniti fomentavano la coltivazione della coca perché i minatori, gli operai, consumavano foglie di coca, quindi la prendevano per inviarla agli USA. Per i migliori produttori di coca c’erano premiazioni, ci sono documenti su questo.
Continuo ad essere convinto che la cocaina, il narcotraffico, è un’ invenzione degli USA. Sotto quest’invenzione, hanno creato questa guerra al narcotraffico ed il capitalismo vive di guerre, il capitalismo ha bisogno delle guerre per vendere le sue armi. Quindi questo non è un problema isolato, il problema della droga, è un argomento che ha a che fare con gli interessi del capitalismo e con il pretesto della lotta al narcotraffico stabiliscono basi militari. E’ il controllo politico, dominazione, sottomissione. E’ il nuovo colonialismo.

Amy Goodman: Presidente Morales, mi permetta di chiederle, tuttavia. Ho parlato con i suoi avversari, ma i suoi sostenitori temono che c'è stato un crescente problema di traffico di droga. Mi chiedo se lei pensa che sia così, lei, più di chiunque altro, capisce che una cosa simile causerebbe un intervento in massa. Quindi, cosa farà al riguardo?

Evo Morales: E’ un problema, lo riconosciamo. Non so se sia in crescita, ma si…i cartelli della droga e della cocaina erano stati così potenti e lo Stato Plurinazionale (della Bolivia) non ha certi strumenti e tecnologia per lottare contro i cartelli della droga. E’ una debolezza da parte nostra. E quello che è più importante è che il movimento contadino volontariamente ha ridotto la coltivazione di coca. Prima era un’eradicazione forzata che violava i diritti umani. Lo svantaggio è che non siamo equipaggiati con radar, satelliti ed il narcotrafficante non è chi calpesta la coca. Gira tutto il mondo e i suoi soldi sono in banca. Dobbiamo porre fine al segreto bancario, perché no? Allora, pensa che da lì non ci siano contributi reali ed efficace allo sforzo contro il narcotraffico.

Amy Goodman: C’è un ruolo che gli USA possano svolgere nella lotta al narcotraffico in questo paese che lei considera possa essere costruttivo?

Presidente Evo Morales: Abbiamo bisogno solo di equipaggiamento, tecnologia.

Amy Goodman: Stiamo parlando con il presidente della Boliva, Evo Morales, che è giunto alla presidenza- è stato raccoglitore di coca, capo del sindacato dei coltivatori di coca. E adesso, voglio tornare indietro di 10 anni. Voglio ritornare alla guerra dell’Acqua, durante la quale lei ha avuto un aumento della sua popolarità e finalmente è arrivato alla presidenza. Qui, attraverso questa finestra, qui nell’Università del Valle, possiamo vedere il monte Tunari. Questo fu il nome usato da questa misteriosa compagnia, Acque del Tunari, che era in realtà la compagnia Bechtel degli USA, che è arrivata per privatizzare la fornitura dell’acqua. Lei si è aggiunto agli agricoltori, ai lavoratori industriali guidati da Oscar Olivera, e lei ha guidato un movimento di masse contro la privatizzazione ed ha espulso la Brechtel. Ci parli di quei momenti.

Evo Morales: Sono nato a Oruro, Orinoco, in un altro dipartimento dell’Altiplano, e dopo aver prestato servizio militare obbligatorio nel 1978, nel ’79 sono andato con mio padre a Chapare, la regione del Chapare, che è un dipartimento di Cochabamba. E nel ’79-80, andavo avanti e indietro, vedevo qui, il Tunari, sempre con neve. La maggior parte dell’anno era innevato. Adesso, quando nevica al massimo dura mezza giornata la neve sul Tunari. L’ho visto.

Bene, a parte questo argomento, i primi compagni che si sono sollevati contro la perforazione dei pozzi lo hanno fatto qui vicino, in quel luogo chiamato Vinto, Vinto Chico. Ricordo perfettamente che le comunità si erano mobilizzate e bloccato le strade. Perché me ne ricordo perfettamente? Stavano bloccando e mobilitando le comunità. E mi dicevo, Evo, che ne pensi di contatti con la stampa? Porta la stampa. Il governo ci danneggerà con la privatizzazione dell’acqua. Ed avevo qualche amico nella stampa. E lo abbiamo portato lì, abbiamo parlato con loro e lo hanno denunciato. Sono rimasto molto impressionato dalla situazione. Sto parlando degli anni 90. Ho imparato molto.
Dopo arriva questo contratto con Aguas del Tunari. Per la gente della città, le tariffe che avrebbero pagato per l’acqua sarebbero aumentate di un 300-400 fino al 700%. Questo ha causato la reazione della popolazione. E la privatizzazione delle sorgenti, dell’acqua per innaffiare, per il movimento contadino, è stato tutto un problema. E Fernandez, Oscar Olivera, sono stati convocati per dibattere. Omar Fernandez, che era degli irrigatori e Oscar Olivera del settore operaio.

E quello ha causato la mia reazione è stato il Parlamento- in quell’epoca, 1999-2000 ero parlamentare- mi hanno detto che il Parlamento doveva approvare un credito, credo che fosserpo 50 milioni di dollari della CAF (Corporazione Andina del Fomento) da dare a quelli del Tunari. Io, per quanto riguarda il mio modo di pensare, se c’è qualche azienda che si aggiudica o privatizza, acqua o qualsiasi risorsa naturale, deve investire soldi. Perché lo Stato deve prestare i soldi all’azienda Aguas de Tunari? Capisci? Nel mondo indigeno e contadino, nel mondo dei poveri, l’imprenditore è quello che ha molti soldi. Le multinanazionali sono grandi milionarie. E ad una multinazionale, Aguas del Tunari, che si aggiudica un appalto per privatizzare l’acqua, lo Stato, il Parlamento deve approvare una legge per darle soldi. Che tipo di privatizzazione è questa? Adesso posso commentare con molta più conoscenza, queste corporazioni.

Questo è quello che ha richiamato la mia attenzione. Qui non c’è nessun investimento aziendale. Dopo ci siamo informati su chi erano i soci della moltinazionale Tunari: un politico come Doria Medina, un altro politico. E hanno messo insieme le carte per creare una grande azienda. Ma non c’erano soldi, e quindi supponevano che il governo boliviano avrebbe prestato i soldi. Queste e molte altre cose ci hanno unito, al movimento contadino, alla gente della città. Direi che il settore di Oscar Olivera ha partecipato poco in questa battaglia. Quelli che hanno dato battaglia sono stati gli irrigatori, i contadini ed i cocaleros (coltivatori di coca, Ndt). Noi ci siamo uniti alla lotta. Non avevamo un problema di acqua a Chapare. Chapare, e Luna? Troppa acqua. Il fatto è che era su una politica di privatizzazioni. Lì abbiamo acqua potabile ed è in mano ad un sindacato. Abbiamo detto: “Questa politica arriverà qui presto o tardi. Prima che arrivi a Chapare, meglio andare a lottare a Cochabamba”.

Quando un giorno mi sono sentito sconfitto qui nelle manifestazioni, in quel momento, circa mille compagni decisero di unirsi alla marcia e hanno detto ”andiamo”! Siamo usciti e la polizia comincia a lanciare lacrimogeni e la stampa dice: “Stanno lanciando lacrimogeni ai cocaleros che stanno lottando per l’acqua. Oh….la popolazione è insorta eravamo in stato d’assedio.  E’ stato l’ultimo stato d’assedio e l’abbiamo sconfitto. Da quella volta mai più stati d’assedio.

Amy Goodman: Allora, come ci si sente ad - partendo da questa vittoria- espellere la Brechtel dal suo paese? Dall' essere un manifestante che lanciava pietre, a diventare presidente della sua nazione, rappresentando la polizia ed i militari ai quali si opponeva allora.

Evo Morales: Bene, da presidente continuo a mandare via le aziende. Prima come dirigente di un movimento sociale, adesso da Presidente. Da Presidente abbiamo mandato via Aguas de Illimani da La Paz. Come Presidente abbiamo mandato via la Transredes, la petrolifera. Questo non cambia. Sono politiche definite dai movimenti sociali, e le continueremo.
Ma si…voglio che si sappia: Mai più aziende proprietarie delle nostre risorse naturali. Si, abbiamo bisogno di partner. Ad esempio alcuni accordii che abbiamo fatto con alcune aziende. Investe l’azienda, ma sotto controllo, e il proprietario è lo Stato Plurinazionale della Bolivia. Noi siamo i proprietari del 60% delle azioni e loro? Investono il 40. Si garantisce legalmente e costituzionalmente il recupero del suo investimento ma si garantisce anche il diritto agli utili.

Amy Goodman: Lei parla dell’industria e del ruolo delle corporazioni. Vorrei considerare come lei incarna i diritti indigeni, i diritti ambientali e li concilia con le corporazioni. Andiamo a San Cristobal, la miniera, le proteste della settimana scorsa. Per favore ci dica cosa succede li. I minatori hanno chiuso l’area. Chiedono che Sumitomo, la compagnia giapponese, paghi riparazioni, e smetta d’inquinare l’acqua. Credo che usano 6.000 litri al secondo. Cosa fa il governo? Cosa fa lei, presidente Morales?

Evo Morales: Prima di tutto, è una concessione garantita legalmente e blindata legalmente dal governo precedente. E’ l’eredità dei governi neoliberali. Ma anche le comunità della zona devono sapere che l’azienda ha concertato con loro. Hanno creato una fondazione per dare il denaro ai membri della comunità e l'esperienza è che tali accordi, vantaggi o ricatto non è una soluzione. Non sono eterni. I colpevoli sono i dirigenti di quelle comunità che hanno accettato, hanno fatto accordi con l’azienda. Ma c’è anche un componente politico. Quando la destra ha perso nelle elezioni comunali dopo un giorno sono iniziate le vertenze salariali. Se vogliamo risolvere la questione di San Cristobal bisogna cambiare la legge. Il codice delle miniere. E sicuramente fare una profonda revisione del contratto di concessione. Ma ieri o l'altro ieri il conflitto si è concluso. Lo hanno fermato e abbiamo spiegato la verità, Ma a volte questo tipo di conflitto è usato politicamente a livello locale. 

Amy Goodman: Il Dipartimento di Stato ha emesso un ordine che vieta alla gente di viaggiare in quella zona. 

Evo Morales: No….si sbaglia….Si sentono sempre questo tipo di campagne dal Dipartimento degli Stati Uniti. Un piccolo percorso della strada è bloccato, ma le ripeto è finito due giorni fa. E dopo mi hanno informato che erano stati fermati alcuni turisti, ma i comuni, in modo responsabile li hanno fatti passare. S’immagini, questa forma di demonizzare il Dipartimento di Stato degli USA. E noi diciamo in quell’ atteggiamento umanitario: i compagni, loro hanno diritto. Anche se questo è politicizzato. 

Anche se non si rendono conto che i responsabili di questi accordi non sono stati solo i governi precedenti, ma i loro capi, i loro ex leader di comunità. Quando c’era un doppio accordo, aziende con lo Stato e aziende con dirigenti del movimento contadino della zona. Lo so perché ero lì ed ho parlato coi compagni. Hanno fatto una fondazione, non so quanti milioni di dollari investono all’anno. Questo non significa  delegare responsabilità, certamente. E’ nostra responsabilità cercare soluzioni. Ed io dicevo prima che queste norme, perché ci sono contratti ben protetti, sono responsabili di questi contratti, adesso, Come cambiare?

Amy Goodman:  Passiamo all’argomento principale. L’economia boliviana si basa per il 20%, 30%, sulle industrie che estraggono argento e zinco. Comincia veramente adesso ad estrarre litio. La Bolivia ha le riserve mondiali di litio, una fonte incredibile di energia alternativa alle batterie per auto elettriche. Come concilia le industrie di estrazione con l' ambiente, la Pachamana, la parola indigena di Terra Madre, con i diritti indigeni?

Evo Morales: C'è bisogno di un attento studio. Se vogliamo difendere la Madre Terra ed i Diritti per la Madre Terra, qualsiasi progetto d’industrializzazione delle risorse naturali deve rispettare la rigenerazione della sua biocapacità. Con alcuni minerali, ad esempio con minerali non rinnovabili, sarà difficile. Adesso, il dibattito interno è cosa fare, perché la Bolivia, prima viveva dello stagno come Stato coloniale. Adesso viviamo del gas e del petrolio. Le nostre risorse economiche arrivano fondamentalmente dal gas e dal petrolio e dopo dalla miniera. In che modo l’industrializzazione di queste risorse può permettere il rispetto della Madre Terra?
A partire da questa conferenza, tutti dobbiamo cambiare. Ma quando ci dicono che il litio sarà un’energia alternativa, io chiedevo come trattare la salamoia? E in quali tempi si rigenera? Alcuni mi dicono 50 anni altri 100. Sarei felice se fossero 50 anni perché abbiamo 10.000 km quadrati di saline. E’ immenso. Quindi, ci stiamo muovendo. Ma se si genera questo, saremo soddisfatti, in quanto si può avere un sostituto di queste energie che tanto danneggiano la Madre Terra. 

Amy Goodman: Questi sono gli argomenti che sono stati presentati al tavolo 18,  il gruppo non è stato incluso nel vertice, qualcuno ha problemi, anche sul luogo della cerimonia di apertura, Faith Gemmill del Nord Alaska, ha dichiarato: “Mantenete il carbone sotto terra, mantenete il petrolio sotto terra. “Cosa risponde a questo, fermare le estrazioni? 

Evo Morales: Vuole che le dica la verità sul tavolo 18? E’ affare delle ONG e delle fondazioni. I fratelli indigeni, come mai, per la prima volta in un tavolo indigeno dentro i 17. Così si cerca di giustificare investimenti delle ONG, gli “ONGanisti” hanno stabilito il tavolo 18 per giustificare questi investimenti.
Adesso, il dibattito interno. Queste fondazioni, ONG, hanno detto: “Amazzonia senza petrolio”. Allora che me lo dicano e vado a coprire i pozzi di petrolio, i pozzi di gas. La Bolivia….di cosa vivrà? Siamo realisti. Ma siccome quelle fondazioni e ONG giustificano quelle classi, usando alcuni fratelli indigeni. Non dò colpe ai fratelli indigeni. Usano i dirigenti per giustificare i loro buoni stipendi, le loro case. Ho sentito ieri, notte, sono rimasto fino alle due con la Via Campesina. Lei conosce la Via Campesina. Sono il fondatore. E alcuni mi dicono, di non costruire strade, altri mi dicono: “Non dighe”.
L'altro ieri, quando ero qui dietro, a Colomi, ho annunciato che avremo costruito una strada a doppio senso da Oruro a Colomi. Questo progetto è stato quello più applaudito dai compagni di base, la gente ha bisogno di avere vie d’accesso. Se guardiamo in quell’angolo, vicino, ad El Alto, ogni giorno mi chiedono una diga. Allora, le ONG ed alcuni dirigenti dicono “No”, quando loro non interpretano i bisogni della loro base. Questa è la verità. E per questo, ieri c’era una specie di confronto con la Via Campesina.

Amy Goodman: Ci rimangono solo 30 secondi. Le sue speranze per questo summit?

Evo Morales: Volevo spiegare..- non voglio sentire che non c’è libertà di espressione, in quanto a incarnare la sua preoccupazione. Ma voglio che sappiate che quella è la verità. E che ieri sera con la Via Campesina abbiamo avuto un confronto. Allora hanno taciuto sulle strade, sulle dighe. Adesso, io sono il nemico delle centrali termoelettriche, ad esempio, ma non delle idroelettriche. Guarda…se no…

Amy Goodman: 5 secondi

Evo Morales: Bene….allora, molte grazie.

Amy Goodman: Molte grazie a lei. Abbiamo parlato col presidente Evo Morales. E questo conclude la nostra settimana esclusiva qui a Cochabamba, Bolivia, al Summit dei Popoli. 

Fonte: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=105422

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

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