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7 febbraio 2010

I FILANTROPI LICANTROPI

di Federico Franchini

Le cause dei dati allarmanti sullo stato dell’alimentazione e dell’agricoltura sono molteplici. Il commissario speciale delle nazioni unite per il diritto all’alimentazione, Olivier de Schutter, mette l’accento su tre fattori: la crescente monopolizzazione delle sementi, la diminuzione della biodiversità e le speculazioni finanziarie sui mercati delle materie prime (1). Il mondo dell’economia e della finanza, parte in causa di questa situazione, tenta di salvarsi la faccia approcciando la problematica alimentare e proponendo progetti e iniziative tese a ridurre la fame nel mondo. Spesso però queste iniziative sono molto discutibili e, dietro un encomiabile obiettivo, si nasconde la volontà di fare affari. Dopo la crisi finanziaria la Terra è diventata un business sicuro e redditizio. La giustificazione umanitaria diventa a sua volta un buon metodo per coprire gli investimenti in questo settore. Un buon esempio ci viene dal Wold Economic Forum (WEF) di Davos, dove si è dato vita ad un’iniziativa intesa a sviluppare un’agenda operativa “per soddisfare la sicurezza alimentare, lo sviluppo economico e gli obiettivi di sostenibilità ambientale attraverso l’agricoltura”. Vediamo di che si tratta.

La pagina internet del forum dedicata all’agricoltura e alla sicurezza alimentare ci propone la solita, macabra, filastrocca: un sesto dell’umanità non ha accesso al cibo, entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà a 9.2 miliardi di persone e la domanda di cibo raddoppierà. Saremo così di fronte ad un grave, gravissimo rischio alimentare (2). Come fare?
Per risolvere questa situazione, ci vien detto, abbiamo bisogno di una nuova visione dell’agricoltura, che integri tutti gli attori coinvolti nella questione: contadini, consumatori, imprenditori, governi, aziende, società civile e organizzazioni multilaterali. Tutti devono collaborare per contribuire a diminuire la fame. Questo deve avvenire attraverso politiche agricole efficaci e a investimenti in infrastrutture e nuove tecnologie. Il WEF lancia così la “New Vision for Agricolture Iniziative”, un progetto che intende sviluppare gli investimenti pubblici e privati per accrescere il settore agricolo. Si propongono tre obiettivi principali:

- Rafforzare la conservazione della biodiversità
- Rafforzare lo sviluppo dei mercati agricoli attraverso il miglioramento delle infrastrutture e delle politiche agricole
- Stimolare la crescita economica attraverso l'agricoltura, tenendo conto soprattutto degli agricoltori su piccola scala.

Per concretizzare tali obiettivi si intende creare una “piattaforma neutrale”, composta da un’”ampia gamma” di parti interessate, la quale si deve occupare di stilare un’agenda operativa. Perplesso dall’espressione “piattaforma neutrale” decido di indagare. Vediamo meglio di che si tratta.
Scopro così che l’iniziativa beneficerà del sostegno del” World Economic Forum’s Global Agenda Council on Food Security” (3). Questo Consiglio avrà un ruolo chiave nell’iniziativa, attraverso attività di consulenza e raccomandando i passi necessari per la sua attuazione. Orbene, cosa sarà questo organismo che potrà, così generosamente, sostenere e consultare l’iniziativa proposta? Si tratta di un gruppo formato nel 2008 nell’ambito del WEF e che coinvolge un gruppo selezionato di aziende leader mondiali nel commercio, enti governativi, organizzazioni internazionali, della società civile ed esponenti del mondo accademico. Questo gruppo di lavoro si propone di definire le azioni prioritarie per migliorare la sicurezza alimentare e servire come una “rete di reti” delle principali istituzioni mondiali per approfondire le sinergie degli attori coinvolti nella lotta alla fame.
Sul sito sono elencati i nomi dei membri del Consiglio per il periodo 2009-2010. Un’analisi attenta di questi nomi e del loro operato permette di giustificare i dubbi quanto alla neutralità di questa piattaforma. Vi sono dei partner istituzionali, come la direttrice del Programma Alimentare Mondiale (PAM) Josette Sheeran, ex presidente, tra le varie cose, della multinazionale informatica Tis Woldwide e del think thank di destra Empower America, oggi chiamato Freedom Works il cui slogan è: “Meno stato, meno tasse, più libertà” (4).
Ecco poi i rappresentanti del settore privato con i CEO di tre delle più importanti multinazionali agroalimentari del pianeta: General Mills, Bunge e Unilever. A questo punto si potrebbe immaginare che, a controbilanciare questi rappresentanti privati e a garantire la neutralità della piattaforma, vi siano rappresentanti della società civile e del mondo accademico, ambasciatori di un modo diverso di vedere l’agricoltura.
Vado sui siti internet delle organizzazioni no profit (caspita, ma hanno tutti lo stesso webmaster?) i cui rappresentanti sono membri di questo Consiglio. Scopro che si tratta di organizzazioni no profit ben profilate verso un certo modo di intendere l’agricoltura. Un’agricoltura industriale e favorevole alle biotecnologie, allo sviluppo dei biocarburanti e a tutto ciò che nuoce alla sicurezza alimentare e intacca la biodiversità. Ecco qualche esempio.

- MS. Swaminathan Research Foundation: un’organizzazione indiana con il solito encomiabile obiettivo di risolvere le problematiche alimentari, ma favorevole all’uso delle biotecnologie, ecc ecc. Finanziato, tra gli altri da Bill&Melinda Gates Fundation (vedremo che non sarà l’unico caso).

- Interamerican Ethanol Commission (anche nota come International Biofuels Commission): l’associazione che promuove l’uso del bioetanolo nei paesi occidentali.

- Africa Harvest (ovvero Africa Harvest Biotech Foundation International): un’organizzazione no profit, nata nel 2002 “per promuovere l’uso della scienza e dei prodotti tecnologici più avanzati per aumentare la produttività dei contadini africani e liberare l’intero continente da povertà, malnutrizione e fame” (5). Sul rapporto finanziario 2008 si possono vedere i partner dell’associazione: Bill&Melinda Gates Foundation, Rockefeller Foundation, DuPont, USAID, CropLife Interntional (6).

- International Food & Agricolture Trade Policy Council (IPC): gruppo creato nel 1987, nell’ambito delle negoziazioni del GATT in Uruguay che hanno portato poi alla creazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Il gruppo si propone di fare del lobbyng nell’ambito delle negoziazioni sulle regole dell’agricoltura internazionale. È il principale portavoce presso l’OMC della liberalizzazione del commercio agricolo. Membri onorari del gruppo: Hugh Grant, CEO di Monsanto e Heinz Himhof, anziano CEO di Syngenta (7).

- Alliance for Green Revolution in Africa (AGRA): un’organizzazione finanziata da Rockefeller Foundation, da Bill&Melinda Gates Foundation e da USAID, l’agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti. L’organizzazione, presiduta da Kofi Annan, prevede, in nome della sicurezza alimentare, di portare i benefici della rivoluzione verde in Africa. In un recente articolo apparso su Repubblica, Carlo Petrini ci spiega in maniera molto chiara questo processo e il modo di operare di AGRA (8). La rivoluzione verde è un processo cominciato negli anni ‘70, finanziato con i soldi della fondazione Rockefeller e della Banca Mondiale, con l’obiettivo di aumentare la produzione di cibo nei paesi poveri. La produzione aumentò fortemente focalizzandosi però sulle monoculture di esportazione e non contribuì a risolvere le problematiche alimentari. AGRA si propone ora di portare avanti questo discorso. Petrini ci spiega che l’organizzazione si occupa di promuovere decine di varietà selezionate e brevettate che vengono offerte ai contadini in un pacchetto che comprende sementi e prodotti chimici. Questo tipo di colture proposte, come il NERICA (“New Rice for Africa”), danno alte rese solo se coltivate con tecniche industriali e sostanze chimiche. Semi che ogni anno devono essere riacquistati dalle poche grandi aziende che controllano il settore delle sementi.

Completo l’analisi cercando i profili dei membri accademici del Consiglio. Scopro così che anche questi esperti sembrano concordare con questa visione unilaterale dell’agricoltura. Joachim Von Braum (9) è membro dal 2007 dell’IPC e direttore generale dell’”International Food Policy Research Institute” (IFPRI), un’istituzione il cui (solito encomiabile) obiettivo è quello di trovare soluzioni sostenibili per diminuire fame e povertà (10). L’ultima pubblicazione dell’istituto (gennaio 2010) porta il seguente titolo: “Delivering Genetically Engineered Crop to Poor Farmers” (11).
Tom Reardon professore alla Michigan State University, é stato ricercatore per 5 anni presso l’IFPRI e collaboratore della Fondazione Rockefeller negli anni ottanta nonché collaboratore scientifico per numerose organizzazioni (Banca Mondiale, Fao, USAID ecc,), fondazioni (come la Bill&Melinda Gates Foundation) e per le più importanti aziende alimentari (12). Il terzo membro, il cinese Huang Jikun, è anche lui membro d’IPC , organizzazione che sembra giocare un ruolo molto importante in questo Consiglio (13).

L’esempio dell’iniziativa “new vision for agricolture” ci fa capire in che modo sono concepiti questi progetti, detti “umanitari”. Se ci fosse la vera volontà di affrontare la problematica alimentare, destinando fondi e sviluppando progetti, questo dovrebbe passare per forza da una messa in discussione del sistema agricolo attuale. Per lo meno si dovrebbe integrare nelle discussioni personaggi e organizzazioni che propongono idee alternative. Progetti come l’iniziativa proposta a Davos, si rifanno allo stesso modo di concepire l’agricoltura - OGM, biocarburanti e brevetti - e allo stesso tipo di ideologia – liberalizzazione, industrializzazione e produttività – responsabile della grave situazione alimentare e della perdita di biodiversità. Esattamente i problemi che si intende risolvere.
L’umanitario diventa uno specchio per le allodole, dietro il quale si nasconde la volontà di invadere nuovi mercati. Come spiega Carlo Petrini, in seguito alla crisi finanziaria molti uomini d’affari hanno iniziato a guardare a “beni di investimento più tangibili” come il cibo e i biocarburanti. Il continente più povero, l’Africa, è diventato un territorio interessantissimo dove sviluppare le nuove varietà proposte dalle multinazionali (leggere a proposito il rapporto dell’ISAAA: “Biotech crops in Africa: the final frontier” (14)). Industrie come Monsanto e Syngenta sono già introdotte nel mercato africano dove, anche attraverso fondazioni come la “Food Health Hope Foundation ” di Monsanto si tenta proporre l’uso delle biotecnologie e di varietà brevettate come unico e sicuro rimedio contro fame e povertà (15). Organizzazioni come AGRA sono cavalli di troia che trottano sulle desolate lande africane con lo scopo di invaderle con prodotti agricoli geneticamente modificati e brevettati. 

Una volta avviato, questo processo diventa irreversibile. Dietro questi progetti troviamo sempre gli stessi nomi: agenzie istituzionali come la Banca Mondiale o l’USAID, istituzioni di ricerca come il CGRAI, l’IFPRI e fondazioni come la Rockefeller (16) o la Bill&Melinda Gates (17), che investono in un settore dal rendimento sicuro e in cui è facile nascondere gli affari dietro una maschera umanitaria. Queste fondazioni propongono obiettivi come la salvaguardia della biodiversità e l’aiuto ai piccoli contadini. In realtà si impone un sistema che è di sicuro guadagno per le imprese e gli investitori privati ma che per questi contadini è impraticabile. Si chiede per esempio loro di abbandonare i sistemi tradizionali, che li hanno nutriti per generazioni, imponendo l’adozione di nuove colture, certo più produttive, ma non destinate al loro soddisfacimento alimentare.
La produttività e l’agricoltura chimica e industriale sembrano gli unici criteri per risolvere le problematiche alimentari. Sappiamo benissimo che non è così: i risultati della rivoluzione verde e della rivoluzione genetica lo dimostrano. L’agricoltura degli ultimi 15 anni è caratterizzata dall’espansione delle culture geneticamente modificate, dal monopolio di pochissime imprese sul settore agricolo, dai brevetti sulle sementi, dalla speculazione finanziaria sulle materie prime, dall’integrazione delle economie locali nei mercati internazionali e dallo sviluppo degli agrocarburanti. Malgrado i discorsi incantevoli proposti dall’industria e dai nuovi filantropi i risultati in termini di sicurezza alimentare e salvaguardia della biodiversità sono sotto gli occhi di tutti e dimostrano il totale fallimento di queste politiche.

Ho cercato di spogliarmi dai pregiudizi, ma iniziative come quelle di Davos mi appaiono ipocrite. I principali responsabili della drammatica situazione alimentare si vestono di un’aurea filantropica e mettono in piedi progetti che tendono a risolvere i danni da loro stessi creati. La problematica alimentare ha le sue sedi nella quale viene trattata. Se poi, come avvenuto al vertice Fao di Roma di novembre, non vengono né prese decisioni né stanziati fondi, è un altro discorso. Ma stabilire un organismo come il Consiglio, spacciandolo per “piattaforma neutrale”, con i CEO di tre giganti agroalimentari, con i membri di associazioni come Agra o IPC, con accademici conosciuti per essere favorevoli all’agricoltura genetica, mi sembra subdolo e viscido. Questa rete di attori a cui fa capo l’iniziativa di Davos pretende di detenere le soluzioni della problematica alimentare ma i fatti dimostrano il contrario. Si tralascia appositamente la moltitudine di organizzazioni della società civile che propongono un altro modo per risolvere le problematiche alimentari, basati sulla salvaguardia della biodiversità, sulle conoscenze tradizionali e sull’agricoltura biologica. Non vi è nessuna volontà di equilibrare le forze in campo, nessuna vera intenzione a mettere in atto dei veri progetti che coinvolgano tutti (TUTTI!!!) gli attori implicati nella questione. La Terra è semplicemente un business e la fame un veicolo propagandistico per accaparrarselo. Le iniziative come quelle di Davos e i nuovi campioni della solidarietà mondiali come Bill Gates non fanno altro che contribuire al mantenimento della situazione attuale, garantendo i privilegi dei pochi profittatori del sistema agricolo internazionale e riciclando il proprio denaro che altrimenti sarebbe tassato. Che a Davos si parli di banche e finanza, già ci basta!

Appendice

Sulla pagine Internet del WEF dedicate all’agricoltura scopro un’altra iniziativa: "The Business Alliance Against Chronic Hunger (BAACH) ” (18). Definita come la “prima alleanza del settore privato focalizzata a ridurre la fame e a produrre cibo sostenibile in Africa”. L’ “Alleanza”, così è nominata, è un gruppo creato nel 2006 nell’ambito del WEF da un gruppo di CEO e leader pubblici Questo gruppo collabora con 30 organizzazioni con lo scopo di sviluppare delle “soluzioni per ridurre fame e povertà che siano sostenibili e commercialmente redditizie”. Vediamo velocemente chi ne fa parte. Nell’organo esecutivo troviamo David Mureithi di Unilever, Kinyua M’bijiewe di Monsanto. Tra i gruppi ingaggiati in questo progetto in Africa troviamo i soliti nomi: Agra, Monsanto, Rockefeller Foundation, USAID. Interessante il primo rapporto di gestione del gruppo, intitolato: “The business Role in Achieving a Green Revolution for Africa”. Indovinate da chi è finanziato? Bill&Melinda Gates Foundation …. (19).

Federico Franchini, http://loradelleresia.blogspot.com/

Note:

1) http://www.un.org/News/briefings/docs//2009/091021_de_Schutter.doc.htm
2) http://www.weforum.org/en/initiatives/AgricultureandFoodSecurity/index.htm
3) http://www.weforum.org/en/initiatives/AgricultureandFoodSecurity/GlobalAgenda CouncilonFood Security/index.htm
4) http://home.wfp.org/stellent/groups/public/documents/profile/wfp123029.pdf
5) http://africaharvest.org/site/
6) Africa Harvest: “Annual Technical & Financial Report 2008”, p.6
7) http://www.agritrade.org/
8) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/26/chi-ruba-la-terra-il-cibo-all.html
9) http://waterandfood.org/fileadmin/CPWF_Documents/Documents/CP_Board/VON_BRAUN_CV.pdf
10) http://www.ifpri.org/
11) http://www.ifpri.org/publication/delivering-genetically-engineered-crops-poor-farmers
12) http://www.aec.msu.edu/faculty/reardon.htm
13) http://www.agritrade.org/about/member_bios.html
14) http://www.isaaa.org/resources/publications/biotech_crops_in_africa/download/Biotech_Crops_in_Africa-The_Final_Frontier.pdf
15) http://www.monsanto.co.za/en/layout/our_pledge/fhhf/default.asp
16)http://www.rockefellerfoundation.org/what-we-do/current-work/strengthening-food-security-alliance
17)http://www.gatesfoundation.org/agriculturaldevelopment/Pages/agricultural-development-frequently-asked-questions.aspx
18)http://www.weforum.org/en/initiatives/AgricultureandFoodSecurity/TheKenyaPilotDistrict/index.htm
19) http://www.gatesfoundation.org/agriculturaldevelopment/Pages/agricultural-development-frequently-asked-questions.aspx#biotechnology


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1 commento:

  1. Ogm, il Consiglio di Stato dà il via libera alla semina del mais

    Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia afferma che “la sentenza scritta dal Consiglio di Stato, certamente seguendo il dettato delle leggi e dei codici, contravviene in modo palese alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle Regioni italiane. Primi fra questi, quegli agricoltori, ancora una volta la stragrande maggioranza, che non vogliono OGM nei loro campi, consapevoli, innanzitutto, che è il valore identitario delle loro produzioni ad essere messo a repentaglio, la fertilità del loro futuro”.
    Tutto l'articolo al link:
    http://www.agroalimentarenews.com/ogm-il-consiglio-di-stato-da-il-via-libera-alla-semina-dei-mais.htm
    Buona giornata a tutti!

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