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22 febbraio 2010

GRECIA: CRISI DEL DEBITO O CRISI DELL'EURO?


Di  Nicolas Benies
www.gauche-unitaire.fr

La crisi finanziaria ritorna con maggiore forza e si tradurrà in una crisi economica più profonda di quella del 2009. Si combina con una crisi profonda della costruzione europea che ha dimostrato….la sua inesistenza. La Tribune di venerdì 12 febbraio riassume bene la situazione: “Europa vacilla”. L’appoggio alla Grecia, prima vittima dei mercati finanziari, è stato soltanto- hanno senso dell’humor- “politico”. Totalmente insufficiente per dare un segnale positivo della fine della speculazione.
La calma è durata poco.
Attualmente si concentra sui titoli emessi dagli Stati, titoli di prestito, per finanziare il suo deficit e le misure di sostegno (1). Al momento sono i PIIGS- Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna- quelli che vengono esaminati dai mercati finanziari. Bisogna dire che la maggior parte di questi paesi- cominciando dalla Grecia, sono ancora in piena recessione.  Questo paese è anche “punito” per aver “barato” con le sue statistiche nascondendo l'ammontare reale- termine totalmente inadeguato, dato che le contabilità nazionali non possono essere altro che un risultato approssimativo per mancanza di conoscenza dei libri contabili- del suo deficit. Il nuovo governo di centro sinistra di Papandreou ha deciso, allo stesso modo degli altri paesi dell’UE e specialmente quelli della zona euro, una politica di austerità rinforzata per affrontare la spesa pubblica. Dato che non è possibile aumentare le entrate, l’unica soluzione che resta- nonostante la crisi economica e sociale- è di diminuire le spese. La politica fiscale non cambia. Continua favorevole alle imprese ed ai più ricchi. Non si apre nessun dibattito democratico su questa politica…. 

Ma finora il paese più in pericolo, Grecia, non ha una situazione economica molto sfasata rispetto agli altri paesi della zona euro. I suoi deficit pubblici si stimano in un 12,7% rispetto al PIL- intorno all’ 8% in Francia- ed il suo debito raggiunge il 113% dello stesso PIL. Non raggiunge i record del Giappone che si aggira intorno al 200% del debito pubblico rispetto al PIL.
L’obiettivo dei mercati non è solo la Grecia ma l’insieme della costruzione europea e specialmente della moneta unica. La discesa dell’euro è l’indicatore della perdita della fiducia nei mercati. Questo potrebbe essere una “buona notizia” per le aziende europee. La discesa dell’euro potrebbe permettere alla Germania - il paese dominante della zona- di avere un vantaggio competitivo nei mercati esteri di fronte al dollaro e alla merce americana. Nella situazione attuale questa discesa (caduta NDT) deve considerarsi come la prima crisi dell’euro.
Due assenze

La prima è la non-risposta alla crisi finanziaria. I governi non hanno voluto tornare a regolamentare i mercati finanziari per evitare queste “repliche” del terremoto dell' agosto del 2007. Sono proliferate le dichiarazioni sulla necessità di “moralizzare” i mercati finanziari- dixit recente ancora di Nicolas Sarkozy a Davos – senza prendere nessuna decisione politica. Obama parla di separare le banche commerciali dalle banche d’investimento- il ritorno all’ordine prima della deregolamentazione degli anni '80- senza disporre dei mezzi politici per adottare queste decisioni. Di conseguenza, i mercati funzionano come prima della crisi!

La seconda concerne la stessa costruzione europea. Mettere in moto una moneta unica senza aver costruito un governo, senza aver definito le strutture per portare avanti politiche economiche comuni e discusse in comune, è una follia. La BCE, responsabile della politica monetaria, non può garantire la legittimità politica di questa moneta. Nella crisi sistemica attuale, la crisi dell’euro non poteva non manifestarsi (Vedere "Piccolo manuale della crisi finanziaria e delle altre" Syllepse). E’ una crisi della costruzione europea intorno alla libertà dei mercati. Il Trattato di Lisbona è scaduto prima di essere applicato. Il governo tedesco chiede, ovviamente, una discussione sui trattati. Questi impediscono agli altri paesi della zona di aiutare un paese prigioniero della speculazione. Una stupidità che mostra l’assurdità di questa costruzione e del Trattato di Maastricht così come del patto di stabilità. Sappiamo che la BCE è un’istituzione che non è nè democratica nè legittima. Le dichiarazioni di Jean Claude Trichet sono tutte fatte in base allo stesso modello, far diminuire i deficit per diminuire il peso del debito portando avanti politiche drastiche di rigore. 

Tutti i paesi dell’UE sono oggetto di diatribe di questo tipo, segnate dal marchio del più puro liberismo. Precisamente quando questa ideologia sta soffrendo, sotto il colpo di questa crisi sistemica, una crisi di legittimità fondamentale.(2) I governi fanno finta di nulla. Ma si alzano sempre più voci- anche le Monde Economie del 9 febbraio, sotto il suo evocante titolo “Bisogna salvare il soldato greco?”- per sottolineare il controsenso di una politica di diminuzione delle spese degli Stati nel contesto di una crisi economica e sociale. Voler diminuire la spesa dello Stato, smantellando la protezione sociale (3) è una follia economica. Il risultato è noto. Sarà una caduta più importante del mercato finale- specialmente dei consumatori, che avevano dato un impulso alla crescita negli ultimi anni- ed una depressione. Questa è pianificata. Allo stesso tempo, le destrutturazioni  dei contrattii collettivi si tradurranno in conflitti sociali, una diminuzione delle relazioni di forza per i lavoratori e per l’insieme del progresso sociale. Apprendisti stregoni che non vedono il problema a medio termine di una politica che unicamente risponde ad imperativi di breve termine.

La speculazione sugli Stati

I mercati finanziari scommettono sul rialzo dei tassi d’interesse dei prestiti greci e, molto presto, degli altri paesi della zona euro. E vincono. Chi specula? Le banche, fortificate dalla liquidità acquistata a basso costo attraverso i bassi tassi d' interesse delle banche centrali e degli altri prestiti dei governi. Cosa fare con questa liquidità? Prestare alle famiglie e aziende? Assolutamente no. Le prime sono ultra indebitate, le seconde potrebbero avere delle perdite, come indicano i risultati delle aziende automobilistiche e le difficoltà delle PMI e delle aziende molto piccole. Logicamente poi, i debiti creditizi sono diminuiti nel 2009. Nella buona logica finanziaria, le banche- come gli altri attori del mercato finanziario, a partire da hedge funds (4), che desiderano recuperare dopo lo tsunami finanziario si trovano in mezzo alla speculazione aumentando i loro benefici. Speculare con il “rischio sovrano”, il cui obiettivo sono i paesi, è un buon affare.

Come speculare? Facendo salire il prezzo dei prodotti delle assicurazioni, in questo caso i CDS, “Credit Default Swaps”. L’innalzamento di questi prodotti finanziari che si pensa dovrebbero coprire i rischi di pagamento degli Stati, provocano un calo di fiducia degli operatori. Lo scenario è semplice. Se i CDS salgono, il rischio di default è considerato più importante, automaticamente salgono i tassi d’interesse dei nuovi prestiti presi dallo Stato greco- al momento- provocando un aumento del suo deficit, che si traduce in un aumento del suo debito….la spirale discendente si mette in moto. I mercati finanziari esigono una politica di austerità ancora più drastica. Le agenzie di rating- che tutti i governi hanno messo in dubbio- continuano il loro lavoro degradando la notazione della Grecia, così come degli altri paesi del Sud Europa. Quando toccherà alla Francia? 

Crisi dell’euro.

La zona euro è completamente disintegrata. I tassi d’interesse in crescita in una parte della zona euro minacciano tutta la zona. La BCE dovrebbe rispondere logicamente a questa crisi aumentando i suoi tassi d’interesse- tasso base o tasso di sconto? Se lo facesse potrebbe avere un effetto negativo sulla crescita della Germania……che non lo accetterebbe.  Come neanche vuole pagare per i paesi più poveri. Potrebbe uscire dalla zona euro per proteggersi.  O proporre- come ha fatto Angela Merkel nel summit europeo di giovedì 11 febbraio- “strumenti di pressione contro i paesi lassisti”, cioè rafforzare il suo dominio politico.

La crisi dell’euro mostra tutta la logica distruttiva della costruzione europea. Volere a tutti i costi costruire il mercato unico- Atto unico del 1986- dopo, senza valutazioni, passare alla moneta unica in base a criteri finanziari del 1993, dimostra la sua impossibilità. Le uniche politiche portate avanti si iscrivono anche in questo quadro teorico il cui fallimento è visibile. L’ideologia liberale in crisi provoca una crisi di legittimità globale delle politiche imposte. Le inchieste lo indicano, la maggior parte dei francesi contestano la politica di Sarkozy. Sarebbe ora di costruire un programma di sinistra che includesse la lotta contro la crisi sistemica facendo proposte per l’uscita logica della valorizzazione del capitale per la difesa e ampliamento di tutti i diritti
collettivi.

NOTE
1)- Bisogna parlare, in particolare, di appoggio ai banchieri e non di “rilancio”. Le misure prese dagli Stati hanno permesso di limitare la recessione, in nessun caso “rilanciare” l' economia. La debole crescita attuale lo dimostra, sia in Francia come in Germania o negli USA.
2)  2)- E’ rimasto da manifesto, anche nel forum a Davos, che riunisce i potenti del mondo capitalista sviluppato. Hanno proposto di regolare le banche a livello internazionale senza dire come
     3)- Il dibattito sulle pensioni forma parte di queste politiche d’altre epoche, del passato. Bisogna insistere, queste politiche sono vecchie. Come ha mostrato un artista cinese, bisogna lavorare di meno per guadagnare di più  
     4)- Società unicamente finanziarie il cui capitale è costruito da titoli o partecipazioni in altri fondi- di pensione o investimento- Si parla anche di “fondi dei fondi”…. 

    Nicolas Benies  è un’economista dalla Gauche-unitaire francese.

Fonte: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=100965

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

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