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12 febbraio 2010

FARMAFIA: Il Grande Affare Transnazionale Dei Medicamenti

 Di Pedro Rivera Ramos

La produzione di medicamenti costituisce uno dei componenti più importanti, più solidi e più potenti, sulla quale contano, oggi, le gigantesche corporazioni transnazionali, che dopo la ristrutturazione che hanno fatto ai loro pesticidi, si auto qualificano come “industrie della scienza della vita”, passando a controllare virtualmente tutte le attività essenziali per gli esseri umani in tutto il nostro pianeta.
Così, Syngenta, Monsanto, Bayer ed altre possiendono una concentrazione d’interessi ed un potere quasi assoluto di aree così vitali, in aggiunta al lucrativo mercato farmaceutico, che include i semi agricoli, i prodotti veterinari, i pesticidi, la biotecnologia e il trasporto e distribuzione di alimenti. Questo spiega in gran misura, molte delle particolarità che oggi circondano e definiscono un’industria farmaceutica, molto più identificata con concetti come profitto economico, accumulazione di capitali e profitti, piuttosto che curare e salvare vite umane.
In un mondo dove un bambino minore di 10 anni muore ogni cinque secondi per fame; più di 60 milioni di donne partoriscono senza assistenza medica; 2.400 milioni di persone non hanno accesso ai servizi sanitari basici; una terza parte del pianeta, per l’OMS, non ha accesso alle medicine essenziali e più di 10 milioni di bambini muoiono annualmente per malattie per le quali esistono dei trattamenti; la potente industria farmaceutica, concentrata in un pugno di aziende di paesi altamente sviluppati e che monopolizzano più dell’85% del valore della produzione mondiale dei farmaci, in buona parte protetti da un sistema di brevetti totalmente ingiusto, arbitrario e fuori controllo, crea utili superiori ai 446 milioni di dollari annuali.

Il loro potere è di tale magnitudine che impongono i loro prezzi, discriminano nelle loro vendite, schiacciano le produzioni locali, corrompono politici, medici e autorità della salute pubblica, in un affare dove prevale sempre meno l’etica e la salute e più l’avarizia e il mercantilismo più rampante. In quel modo, quello che veramente interessa all’industria farmaceutica, non è la produzione di medicine per curare, ma, come ben ha affermato il premio Nobel della medicina del 1993, Richard J.Roberts, in un’intervista di maggio 2008 sul giornale Autogestione, che il vero interesse di queste aziende per i farmaci è “solo per cronicizzare dolori con medicine cronicizzanti molto più proficue che quelle che curano del tutto e di una sola volta per sempre”. Più concretamente: clienti, pazienti e usuari: ma mai, nè sufficientemente morti nè sufficientemente sani.

Questo pronunciato e cinico orientamento del business farmaceutico transnazionale, si scopre in tutta la sua grandezza quando avvertiamo che la vendita di droghe per miglioria estetica, ridurre il peso corporeo, dominare lo stress o superare l’impotenza, cioè, per gente basicamente sana, rappresenta una delle principali preoccupazioni di ricerca ed è quella che crea maggiori entrate.
Questo dimostra che la ricerca e lo sviluppo di nuove medicine, il cui più alto volume di produzione e di consumo si realizza nei paesi altamente industrializzati, oltre ad essere adattata alle sue condizioni socio economiche con livelli di prevenzione, igiene e alimentazione diverse a quelle che hanno li abitanti dei paesi chiamati del Terzo Mondo, è diretta verso i settori della popolazione mondiale che godono di entrate sostanziose o contano con dolori o patimenti altamente lucrativi.

Per questo non risulta esagerato conoscere che quasi il 90% delle finanziarie che queste potenti industrie destinano alla ricerca e lo sviluppo di nuove droghe persegue l’interesse di prestare attenzione ai problemi di salute di solo il 10% della popolazione mondiale. A questo si aggiunge che un altro elemento che esibisce il vero motore del multimilionario affare farmaceutico si trova nell’impressionante spesa che realizzano nelle loro righe (dei libri contabili, ndt) per la  commercializzazione e la pubblicità.
Soltanto nell’area della commercializzazione ammettono senza molta riservatezza che investono più di tre volte che in ricerche e sviluppo e che il monto della loro pubblicità per i paesi capitalisti sviluppati è intorno al 30% del valore totale delle loro vendite. Precisamente nel campo della pubblicità impiegano “tutte le tattiche conosciute nel mondo capitalista: volantini di lusso, pubblicità per saturazione, campioncini gratis, viaggi, regali, conferenze, controllo delle pubblicazioni e, quello più importante, visite reiterate dei venditori specializzati (“rappresentanti” o “visitatori medici”).

La salute, insieme all’educazione e all’alimentazione, costituiscono i diritti basici di qualsiasi essere umano con totale indipendenza del suo livello d’entrate, appare, per felicità e compiacenza dell’industria farmaceutica transnazionale, considerata come una merce in più nei trattati del libero commercio e nella OMC. Lì si discutono e s’impongono normative sulla proprietà intellettuale e l’accesso a medicine, che hanno un effetto drammatico e devastante sulla salute di milioni di persone nel mondo e, principalmente sui pazienti dei paesi poveri con AIDS, Alzeheimer, problemi cardiaci, ipertensione ed altre.
I medicinali generici non solo hanno dimostrato di essere più economici e di molto successo come equivalenti terapeutici dei prodotti di marca, -- l’esperienza brasiliana nel trattamento dell’Aids, così lo conferma--, ma rappresentano un risparmio considerevole di divise per i paesi poveri. Questo spiega i motivi che hanno portato i 146 paesi membri dell’OMC a fine agosto 2003, a mettere in pratica parzialmente il punto #17 della Dichiarazione ministeriale di Doha, che sottolinea che l’Accordo relativo agli Aspetti dei Diritti della Proprietà Intellettuale, “si interpreti e si applichi in modo che aiuti la Salute Pubblica, promuovendo sia all’accesso alle medicine esistenti che alla ricerca e lo sviluppo di nuove medicine”. Con due anni di ritardo e dopo otto mesi di un blocco degli USA, l’accordo raggiunto permette che i paesi poveri possano accedere ai farmaci di sottocosto per lottare contro malattie unicamente infettive.

Ma questa decisione, ben lontana da mettere in pericolo i principali brevetti farmaceutici e i loro succosi profitti, non fu ben accolta dalle potenti aziende che ci sono dietro. Non hanno impiegato molto nell’UE a manipolare la normativa doganale e sotto l’ipotesi di sospetti di falsificazioni mediche protette da proprietà intellettuale, ostacolare per sei mesi in aeroporti di Olanda e Germania principalmente, il commercio di farmaci generici legittimi. Comunque, “sequestrare” o trattenere medicine legali per le pressioni fatte dalle aziende farmaceutiche multimilionarie, è un atto non solo criminale, ma assolutamente immorale, e mette in risalto la stretta collusione tra gli Stati e le sue onnipotenti industrie farmaceutiche.

Precisamente è questo vincolo quello che serve per spiegarci le esagerate esigenze che appaiono nei capitoli riguardanti la proprietà intellettuale dei TLC e che nella maggior parte delle occasioni supera tutto quanto era previsto fino ad ora nelle normative e discussioni dell’OMC. In queste trattative e approfittando della debolezza dei paesi con i quali fanno affari, finiscono per imporre periodi superiori ai 20 anni di vigenza per i loro brevetti; protezione per i loro dati di verifica da 5 a 10 anni; scartare perfino l’uso del salvagente più importante che permette l’OMC: le licenze obbligatorie.

Naturalmente, nessuno può opporsi alla necessaria lotta contro la contraffazione e alterazione di prodotti farmaceutici e tutti i paesi devono adottare misure che considerino indispensabili. Con questo si frenerebbe ampliamente un affare che riesce a falsificare il 10% delle medicine disponibili nel mercato mondiale, creando più di 40 mila milioni di dollari all’anno. Attività che non solo rappresenta la distribuzione ed il consumo di farmaci inefficaci ma inoltre, possono provocare vittime come le quasi duecento persone che nel 2006, sono state avvelenate con dietileneglicol in Panama o il traffico di efedrina  e medicine alterate scoperte in Argentina ad agosto del 2008 e che è finito con un triplo omicidio.

Tuttavia, dobbiamo anche esigere responsabilità da parte delle multinazionali farmaceutiche, quando preferiscono scegliere i profitti ed il lucro, invece di salvaguardare la salute e la vita di esseri umani. Non è necessario spiegare molto di questo per sapere di cosa parliamo. Ci sono esempi con l’antinfiammatorio Vioxx (Rofexocib) dell’azienda Merck, la stessa che secondo Peter Gillespie, aveva negli USA ad inizio del 2007 “2.300 milioni dollari in tasse non pagate per trasferire i suoi brevetti sulle medicine ad una compagnia fantasma nelle Bermuda e dopo togliere dalle sue tasse i bonus che si è pagata a se stessa”.
Allo stesso modo, troviamo l’antibiotico Baytril dei laboratori Bayer, che alcuni anni fa fu vietato parzialmente dalla FDA ( Food and Drug Administration USA), dato che nonostante le raccomandazioni per uso veterinario, si è scoperto che “colpiva sensibilmente l’azione di alcuni prodotti con destino simile negli umani”- Anche dalla Bayer, azienda responsabile di vari tossici agricoli, è stato ritirato il Lipobay (Cerivastatina), raccomandato per combattere il colesterolo, quando si è dimostrato che era la causa di mille di morti per infarto. Pfizer, altro potente laboratorio farmaceutico, ha avuto problemi simili nel 2004 con due dei suoi medicamenti “star”: Celebrex e Bextra (valdecoxib).

Questi pochi esempi del comportamento dell 'industria farmaceutica, dimostrano che la logica di mercato prevalente nelle loro attività, è completamente priva di etica. In essa  è molto comune il ritardo a riconoscere gli effetti secondari dei suoi prodotti  e ritirarli dal mercato, anche a costo della vita delle persone; ingrandire i suoi costi di ricerca e di sviluppo per giustificare il prezzo delle sue sostanze brevettate; lanciare versioni modificate di prodotti esistenti, senza che rappresentino nessun avanzamento chimico significativo; e approfittarsi in modo effettivo del considerevole sostegno economico che generosamente gli Stati offrono. Riassumendo, le transnazionali delle medicine sono più legate agli interessi di Wall Street, che sono a loro volta quelli che sottomettono il mercato, che ai bisogni più urgenti di tutta l’Umanità.


Traduzione per Voci dalla Strada a cura di VANESA

1 commento:

  1. non mi fermo mai abbastanza volte a scrivere grazie per tutte queste traduzioni

    un abbraccio

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