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10 dicembre 2009

COMMERCIO DEL CARBONIO: L' ACQUISTO DEL DIRITTO DI INQUINARE


di Carmelo Ruiz Marrero


Inquinare senza preoccupazioni. Contribuire al riscaldamento globale e al “disastro che il cinema anticipa” senza che l' immagine corporativa si veda colpita. Già ci sono aziende che vi vendono grandi quantità di carbonio, equivalenti agli inquinanti che disperdono nell’atmosfera.


IL RISCALDAMENTO GLOBALE ha dato luogo ad un nuovo tipo di commercio: il commercio del carbonio. Questa nuova attività consiste nell’acquisto e nella vendita di “servizi ambientali”. Tali servizi, che includono la rimozione dei gas che causano l’effetto serra dell’atmosfera, sono identificati ed acquistati da aziende di eco- consulenza e dopo venduti ad individui o corporazioni per “compensare” le loro emissioni inquinanti. Alcune ONG e aziende “ecologiche” favoriscono il commercio del carbonio e lo vedono come la soluzione nella quale tutti vincono, che concilia la tutela dell’ambiente
con l'imperativo del profitto capitalista. Ma ci sono ambientalisti e organizzazioni di base che sostengono che questo commercio non è una soluzione al riscaldamento globale dato che non prestano attenzione alle cause del problema.

Funziona in questo modo: un' azienda di eco-consulenza fa un’eco- assistenza ad un cliente e arriva ad un calcolo presumibilmente esatto di quanto carbonio
rilascia nell'atmosfera con le sue attività. Il carbonio è il denominatore comune di tutti i gas inquinanti che causano il riscaldamento globale. L' azienda cerca in tutto il mondo servizi ambientali che possano compensare le emissioni dei loro clienti. Questi servizi sono di solito boschi e progetti di semina di alberi e sono conosciuti come serbatoi di carbonio (gli alberi rimuovono carbonio dall’atmosfera e lo fissano “sequestrandolo” nel loro legno).

Usando una varietà di metodologie, l’agente dei servizi ambientali arriva ad un calcolo di quanto carbonio "sequestra" un somministratore particolare, gli assegna un valore monetario e lo vende a qualcuno dei suoi clienti. Il cliente allora può sottrarre dal suo conto la quantità di carbonio "sequestrata" dal somministratore che ha comprato.
Quando un cliente possiede sufficienti somministratori per compensare tutte le emissioni si può vantare di non inquinare. Il commercio del carbonio ha l'approvazione dal Gruppo Intergovernativo degli Esperti sul Cambio Climatico (IPCC), prestigioso corpo scientifico che consiglia la Convenzione sul Cambiamento Climatico ed è anche autorizzato dal Meccanismo dello Sviluppo Pulito (MDL) del Protocollo di Kyoto, accordo internazionale per affrontare la minaccia del riscaldamento globale. Contrario a quanto molti ecologisti credono, il Protocollo non contempla realmente le soluzioni sostanziali nelle emissioni di gas inquinanti. Impegna i paesi industrializzati a riduzioni di solo un 5,2 % sotto i livelli di quell’anno. Tuttavia, l'IPCC ha avvertito che per evitare una catastrofe globale queste riduzioni dovrebbero essere del 60% rispetto ai livelli del 1990. IL MDL è uno dei tre meccanismi “flessibili” del mercato nel Protocollo. Gli altri due sono il commercio delle emissioni, nel quale i paesi industrializzati commerciano tra di loro permessi per inquinare, e l’Implementazione Congiunta, nella quale i paesi industrializzati finanziano progetti di mitigazione del cambiamento climatico nell’antico blocco ex-sovietico.

I partecipanti al commercio di carbonio includono:
  • Imprese che forniscono consulenza e intermediazione dei serbatoi di carbonio, come EcoSecurities, NatSource, Co2.com e Climate Change Capital.
  • Società dedicate a "validare" e "verificare" la quantità di carbonio fissato o sequestrato da parte dei "serbatoi", come Det Norske Veritas e Societe Generale de Surveillance, entrambe europee.
  • Organismi delle Nazioni Unite, come il Programma per lo Sviluppo (UNDP) e il Programma Ambientale (UNEP), che aiuta le corporazioni ad indagare ed avere nuovi somministratori.
  • Organizzazioni ambientaliste, come la statunitense World Resources Institute e l’ Environmental Defense
  • Istituti bancari multilaterali come la Banca Mondiale, che ha stabilito il Fondo Prototipo di Carbonio.
  • Climate Care e Future Forets, entrambe in Inghilterra, sono enti privati che hanno avuto la principale voce in capitolo a favore del commercio del carbonio attraverso il dispiegamento di grandi campagne pubblicitarie. Climate Care è un gruppo no-profit che vende serbatoi di carbonio ad individui e imprese ed usa il denaro per investire in progetti ecologici come la protezione della vita silvestre in Uganda, efficienza energetica nell’isola Mauritius nell’ oceano indiano, e microaziende in Bulgaria. I clienti di Climate Care sono per la maggior parte agenzie di viaggi ed ecoturismo, come l’ Ecotours, Whale Watch Azores e Nature Trek.
  • Future Forets, azienda con fini pecuniari, dice nella sua pagina web : "Noi ti aiutiamo a vedere Quanto CO2 (anidride carbonica) viene prodotto dalle attività che realizza, e suggeriamo i modi in cui può ridurre quelle emissioni. Quello che non potrà ridurre, noi lo possiamo neutralizzare (o compensare), piantando alberi che riassorbano CO2 o investendo in progetti che riducano le emissioni di CO2, come quelli che usano risorse di energia rinnovabile”. I clienti di Future Forest includono celebrità come i Pink Floyd, Simple Red, Kitaro, il cineasta Ridley Scott, e corporazioni come la Fiat, Mazda, Volvo, la catena di hotel Marriott, BP, Price Waterhouse Coopers, Warner Brothers e Harper Collins.
Alcuni ecologisti credono che il commercio del carbonio ed il concetto di servizi ambientali non fermano veramente il riscaldamento globale. A maggio del 2004 vari gruppi hanno pubblicato un comunicato contro Climate Care e Future Forests, protestando contro quello che considerano una “propaganda ingannevole” da parte di queste aziende.

Heidi Bachram, del Carbon Trade Watch, ha dichiarato: “Ci preoccupa che queste compagnie stiano indirettamente ostacolando la vera soluzione al riscaldamento globale,
che è quello di ridurre e poi smettere di bruciare combustibili fossili... L’idea che la gente possa bruciare combustibili fossili e piantare alberi per pulire il diossido di carbonio risultante è semplicemente sbagliata. Questa falsa “soluzione” continuerà solo a mantenere l’estrazione di petrolio e del carbonio invece di passare ad energie pulite”.

"Affermare che una tonnellata di carbonio immagazzinato negli alberi è la stessa di una tonnellata di carbonio fossile ignora i concetti più elementari del ciclo naturale del carbonio", ha detto Jutta Kill, che è a capo Sinkswatch.
“C’è una grande controversia scientifica riguardo a quanto diossido di carbonio può emettere nell’aria una piantagione di alberi e per quanto tempo. C’è una differenza tra il piantare alberi, di cui beneficia il clima, e piantare alberi come parte di un programma che sancisce che si continui a bruciare combustibili fossili, di cui non beneficia il clima”, ha sostenuto Mandy Haggith, di Worldforests.

“La vera soluzione è la conservazione dell’energia, la riduzione del consumo, un uso delle risorse più equitativo, e la distribuzione di fonti energetiche a basso impatto, pulite e rinnovabili”, ha dichiarato il
Movimento Mondiale per i Boschi Tropicali, che è molto critico sul MDL e sull’uso della fornitura di carbonio. “Anche se è quasi un’ovvietà dirlo, la volontà politica dei governi sarà necessaria. Questa è scarsa, e quando esiste, si deve scontrare con interessi molto potenti ed implacabili”.

Fonte:
http://www.ecoportal.net/Contenido/Temas_Especiales/Cambio_Climatico/Comercio_de_Carbono._La_Compra_del_Derecho_a_Contaminar

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di
VANESA

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