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15 dicembre 2009

BANCHE SPAGNOLE, MEZZI DI COMUNICAZIONE E CAMORRA ITALIANA


di Pascual Serrano

Fino allo scorso mese di ottobre solevo pubblicare una colonna quindicinale in un giornale del gruppo Vocento. Non avevo ricevuto nessuna obiezione sui miei scritti fino a quando ho inviato uno da pubblicare per martedì 27 ottobre. In questo, sotto il titolo “
Il banchiere ed il presidente”, contrastavo il patrimonio del presidente del governo spagnolo, reso pubblico recentemente e calcolato in 209.206 euro e il pensionamento del consigliere delegato del BBVA, Josè Ignacio Gorrigolzarri, di 55 anni, che ammonta a 3 milioni di euro annuali. Arrivata la data prevista per la pubblicazione sul giornale la mia colonna non è apparsa, senza alcuna spiegazione. Dopo aver cercato di sapere i motivi, qualcuno del giornale, in uno slancio di sincerità che ringrazio, mi chiarì che il motivo era la presenza nell’articolo della critica a quella astronomica pensione. “Cosa vuoi che ti dica che tu non sappia”, aggiunse l’interlocutore. Mi indicò che tre giorni più tardi mi avrebbe informato sulla decisione presa dall’alto sul mio articolo. Non si sono mai più rivolti a me e il mio articolo non è stato pubblicato. Non ho più avuto rapporti con loro.

Per chi non lo sapesse, è opportuno chiarire la stretta relazione del gruppo Vocento con la BBVA, in concreto attraverso la famiglia Ybarra. Come è saputo, Emilio Ybarra è stato il presidente del BBVA. Suo figlio, Emilio Ybarra Aznar,
è stato nominato a gennaio del 2007 presidente del CMVOCENTO, la società responsabile per la gestione della pubblicità in tutto il gruppo dei media. Prima fu direttore generale multimedia del giornale La Rioja e del El Correo, e successivamente direttore generale di Sviluppo di ABC. Tutti giornali del gruppo Vocento.

Il fratello dell’ex presidente del BBVA,
Enrique Ybarra, è vicepresidente di Vocento e presidente della fondazione Vocento, possiede oltre il 6.536 delle azioni del gruppo di comunicazione. Nel consiglio direttivo del gruppo si trova anche Ignacio Ybarra, proprietario di 11.628 azioni attraverso la sua azienda Mezouna S.L. E’ anche consigliere del BBVA e, dal 2008, responsabile dell’ Unità dei Servizi Transnazionali Globali della BBVA, avendo occupato dal 1998 altri ruoli come quelli di Direttore dell’Unità di Istituzioni Finanziarie, Direttore di Affari della Banca Maggioritaria America e Direttore dell’Unità di Clienti Globali di BBVA.

La saga non finisce qui. C'è anche il fratello
Santiago Ybarra y Churruca, presidente del Consiglio di Vocento dal 2001 fino al 2008 e oggi consigliere. E Alavaro Ybarra e Zubiria, consigliere del gruppo e proprietario di un 0,458% delle azioni.

Fino ad oggi avevo criticato, nelle mie colonne, il governo spagnolo, il Partito Popolare, la monarchia, il governo degli USA, i politici locali di differente colore….senza che trovassi nessuna obiezione da parte del giornale. Ma è evidente che pretendere di criticare la BBVA nelle pagine di un giornale del gruppo Vocento è una pretesa impossibile.
La questione della libertà d’espressione finisce quando appare il denaro e i nomi propri.

Nel suo libro Gomorra, lo scrittore italiano Roberto Saviano, racconta con ogni dettaglio come funziona la camorra napoletana. Si sono scritti molti libri sul crimine organizzato in Italia,
per non parlare del cinema, ma non erano molto esaustivi nel dare nomi con precisione, cosa che Saviano fa nella sua opera. Il 23 settembre 2006 l’autore partecipò ad una cerimonia pubblica a Casal di Principe, nella regione Campania, controllate dalla Camorra. Tra il pubblico c’erano numerosi giovani e studenti della zona, dei quali è facile immaginare il proprio destino. In quel momento disse: “Iovine, Zagaria, Schiavone (nomi dei capi dell’organizzazione criminale) non valete nulla, che se ne vadano, questa terra ci appartiene. E dico ai ragazzi: pronunciate i loro nomi, vedete, si può fare. Pronunciare il nome di un boss non ti mette in pericolo, è una sciocchezza. Ma è la paura di non dire il suo nome che vi porta ad usare espressioni come 'quello' o 'Lui' o 'hai visto chi è passato' senza pronunciare il nome mai. Si tratta di una specie di codice nel quale cresci, secondo il quale è molto meglio non pronunciare alcuni nomi”. Saviano li enumera di fronte a quel pubblico e immediatamente capta la tensione che si è creata nella sala. Da allora deve vivere sotto scorta in un luogo segreto. Si è sbagliato quando ha affermato che non è pericoloso dire quei nomi. Per averlo fatto sono morti giudici, pentiti, poliziotti e giornalisti in Italia.

Sembra che
c’è molto in comune tra la Mafia, la Camorra, le banche e i mass media. Tutto funziona senza problemi finchè non vengono fuori i nomi, fino a che i criminali non sono segnalati. Allora finisce la sicurezza per Saviano e la libertà d' espressione per chi vuole scrivere nei mass media controllati dalla banca.

In Gomorra, Roberto Saviano racconta che le organizzazioni criminali napoletane finiscono per controllare i commercianti attraverso prestiti che garantiscono contanti. I commercianti li preferiscono perché il tasso d’interesse è minore di quello che si paga alle banche. Quando si indebitano aumenta la percentuale che devono dare all’organizzazione mafiosa, ma ,” i clan non sono come le banche, che si pagano il debito prendendosi tutto; loro sfruttano i beni lasciando che ci lavorino persone con esperienza che hanno perso le loro proprietà”. Alla fine
la banca può arrivare a far diventare buoni i mafiosi.

Fonte:
http://www.pascualserrano.net/noticias/bancos-espanoles-medios-de-comunicacion-y-camorra-italiana

Tradoto e segnalato per Voci Dalla Strada da
Vanesa

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