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3 novembre 2009

L'ORA DELLA SOVRANITA' ALIMENTARE

di Izaskun Sanchez Aroca

Recuperare il seme locale è molto più che un atto ambientale. E’ un gesto politico che vincola il Nord con il Sud. Si tratta di un gesto politico che collega il nord con il sud e sfida il modello neoliberista di monopolio che ha invaso la nostra alimentazione.

Guardiamo l’etichetta: mele cilene, asparagi peruviani, gamberetti dall’Ecuador, pomodori marocchini, zucche senegalesi...chilometraggio alimentare della terra da cima a fondo per raggiungere i nostri piatti. L’idea di frutta e verdura di stagione o di prodotti locali fanno parte della lista di concetti obsoleti, come ne fanno parte molte varietà orticole. Di fatto, per la FAO, il 75% delle varietà genetiche delle coltivazioni agricole sono scomparse nell’ultimo secolo. E tutto grazie ad una logica neoliberale di mercato che è entrata in pieno nel settore dell’alimentazione. Una logica di monopoli, di mono-coltivazioni che si traduce in prezzi più bassi per i consumatori dei paesi del Nord, alimenti di pessima qualità, grandi benefici per gli intermediari e le multinazionali del settore, e fame e miseria per i paesi impoveriti dove, causalmente, risiedono la maggior parte dei produttori e dei produttori di generi alimentari. Una logica che condanna il movimento contadino alla scomparsa e alla povertà. In effetti, gli ultimi dati della FAO affermano che sono 1.020 milioni le persone mal nutrite. Una cifra che peggiora con la crisi alimentare del 2008, frutto della speculazione, degli agro combustibili, e della congiuntura economica globale. Ciò che è ironico è che il 70 % delle persone che soffrono la fame sono o erano produttori di alimenti.

Il discorso ufficiale parla con allarmismo della mancanza di cibo e del bisogno di una nuova rivoluzione verde nei continenti come l’Africa (questo significa: più semi geneticamente modificati e agro-tossici) per aumentare la produttività. Una rivoluzione che favorirebbe le grandi corporazioni del settore, come la Monsanto, che aumenterebbe considerevolmente le sue entrate e che pregiudicherebbe direttamente i contadini, rendendoli più dipendenti con l’acquisto dei semi modificati ogni anno (i semi OGM si devono acquistare ogni anno, questa è una delle condizioni imposte dalle aziende come la Monsanto, NDT), inquinando la loro terra e la loro acqua e rovinando le coltivazioni tradizionali. Qualcosa che già succede in molti paesi come il Brasile o il Paraguay. Così, mentre nel 2008, il numero di famelici aumentava a 100 milioni, la Monsanto annunciava che durante l’ultimo trimestre di quell’anno i suoi guadagni si erano duplicati grazie alla vendita di pesticidi (glisofato), specialmente in America Latina, e all’aumento dei prezzi dei semi tra il 15 e il 20 %. Semi transgenici destinati alle mono-coltivazioni di soia che sarà esportata perché l’Europa alimenti il suo bestiame. Secondo i dati del Ministerio de Medio Ambiente Rural y Marino (Ministero delle Aree Rurali e Marine, NDT), solo allo stato spagnolo arrivano ogni anno circa 6 milioni di tonnellate di soia transgenica per far mangiare i polli, mucche e maiali. Una soia che nel suo luogo d’origine lascia deforestazione- circa tre milioni di ettari, che equivale alla grandezza della Galizia - inquinamento e migliaia di sfollati e profughi. Di fronte a questa situazione la risposta del movimento contadino non si sta facendo aspettare.

Sta affrontando gli Stati, gli organismi internazionali e le multinazionali, lottando per la sua sovranità alimentare. Questo è definito come il diritto dei popoli a decidere le loro politiche alimentari, produttive e distributive degli alimenti, in modo che si garantisca l’accesso ad un cibo sano, sostenibile e adeguato. Gli alimenti, quindi, restano fuori dall’esigenza dei mercati e delle multinazionali, fuori dalla speculazione. La Via Contadina, una coalizione di 148 organizzazioni creata nel 1992, è la maggior rappresentante a livello internazionale di questa lotta. Un momento centrale per questo movimento è stato il Foro Mondiale sulla Sovranità Alimentaria celebrato a Mali, nel 2007. Lì, più di 500 rappresentanti hanno presentato la dichiarazione di Nyéléni, dove reclamavano il diritto all’acqua, ai semi, alla gestione della terra.

Diritti negati

Diritti che fino ad oggi non sono garantiti in nessun paese. Neanche nello stato spagnolo, in cui il movimento contadino si trova ad affrontare, secondo Isabel Alvarez, del sindacato agrario EHNE, il problema dell’accesso alla terra, “si dà priorità alle infrastrutture e la speculazione prima che all' alimentazione locale”. L’altro grande problema, afferma Alvarez, è la “privatizzazione di tutte le nostre fonti di vita, come l’acqua o i semi”. Ma le alternative si stanno articolando, ed attraverso diversi sindacati agrari e organismi di lavoro, si sta reclamando la sovranità alimentare. Un esempio molto chiaro sono le mobilizzazioni contro le coltivazioni del mais transgenico in Spagna. Il sistema agroalimentare mondiale non è a vantaggio dei consumatori che in modo indiretto ingeriscono transgenici senza saperlo (attraverso la carne e l’allevamento industriale) e vedono scarseggiare la qualità dei loro alimenti (meno sapore, più chimici, meno varietà). Per Isabel Alvarez il loro ruolo è anche importante nella lotta per la sovranità alimentare. Di fatto, un’altra linea su cui si sta lavorando è “l’alleanza con i consumatori ed i produttori, se le persone prendono coscienza e sono capaci di vedere cosa c’è dietro un piatto di cibo, possono costituire una grande forza. Modificando le nostre abitudini di consumo giorno dopo giorno, la situazione può cambiare”.

“Dumping” nel Sud

Pratica attraverso la quale i paesi ricchi invadono, grazie alle sovvenzioni che ricevono, i mercati locali di altri paesi e affondano la loro produzione nazionale. Nel 2004, in Ghana, un chilo di pollo locale costava quasi il doppio di quello proveniente dall' UE.

La cura per l'ambiente

Lo studio più recente dell’ organizzazione internazionale Grain Cuidar, dimostra dai dati sul suolo, come l’agricoltura familiare e contadina possano contribuire ed essere un buon strumento, per combattere il cambiamento climatico, non essendo così inquinante.

Sicurezza alimentare

La sicurezza alimentare difende il diritto delle persone ad avere accesso al cibo necessario ogni giorno. Non dice nulla circa la precedenza o la forma di produzione dell’alimento e le conseguenze che questo può avere.

Fonte: http://www.diagonalperiodico.net/La-hora-de-la-sob-erania.html

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di Vanesa

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