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27 novembre 2009

IL NUOVO MERCATO: IL CAPITALISMO CERCA DI RENDERE "REDDITIZIA" LA POVERTA'

di Manuel Freytas

Il sistema capitalista non solo porta la fame, la marginalità, la mancanza di protezione sociale, le privazioni e le malattie, a mille milioni di essere umani nel pianeta, ma adesso, in più, i suoi esperti stanno studiando il modo di riciclare quella massa maggioritaria di rifiuti umani e sociali che lascia lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo in nuovi mercati con “potenzialità di sviluppo” e apici di un guadagno assicurato.


Nei parametri funzionali del sistema capitalista (stabilito come “l’unica civilizzazione”) “
il surplus di popolazione” sono le masse espulse dal circuito del consumo come emerge dalla dinamica della concentrazione della ricchezza in poche mani.

Queste masse, che si moltiplicano nelle periferie dell’ Asia, Africa e America Latina, non soddisfano gli standard del consumo basico (sopravvivenza minima) che la struttura funzionale del sistema richiede per guadagnare e creare nuovi cicli di concentrazione di attivi aziendali e fortune personali.


Inoltre, queste masse espulse dal sistema del consumo, richiedono (per dare uno schermo “compassionevole” al sistema) di una struttura “assistenzialista” composta dall' ONU e le organizzazioni internazionali che rappresentano un peso ed un “passivo indesiderabile” nei bilanci dei governi ed aziende transnazionali su scala mondiale.

Fino ad ora i poveri hanno rappresentato solo un guadagno elettorale per i politici del sistema.


Attraverso le politiche assistenziali “clientelari” i politici ottengono un mercato vincolato alla povertà. Di fatto, il sistema capitalista vigente ha industrializzato il “mercato della povertà” come strategia per ottenere voti e contenere le rivolte sociali.


Parallelamente (il Libano, Iraq, Gaza, Afghanistan, Pakistan, Sudan, Somalia, e Sri Lanka, tra gli altri) si sono diventati
teatri sperimentali dello sterminio militare in massa del “surplus di popolazione” che operano sotto la copertura operativa della “guerra contro il terrorismo”.

Fuori dall’orbita dell’ “assistenzialismo” elettorale, o di una possibile “soluzione finale” maltusiana con lo sterminio militare, la povertà, la massa mondiale della “popolazione in eccesso”, non sembra avere un luogo nei piani del capitalismo.


Per l’ ONU, con “meno dell’ 1%” dei fondi economici che i governi capitalisti centrali hanno usato per salvare il sistema finanziario globale (banche e aziende che hanno scatenato la crisi economica), si potrebbe risolvere la calamità e la sofferenza di mille di milioni di persone ( più della metà della popolazione mondiale) che sono vittime della fame su scala mondiale.


E perché non si fa? Per un motivo di fondo: I poveri, gli abbandonati, il “surplus di popolazione”, non sono un “prodotto redditizio” per il sistema capitalista.


Tuttavia, ci sono pochi esperti del sistema capitalista, che
studiano e disegnano (anche se sembra una fantasia incredibile) progetti per riciclare la povertà (la massa della “popolazione in eccesso”) in un mercato frammentato, con basso costo d'investimento.

Riciclando il “surplus di popolazione”.


In un articolo intitolato “
Il miglior modo di vendere la base della piramide”, The Wall Street Journal in spagnolo segnala che “Intorno al mondo, quattro mila milioni di persone vivono in povertà. E le compagnie occidentali stanno lottando per convertirle in clienti”.

I visionari degli affari- continua- da più di un decennio argomentano che
queste persone, conosciute come la base della piramide, conformano un immenso e poco utilizzato mercato. Alcune delle maggiori e più astute aziende hanno voluto rispondere ai bisogni primari vendendo loro dall’ acqua pulita all' elettricità.

Tuttavia, ancora una volta, gli sforzi sono scomparsi senza lasciare traccia.
Perché? Perché queste compagnie avevano una visione completamente sbagliata, afferma nel suo articolo il giornale.

Per dirlo in modo semplice, aggiunge: la base della piramide non è, in realtà, un mercato.
È vero che quei miliardi di persone a basso reddito hanno molto in comune. E non hanno adattato i loro comportamenti e risorse economiche per dare spazio ai prodotti nelle loro vite. Un mercato di consumo è nient' altro che uno stile di vita costruito intorno ad un prodotto.

Usiamo come esempio un conosciuto caso, indica l’articolo del
Journal: Negli anni 70, l’acqua in bottiglia era un’idea strana per la maggior parte degli statunitensi. Non faceva parte dello stile di vita del consumatore di quel paese. Ci sono voluti decenni perché un gran numero di consumatori accettasse l’idea di comprare qualcosa che si può ottenere gratuitamente dal rubinetto, e convertire l’acqua imbottigliata in un grande affare.

La risposta? Si chiede.
Le compagnie devono creare mercati- nuovi stili di vita- per i consumatori poveri. Devono fare in modo che l’idea di pagare per i prodotti sembri naturale, devono indurre i consumatori ad incorporare quei beni alle loro abitudini. Questo significa lavorare da vicino con le comunità locali nello sviluppo di prodotti ed aziende, per rendere l'acquisto di questi prodotti attraente per i consumatori. Le compagnie, inoltre, devono adottare una prospettiva di marketing ampia per dare ai compratori il maggior numero di motivi possibile per provare i prodotti.

Come salvare l’inerzia alla base della piramide (leggasi povertà maggioritaria)? Si chiede l’autore dell’articolo.
La tipica strategia di cercare di convincere la gente con una campagna di informazione è spesso una lotta lunga e difficile.

Invece, segnala,
le aziende dovrebbero iniziare il coinvolgimento della comunità (di "surplus di popolazione") nel processo di creare, implementare e dare forma all'affare. La sensazione di proprietà che questo comporta aiuta ad assicurare che l’interesse nel prodotto della compagnia sia ampio e sostenuto.

La tesi (incredibile e da incubo),
pubblicata nel più influente portavoce giornalistico del sionismo finanziario di Wall Street, lancia una considerazione finale: per cercare di vendere alla base della piramide, le compagnie dovrebbero inviare messaggi positivi. Invece di dire che il prodotto sarà un sollievo per le loro pene, l' azienda deve enfatizzare come il prodotto farà in modo che le loro vite saranno più piacevoli.

Ma i progetti per riciclare la povertà in merce redditizia non è solo prerogativa delle corporazioni private e dei loro “think tanks”.


Un' “opportunità per gli affari”.


In un documento pubblicato nel 2007, intitolato
“I prossimi quattro miliardi: mercato e strategia di affari alla base della piramide”, l’istituto di Risorse Mondiali e la Corporazione Internazionale delle Finanze, il ramo del Gruppo Banca Mondiale, dedicata al settore privato, avverte che il segmento della popolazione del pianeta situata alla base della piramide economica (BOP, le sue sigle in inglese) , rappresenta un potenziale mercato di circa 5000 miliardi di dollari.

Per gli esperti della Banca Mondiale il settore privato sta disattendendo la grande opportunità per gli affari che rappresentano i 4 miliardi di poveri che ci sono nel mondo.

Si tratta del primo studio di questo tipo in base a dati ottenuti attraverso le inchieste realizzate nelle famiglie di circa 110 paesi.


L’obiettivo- per i suoi autori- è di aiutare le aziende a pensare più creativamente sulla possibilità di nuovi modelli di affari che coprano le necessità dei mercati disattesi (leggasi, la massa di povertà creata dallo stesso capitalismo) e allo stesso tempo contribuire con lo sviluppo di chi ha di meno (??).


Il documento della Banca Mondiale, si occupa della massa di uomini e donne dell’ Asia, Africa, Europa dell’ Est, America Latina e i Caraibi le cui entrate sono al di sotto della linea della povertà delle società occidentali, ma che sommati rappresentano un eccellente potenziale per gli affari.


La maggior parte di quelle persone- secondo quando dice il documento- vive con meno di quattro dollari giornalieri, non hanno accesso ai servizi primari, proprietà, conti correnti o servizi finanziari.


“Riuscire a far entrare la BOP nell’economia formale deve costituire un elemento critico per qualsiasi strategia che tende a generare ricchezza e crescita “dice il documento senza arrossire”.


In tal senso, suggerisce di prestare attenzione alle necessità non soddisfatte di questo mercato come passo essenziale per aumentare il benessere, la produttività e le entrate, aiutando così le famiglie a trovare una via d’uscita dalla povertà (??).


“Considerare i poveri, che sono anche produttori e distributori di un' enorme gamma di beni, non è un atto caritatevole, ma un’opportunità di fare affari”, segnala Luis Alberto Moreno, presidente della Banca Interamericana dello Sviluppo, dando il suo granello di sabbia alla tesi del riciclaggio redditizio della povertà.


Quasi la metà della popolazione del pianeta- per l' ONU- sopravvive in uno stato di povertà o al di sotto della soglia di sopravvivenza, senza soddisfare i loro bisogni alimentari primari.


Per quell’ organismo, nel mondo ci sono più di 1.000 milioni di persone che soffre la fame, la cifra più alta della storia, ed in tutto il pianeta ci sono 3.000 milioni di mal nutriti.


Tutto indica che la “grande sfida” per i think tanks del capitalismo europeo e statunitense, consiste nel riciclare questa massa maggioritaria di rifiuto umano e sociale che lascia lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, a nuovi mercati con “potenzialità di sviluppo” e apici di guadagno assicurato.


La povertà è anch’essa redditizia, sembra essere il nuovo slogan implicito nelle proposte e progetti che gli esperti del sistema capitalista (che
genera povertà e "surplus di popolazione") che cominciano a sviluppare attraverso tesi e teorie che sembrano essere tolte da un manuale di psichiatria.

Demenza decadente o realtà?
Il capitalismo sionista prosegue la sua rotta.

Fonte:
http://www.iarnoticias.com/2009/secciones/contrainformacion/0080_pobreza_rentable_06nov09.html

Tradotto per Voci Dalla Strada da
VANESA

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