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10 giugno 2009

RIVOLTA IN AMAZZONIA

PERU'. Il governo di Alan Garcia reprime i blocchi stradali che rivendicavano i diritti indigeni sulla terra.
Il 5 giugno, la repressione della polizia contro la protesta di mille di indigeni che bloccavano la strada Belaunde, la popolazione amazzonica di Bangua, finì in una battaglia campale. La quantità di morti, tra poliziotti e manifestanti, differiscono in base alle fonti.

di Pablo Elorduy
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Cento di poliziotti hanno attaccato gli indigeni che bloccavano la strada
/Thomas Quirynen / www.catapa.be
24 agenti e 9 civili morti in base ai dati del Governo Peruviano, mentre i testimoni presenti e le organizzazioni indigene danno una cifra tra 30 e 50 civili assassinati.

Secondo alcuni testimoni, membri della Direzione delle Operazioni Speciali (DINOES) hanno sparato 8 colpi contro lo storico leader awajùn Santiago Manuin, presidente della Lotta Condorcanqui indigena. Questo assassinio ha dato inizio ad una battaglia tra gli indigeni (armati principalmente con pali e lancie) e i corpi della DINOES, che, secondo testimonianze, hanno sparato da elicotteri ai mille di manifestanti.



Fino al 5 giugno, la popolazione di questa zona al nordest del paese aveva alle spalle 50 giorni di stato d’assedio, una circostanza che nelle parole di Victoria Tauli, presidentessa del Foro Permanente per le Questioni Indigine delle Nazioni Unite, stava dando luogo “alla sospensione delle libertà personali e politiche dei popoli indigene nella regione amazzoniche, la criminalizzazione dei leader indigeni e dei difensori dei diritti umani e la crescente militarizzazione dei territori indigeni”. Attraverso Elisa Canqui, vicepresindentessa di questo stesso Foro, l' ONU ha dichiarato la sua costernazione “di fronte a questa nuova azione del Governo di Alan Garcia”.

Da parte sua, il presidente peruviano ha dato la responsabilità alla Associazione Interetnica dello Sviluppo della Selva Peruviana (Aidesep) che ha accusato di “giocare alla rivoluzione” ed ha vincolato questo gruppo a Sendero Luminoso. Nonostante, le richieste indigene di difendere il territorio che sono all'origine delle proteste, sono sostenute da organismi come l’ Organizzazione Mondiale del Lavoro (OIT) che nel suo convegno 169 riconosce i diritti degli indigeni ad essere consultati e rispettati, e dalla Dichiarazione Dei Diritti dei Popoli Indigeni della'Onu, firmata dal Governo peruviano, che obbliga a garantire il massimo rispetto dei diritti degli indigeni sulle terre tradizionali, territori e risorse.

Danno anche sostegno alle loro esigenze i dictact della Commissione della Costituzione e della Difesa del Popolo che sollecitano la deroga di alcuni dei decreti legislativi del Trattato del Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti.

La protesta è arrivata ore dopo che il Congresso tornasse a ritardare la deroga delle modifiche nella Legge Forestale e della Fauna Silvestre, la Legge di Risorse Idriche e altri decreti grazie ai quali il Governo pretende approppriarsi di zone minerarie e petroliere nel territorio indigeno in virtù dell’ “ interesse nazionale”.

In base ai dati del Partito Socialista Rivoluzionario del Perù, la vendita a transnazionali di lotti di terra per lo sfruttamento del petrolio, del gas e dei monocoltivazioni di biocombustibili e transgenici, salgonoono a 44 milioni di ettari, che rappresentano il 68% del territorio amazzonico. Lo stesso Alan Garcia, in un articolo intitolato Il cane dell' ortolano pubblicato nel 2007, difendeva l’espropriazione delle terre indigene: “Affinchè ci sia investimento è necessario che ci sia una proprietà sicura, ma siamo caduti nell’inganno di consegnare piccoli lotti di terreni a famiglie povere che non hanno un centesimo da investire”. Bartolomè Clavero, membro del Foro Permanente Per le Questioni Indigene dell' Onu, spiega che “per la supremazia “criolla” si sa che è solo uno spreco come gli indigeni manneggiano i propri territori e risorse”, qualcosa che trasforma quello che succede a Bagua “in un massacro annunciato e non si sa se anche cercato”.

Testimoni presidenziali hanno denunciato che la DINOES stava vietando l’assistenza a feriti e che si raccogliessero i cadaveri da parte dei loro familiari. In base ad altri racconti, i militari avrebbero sequestrato i feriti negli ospedali e introdotto cadaveri di manifestanti in sacchi neri per buttarli nel fiume Marañòn. Inoltre, non si sa dove si trova il presidente dell’Aidesep, Alberto Pinzango, lo stesso 5 giugno, aveva denunciato manovre della polizia contro di lui. Per il Governo di Garcia, Pizango sarebbe fuggito in Bolivia chiedendo asilo politico, anche se l’AIDESEP ha comunicato che si trova come clandestino a Lima.

Dopo la sparizione di Pizango, i rappresentanti indigeni hanno chiamato alla calma i loro sostenitori. Da parte sua, il Governo ha dichiarato lo Stato D’emergenza e il divieto di uscire dalle 3 del pomeriggio alle 6 del mattino a Bagua e Utcubamba. A Lima, mille persone hanno manifestato contro il Governo che ritengono responsabile del massacro, e per esigere le deroga dei decreti legislativi del TLC. La polizia di Lima ha usato dei gas lacrimogeni per soffocare quella marcia pacifica.

Fonte: http://www.diagonalperiodico.net/spip.php?article8203

Cliccando sul link della fonte, alla fine dell'articolo potere visionare una galleria di immagini del massacro, immagini sconvolgenti...

Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

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