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20 maggio 2009

MENTRE LA BANCA MONDIALE AFFAMA I PAESI POVERI, A CUBA FIORISCONO LE COLTIVAZIONI URBANE

Il capitalismo mondiale uccide con la fame i paesi poveri come risultato di tre decenni di globalizzazione neoliberale degli alimenti nel mondo, mentre la Banca Mondiale continua ad applicare ricette che aumentano la fame invece di risolvere il problema. L’eccezione è Cuba, che ha fatto fronte alla necessità dell' aumento di alimenti a causa della distruzione degli uragani , con nuovi giardini alimentari urbani. Il sistema alimentare mondiale vive una fusione strutturale come risultato dei tre decenni di globalizzazione neo-liberale del mercato degli alimenti del mondo, in base ad un articolo pubblicato su www.Grain.org . La speculazione nel mercato delle materie prime influisce sul prezzo del grano, così come succede con il prezzo del greggio: l’unica differenza è che la gente deve mangiare, costi quel che costi.
I paesi più poveri del mondo sono stati costretti ad aprire il loro mercato e terre al commercio agricolo mondiale, agli speculatori e alle esportazioni alimentari sovvenzionate dai paesi ricchi. Oggi, più del 70% dei cosi detti paesi “ in via di sviluppo” sono importatori netti di alimenti.

Il prezzo del grano è salito più del 130% nel 2007/08; mentre il riso ha duplicato il suo prezzo in Asia nei primi tre mesi del 2008. Il Programma Mondiale Alimentare dell’Onu, calcola che gli aumenti recenti dei prezzi rappresentano che oltre 100 milioni di persone non potranno mai più permettersi di mangiare adeguatamente. 1

La Banca Mondiale sottomette i paesi poveri con la fame.
Mentre al crisi economica globale colpisce gli stessi Stati Uniti, le nazioni povere (chiamate “paesi in via di sviluppo”) ricevono colpi molto più duri, in gran parte dovuti alle imposizioni della Banca Mondiale. Nel suo dossier sullo Sviluppo Mondiale 2008, la banca ha riconosciuto che le sue politiche commerciali mettono in una situazione di fame a molti dei paesi poveri, richiedendo loro l'eliminazione delle tariffe di importazione e di ridurre il ruolo degli investimenti pubblici in agricoltura e nella gestione delle risorse.

I prestiti che continuano ad imporre come “ aggiustamenti strutturali” come traiettorie verso lo sviluppo economico invece di trasformare questi paesi in esportatori agricoli li rendono sempre più dipendenti delle importazioni del cibo nell' estrema volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari. Il Salvador, ad esempio, era un esportatore netto di riso 20 anni fa, ma adesso importa dal 75 al 80% di quello che consuma.

In Honduras, 23.000 coltivatori di riso sono usciti dall'attività dopo che il governo ha liberalizzato le tariffe. Le fattorie dell’Honduras forniscono, adesso, il 17% della domanda nazionale di riso, molto al di sotto di quello del 90% che serve per il proprio fabbisogno e che esisteva prima di applicare adeguamenti strutturali ordinato dalla Banca Mondiale, mentre nel 2007 e 2008 i prezzi delle materie prime dei mangimi sono aumentati del mondo 82% nel mondo.

La Banca Mondiale “ ha dato consigli costantemente incorretti”, ha detto Josè Rams-Horta, presidente del Timore Orientale e premio Nobel per la pace nel 1996. “Il suo consiglio che comprare all’estero è meglio che produrre (internamente) ha dato questo risultato”. 2

Cuba si alimenta con coltivazioni urbane.
Dopo il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991, Cuba ha coltivato migliaia di giardini urbani per sostituire i volumi di cibo importato. Come conseguenza dei tre uragani che hanno distrutto più del 30 % del raccolto delle fattorie di Cuba, il paese è ritornato alle coltivazioni urbane per alimentare la sua gente.

Il 15% del cibo nel mondo si sta producendo in zone urbane, una pratica che ci si augura cresca al ritmo degli aumenti dei prezzi, mentre crescono le popolazioni cittadine e aumentano le preoccupazioni ambientali.

I giardini urbani sono fioriti a Cuba in territori vuoti, accanto a parcheggi e anche sui tetti della città. Sono passati da un piano militare per l’autosufficienza dell’isola in caso di guerra e si sono sviluppati come un modello mondiale per la sovranità alimentare e la sua sostenibilità.

Le coltivazioni urbane si sono dimostrate totalmente popolari, occupando 35.000 ettari di terra attraverso il territorio insulare Caraibico. I giardini vendono la loro produzione direttamente alla comunità, e sono anche immuni ai cambi dei prezzi del combustibile e del trasporto e , per necessità, aumentano i loro raccolti organici. A settembre del 2008, il governo ha cominciato ad affittare terre di proprietà dello Stato a contadini e cooperative. 3

Note:
1) Ricerca di Leora Johnson e Natalie Dale “Making a Killing From Hunger”, publicato originariamente in grain.org, aprile 2008 (http://www.grain.org/articles/?id=39).
2) Ricerca di Victoria Masucci Valutazioni di Roberto Girling, Professore di business “World Bank’s ‘Wrong Advice’ Left Silos Empty in Poor Countries” Alison Fitzgerald e Helen Murphy, Bloomberg, 10.12.2009 http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601086&sid=aSueX0nYxMrg#
3) Studente ricercatore: Caitlin Ruxton / Valutatore Accademico: Chip McAuley “In Eat Local Movement, Cuba is Years Ahead”, Esteban Israel, Reuters, 12.16.08

*) Riassunti di storie giornalistiche occultate da gran parte della stampa degli Usa e del mondo, scelte tra centinaia di notizie studiate dal Progetto Censurato dell’Università di Sonoma State della California per la selezione finale di 25 storie importanti che si pubblicano nell’annuario Censored 2009/2010.



Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

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