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6 maggio 2009

ISRAELE AUMENTA LA PRESSIONE SU GAZA CON NUOVI BOMBARDAMENTI

Gli abitanti di Rafah si sono svegliati ieri in un clima teso di fronte alla possibilità, dopo confermata, che militari israeliani ricominciassero ad attaccare con la scusa di distruggere dei tunnel da dove, affermano, vengono introdotte armi da contrabbando.

Questi sottopassaggi clandestini vengono utilizzati generalmente dai palestinesi per introdurre merce ed evadere al blocco imposto da quasi due anni da Israele, all’enclave con la chiusura degli incroci terrestri e restrizioni alla navigazione in acque giurisdizionali.
Sia l’aggressione di venerdì pomeriggio, che ha ferito 3 persone, sia quella di ieri sono state giustificate dal comando castrista sionista come risposta a spari con missili delle milizie palestinesi contro il territorio di Israele.

Combattenti dei Comitati di Resistenza Popolare hanno rivendicato l'esplosione di tre bombe da mortaio contro una pattuglia delle forze speciali israeliane a Negev, senza causare vittime o danni materiali. Portavoci israeliane hanno confermato, da parte loro, che due proiettili hanno avuto un impatto in un’area non abitata del sud, anche se hanno evitato di precisare che l’attacco palestinese è stato la risposta da parte della resistenza ai bombardamenti di venerdì scorso.


La resistenza nella frangia costiera ha sopportato 22 giorni di devastanti bombardamenti israeliani durante l’aggressione dello scorso dicembre e gennaio, quando sono morte più di 1.400 persone e risultarono ferite circa 5.300 , la maggior parte civili.

Sebbene è stata riportata una diminuzione negli attacchi dopo l’inizio dell’anno, gli israeliani hanno effettuato varie incursioni violente via aerea su questo territorio per uccidere leader di gruppi armati e rendere inagibili vari tunnel a Rafah.

In questo contesto, l’unico primo ministro scelto dai palestinesi alle urne, Ismail Haniyed, ha parlato ai giornalisti dopo la preghiera del venerdì. Ha richiamato al dialogo inter-palestinese e ha dato contro gli intenti del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmud Abbas, di formare un nuovo Esecutivo in Cisjordiana.

Haniyeh ha avuto anche parole dure contro il blocco che patisce Gaza, ricordando che è “continuo” e che, di fatto, impedisce ai palestinesi di ricostruire le loro case, scuole e ospedali, distrutti dai selvaggi attacchi di dicembre e gennaio. Per questo, ha richiamato a fermare il blocco, aprire le frontiere e permettere l’arrivo di materiali e di risorse economiche promessi per la ricostruzione di ciò che è stato distrutto dai sionisti.

Ieri, dirigenti di Hamas hanno chiesto ai governanti egizi di facilitare l’entrata a Gaza della carovana della Speranza, Hope, un’iniziativa dei movimenti sociali europei contro il blocco, che coordina il movimento Free Gaza.

Cinque viaggi.
Il Movimento Free Gaza torna a sfidare il blocco illegale con una piccola flotta che partirà verso Gaza questo mese. Da agosto dell’anno scorso, questo gruppo ha concluso con successo cinque viaggi a Gaza. “Se i nostri governi non agiscono, noi dobbiamo alzarci”, affermano


Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

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