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3 aprile 2009

I FUNERALI DEL NEOLIBERISMO

Di Alfredo Jalife-Rahme

Dalla City, capitale del paese che ha inventato e implementato fino alle sue ultime letali conseguenze il neoliberismo finanziario globale, Martin Wof, un tempo fanatico della globalizzazione e editore della pagina economia del Finacial Times, il giornale portavoce del modello depretatore screditato e sconsasacrato, formula le esequie del paradigma che ha governato senza senso il mondo durante tre decenni (in realtà, è stato dal 1991, data del collasso della Russi che ha dato piede all'unitaralismo finanziario globale della doppietta anglosassone).
Wolf (The Financial Times, 8/3/09) apologista incallito del neoliberismo globale (ha pubblicato un libro: Perchè funzionaa la globalizzazione?, Yale University Press,2004), precisamente quando il modello era slittato, commenta "i semi della sua propria distruzione" il neoliberismo: "un altro dio ideologico è caduto."
In base al nostro giudizio, il problema è quello di collocare correttamente la data delle esequie del cadavere del modello neoliberale, che potrebbe essere stato nel 1997 ( bancarotta del LTCM); nel 2000 (salita al potere del bushismo unilaterale); nel 2001 (montaggio hollywoodense dell' 11/09); marzo del 2004 (quando il British Petroleum ha detto che che gli eserciti della doppietta angosassone non potevano controllare i pletorici giacimenti degli idrocarburi in Iraq), o il 15 settembre del 2008 ("default" di Lehman Brothers).
Cosa importa: nel lasso di tempo dei recenti 12 anni, il modello neoliberale globale clinicamente era morto, realtà tetrica che si negava di ammettere, nonostante la sua putrefazione universale, ai finanzieri forensi della City e di Wall Street.
Wolf esercita la funzione del patologo anatomista che cerca di scoprire le cause della morte del cadavere puzzolente.
Si potrebbe aggiungere che un lasso tra un minimo di 6 anni e un massimo di 17 anni, il capitalismo neoliberale è caduto dietro il "socialismo rivoluzionario", come lo chiama Wolf.
Cosa non abbiamo visto durante un secolo con la morte di 4 ideologie, per non dire di teologie, totalitarie: il fascismo, il nazismo, il comunismo e adesso il neoliberismo globale.
Definitivamente noi umani (di)pendiamo da un filo molto fragile per sopravvivere in mezzo ai totalitarismi teologici della storia.
Wolf afferma che "i presupposti che governarono le politiche durante ed oltre 3 decenni, velocemente (sic) sono in caduta, come il socialismo rivoluzionario" quando "i governi iniettano milioni di milioni di dollari, euro e sterline per intentare di riscattare i suoi sistemi finanziario." E cosa succederebbe se si ritornasse il "socialismo rivoluzionario?.
Con un ritardo di quasi tre decenni, Wolf si affonda sulla iugulare di Alan Greenspan, il colpevole favorito, che è stato collocato nel bluff universale per avere aiutato e /o tollerato la più grande crisi finanziaria dell'umanità: "alunno di Ayn Rand (nota: la teologa esoterica dell'individualismo misantropo) e principale banchiere internazionale centrale dell'epoca, chi ha confessato nella sua testimonianza di fronte al Congresso, lo scorso ottobre, che si trova in uno "stato di schock e incredulità" dovuto al fallimento dell'autointeresse (sic) delle istituzioni del credito per proteggere il capitale degli azionisti."
Ripete ciò che è risaputo sull'inizio del modello neoliberale globale con la salita al potere di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e Ronald Reagan negli Usa, in mezzo ai "cambiamenti" in Cina e India che si sono capovolte per il "mercato", quello che nel suo insieme marcava "la morte della pianificazione centrale", che ha portato al suo parossismo con la caduta del comunismo sovietico "tra il 1989 e 1991". Questo è molto discutibile, dato che in Cina e in India, più che deregolamentarsi alla maniera psicotica anglosassone, si sono orientati verso "economie regolate dal libero mercato" ( sui generis del vecchio "PRI rivoluzionario", anteriore al deviato neoliberale che è iniziato con De La Madrid Hurtado e che hanno continuato Salinas e Zedillo: i tre criptopanisti).
I lavoratori montano protezioni al monumento commemorativo della Prima Guerra Mondiale, ieri di fronte alla Banca d'Inghilterra, nel distretto finanziario di Londra, prevedendo che le proteste programmate contro il G-20, questo giovedì, diventino violente.
Dice che "l'impatto della crisi sarà particolarmente severo nei paesi emergenti" e accetta che in mezzo ad "una immensa (sic) crisi finanziaria globale e del crollo sincronizzato nell'attività economica, il mondo sta cambiando di nuovo." Se, come si dice, "il sistema finanziario è il cervello dell'economia del mercato", allora, il capitalismo anglosassone si trova completamente decerebrato.
Confessa la sua deriva mentale : "è impossibile in questo punto d'inflessione sapere dove andiamo". Non si rende conto che il mondo vola verso la de-globalizzazione, alla regionalizzazione nazionalista e al neoprotezionismo patriotico, come abbiamo sostenuto nei nostri libri premonitori. (La fine di una era. Turbolenze nella globalizzazione, Editorial del Zorzal, Buenos Aires, 2007, e verso la deglobalizzazione, Editore Jorale,2007) anticipando lo tsunami finanziario globale.
Argomenta che "la combinazione del collasso(sic) finanziario nelle sua immensa (sic) recessione, se non succede qualcosa di peggio(leggasi:la grande depressione), sicuramente(sic) cambierà il mondo. La legettimità (sic) del mercato sarà debilitata. La credibilità (sic) degli Usa sarà dannosa. L'autorità della Cina aumenterà. La globalizzazione stessa può andare a picco. Questi sono i tempi delle rivolte."
Contempla la probabilità della "deglobalizzazione" e una maggiore regolamentazione, e confessa, molto fuori tempo, che "l' era della globalizzazione conteneva i semi della sua propria distruzione" per iniziare un'analisi forense che sosteniamo da oltre un decennio nel libro esaurito: Il lato oscuro della globalizazzione: post-globalizzazione e balcanizzazione, Editore Cadmo & Europa,200.
Wolf argomenta che "il mondo degli scorsi tre decenni di liberalizzazione finanziaria è finito", ma che , "a differenza degli anni 30, non esiste un'alternativa credibile alla economia del mercato." Qui non siamo d'accordo con il fallito teologo del neoliberismo globale: nella geopolitica si è generato un pareggio tra Usa e Russia, mentre nel campo geoeconomico il BRIC( Brasile,Russia,India e Cina) una salita, a discapito del G-7.
Il grave problema è nel centrismo del dollaro al quale si è aggrappato la doppietta anglosassone come il suo ultimo circolo di difesa per mantenere la sua egemonia globale. Assistiamo al grande paradosso del dollaro: una divisa praticamente senza valore, ma ancora molto funzionale, quando le altre divise del BRIC e delle regioni dell'economia emergente (Sudamerica, le potenze petrolifere del Golfo Persico, e il sud est asiatico) non sono competitive nè contano su divise sostituibili fino ad adesso.
Ancora di più: nel suo recente bollettino, GEAB (numero 33) di LEAP/Europe 2020, espone persuasivamente la guerra di divise che si sta scenificando nel quadro dell 'incontro del G-20 a Londra, quando l'asse anglosassone ha dichiarato guerra all'Euro.

Fonte: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=83253&titular=las-exequias-del-neoliberalismo-global-

Tradotto per Voci Dalla Strada da Vanesa

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