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23 aprile 2009

GLOSSARIO DEL DISINCANTO

di Naomi Klein
Non tutto va a meraviglia nell' Obamafanland, e non è molto chiaro a cosa può essere dovuto il cambio di umore. Forse è dovuto all'aroma stantio che emana l'ultimo riscatto bancario realizzato dal Dipartimento del Tesoro. O alla notizia che il principale assessore economico del presidente, Larry Summers, ha vinto milioni di dollari con le stesse banche e fondi di alto rischio di Wall Street che adesso protegge con una nuova regolamentazione. O forse è iniziato prima, con il silenzio di Obama durante l'attacco di Israele a Gaza.
Qualunque sia la goccia che ha riempito il bicchiere, un numero crescente di entusiasti sostenitori di Obama sta cominciando ad intravedere la possibilità che il loro uomo, in realtà, non salverà il mondo, per quanto sia grande la speranza che poniamo in questo.
Che, dopo tutto, è una buona cosa. Se la cultura dei superfans che ha portato Obama al potere si deve trasformare in un movimento politico indipendente con una forza sufficiente per produrre programmi capaci di far fronte all'attuale crisi, dovremmo tutti, smetterla con la speranza e cominciare a fare delle domande.
Nonostante ciò, un primo passo consiste nel comprendere questa terra di nessuno nella quale si trovano molti movimenti progressisti statunitensi. Per farlo, abbiamo bisogno di una serie di nuove parole, specifiche per questo momento di Obama. Qui ce ne sono parecchie.


Risacca della speranza. Allo stesso modo dell'altra, la risacca della speranza proviene dall'eccesso di qualche sostanza che in un determinato momento aveva un buon sapore, ma che in fin dei conti non era molto salubre e che ha portato a sentimenti di rimorso e anche di vergogna. Frasi tipo: "Quando ho sentito il discorso economico di Obama il cuore mi si è strappato ma più tardi, quando ho cercato di raccontare a qualche amico i piani del presidente sui milioni di licenziamenti e le esecuzioni ipotecarie, mi sono reso conto che non avevo nulla da dire. Ho una risacca di speranza".

Montagna russa della speranza. Come le altre montagne russe, questa descrive le emozionanti salite e discese dell'era di Obama, i giri che portano dall' allegria di avere un presidente che promuove l'educazione sul sesso sicuro allo scoraggiamento nel vedere che ha eliminato la possibilità di realizzare un sistema unico di pagamento per la salute, proprio in un momento in cui esso potrebbe diventare una realtà. Frasi tipo: "Sono rimasto shoccato quando Obama ha detto che avrebbe chiuso Guantanamo, ma adesso vogliono assicurarsi che i prigionieri di Bagram non godano di nessun diritto. Fermate questa montagna russa voglio scendere!"

Nostalgia della speranza. Come in quella normale, la gente colpita dalla nostalgia della speranza è intensamente nostalgica. Sente la mancanza della spinta dell'ottimismo della campagna elettorale e continua a cercare di tornare a catturare quel caldo e speranzoso sentimento; generalmente, per questo usa l'esagerazione del significato di azioni decenti relativamente lievi fatte da Obama. Frase tipo: "Mi sentivo veramente toccato dalla nostalgia della speranza per la scalata in Afghanistan, ma poi ho visto un video di YouTube di Michelle nel suo giardino biologico e sentivo come inaugurazione di un giorno tutto nuovo. Ma qualche ora più tardi, quando sono venuto a sapere che il governo di Obama avrebbe boicottato un'importante conferenza delle Nazioni Uniti sul razzismo, la nostalgia della speranza è ritornata con tutta la sua forza. Così mi sono dedicato a guardare le foto di Michelle vestita con abiti disegnati da sarti indipendenti di diverse origini etniche. Questo mi ha aiutato un po'."

Appesi alla speranza. Man mano che retrocede la speranza, l'appeso alla speranza, come appeso alla droga, vive nel raccoglimento, intentando qualsiasi cosa per allontanarsi dalla sostanza in questione. (trattasi di uno stato relazionato con la nostalgia della speranza, ma ancora più grave e che colpisce soprattutto i maschi di mezza età). Frase tipo: "Joe mi ha detto che è convinto che Obama ha messo Summers deliberatamente in tutto questo perchè sbagli col piano di salvataggio bancario, e questo darebbe a Obama la scusa di cui aveva bisogno per fare quello che veramente vuole fare: nazionalizzare le banche e trasformarle in cooperative di credito. E' veramente appeso (alla speranza) questo Joe".

Speranza distrutta. Come l'amante che ha il cuore distrutto, la fan di Obama non è arrabbiata con la speranza distrutta, ma terribilmente triste. Ha proiettato nel suo idolo una serie di poteri messianici e adesso è sconsolata nel suo disincanto. Frase tipo: "Credevo sinceramente che Obama ci avrebbe obbligato, finalmente, ad affrontare l'eredità della schiavitù di questo paese, e ad iniziare un seri dibattito nazionale sulla questione della razza. Ma, adesso, risulta che non menziona mai questo argomento e sta usando argomenti legali abbastanza contorti per non affrontare neanche i crimini durante l'epoca di Bush. Ogni volta lo sento dire: "andiamo avanti" mi distrugge la speranza nuovamente."

Regressione della speranza. Come ogni una battuta d'arresto, la speranza regredita è un cambio di direzione di 180° di tutto quello che è relazionato con Obama. Chi soffre di questo dolore sono stati nel loro giorno gli evangelisti più appassionati ad Obama, e adesso sono i suoi più ferventi critici. Frase tipo: "Almeno, con Bush tutti sapevamo che era un cretino. Adesso abbiamo le stesse guerre, le stessi carceri senza leggi, la stessa corruzione in Washington, ma siamo tutti così matti come quei personaggi di The Stepford Wives. Eco qui una regressione della speranza".

Nel tentativo di dare un nome a questi disturbi della speranza, mi domando cosa direbbe il recentemente defunto Studs Terkel circa la nostra risacca della speranza. Senza dubbio ci avrebbe raccomandato di non cedere allo scoraggiamento. Poco tempo fa ho preso uno dei suoi libri, Hope Dies Last (la speranza è l'ultima a morire), e senza andare molto lontana: il libro comincia con queste parole: "La speranza non è mai caduta da sopra, è sempre sorta dal basso".
Questo dice tutto. L'appello alla speranza è stato uno slogan stupendo per un candidato alla presidenza che non era tra i favoriti. Ma come posizione del presidente del paese più potente sulla terra, è pericolosamente diverso. Il compito che abbiamo man mano che si va avanti (come piace dire a Obama) non è quello di abbandonare la speranza, ma di trovare luoghi più appropriati per essa: fabbriche, quartieri e scuole, luoghi dove le tattiche dei sit-ins e le occupazioni, stanno vivendo un risorgimento.
Il politologo Sam Gindin scriveva che da un pò di tempo il movimento operaio può solo difendere lo status quo. Può esigere, per esempio, che le fabbriche di automobili che sono state chiuse si trasformino in future fabbriche verdi, nelle quali possano costruirsi veicoli di trasporto pubblico basati su un sistema di energia rinnovabile. Gidin scrive: "Essere realista implica ritirare la speranza dai discorsi e metterla in mano ai lavoratori."
E questo mi porta all'ultima parola di questo glossario:
Speranza dalla base. Frase tipo: "E' ora di smettere di credere che la speranza ci venga tramandata e cominciare ad spingerla da giù, dalla base"

Fonte: http://www.naomiklein.org/articles/2009/04/lexicon-disappointment

Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

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