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19 marzo 2009

UE: CAMBIALE ISLANDESE PER ELUDERE I "NO" REFERENDARI


di Maurizio De Santis

Quindi ci siamo. Olli Rehn, commissario preposto all'allargamento dell'Unione europea, s'è detto pronto ad organizzare una procedura d'adesione rapida, per l'isola attraversata da una crisi economica e finanziaria senza precedenti.
La notizia è stata annunciata dal portavoce del commissario, la sig.ra Krisztina Nagy.
La situazione particolare dell' Islanda, fino a poco fa acclamata per il suo miracolo economico, membro dello Spazio economico europeo, sarebbe facilitata dal fatto che una grande parte della sua legislazione è già armonizzata con quella UE.
Va tuttavia detto che, a livello politico, non è affatto detto che l'Islanda chieda di raggiungere l'Unione europea. Difatti, non bastasse il disastro economico e finanziario, il panorama politico del paese è alquanto sconfortante. Dopo le dimissioni del primo ministro, l’intero arco costituzionale si è trovato diviso sul paventato progetto di adesione.
Ricordo che le maggiori perplessità degli islandesi erano di carattere squisitamente economico, per lo più legate al timore di vedersi imporre quote di pesca troppo restrittive da parte dell’Ue.
Ma tali riserve appaiono oggi piuttosto anacronistiche.
Nel frattempo, infatti, la corona è crollata a seguito del fallimento del sistema finanziario del paese. Già lo scorso mese di ottobre, La banca centrale islandese aveva alzato intanto il costo del denaro di 6 punti percentuali, portandolo al vertiginoso livello del 18%, il più alto in Europa
E pensare che, come già accennato, nel 2007, l'Islanda era stata classificata quale nazione più sviluppata nell'Indice di Sviluppo Umano dell'ONU.
I recenti fatti ci dimostrano che la straordinaria ricchezza islandese era stata costruita sul nulla della bolla mondiale del credito.
Lo scoppio di questa bolla e la conseguente contrazione del credito, hanno generato una vera e propria catastrofe finanziaria che ha posto la parola “fine” alla fiaba islandese.
Forse, quattro cifre potrebbero aiutare a comprendere la situazione che l’UE andrebbe a caricarsi sul già oberato groppone: il collasso delle banche islandesi, maturato tra settembre ed ottobre dell'anno scorso, ha generato l'incredibile debito di 14 miliardi di Euro. Cifra che, rapportata all’Italia farebbe sorridere, ma commisurata ad una popolazione di 320.000 abitanti (diciamo mezza Firenze) assume una sfumatura differente. In pratica equivale a sei volte il PIL annuale islandese!
Il debito estero (quello appostato in partite da corrispondere nel breve periodo), ammonta a 15 volte il valore posseduto dalla Banca Centrale Islandese in valute estere alla fine del 2007, o in altri termini, al 200% del PIL.
Ora, è evidente che l'isola dovrebbe riequilibrare il proprio sistema finanziario e stabilizzare la valuta prima del di sperare di soddisfare i criteri d' adozione della moneta europea.
La questione dovrebbe in tutti i casi occupare i dibattiti in occasione della campagna per le elezioni previste in maggio prossimo.
Ma, per modificare la costituzione in Islanda, occorre sciogliere il Parlamento ed indire, contestualmente, nuove elezioni. Queste elezioni, che dovrebbero avere luogo in aprile, permetterebbero al popolo islandese di esprimersi non soltanto su un nuovo governo, ma anche sul desiderio, o no, di entrare nell’Ue.
Complicato, ma non impercorribile.
I vari rovesci referendari di Bruxelles, in termini di accettazione della Costituzione, hanno indotto la corrente europeista ad accettare di buon grado la “cambiale” islandese. Soprattutto quando si è intuito che questo invito potesse risultare politicamente vantaggioso.
Difatti, mentre la procedura di adesione all'UE della Croazia si è impantanata, Bruxelles ha iniziato a caldeggiare l'adesione dell'Islanda.
Perché?
Perché la candidatura del paese artico permetterebbe a Bruxelles di modificare il Trattato di Lisbona, in attesa di ottenere un risultato positiva al secondo referendum irlandese, previsto per ottobre.
Quindi, nonostante il fatto che l'economia dell'Islanda sia stata danneggiata da un tracollo finanziario di proporzioni bibliche, l'UE non annovera il paese artico nel club dei paesi poveri.
D’altronde, per Olli Rehn tutto è chiarissimo: Si. Il paese attraversa un periodo difficile, ma possiede molte ricchezze naturali ed è, senza dubbio, un paese di cultura spiccatamente europea, con una base democratica molto solida.
Olli Rehn dev’essere stato discepolo del sublime Dalai Lama. Proprio quello che disse: “dobbiamo imparare bene le regole, in modo da infrangerle nel modo giusto”.

Fonte: http://www.giustiziagiusta.info/

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