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11 marzo 2009

IL NUCLEO DELL'IGNORANZA...

di Monia Benini

1987: il 65% degli italiani va a votare per 3 referendum che prevedono:

*la cancellazione dell'intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare;

*l’abrogazione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza sul proprio territorio di centrali nucleari;

*l’esclusione della possibilità per l'Enel (allora unico ente per l’energia elettrica, di proprietà statale) di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero.

I primi due quesiti ottengono il consenso di circa l’80% dei votanti; per l’ultimo si esprime a favore il 71% degli elettori.

2008: il Governo calpesta la volontà espressa nell’87 dagli Italiani, rendendolo carta straccia e violando la Costituzione laddove riconosce la sovranità ai cittadini.

2009: il Primo Ministro italiano sigla con la Francia un accordo palesemente fuori legge.

Giorno dopo giorno si susseguono sondaggi relativi all’opinione italiana in merito al ritorno al nucleare, mentre i media profondono i loro sforzi nello spaccio delle “verità di stato” necessarie: il nucleare è necessario; il nucleare è sicuro; il nucleare renderà autonoma l’Italia dal punto di vista energetico; tutti paesi stanno investendo nel nucleare, mentre solo l’Italia resta al palo, ecc... Così, siccome la propaganda televisiva, per gli Italiani anestetizzati, è “la realtà”, si assiste ad un’esplosione di consenso (per cosa o per chi?).

Vediamo di chiarire alcuni punti:

  1. L’energia nucleare è necessaria per poter garantire al nostro paese una maggiore indipendenza energetica.
    L’Italia, così come gli atri paesi europei, non possiede riserve significative di uranio. Se anche le avesse, immaginando di poter produrre con il nucleare tutta l’elettricità, potrebbe soddisfare circa un quarto del proprio fabbisogno energetico: i restanti tre quarti degli attuali consumi energetici sono infatti costituiti da combustibili, non generabili con le centrali nucleari.
  2. Le impennate del costo del petrolio vengono contrastate dal nucleare.
    Il petrolio serve per derivarne prodotti chimici e soprattutto per produrre combustibili liquidi per i trasporti, mentre l’energia nucleare è unicamente elettricità. Ad esempio, la Francia che produce il 78% dell’elettricità che consuma per via nucleare, utilizza più petrolio dell’Italia, che, pur avendo una popolazione simile, non ha centrali nucleari.
  3. L’Italia è costretta ad importare energia elettrica dalla Francia con prezzi elevatissimi.
    Il problema non è nostro: è un’esigenza dei Francesi. Le centrali nucleari devono funzionare a ciclo continuo e di notte, quando la domanda è minore, il sistema elettrico d’oltralpe ha la necessità tecnica - per garantire la propria stabilità - di smistare elettricità ai Paesi confinanti. Si tratta di una vendita a prezzi molto bassi, estremamente gradita dalle società energetiche italiane.
  4. Le centrali a fissione di nuova generazione e la fusione nucleare risolveranno presto e per sempre il problema energetico.
    La fattibilità e la convenienza economica delle centrali nucleari di quarta generazione sono ancora da dimostrare: nella migliore delle ipotesi, se ne prevede la commercializzazione fra 30-40 anni.
  5. Tutti gli altri Paesi investono nel nucleare; solo l’Italia resta a guardare, lasciandosi sfuggire un approvvigionamento energetico sicuro e conveniente.
    Da vent’anni il numero di centrali nel mondo è stabile (circa 440 impianti), e la stragrande maggioranza è costituita da vecchie centrali di seconda generazione (tipo Chernobyl e Three Mile Island). Il tempo di ritorno (ovvero il cosiddetto payback time, il tempo che occorrre all’impianto per restituire l’energia che è stata necessaria per costruirlo) è piuttosto lungo: alcuni ricercatori australiani hanno dimostrato che, con le tecnologie attualmente più avanzate nel loro paese, occorrerebbero ben 7 anni per il pareggio. Nella stessa Australia, dove sono localizzati i maggiori giacimenti di uranio al mondo, non è mai stato costruito alcun impianto nucleare. Per il funzionamento standard annuale di una centrale nucleare servono 160.000 tonnellate di materiale, che andrà riprocessato, in modo da poterne ricavare le 160 tonellate di uranio necessarie. Le 159.840 tonnellate di scarto saranno impregnate di prodotti chimici utilizzati per il riprocessamento e conterranno ovviamente isotopi radioattivi. Il costo dell’uranio e del plutonio, fonti esauribili, ha subito una notevole impennata, rendendo tutt’altro che economico l’approviggionamento. La pericolosità di queste sostanze è molto elevata: ad esempio, basta inalare meno di un milionesimo di grammo di plutonio per sviluppare un cancro al polmone.
  6. Le scorie degli impianti non costituiscono un problema: saranno racchiuse in cassoni di cemento armato e seppellite (terra o mare).
    Il tempo di dimezzamento della radioattività del Plutonio è 24.000 anni. Per quanto riguarda il materiale primario (il plutonio è prodotto dalle centrali elettronucleari: sino ad oggi ne sono state create circa 1550 tonellate). L’Uranio-235 ha un tempo di dimezzamento di 704 milioni di anni e l’Uranio-238 di 4,5 miliardi di anni.

Cemento armato? Non c’è cemento che tenga e di “armato” dovrebbe esserci solo il cervello degli Italiani, in modo da non bersi più certe esplosioni di ignoranza.

Fonte: http://www.perilbenecomune.org/

1 commento:

  1. Concordo, il nucleare è assolutamente antieconomico e la storia recente insegna che anche dove veniva detto che le scorie sarebbero state al sicuro x decine di migliaia di anni (vecchie cane e simili) si sono sovente verificati inconvenienti pericolosissimi come infiltrazioni d'acqua dopo pochi anni..
    poi la storia che il nucleare è ecologico perchè non prodice CO2 è ridicola: l'effetto serra antropico è una bufala (vedi http://effetto-serra.blogspot.com ), e sia l'estrazione che la raffinazione che lo smaltimento dell'uranio sono assai nocivi x l'ambiente.

    anche la finta alternativa propagandata dagli pseudoecologisti, dell'uso delle "energie alternartive" non è praticabile su vasta scala: sono mezzi assai poco efficenti, non basterebbero a sodisfare i fabbisogni, inoltre ad es lì'eolico è un killer di eccelli, e i pannelli solari non è che siano proprio biodegradabili dopo l'utilizzo (hanno vita di 20 anni o meno) ecc.

    secondo me il problema energetico si può risolvere solo con massicci interventi strutturali volti a evitare dispersioni nella rete elettrica, non illuminando a giorno le città (intendo soprattutto l'illuminazione pubblica: esistono lampioni a fotocellula che illuminano solo se qualcuno passa)...e anche ottenendo tecnologie veramente innovative x la produzione energetica che sicuramente l'elitè ha (penso a tesla ad es).

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