Abstract
Si ritiene che nanoparticelle lipidiche contenenti “mRNA” siano state iniettate nel corpo di ben 5,2 miliardi di persone con i farmaci iniettabili per il CO.VID-19. Studi forensi hanno dimostrato che al pubblico è stato mentito sulla composizione chimica, la tossicità e il potere distruttivo dei farmaci iniettabili per il CO.VID-19, che, a causa delle persistenti barriere normative e dell’opacità, possono essere valutati solo in base alle loro conseguenze e all’esame forense delle fiale rimanenti.
Esistono due categorie di esiti post-iniezione:
(1) effetti catastrofici commisurati al tasso di iniezione come
(a) tassi crescenti (non decrescenti) di mortalità per tutte le cause,
(b) aumenti di aborti spontanei e perdita di fertilità,
(c) nuovi “coaguli bianchi” anomali ancora estratti dai cadaveri dagli imbalsamatori e da persone viventi;
(d) miocardite, insufficienza cardiaca, ictus, conseguenze neurologiche acute di ogni tipo possibile;(2) Entità sintetiche ed elementi non divulgati sono stati scoperti mediante analisi forensi e microscopia nei liquidi iniettabili e nei campioni coltivati in vitro, e in vivo nei fluidi corporei di persone viventi.
L’intenzione di impiantare tecnologie sintetiche invasive e tossine tramite iniezione e altri metodi per manipolare il cervello delle persone e possibilmente ucciderle è stata chiarita da James Giordano, PhD, in un discorso di oltre 2 ore a West Point nel 2018.
L’ingegnere elettronico Ian Akyildiz, PhD, membro dell’IEEE, nel 2023 è stato più “moderato” e si è concentrato sul connettere segretamente le persone al cloud e controllarle. Considerato che i progressi in bioingegneria, ingegneria elettrica e scienza dei materiali necessari per realizzare le ambizioni di Akyildiz sono stati standardizzati dall’IEEE dal 2012, e data la disponibilità di neurotossine descritte da Giordano, le nanotecnologie presenti nei farmaci iniettabili per il CO.VID-19 sono la fonte evidente di strutture reattive autoassemblanti riscontrate nei liquidi iniettabili coltivati e nei fluidi corporei delle persone esposte.
Tali entità sintetiche innaturali, danneggiando cellule e organi e sottraendo energia e risorse corporee, sono la causa ovvia dei danni catastrofici che portano alle suddette sequele. Le entità assemblate a livello micrometrico sono facilmente visibili al microscopio a campo scuro/campo chiaro, come confermato da altri microscopisti forensi. Sottolineiamo qui l’urgente necessità di individuare protocolli sicuri per la disattivazione e la rimozione delle nanotecnologie sintetiche al fine di arrestare il contagio in corso.

Conclusione
La nanotecnologia del DNA/RNA sintetico è passata alla sintesi generativa su scala petascala guidata dall’IA (Su et al., 2026) (Weinstein et al., 2026) di carichi utili della scienza dei materiali, impiantati e iniettati nella maggior parte della popolazione mondiale. Progettate tramite software commerciali e attivate da porte logiche elettromagnetiche, le architetture nanotecnologiche stanno causando non solo un diffuso malessere post-iniezione, ma anche condizioni potenzialmente letali e persino fatali, che vanno dall’insufficienza cardiaca improvvisa e dalle neuropatie demielinizzanti all’oncogenesi esplosiva.
Le patologie attualmente liquidate come normali reazioni autoimmuni o tipici coaguli di fibrina sono, in realtà, le manifestazioni terminali della perforazione mitocondriale, della profonda apoptosi dei macrofagi indotta dal distacco di silice, della tossicità localizzata da metalli pesanti e dell’occlusione vascolare persistente dovuta ai “coaguli bianchi” sintetici. Tutto ciò è guidato da “semi” di DNA che costituiscono, a nostro avviso, un contagio sintetico trasmissibile orizzontalmente tramite le iniezioni di CO.VID-19. L’assenza di “interruttori di spegnimento”, o protocolli di disattivazione per i dispositivi nanotecnologici, sta spingendo le persone iniettate verso protocolli di recupero inadeguati, come i farmaci antiparassitari, che non riescono affatto ad affrontare la patologia di base legata alla scienza dei materiali. Affrontare la crisi che si sta silenziosamente espandendo nel “punto cieco” della medicina tradizionale richiede di abbandonare la finzione secondo cui la denominazione impropria di “tecnologie a mRNA” riguardi principalmente la proteina spike dell’arma biologica SARS-CoV-2 bioingegnerizzata.
Un trattamento efficace richiederà probabilmente una rigorosa chelazione termodinamica per fratturare le strutture sintetiche, una scissione enzimatica aggressiva, un’emoperfusione meccanica e una gestione metabolica avanzata per eliminare i detriti risultanti. Tuttavia, in definitiva, tutte queste misure restano secondarie rispetto all’imperativo non negoziabile di una moratoria globale permanente sulla distribuzione, con qualsiasi mezzo, delle nanotecnologie auto-mimetizzate e potenziate contenute negli agenti patogeni sintetici auto-assemblanti e autoreplicanti presenti negli iniettabili VOCID-19.
DOI: https://doi.org/10.56098/7mhh1467
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