3 maggio 2026

Stanno abbattendo animali sani

Riflessioni di un medico veterinario sulla gestione delle emergenze e sull’efficacia dello “stamping out”

I recenti casi di Peste Suina Africana (PSA) e di Lumpy Skin Disease (LSD) e l’approccio con il quale, ormai da anni, la medicina veterinaria affronta la comparsa di focolai di malattie infettive degli animali, inducono a profonde considerazioni di carattere etico sul ruolo del medico veterinario.
Si sceglie di fare il veterinario (o il medico, trattandosi di professioni sanitarie) non per mero calcolo, ma per passione e desiderio di “curare” con dedizione morale e responsabilità; per questo motivo è necessario condividere alcune riflessioni su una strategia di gestione che mette in evidenza una profonda frattura fra obblighi normativi e deontologia, per il prevalere della logica burocratica-commerciale sulla realtà biologica degli esseri viventi.

Nel caso in cui un animale risulti positivo l’abbattimento di tutta la mandria è presentato come una via inevitabile, imposto dalle rigide regole dell’Unione europea per la salvaguardia del patrimonio zootecnico. È tuttavia doveroso ricordare che il Regolamento (UE) 2016/429 non è una norma piovuta dall’alto: è stato approvato con il consenso dei rappresentanti italiani. Richiamare questa responsabilità è essenziale per riportare il baricentro delle scelte politiche nel nostro Paese, evitando di proiettare ogni colpa su un’entità astratta come “l’Europa”.

Dal punto di vista biologico, la malattia è parte integrante della vita. È impossibile che un organismo — uomo, animale o pianta — attraversi l’esistenza senza ammalarsi; forse solo i minerali ne sono esenti. Eliminare sistematicamente interi allevamenti, inclusi i capi sani, a fronte di pochi contagi, rappresenta, oltre che un atto crudele e deontologicamente deprecabile, anche un grave errore strategico. Questa pratica, infatti, cancella indistintamente soggetti che potrebbero possedere una resistenza naturale o una tolleranza genetica al virus, impedendo di fatto la selezione dei più forti e rendendoci totalmente dipendenti da un astratto concetto di biosicurezza estrema, di fatto irraggiungibile.

Stiamo trasformando le stalle in “bunker” asettici, ma i dati confermano che questa strategia è fallimentare: nonostante gli abbattimenti di massa, le malattie non scompaiono, anzi la situazione spesso peggiora. Il modello del “bunker” compromette il benessere psicofisico degli animali e lo stress, da isolamento e sovraffollamento, ne abbassa le difese immunitarie; se un virus riesce a penetrare in questi ambienti, l’effetto è devastante poiché manca una “memoria di gregge”.

Senza addentrarsi anche se molto ci sarebbe da dire, nella tematica dei vaccini e delle sconsiderate campagne mirate all’immunizzazione a tappeto con gli effetti disastrosi che abbiamo visto nel caso della Blu tongue e anche oggi nel caso della LSD in Sardegna, con la comparsa della malattia in allevamenti sottoposti alla vaccinazione obbligatoria di tutti i capi.

Il tentativo di rendere il mondo sterile, trattando la fauna selvatica come un nemico da eradicare, è una follia biologica. Se il parametro diventa il “rischio zero”, l’unica conclusione logica sarebbe la sterilizzazione totale dell’ambiente, un’ipotesi assurda.

C’è poi un enorme tema economico: lo Stato brucia cifre colossali in indennità di compensazione per distruggere valore già prodotto, invece di investire quelle stesse risorse in prevenzione e benessere. Queste politiche stanno decimando il nostro patrimonio zootecnico, portando alla chiusura di migliaia di aziende agricole. In questo scenario, appare quasi paradossale l’apertura di nuove facoltà di veterinaria, mentre il tessuto produttivo che dovremmo assistere viene sistematicamente smantellato.

L’idea di poter eradicare ogni virus è un’illusione che stiamo pagando con la distruzione della biodiversità.

Di fronte a tutto ciò, sorgono spontanee alcune domande: stiamo agendo per il bene comune, nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità o esclusivamente nel nome dell’interesse economico? I Servizi veterinari nazionali operano all’interno di un Sistema della Sanitá o di un Sistema dell’Industria?

Fonte: https://www.assis.it/stanno-abbattendo-animali-sani/

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