25 aprile 2016

Il programma israeliano di armi nucleari e lo sfollamento dei beduini palestinesi

Lance Bartholomeusz, direttore delle operazioni  dell’UNRWA in Cisgiordania ha condannato l’ultima serie di demolizioni israeliane su larga scala di case nella comunità di beduini palestinesi rifugiati a Um al-Khair, in Cisgiordania. Israele usa parte del deserto del Negev per testare armi con materiale nucleare e per smaltire i rifiuti nucleari dal suo impianto nucleare di Dimona non monitorato dall’AIEA.
Il direttore dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione dei rifugiati palestinesi  (UNRWA) in Cisgiordania ha emesso un comunicato stampa, sottolineando che l’UNRWA condanna l’ultima serie di demolizioni di case dei beduini a Um al-Khair, sulle colline a sud di Hebron.
Con le demolizioni di case da parte delle autorità israeliane, 31 rifugiati palestinesi, tra cui 16 bambini, sono rimasti senza tetto, ha dichiarato Bartholomeusz. E ha aggiunto che questa comunità ha subito una serie di demolizioni di case e ha sottolineato che i residenti hanno dovuto spesso affrontare vessazioni da parte degli abitanti del vicino  insediamento illegale di Karmel.


Il direttore dell’UNRWA per la Cisgiordania ha espresso indignazione: “Sono costernato.Guardando negli occhi un giovane ragazzo beduino con una camicia rossa, in piedi tra le rovine della sua casa demolita, come si può giustificare questo?”
Circa 700 Palestinesi sono stati colpiti dalle demolizioni dal gennaio 2016, un numero che si avvicina al totale delle persone colpite nel 2015. Bartholomeusz ha spiegato che l’UNRWA è seriamente preoccupata per le demolizioni, che sono una violazione al diritto internazionale. La Quarta Convenzione di Ginevra proibisce la distruzione della proprietà privata e obbliga Israele, come potenza occupante, ad amministrare il territorio occupato per il benessere della popolazione palestinese.

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Già nel 2014 l’UNRWA esortò la comunità internazionale affinché si opponesse al trasferimento forzato dei beduini palestinesi. Nel 2015 il parlamento israeliano (Knesst) adottò un disegno di legge che minacciava di sradicamento 40.000 beduini palestinesi del deserto del Negev.
L’attacco alle comunità beduine avviene in due contesti primari: da una parte, Israele ha continuato, de facto, l’annessione dei territori palestinesi e l’espansione degli insediamenti, dall’altra, usa la terra dei beduini, soprattutto nel Negev, per le esercitazioni militari e in parte per smaltire i rifiuti nucleari israeliani dell’impianto nucleare non monitorato dall’AIEA di Dimona.
Le relazioni dal giugno 2015 portano seriamente a pensare che Israele abbia testato bombe con materiale nucleare nel deserto del Negev. In questo contesto è importare notare che gli alti tassi di cancro tra i prigionieri palestinesi possono essere attribuiti ai rifiuti tossici nucleari che Israele seppellisce vicino a diverse prigioni nel deserto del Negev.

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Carcere israeliano nel Negev

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